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E’ il megaevento turistico davvero quello che ci serve?

sfinge-copertinaIl turismo a Lecco è diventato materia di attenzione diffusa. E di critica ancor più estesa. Le critiche agli amministratori e alla Città riempiono i social.  Le proposte senza progetto, senza soldi, senza contesto, ma impaginate bene, sono come conigli dal cilindro, ne spuntano ogni minuto. Tra maghi e illusionisti.

C’è chi propone al Comune  megaeventi da milioni di euro, mai suoi, con farlocchi bilanci: “ogni euro investito ne ritornano 8”  e da oltre 100.000 presenze concentrate in pochi giorni, forse lo spazio di qualche week end. Megaeventi fotocopia. Senza peraltro badare alla non sostenibilità, oltre che economica, ambientale.

Megaeventi che oltre a non tener infatti conto della montagna di soldi che servono per organizzarli da zero e farli crescere e mantenere negli anni prima che – forse – diventino riconoscibili e (auto)sostenibili – ci siamo domandati se oggi è prioritario per Lecco spendere 5/8 milioni di euro per fare questo tipo di turismo?, generano domande sia ambientali che di concretezza e realismo.

Dove la mettiamo tutta questa montagna di turismo che dovrebbe generare – oltre 100.000 persone parla qualcuno – a  Lecco città?

E le infrastrutture – se ci sono – sono in grado di reggerli questi numeri? Raccolta rifiuti, consumo idrico, traffico veicolare, servizi pubblici, inquinamento? Per non parlare dei posti letto e ricettivi in genere, che non abbiamo?

Ma pur coprendo con un velo pietoso la bocca del cilindro di tutto questo, è mai possibile che siamo eccitati dalle inaugurazioni e non dalle manutenzioni? Anche in campo turistico culturale, intendo. Ci eccita solo l’eventone, la manifestazione imponente, la banda in alta uniforme che passa con il Sindaco e la sua fascia tricolore al collo.

Ci piace la spettacolarizzare, far dané, più che manifestazioni educative popolari. Pare che abbiamo in testa il turismo con l’obiettivo dei soldi come fine primo. Ci serve creare consumatori con i loro portafogli, non cittadini con le loro teste, curiose, stimolate e stimolanti.

Siam per lo spettacolo ma non per la Cultura, siam disposti a danni ambientali pazzeschi e messi in un angolo pur di camminare sulla nostra Passerella di Christo o sui Fiori di loto di Mantova.

Mordi e fuggi e via per la prossima Disneyland

E mai che si voglia procedere prima a ricostruire la città, di pietre e di anime, di senso di comunità. La propria Storia progettando turismo e cultura conoscendo sia le piazze che le persone, le vocazioni e le aspirazioni della città. Tenendo conto della città e di chi ci vive. Tutto l’anno. Altrimenti è tutto mercato. E basta guardare non solo le piazze di Lecco, per averne visione incessante.

E’ il megaevento turistico davvero quello che ci serve?

Megaeventi che dimenticano tutto il resto. Non gli importa il prima e il dopo, orpelli  per una città che fa nulla se prima e dopo non esiste. O non se ne tiene conto. Al posto di progettualità, di costruzione di saperi e percorsi con un più lungo senso del tempo.

Siamo al modello di turismo per Città al servizio del benavere di pochi contro quella del benessere, ossia del “star bene” di tutti.

UNA COMUNITA’ CHE SI RICONOSCE E SI EMOZIONA

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È stata una festa. Piena di emozioni riflessioni e amore.

Ancor prima che i bravi attori de il FiloTeatro calcassero le tavole di legno, che Gemma Pedrini disegnasse arcobaleni con il suo archetto e il violoncello, che Igor Salomone, l’autore di “Con occhi di padre” il libro diario  sulla sua vita quotidiana con Luna, la figlia disabile, rispondesse alle domande piene di respiro e visione intelligente dell’assessore alla Cultura e Promozione sociale, Simona Piazza.

Prima di tutto questo, fondamentale, ci sono stati  però volti conosciuti, riconoscibili, da conoscere.

Trent’anni di vita della Cooperativa La vecchia Quercia.  D

entro la platea, i palchi e i velluti rossi del Teatro della Società.

La Casa di tutti i Lecchesi, l’Agora che riconosce una vita assieme.  Un tempo cresciuto assieme.

Trent’anni è il tempo per formare un uomo,  per condividere una vita.

