C’E’ CHI MENDICA DOVE PUO’ E CHI DOVE CONVIENE

imageSORDICosa non si fa per una notizia. Cosa non si fa per compiacere il potere. Anche se il potere è piccolo piccolo. Come se ce ne fosse bisogno. E tra un risucchio di dolce al cucchiaio e un suicidio sparato a tutta pagina ci si vanta di aver dato il via alla caccia ai mendicanti del Comune. Un tempo si erano pure spinti a farsi dare dei bugiardi, dei riempi pagina, da un improbabile assessore pur di non contrariarlo, malgrado avessero prove e delibere da sbattere in faccia al potere piccolo piccolo, ma c’è chi mendica dove può e chi dove conviene

Ed un assessore da 200.000 euro di reddito all’anno e la vacanza perenne colorata in viso che non fa una piega, sbatte i tacchi e manda sirene. Sirene con sotto chi, un tempo mai troppo lontano, preannunciava che mendicanti e venditori abusivi “sarebbero passati a borseggi e aggressioni col coltello a furia di sequestrargli la merce”. E’ facile dare la caccia all’untore, al mendicante, all’accattone.

Non compra spazi pubblicitari, non passa notizie come fossero veline, non vota nemmeno e poi mantiene giovani, come ai vecchi tempi di presidenze di cdz e sabati atletici.

Lo vedete voi, un ragazzo che tende la mano per prendere le briciole della nostra ingordigia, della nostra ricchezza, in precario equilibrio con la sopravvivenza, mettersi sulle spalle una battaglia di civiltà, forte dei diritti per avere Giustizia? Non resta che la coscienza di ognuno. Stare zitti, cittadini, associazioni, amministratori, giornalisti, personalità pubbliche, ect. è un indecoroso essere complici. E’ legittimare un’ingiustizia.

E’ come scendere un gradino la scala della ragione, dell’umanità, un gradino sembra poca cosa, ma se si alzano gli occhi e si guarda la scala dal basso, ci si accorge di quanto, questa società, questa città, questa stampa, queste Istituzioni, sono già sprofondate in basso.

c’è chi mendica dove può e chi dove conviene.

Il Porto della Malpensata arriva dritto dritto a Pescarenico

imageÈ partita la campagna elettorale.
Ad aprire le danze, dopo l’approvazione del PGT, è ancora Appello per Lecco,
con il suo Portavoce Corrado Valsecchi.
Bisogna portare a casa dei risultati da sventolare in campagna elettorale perché sull’ordinaria amministrazione – riduzione di tasse, qualità dei servizi, benessere cittadino, promesse elettorali mantenute – il piatto piange, un fallimento continuo.

E allora cosa di meglio se non rilanciare il tema Porto a Lecco?
Non che questo possa venir pronto per le elezioni ma è un argomento sempre caldo e la città alza le antenne, quindi val la pena insistere, rilanciare.

Un po’ come il trasferimento del mercato cittadino, a farci caso.
Ad ogni cambio di luna Appello per Lecco, da 4 anni, sussurra che è la volta buona, progetti, incontri, convegni, piantine, pomposi comunicati stampa e intanto si invecchia, diversi ambulanti non pagano più nemmeno l’occupazione suolo, ma non si muove mezza bancarella…
La stampa continua a pubblicare le dichiarazioni del Portavoce ma mai che si spinga a fargli una domanda, la domanda: “Alùra, ghè sem o i è amò bale?”.

Solo che nel rilancio del tema Porto con il comunicato stampa di Corrado Valsecchi ci sono degli aspetti che è buono sapere.
Buono a sapere non tanto per dimostrare eventuali colpevolezze, leggerezze o chissà che anomalie, ma proprio perché sono informazioni che non vengono date, darle è un atto di trasparenza.
Ognuno, poi, può valutarne il valore che ritiene più giusto.

