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ETICA E TELEFONATA: IVANO DONATO HA GIA’ PERSO

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E adesso un mancato Assessore prova a vestire i panni di un novello Sancho Panza furioso senza più promesse e non trova di meglio che ammantare di nobiltà una battaglia di potere.

Che è da tempo che ha perso.

Esattamente il giorno dopo la nomina degli assessori. Lui che aveva cambiato pure partito, maledizione questi mulini a vento che girano pure all’incontrario.

Trovo però soprattutto vergognoso tirare in ballo le debolezze o meglio, le umanità personali del Sindaco Brivio per rafforzare una tesi che altrimenti scricchiola.

I pianti, le sofferenze, gli scoramenti di un uomo.

Come E.T. il consigliere semplice Donato voleva una telefonata, una telefonata che allungava il brodo, la vita o la carriera.

E ora fare le finte carezze da Cappuccetto rosso a Brivio: “io c’ero quando ingiustamente era stato tirato dentro nell’affare n’dranghetista di Metastasi”  è da Lupo cattivo. Sia perché, va ricordato, il sindaco Brivio in Metastasi non è stato tirato in ballo ingiustamente, sia perché oggi, qui, in questa vicenda di poterucolo e ripicche, tutto questo non c’entra nulla e un attacco al Sindaco è e resta gratuito e senza senso.

Quando, togliendo tutto il finto pathos che ammanta questa uscita dalla maggioranza, che, tra l’altro, aveva visto succedere la stessa cosa la scorsa legislatura con Alessandro Magni di Sel/Rifondazione, – appunto senza tragedie e romanzi, anzi con l’approvazione dell’allora Assessore Ivano Donato, era il “lontano” 12 novembre 2012 –  mi chiedo:  Ma non è ordinario che se ti buttan fuori da un partito di maggioranza sei fuori anche, conseguentemente e automaticamente, dalla maggioranza stessa?

A meno che non sei Verdini o ti iscrivi ad un altro partito della stessa coalizione. Se ti vogliono. Qui non l’han voluto.

Non è mica obbligatorio far politica all’interno delle Istituzioni. Certo qui potrebbe averlo consigliato il medico, ma sarebbe buono che il medico non sia la stessa persona del politico.

Inoltre ‘sta storia che i voti presi sono suoi è una farloccata politica.

Ivano Donato ha preso i voti, utili per essere eletto solo perché era in quel partito e in quella coalizione. Se fosse stato, per esempio  in “con la sinistra cambia Lecco“ non sarebbe in consiglio nemmeno sotto anestesia.

Infine nel suo post su Fb scrive che adesso farà opposizione dura. Prima no? E perché prima no? Convenienze?

Però mi permetto di porre lo sguardo da un altro piano ossia quello dell’etica e della coerenza. Ed è per questo che tali comportamenti dovrebbero avere come conseguenza le dimissioni e non solo l’uscita dalla maggioranza. Sei stato eletto in forza di quel partito e all’interno di quella maggioranza e coalizione. Così ti sei presentato agli elettori. E ne hai chiesto l’appoggio. Oggi, per letture diverse, visibilità, ripicche perché non ti han confermato Assessore, o altro un pochino più nobile, hai scelto di stare altrove? Bene..tanto di cappello per coerenza ed etica ti dimetti e fai politica come altre migliaia di semplici cittadini. Non che la poltrona (attuale) lì sia granché ma l’etica e la coerenza non dovrebbero avere né alibi né prezzo.

Altrimenti, pare solo pantomima per un assessorato sottratto.

Bisogna essere responsabili delle proprie azioni. A prescindere dalla claque.

Ben prima di una telefonata. L’etica non è un gettone ma un valore distintivo anche davanti agli avversari. E’ per questo che il consigliere Ivano Donato ha, comunque, già perso.

PROPOSTE TURISMO DI MAURO PIAZZA: COME LA PIPI’ CONTROVENTO

er buco de romaTurismo,cultura.
Lecco ha imboccato questa strada e un segno è anche l’intervento su Facebook del Consigliere regionale, ed ex comunale, Mauro Piazza, molto cliccato. Che oggi anche il quotidiano la Provincia di Lecco ha pubblicato
“I Turisti arrivano nonostante me. Adesso muoviamoci”.