La cooperativa La Vecchia Quercia ne ha in questi anni affiancati a centinaia. Di fragilità e fatiche.

E ieri sera è stato il tempo di festa,  di riconoscimento e  di condivisione.

C’era la città,  la politica: assessori e consiglieri.

C’erano i rami forti della Vecchia Quercia e quelli nuovi, c’era l’entusiasmo e il sentirsi parte di un dono,  per la città e con la città.

N

on è questa la lettera che deve ricordate numeri, dati e mera contabilità.

Del lavoro quotidiano, passato,  presente e futuro della Cooperativa Vecchia Quercia con i suoi vari servizi che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere. Non ultimo quello di gestore del Servizio Artimedia a Lecco con il tema della disabilità.

Ieri sera con la serata erano un ringraziamento una festa, con un tempo per la riflessione.

Trent’anni di impegno, fatica, entusiasmo che ha saputo bene declinare e dipingere Igor Salomone attraverso le domande dell’assessore Simona Piazza.

Qu

ell’enorme bisogno di cura e quell’inventarsi una capacità di cura che la Vecchia Quercia, come un grande padre e madre, porta avanti assieme alla famiglia di chi vive una disabilità.

La capacità costruita,  plasmata, scoperta come dai genitori anche dalla Cooperativa di cogliere e declinare tutto ciò che ha bisogno e non è in grado di chiedere una persona disabile.  Un figlio o figlia disabile.

Così

 da insegnare a tutti la capacità di guardare gli altri, l’altro, con attenzione.

Lo

ro, gli operatori, la famiglia,  attrezzati all’ascolto di ogni impossibile evento.

Ad un atteso imprevisto.

U

na bella bella serata, davvero.

Coi pezzi del presente di ogni persona che son dentro emozioni come quelle di stasera. Una serata che rafforza i cuori.

Che contribuisce ad essere di sostegno e sodali, famiglia,  comunità tra chi è direttamente quotidianamente coinvolto, investito in una narrazione della vita con l’handicap.

Con chi forse aveva il cuore aperto ma non sapeva di averlo pronto per la capire la meravigliosa bellezza e fatica di una vita che non l’aveva coinvolto.

E si è usciti dal Teatro della Società con il pensiero forte e gli occhi un poco color del lago modellati dall’emozione.

E adesso che scrivo non ricordo una parola di quello detto da Gemma la ragazza violoncellista, vestita tutta di bianco come un agelo messaggero,  ma le ho tutte dentro liquide le sue parole. Dolcissime, forti, serene e dono a tutti come un arcobaleno.

Il senso pieno della serata.

Il valore compiuto del trovare il significato vero di abilità diverse.

Quelle di saper toccare i pensieri e i cuori.

Grazie dell’opportunità a tutti i protagonisti per questa serata.  A

i trent’anni della Cooperativa La Vecchia Quercia e a tutti coloro che hanno,  per il loro pezzo, contribuito.

Per far crescere un uomo serve tutta una vita e soprattutto tutta la città. La Comunità

Ogni uomo fa crescere la città.

I SAGGI del turismo CHE DIMENTICANO I NUMERI

altan problema complesso Mi piace. Amo la prosa barocca di Scolari. Lo leggo sempre con piacere anche solo per… il gusto di leggerlo. L’arte dell’artificio. l gusto di quei trompe l’oil dove uno crede che ci sia un fondo, ma trova un muro. Coupe de theatre. Il fascino del barocco è, sopratutto, il fascino d’una declinazione artistica falsa. O meglio, CHE falsa. Giuochi di volute, di arzigogoli, di fantasie di nuvole e cieli, che, ahinoi, si specchiano/spaccano sugli intonaci delle cupole, per quanto esse siano ardite.

I conti con la realtà. Che non è fatta di pennellate nè, ahinoi, di parole, ma di fatti. Fatti, veri, e non fatte. E di fatti.

E le cifre, i numeri apprezzano molto meno l’intervento di Scolari sullo Sviluppo Turismo a Lecco

Prendono le distanze.

E quindi, a malincuore, tocca farlo anche a me. Anche perché Scolari questo suo intervento lo ha postato  nel Gruppo FB “Lecco La Città che Vorrei” già diverse volte e come un pendolo ipnotizzatore prima o poi dovevo rimanerne colpito anch’io.

Ma è un problema di numeri e non di sogni. A sognare sono bravi tutti, a voler venderti la Fontana di Trevi ci ha provato solo Totò.