Corrado Valsecchi, nel suo ultimo comunicato stampa, sollecita, si impegna, promuove, sponsorizza la nascita del Porto di Lecco nel Golfo della Malpensata/Punta Maddalena e tesse lodi al relativo Progetto auspicando l’accelerazione dell’approvazione delle pratiche al Comune.

Bene, un decisionista, un manager al servizio della città.
Per la campagna elettorale è un buon punto a favore.
Poi però vengono in mente alcune domande e ci si chiede se non sia un autogoal questa promozione.
Sia per lui che per il Progetto stesso.
In realtà sai già che non lo è perché la stampa non pone domande.
Pubblica solo i comunicati stampa.
Cosa sarebbe invece se ponesse alcune -tre – domande?
Anche apparentemente fuori tema?
Tipo:
1)Ma lega qualcosa Corrado Valsecchi di Appello per Lecco e dell’Isola Viscontea al Porto della Malpensata?

2)Uno dei progettisti del restauro dell’Isola è forse lo stesso progettista del Porto?
Cioè l’ing.Giancarlo Alderighi, dello studio associato Alderighi di via Bicocca a Lecco?

3)L’imprenditore e promotore economico del Porto della Malpensata, l’ing.Marco Cariboni, presidente della Canottieri, è lo stesso che ha promesso di finanziare il ponte levatoio per unire l’Isola viscontea alla terraferma?

Saranno, sono, comunanza di idee, di frequentazioni.
Tra amici per altro è normale che ci si parli
(sai, vorrei fare questo – bravo, sai anch’io ho una idea bella ed é già a buon punto – allora se ti serve un tecnico, ed il mio ha tempo, perché non lo senti? È uno in gamba, se ti va, gliene parlo…)
Peccato però che uno di questi amici è in maggioranza in Comune, il Presidente della Commissione urbanistica é uno del suo Partito…
Tutto legale, tutto anche lecito, ma minchia, l’etica?

METASTASI? MECCHE’, CANILE…

protesta canile comune leccoNon si parla d’altro in città. Al mercato del mercoledì è un continuo rincorrersi e parlottare. Nelle sale da thè dei bar in centro è argomento primario di discussione e rimodulazioni di voci quando si avvicinano i camerieri. Nemmeno tra noi mamme in pausa dai figli, opportunamente a scuola, si parla d’altro. No, non è l’Inchiesta Metastasi e l’ndrangheta, cosa avete capito… E’ il tema canile. La chiusura del canile al vecchio macello. Ne parlan tutti.

L’opposizione comunale con il Consigliere “minaretoachiuso” Siani, il Presidente “volevofareilsindaco” Marelli, il consigliere Idv “almenounaapprovatemela” Ezio Venturini, nonché l’Assessore alla sicurezza “sempreduro” Volontè, fin ad arrivare su al Sindaco “unatelefonataancora” Brivio. Tutti e loquaci. Che nemmeno 10 inchieste d’ndrangheta li farebbero parlar così tanto. Davanti ai falsi problemi riescono sempre ad alzare un sacco di parole e movimento. Chiude il canile? Si. Sopprimono i cani? No. Li lasciano abbandonati in mezzo ad una strada? NO, son mica uomini e donne senzatetto. Li portano in Brianza e costa di più che aprire un canile nuovo in città? No.

E allora di cosa stanno parlando?