E’ sempre positivo quando si dibatte di temi locali e di interesse anche fuori le stanze della politica.

A mio parere però le proposte del consigliere Regionale – l’aria di Milano deve essere più fresca di quella di Lecco perchè quando era qui, pareva più spento, tutt’altro che proattivo –  ha più l’intento di attribuirsi in futuro meriti su cose che stan già venendo avanti, come molti sanno – i politici sicuramente – , solo per poter appunto poi dire, quando saranno pronte: “avete visto? E’ stato merito mio che ho aperto la discussione, che ho fatto le proposte”.

Saltar sul carro si diceva una volta.

Provo a spiegarmi.

Diverse proposte che fa sono già state prese in carico o diversamente modulate dall’Amministrazione.
Sia nelle Linee Programmatiche che negli impegni – il DUP – dei vari assessorati.
Un politico, soprattutto di opposizione e con velleità da Sindaco, avrebbe dovuto doverosamente leggerli quei documenti (Linee e Dup)

Mauro Piazza non può non sapere – lo sa, ma lo nasconde ai lettori di Fb– che, per esempio,  il Porto alla Malpensata (che a me non piace) è già negli impegni dell’Amministrazione e già c’è un Progetto avanzato con l’Autorità di Bacino ed è in corso pure uno studio delle correnti e dei venti a cura del Politecnico di Lecco.

Proporlo adesso non è, diciamo, così puntuale. Così nuova. Forse era distratto

Così come per uno Studio, seppur parziale, sul Lungolago anche in attesa della famosa Ciclabile Lecco-Abbadia in costruzione.
Il vecchio “Progetto Ceppi” – caro a Piazza – (mai che sposi un concorso pubblico di idee, sempre rapporti così amicali) ossia il lungolago modulare, già lo stesso Sindaco l’ha ritenuto al momento non attuabile. E altri progetti più ampi sono senza risorse disponibili.

Proporre di sistemare il lungolago – non è una proposta puntuale. Così nuova, Forse era distratto

Ora più che una proposta trita e ritrita servirebbero i soldi, potrebbe quindi proporre alla Regione Lombardia, dove siede in maggioranza, di darli Lei. I Progetti vedrà che li han tutti. Sono gli sghei che mancano.

Proporre poi, come fa, facendosi portavoce di qualche Caffè, di svuotare il Museo di Villa Manzoni e trasferirlo a Palazzo delle Paure, è di una lungimiranza che è come far pipì controvento.

Peraltro proprio adesso che il Palazzo delle Paure ha ripreso vita e luce a pieno regime, con molte mostre e iniziative e da pocoi pure  il Museo dell’Alpinismo.
Svuotarlo proprio oggi che, finalmente, si intravede il completo restauro e il rilancio turistico culturale – ed economico- di Casa Manzoni, arriva un lecchese, non un marziano, un lecchese, che vuole svuotarla di storia e unicità, impoverendola.

Una volta che doveva esser distratto, è arrivato così puntuale per una farloccata

Che Palazzo delle Paure debba essere al servizio dei tavolini dei bar è poi di una desolazione, questa si da far paura.
Si creino nuovi pacchetti turistici da proporre agli operatori e si studino sinergie invece. Io resto altresì fortemente dell’idea che sia il privato a doversi mettere a servizio dei cittadini, della città, e non viceversa.

In altre parole mi pare evidente che il politico Mauro Piazza abbia più interesse politico che comunitario ad alimentare questa discussione, per crearsi una claque, e io non sono l’addetto stampa del Comune (dio me ne scampi) ma a differenza sua non dipingo Lecco uno schifo e soprattutto non mi auguro che Lecco vada allo sfacelo per poter dire: “avete visto Brivio? ve l’avevo detto, avevo ragione io”.