E ritenere gli operatori sia amministrativi che politici delle mezze seghe, miopi e giusto brave al compitino, è sempre una cosa che fa prolassare le gonadi anche se chi lo fa ha claque e più che mestiere linguaggio forbito.

Come già detto in altri commenti sulla stessa proposta – ai tempi aveva addirittura un esempio concreto Il Festival di Bregenz in Austria – che infatti poi ha cercato di rimescolare il tutto, o si parla con numeri e realismo oppure la Lecco dei desideri è un mero esercizio autopromozionale ma non utile alla collettività.

Diffondere saperi senza costruire porteri tantomeno di autoguru e autosaggi 

Allora un elemento di forza per fare assolutamente il Festival a Lecco sul Lago – che le assessore alla Cultura e al Turismo dovevano solo ringraziarlo e invece chissà perché erano ancora assenti – sventolato come uno splendido stendardo del Palio d Siena del Maestro Stefanoni  – usato da Scolari, era che “ogni 1 euro investito ne generava 8 di ritorno”. E l’investimento prima paventato e poi ridimensionato era di 8/10 milioni di euro.

Con queste cifre da lui annunciate come se fosse Soho il profeta o Soros il profitto, l’invitai a presentare in Banca il progetto e le garanzie, che chiunque, anche la Banca più scalcinata, avrebbe finanziato sull’unghia il Progetto. Avrebbe potuto poi elargire parte di questi soldi guadagnati (70 milioni, vi ricordo) alla Sua Città. Che ancora non lo riconosce per quanto vale. Un Brunello Cucinelli del Lario.

Avremmo così avuto, Teatri di Prosa da 1500 posti, Lungolago come gli Dubai e Bendogi, trasporti gratuiti per tutti, Traghetti come le macchine alle rotonda del Caleotto all’ora di punta, e così tutti gli anni a venire…

Invece fece, va ricordato, passi indietro, dicendo, finalmente dopo 10 post e il doppio delle infografiche, che non c’era nulla di garantito. Altri – del settore – fecero notare che il Festival austriaco, molto bello, ha anni di vita e consolidamento, oggi sarebbe improponibile iniziare ex novo anche li.

Oggi nel “nuovo” post ripete ipnotico lo stesso tutto uguale, togliendo solo riferimenti e cifre vere. Così da renderlo più affascinante e teoricamente più solido. Teoricamente 

Io credo che non vada bene verso gli altri lettori, ovviamente è un parere personale. Ma non va bene a me. E tanto basta per ricordargli cifre, numeri e dati. 

E allora entriamo ancora più nel merito del “nuovo” scritto di Scolari, che utilizza un linguaggio forbito e accattivante, ma che non sta in piedi, purtroppo.

Innanzitutto va fatto notare che parla della Città di Lecco, nemmeno del territorio provinciale o del Lago di Como tout court. Solo di Lecco.

E allora è buono che supporti il suo sogno con numeri, cifre, dati, fatti e fonti. Altrimenti restiamo nei dintorni della Fontana di Trevi.

Quali sono i numeri di oggi:

Dice: un più dieci o quindici per cento di visitatori, che è sempre meglio di niente, può forse ottenerlo in cinque o sei anni se alle cose che va facendo ne aggiungerà alcune della stessa caratura media”

I dati veri invece dicono – fonte Camera Commercio, Banca d’Italia, Ufficio studi Confindustria e Amministrazione Provinciale – che c’è in corso una crescita complessiva che interessa la città di Lecco con il 7,38% di arrivi in più e il 6,63% di presenze in più rispetto al 2014: [arrivi stranieri (+10,11%) connazionali (+8,87%).] (dato su 9 mesi)

e ancora la crescita continua ancora. Quella minore si è registrata nel capoluogo dove gli arrivi sono aumentati del 6,5% arrivando a quota 39mila ovvero il 17% del totale provinciale (Gli arrivi provinciali nel 2015 hanno superato quota 225.000 contro i 196.000 dell’anno precedente».) Questi sono i dati forniti da Daniele Riva, presidente della Camera di Commercio nell’ambito della 14esima giornata dell’economia, che Scolari deve aver saltato perché era a teatro. Non c’è nessun bisogno di aspettare lustri ne abbagli, quindi.

I posti di lavoro nel turismo, seppur in crescita, rappresentano ancora – dati Istat e Banca d’Italia – una quota marginale (5%) sfiorando gli 85 mila addetti.