E’ di questo che si discute al mercato, tra un biscotto e l’altro nei bar del centro o davanti ad un fresco e profumato Trebbiano d’Abruzzo del 2011 di Popoli. Ma questi han preso mai in mano un ferro da stiro e piegato una camicia? Dice con convinzione la mia amica Oriana. Questi non sanno nemmeno fare la O con il bicchiere, incalza la commessa del banco frutta al mercato. Mariuccia, che ha un trascorso nelle scuole come professoressa, fa subito un’analisi. E’ per forza una disperata strategia difensiva. Enfatizzare sui media ciò che si ritiene possano essere degli sfiatatoi, delle valvole di sfogo. Delle distrazioni di massa. Va bene tutto, pur di scongiurare la presa di coscienza definitiva, fatale (per loro) circa ciò che i Fatti di Metastasi contengono ma anche solo l’immobilismo amministrativo. Come un Razzi qualsiasi, la politica locale non la mia amica, sia chiaro. Preferiscono, sperano, che ci si concentri, appassioni di un falso problema. Qui ora dalla panchina del lungolago, tra un scorcio di Svizzera e un vento tra i capelli ho come l’impressione però che sempre meno gente però se la beva. La cosa grave (per loro) è che la credulità popolare (in netto ribasso ultimamente) costituisce l’unico appoggio, l’unico puntello che ancora tiene in piedi il simulacro, il cartonato dell’amministrazione comunale. Ormai basta davvero poco, un paio di colpetti, forse nemmeno ben assestati, per far crollare miseramente la baracca… come un PGT qualsiasi arenato sulla soglia in una Commissione Capigruppo congiunta che è un Commissariamento di fatto di Appello per Lecco. E allora perdono la trebisonda.

E’ notizia di ieri sussurratami come un’agente segreto nella toilette mentre mi sistemavo un poco il trucco, della Virata di Appello per Lecco. Provare a salvare i cani ed affossare il Sindaco. Senza darlo a vedere. Tutta di fretta la mia amica del cuore, la mia compagna di shopping, mi allunga un foglietto sottratto ad una riunione della Lista Civica: Compagni, amici, amici e amiche del The della cinque ricordatevi che “Siamo impegnati a trovare un luogo sicuro e autorizzato che consenta agli ospiti del nostro canile di ricevere il miglior servizio possibile per il tempo necessario a trovare successivamente una situazione idonea e definitiva. Ma ciò che non è accettabile è chiedere oggi al Sindaco Brivio di caricarsi di una ulteriore responsabilità, con implicazioni penali, nel sottoscrivere un atto di proroga di una struttura ritenuta inadeguata dall’autorità sanitaria. In particolare in un momento delicato, dal punto di vista politico, giudiziario e personale, per Lui, come questo

Sembra quasi ‘Il Sindaco non è nemmeno nelle condizione di badare a un cane. Volete che possa badare alla città?’ Si tratta di nuocere a chi ci nuoce di sabotare ciò che sabota la nostra carriera, i nostri progetti. Ecco ciò che va fatto. Poi le vie per conseguire questo scopo sono molteplici, ognuno nel suo campo può sciogliere le briglie alla fantasia…

Compagni, amici, amici e amiche del The della cinque, chi vuole tutto e subito ottiene poco o niente, come insegna l’esperienza del ’68. Prima i cani randagi poi pensiamo alla città. Una cosa per volta, per favore.

GIRA LA RUOTA. DUE VOLTE ALL’ANNO

bikeupMia suocera ci ha fatto una sorpresa. E’ venuta a trascorrere con noi, nel nostro piccolo bilocale, il lungo fine settimana del 2 giugno. No, no è quella la sorpresa: ci si è presentata sullo zerbino con un pastore bergamasco, nero, peloso, enorme!

Non ho fatto in tempo a proferire parola che i ragazzi erano già appesi al lampadario, terrorizzati. Calma e gesso (ops, quello è mio marito).Questo cucciolo mi ha intenerito. Confesso, la Brambilla mi ha convinto, dobbiamo fare qualcosa per il prossimo!”

Eh no, la Brambilla no, no, nooo.

In queste circostanze, mentre la lingua rimane impasta, i neuroni cominciano ad agitarsi a palla: che si fa? Soluzione urge. Tattica, fuori la tattica, prendiamo tempo, per ora usciamo! Girando per Lecco ci faremo venire un’idea. Eccoci allora a passeggio attraversando il centro, che bella giornata, c’è una vivacità incredibile! Eh sì, c’è un grandioso evento del nostro grandioso assessore Campione, è il “BikeUp”, evento europeo (dicono) che pare abbia fatto da calamita per oltre 30.000 persone (boh) che si sono catapultate a Lecco solo per questo imperdibile evento.

Insomma, biciclette a motore elettrico che skizzano di qua e di là, che ci sfrecciano a destra, a sinistra. Che bello, è elettrizzante. Ci facciamo un gelato, con panna montata, naturalmente E questi che continuano a sfrecciare zigzagando tra i passanti, sembra che la panna sia montata per tutti, pure persino per uno sciame di politici che scorgiamo uscire da Palazzo delle Paure, arzilli sorridenti, felici, sarà l’effetto taumaturgico delle elezioni?

Fino a quando a Bobi (niente, mia suocera non ha voluto ancora appioppargli un nome)… si monta la panna anche lui e… con uno strattone “molla gli ormeggi”, ci pianta col guinzaglio in mano, e comincia a rincorrere tutti i malcapitati ciclisti che scorrazzano tra piazza XX settembre Piazza Cermenati.

Bobiiiiiiiiiiiii

Ma come tutte le storie anche questa ha un lieto fine, almeno per noi. Bobi non ha distrutto nulla, non ha morso nessuno. Peccato però che a mia suocera non avevano detto che questo trovatello ha un vizietto: gli piacciono le ruote delle biciclette, gli piacciono da morire! Ma non quelle che puzzano di gomma calda strisciata sull’asfalto, no, quelle no. Ha una passione per quelle fredde, quelle che non rotolano, quelle che sanno di gomma… un pò ammuffita. E lui le benedice tutte, non se ne perde nessuna!

Ci scusiamo pertanto con l’assessore Campione, ma non abbiamo potuto evitare che Bobi facesse una pisciatina su ciascuna delle bici del bike sharing: Insomma, che ci potevamo fare, erano tutte lì, immancabilmente ferme, davanti a Palazzo delle Paure. Lo perdoni il nostro Bobi signor assessore, perché come dice mia suocera (e la Brambilla) i cani non solo hanno un’anima, ma hanno una sensibilità, un’intelligenza, talvolta persino superiore a certi umani. E siccome non sono dotati di parola, ma ci comunicano per gesti, forse Bobi voleva esprimere suo malgrado un segno di compassione verso quelle povere, tristi, care biciclette abbandonate dagli umani. Nella città europea della bicicletta. Un paio di giorni l’anno.

LA DEROGA DAGLI AMICI POLITICI E’ UN PRIVILEGIO

privilegioL’Osservazione al PGT della Città di Lecco registrata al Protocollo comunale con il Numero 189 in data 14 aprile 2014 si perderebbe nel mare delle oltre 290 Osservazioni se non si avesse cura di leggerla. E’ l’Osservazione firmata da Padre Angelo Cupini in nome e per conto della Comunità di via Gaggio Onlus. E’ una piccola Osservazione, in merito ad un pezzetto di terra, nessuna nuova Torre piantata nel cuore della Città, nessuna area di fabbrica segata nell’anima della Città.

Una piccola Osservazione che ha però, per me, una chiave più grande, un valore non indifferente.

Non è un’Osservazione di carattere generale, che promuove o denuncia un modello di città. Non è una proposta per la città, una metropolitana leggera, un centro cottura per gli studenti, una difesa dell’ambiente, una valorizzazione del Patrimonio storico, una critica sui numeri con cui si son basati i tecnici comunali per i calcoli di sviluppo di questo PGT e nemmeno una denuncia di consumo di suolo inutile. No. E’ una mera Osservazione per interesse personale, come un privato qualsiasi. Come quei privati che rivendicano una strada davanti, su su, fino alla propria cascina, un’asfaltatura giusto giusto per il proprio uscio, un parcheggio sotto casa, la loro.