Eppure forbito e affabulatore Scolari parla di recuperare 100.000 presenze in più a Lecco città. Solo a Lecco città. Manco fossero profughi.

E sto PIL del declino industriale, perché non ci dà delle cifre e delle fonti? E poi intende PIL industria e basta o anche manufatturiero, artigianato, servizi o cosa?

E poi Scolari, lo sa che il PIL è una cosa il fatturato delle aziende è un altro? Su, vivaddio, almeno qui non facciamo confusione.

E lo sa che il fatturato non è un indicatore unico se preso da solo così tanto per fare il figo nei post? Lo insegnano già in prima ragioneria nel disastrato Parini

E i margini, e i guadagni? La Sacchi Giuseppe di Barzanò (la più grande azienda che abbiamo in provincia) lo sa che per esempio ha avuto un fatturato di 441.692.303 euro contro 390.089.735 euro dell’anno precedente, ossia un +13,23% ma l’utile ha avuto un calo del 2,39% da 15.384.853 euro a 15.017.719 euro.

E questo vale per altre decine e decine di aziende?

Glielo compro io l’accesso ai database attendibili, poche centinaia di euro servono, ma può spendere anche solo 1,7 euro, da solo, e comprarsi il Report delle prime 400 aziende lecchesi. Lo trova in edicola.  

E ancora il PIL

 Il pil procapite è calato del 16% (fonte istituto Tagliacarne e CCIA) tornando ai livelli del 2004; (che non vuol dire che ogni anno perde il 16%) ma negli ultimi 15 anni, come ci ricorda Gianni Manicatti, ricercatore del Clas ne convegni CCIAA,  “l’economia lecchese ha conosciuto due fasi una buona espansione fino al 2008, poi una fase di contrazione. Il saldo di questi 15 anni, nonostante tutto, è positivo.” dei 110 indicatori economici presi in esame, 55 restano in crescita, 44 invece sono negativi”.

Ma i soldi poi per lo show che scegli lui sempre il pubblico deve metterceli? Per un ’Eventone con dentro shows sui Beautiful People?”

E’ per non parlare della quasi copertura totale dei posti letto ricettivi in città già con il turismo di adesso.

Sti cazzo di 100.000 presenze – e tutti nel periodo estivo, – in più dove li mettiamo? A casa o nel teatro di Scolari?

Sempre a disposizione per parlare di cifre, idee ma basta Fontane di Trevi. Fermiamoci a un bicchiere alla volta di buon Lambrusco grapparossa. Quello delle terre dei Cervi.

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L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI

linusLe notizie che non lo erano.

Ha fatto un poco, già troppo in realtà, scalpore la notizia sparata nel web ieri sera dove si paventava lo scandalo inaccettabile della segretezza dei candidati, le norme disattese, il fantasma del dott. Cantone dell’Anticorruzione tirato in ballo ormai anche per la verifica della legittimità del numero di cucchiai di zucchero nel caffè, in merito questa volta alla ricerca di un Dirigente comunale a Lecco dell’Area di competenza “Promozione delle attività culturali e formative del turismo e dello sport”, dopo che la storica dirigente Giovanna Esposito, la scorsa settimana, era andata in pensione.

A fare da alimentatore e fantino della notizia che non lo era, così come sta succedendo da alcune settimane, è stato il consigliere comunale caduto in disgrazia e allontanato dalla maggioranza Ivano Donato.

Lo scandalo, tanto da scomodare nell’articolo ironici paragoni con la Cia Italiana e appunto il dott. Cantone dell’Anticorruzione, sarebbe nientepopodimeno perché, nella Determina dell’Avviso pubblico si sono nascosti, “per esigenze di riservatezza”, i nomi dei quattro candidati al posto.

E giù a citare senza però elencarle – così almeno per verifica – le norme sulla trasparenza negli enti pubblici, il venticello del sospetto, del “il timore è quello che ci sia qualcosa da nascondere”.

E a nessuno, tantomeno a Ivano Donato che è stato pure Assessore e amministratore, (lo so, da non crederci) che  la riservatezza delle candidature pur non essendo obbligatoria per Legge è tutelante per i candidati e per l’Ente. Più addirittura per i primi. E non nasconde alla trasparenza e alla città, un bel nulla.