In questa Osservazione si legge qualcosa di inaspettato:“la possibilità di applicare una deroga alle norme di PGT/una convenzione da stipularsi con la Municipalità…”. Nella stessa Osservazione si legge anche che nell’Area esiste:“un vincolo paesaggistico, riconducibile alla presenza in loco di un torrente/sorgente (Culigo)”.

Quello che fa specie non è solo la richiesta di una Deroga/convenzione con la Municipalità fatta dagli stessi che sbandierano legalità e rapporti trasparenti senza privilegi; ma è anche quello di far presente al Comune, come riportato già a pag.1 nelle premesse, che l’Associazione coopera con il Comune di Lecco, per alcuni progetti condivisi “Crossing, Diapason, Blu-bike e Ciclofficina”, come, si potrebbe maliziosamente pensare, una specie di: “dai, me lo devi”. Non ricordando, o facendo finta di non sapere che per quei Progetti condivisi il Comune, insieme ad altre realtà pubbliche, ha pagato e continua a pagare fior di soldi alla stessa Comunità. Per il solo Blubike, decine e decine e decine di migliaia di euro all’anno, per altro per un servizio che in media hanno usato 5 persone al giorno nel 2012 e ancor meno, 3, lo scorso anno.

La trasparenza qui è solo simulata. Un’Osservazione dentro un mare di altre, ben più voluminose, dirompenti, quindi facilmente perdibile e affogata in quel mare. Qui la trasparenza è secondaria al rapporto palesemente privilegiato che si ha con i vertici dell’Amministrazione ed è, mi si passi il gioco di parole, trasparente il privilegio.

L’Obiettivo dell’Osservazione è la costruzione di un manufatto nell’area giardino “a sostegno e sviluppo delle iniziative proposte dall’associazione nell’interesse della collettività”. Senza pensare minimamente che quell’attività, quelle proposte, non essendoci lì le norme per farlo, potrebbero sempre essere intraprese da altre Associazioni… Sempre che non ci si ritenga indispensabili o si voglia il monopolio.

L’Osservazione sta chiedendo una Deroga… che seppure fa parte delle legittime richieste di un cittadino, resta pur sempre la richiesta di un privilegio.. non collettivo, ma personale. E nelle sue condizioni è un privilegio che ha molta possibilità di passare.

A voi lecchesi non serve, per le vostre finalità, costruire un garage nel giardino di casa? Volete aprire un piccolo pertugio nel vostro muro per far entrare il sole, la luce, la vita? Volete alzare il sottotetto della vostra casa dove c’è un vincolo paesaggistico? Volete costruire un Centro Commerciale, decine di appartamenti al posto di una fabbrica? Chiedete una Deroga. Siate convincenti. Dite che vi serve.

Quello che dovrebbe stonare maggiormente, che dovrebbe maggiormente imbarazzare, e quindi frenare, perché normalmente dovrebbe essere così, è che si presenta un’Osservazione contenente una richiesta appunto di deroga – deroga!! – per finalità ed interessi di parte – indirettamente anche la valorizzazione economica dell’Associazione e dell’immobile – malgrado si conosca più di altri il Sindaco, diversi consiglieri comunali, si fa attività finanziate ormai ordinariamente dal Comune.

Ecco, al posto di sentirsi in imbarazzo e ed evitare, almeno per pudore, la richiesta di intercessioni, deroghe – deroghe!!! – vengono invece presentati questi legami come fossero punti di forza. E poi son gli stessi che parlano di legalità, della necessità di rapporti senza privilegi. Spiazza questa modalità, questa richiesta perché inoltre non capisci più se l’Associazione fa il tifo per il Comune e per il Sindaco – anche e non solo per le vicende giudiziarie che l’han visto coinvolto – perché disinteressatamente ci crede o, invece, perché gli conviene.

Derogo a voi la risposta.