Tale riservatezza, infatti, può trovare benissimo ragione per evitare che i candidati subiscano pressioni e rotture di scatole da chiunque veda il loro nome in lista, con tutti gli annessi e connessi. Sia di minacce per non proseguire la candidatura, sia altre in generale.

Questo va a inficiare la trasparenza alla cittadinanza, rende opaca la casa di vetro che deve essere ogni Comune? Per il consigliere e l’autore dell’articolo parrebbe di si.

Per la logica, il ragionamento e l’evidenza,  invece, no.

Perché, per Legge, al termine del Procedimento amministrativo finalizzato alla ricerca del nuovo Dirigente comunale, comunque i nomi di tutti i candidati è obbligatorio vengano pubblicati con il deposito del verbale di assegnazione.

Tale verbale prima viene portato a conoscenza dei candidati risultati non vincenti e poi, dopo la nomina del nuovo Dirigente, a tutta la cittadinanza e per i secoli a venire anche con la possibilità futura dell’Accesso agli Atti.

Ci si chiede allora. che problema c’è? Dov’è lo scandalo se non cavalcare una polemica che non esiste nemmeno e avere un poco di click?

Mi permetto un aiuto in tutta trasparenza a noi che leggiamo.

E’ inutile tentare di opporsi all’entusiasmo ricreativo con il quale il consigliere Ivano Donato ha deciso di dedicarsi alla politica e alle notizie che non lo sono. La sola cosa che possiamo fare è prepararci per tempo. C’è un sintomo infallibile che preannuncia questa sciagura ricorrente: è quando si legge sul web e su alcuni giornali che Tizio o Caio – soprattutto se dell’Amministrazione comunale “sono stati accusati da Ivano Donato”.

Quando leggerete questa frase e nome rassegnatevi: non ci sarà più niente da fare.

QUANDO NON C’E’ IL LARDO CI SI ACCONTENTA DEL CAVOLO

ortiLa vicenda degli orti urbani ora in cura a molti pensionati si è Sì risolta con la chiara spiegazione dell’Assessore Francesca Bonacina, ma mette in evidenza un aspetto più preoccupante.

La volontà di fomentare e cavalcare polemiche strumentalizzando, in questo caso i pensionati, contro l’Amministrazione da parte di diverse persone e politici con argomentazioni inesistenti .

Con la risposta immediata dell’Assessore infatti abbiamo visto che esiste un Regolamentofile-18 comunale, del 2011, le date sono importanti, che regolamenta uso e concessione degli orti.

Che sancisce che gli orti sono ad uso esclusivo dei residenti di Lecco, e addirittura si privilegia chi abita vicino agli orti stessi, serve essere maggiorenni e, soprattutto che la durata della concessione d’uso è di 5 anni rinnovabili per altri 5, ossia 10 anni.

Tutti ppossono avere in concessione l’orto per 10 anni cconsecutivi, ma non di più.

Per chi l’ha in concessione da prima dell’entrata in vigore del regolamento del 18 aprile 2011, dovrà comunque rispettare, per non avere privilegi nei confronti degli altri concessionari, la durata massima continuativa di 10 anni

Viene quindi spontanea la domanda: come è potuto nascere l’equivoco che faceva credere ai pensionati di perdere questo loro diritto, scritto nero su bianco, a favore di giovani e profughi?

Resta da capire chi ha potuto e ha avuto interesse a ingannarli, facendogli credere di aver perso un diritto che nessuno metteva in discussione.

Inoltre questa vicenda ha potuto far emergere, soprattutto per chi frequenta i social network, come alcuni politici locali per un proprio risentimento personale cavalcano queste vicende con argomenti inesistenti .

L’esempio è quello del consigliere comunale Ivano Donato, caduto in disgrazia già lo scorso anno con il mancato rinnovo della sua poltrona di Assessore che giusto alcuni giorni fa è stato allontanato anche dalla maggioranza per comportamento non coerente.

Ebbene dà della bislacca (parole sue) a questa Amministrazione che, secondo lui, toglie gli orti ai pensionati, non ricordandosi che quel Regolamento, che invece non lo consente, del 2011, è passato in Giunta quando lui era Assessore e quindi maggioranza.

Ma soprattutto evidenzia l’aspetto grave, quello che invece di informarsi direttamente come il ruolo di consigliere lo richiederebbe e pretende e quindi poi informare lui i cittadini, è invece lui che deve essere informato dai cittadini e dai giornali.
Che è una cosa allucinante se si sta parlando di Atti amministrativi, usciti dal Comune stesso.