TOGLIETE GLI ARGOMENTI a questo signor paolo trezzi

altan italiani individualisti e che cazzo ce ne fregaLeggo spesso e ormai malvolentieri le lettere del “vostro” Paolo Trezzi. A parte che scrive a tutti e tutti, forse, lo pubblicano. Ma non si può fare un poco gli affari suoi? Ma dove trova il tempo di documentarsi, studiare, verificare, scrivere tutta quella roba lì? Sul fatto che scriva è comprovato, sul fatto che si documenti, studi e verifichi invece, chi lo sa? Lei Direttore lo sa?

Nessuno gli risponde. O ha ragione o, più probabilmente, non vale la pena perder tempo. Ma lo leggono almeno? Io che devo mandare avanti la casa e, come un’infinità di mamme, ora ho pure i figli che han terminato la scuola e conto i giorni per l’apertura del benedetto Cres estivo del Comune, faccio fatica a tenere il passo degli scritti di questo signor Trezzi. Mi vien rabbia a immaginare tutto il tempo che perde. E che mi fa perdere. Non mi capacito come faccia lui a trovarlo il tempo per scrivere. Ma lo ha un lavoro? E poi di che cosa scrive… politica, soldi, magagne del Comune, etica andata a farfalle. Mai una notizia positiva. Mio marito quando lo legge alla sera sul divano prima di “Un posto al sole” si segna. Spera che non parli di lui. In realtà, appena cominciata la serie tv spera che anch’io non parli, ma questa è un’altra storia.

Forse una ragione perché il vostro signor Trezzi (ma quanti anni ha? E’ uno studente? Ricordo male o forse ha dei figli, sbaglio? E’ uno solo?). La ragione per cui scrive è che alla seconda o alla terza birra, al bancone del bar o in fondo alle macchinette, c’è sempre qualcuno che scioglie la lingua e ha la soluzione per tutto, dal calciomercato, al taglio della spesa pubblica.

Sento già echeggiare:“Se solo ci fossi io…” e giù con i rimedi-miracolo: schierare tre punte, mi suggerisce mio marito – poi mi spiegate che vuol dire che mica ho il tempo di documentarmi ed è iniziato “un posto al sole” – punire la squadra in ritiro, uscire dall’euro e tornare alla lira, mandare tutti in galera (o a Venezia, o se servili masochisti, nel PD) e buttare la chiave, mettere i dazi ai cinesi e ricacciare gli immigrati al loro paese – anche se non ne avessero uno, non importa – cose così. La specie è universale, nella variante vociante dello sapccamontagne o in quella molesta del tipo dal fiato alcolico che pretende attenzione, fissato nelle sue ossessioni. Nulla di nuovo, ma in Italia la cialtroneria parlamentare o consigliare, come qui a Lecco, ha fatto delle tirate da bar un genere politico-elettorale, titillato da televisioni e giornali a corto di audiance e copie vedute. Così da vent’anni si sono rincorsi ruvidi ed egoisti secessionisti, manettari in debito con la grammatica, istrioni finto-democratici passati dal teatro al comizio. L’ultima sono stati i forconi, graziati da tivù compiacenti che hanno evitato la panoramica su piazze e rotonde Kennedy semi-deserte. Specchio del senso comune, si capisce che in tempi di crisi l’agitazione qualunquista e demagogica non solo in Italia raccolga un supplemento di frustrazioni e risentimenti, tra i predenti della ristrutturazione sociale, tipi alla Leuci, o anche tra i salariati.

Non c’è da dar credito a vecchi e nuovi spacciatori di ideologie, ai miti del lavoro, dei partiti strumenti oggi contro i salariati, i precari, le famiglie, i ragazzi senza futuro, illusori di credibilità. Bisogna essere strategici. E nel nostro piccolo locale bisogna tenere lo sguardo alto della lotta e togliere gli argomenti a questo signor Trezzi. E’ un dovere morale, risolvete i problemi, rispondete alle accuse. Togliete inchiostro a quelli come Trezzi. Così che anche lui possa andare al Bar sport degli statisti o a vedere “un posto al sole” ma la smetta di scrivere.