Ecco questa vicenda, di piccolo rilievo specifico, ha permesso di evidenziare un più grave aspetto generale: pare evidente che ci sia qualcuno che fomenta (questa volta i pensionati) contro l’Amministrazione con argomentazioni inesistenti, come se non ce ne fossero di reali, e ci sono politici, in questo caso Ivano Donato, che sembra sempre più inadeguato a svolgere il suo ruolo a servizio della città accecato dal risentimento personale, che forse parte da una poltrona di Assessore non concessagli, e che, per stare in temi di orti, ci fa ricordare il proverbio: “Quando non c’è il lardo ci si accontenta del cavolo”, che è certamente utile in cucina ma non per la politica a servizio della città.

IL SALTO DELLA QUAGLIA (di Ivano Donato) E L’ANTIPOLITICA

pataccadelresoleAi cittadini viene sempre rinfacciato, soprattutto dal mondo della politica, anche locale, il disinteresse alla cosa pubblica, la disaffezione alla partecipazione. Al voto.
L’antipolitica.
Poi vedi come si comportano loro, alcuni di loro, anche per le piccole cose, e sei tu a chiederti il perché non smettono loro di dedicarsi alla politica, perché non si disaffezionano. Che sarebbe meglio.
L’ennesimo esempio, recidivo, vede un politico locale confermare questo.
Ivano Donato, il consigliere comunale di Lecco che già era salito alla ribalta per essersi accorto che votando contro il Bilancio e la propria maggioranza, uno, due, tre volte e andando allo scontro anche personale con membri della stessa, la conseguenza elementare non poteva che essere quella di essere allontanato. Per serietà doveva andarsene lui, ma si sa il coraggio e la coerenza, estendendo il pensiero manzoniano, o li si ha o non ce li si può dare.
Ieri l’antipolitica del politico è tornata a galla. In tutto il suo tramonto.
Occasione la chiusura del lungolago di poche ore sabato in occasione di iniziative turistiche e aggregative di una comunità di ampia partecipazione.
I politici che cadono in disgrazia si attaccano sempre al populismo e quale occasione migliore appunto di quella su traffico e vocazione turistica della città?
Così abbiamo potuto leggere sbigottiti “Lecco è da anni che blatera sul lungo lago ma a parte 2 statue pittate……non si è sistemato nemmeno le radici che fanno saltare il porfido”
Uno, sebbene parzialmente, potrebbe anche con queste denunce riaffezionarsi alla politica, perché la politica parla di temi delle persone sebbene, in questo caso lo fa in maniera troppo semplicistica e approssimativa, senza analisi.
Tutte le opinioni sono legittime. Anche quelle dei politici in cerca di consenso.
Poi, però, se non sei un cittadino atterrato bendato da Marte la sera stessa, ti si prolassano le gonadi perché ti ricordi che Ivano Donato, il politico che ha fatto queste affermazioni è lo stesso che è stato eletto, e soprattutto si è candidato, proprio nella lista Appello per Lecco sotto l’ala dell’attuale assessore ai lavori pubblici Corrado Valsecchi che queste Statue, soprattutto per marketing e pubblcità, le pittava.
E allora ti chiedi, se in questi mesi, anni, l’anestesia che sul posto di lavoro il dr. Donato pratica ai pazienti, nella vita amministrativa e politica se l’è auto-somministrata.
E il sindaco Brivio e la sua maggioranza sotto il quale il consigliere Ivano Donato è stato eletto erano quelli che “blateravano”?
Certo che col senno di poi le opinioni si possono anche cambiare, ma qua siamo al famoso salto della quaglia…E last but not least è utile rammentare che il politico “del senno di poi” è stato per 5 anni in quella maggioranza “blaterante” (usando le sue parole) e ora, così come investito da una secchiata d’acqua, denigra. Ed era pure assessore.
Ma forse sta proprio lì l’antipolitica dei politici. Diventano battaglieri solo quando perdono la poltrona e con zero coerenza pretendono di mettersi alla testa dei cittadini a fare quelle battaglie che fino al giorno prima li ha visti artefici del disastro che si sta combattendo.
Se questi politici pretendono di rappresentare ora l’opposizione a questa Amministrazione hanno poco rispetto dei cittadini. Se tutto ha un prezzo va ricordato ai politici come Ivano Donato che non tutto è in vendita.

a forza di essere vento