Infine, è davvero utile alla città, trarre conclusioni definitive (come pretende nei fatti il politico Piazza) dopo solo un anno e in termini programmatici culturali e turistici nel concreto anche meno?

Insomma, questa attenzione (con proposte vecchie o farlocche) del consigliere Piazza è per sostenere percorsi e semine o per affossarli e bruciare i campi con il prioritario scopo di costruirci propri palazzi di carriera?

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GIOCO D’AZZARDO alcuni passi avanti con il Comune

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Leggo l’articolo del quuotidiano La Provincia di Lecco di oggi sul gioco d’azzardo e le dichiarazioni del vicesindaco Francesca Bonacina, altamente trionfanti: “una nostra battaglia vinta”, rivendicando, giustamente, un’ordinanza del Sindaco Brivio che mette dei paletti, importanti, sull’uso delle macchinette slot mangiasoldi. Orari un poco più ristretti (dalla 10 alle 24) e l’impossibilità di aprire questi locali a brevissima distanza dai luoghi sensibili, ossia scuole, chiese, centri anziani.

Il vicesindaco Bonacina fa bene a riventicare questo merito dell’Amministrazione.

Ogni azione di contrasto alla diffusione delle slot va sostenuto e premiato.

Va però ricordato, per continuare si a vedere il bicchiere mezzo pieno ma anche per non negare gli errori e alcuni meriti che non ci sono, che la stessa amministrazione, a differenza di quanto afferma nell’intervista. ha anche approvato un Regolamanto comunale che queste sale le aumentava, non bloccava o diminuiva.

Basta andare a rileggere appunto il: “Regolamento Comunale per la disciplina delle sale giochi”. Delibera nr.33 del 14 marzo 2011.

Lì dove il Comune poteva decidere – per la sua parte piccola o grande che fosse – il numero delle sale giochi da lui autorizzabili ha votato per aumentarle.

A-u-m-e-n-t-a-r-l-e. (Articolo 1 comma 3, mettendo un rapoporto sale/abitanti che ne pemetteva l’aumento)

E i nomi e le forze politiche che nell’articolo vengono elogiate per una campagna contro il gioco d’azzardo, (PD, Appello per Lecco e Italia dei Valori) hanno votato tutte a favore di questo incentivo, di questo aumento.

A margine di questa nota, che ormai è una cosa passata e di difficile rimedio, vorrei fare nuovamente una proposta per integrare la positività della nuova attenzione dell’Amministrazione espressa dal vicesindaco Francesca Bonacina, sul contrasto al gioco d’azzardo.

Visto che le stime parlano di un numero che varia dai 1700 ai 7500 giocatori patologici residenti in provincia e di un numero doppio di giocatori problematici, cioè coloro che utilizzano una parte significativa del proprio reddito per il gioco e che la spesa media annua a persona (neonati compresi) per il nostro territorio è di circa 1.400 euro e per un totale di oltre 460 milioni di euro. All’anno.

In tre brevi punti:

Coordinarsi  insieme Assessore all’Istruzione Salvatore Rizzolino e Dirigenti scolastici e Rettori in percorsi, sostenuti da Comune, Enti e associazioni, propedeutici a momenti formativi e di sensibilizzaione sul tema del contrasto al Gioco d’Azzardo, nelle varie Scuole di ogni ordine e e grado. Credo che il motore per un’efficace azione di sostegno per un contrasto concreto sia non colpevolizzare chi gioca ma sostenerlo in percorsi di consapevolezza e, far argine a chi non gioca perché non lo faccia.

Credo che il Comune tramite un apposito Atto debba altresì, vietare sponsorizzazioni, patrocini e sostegno e tutti quei rapporti non obbligatori per Legge, con i soggetti che, dopo un percorso di consapevolezza e confronto reciproco, – dentro un tempo determinato e misurabile –  scelgono lo stesso di tenere queste slot e, come forma più persuasiva, anche con chi co-organizza iniziative con gli stessi.

Nonchè di non accettare e di conseguenza non autorizzare iniziative pubbliche – anche copromosse o promosse o solo sostenute dallo stesso Comune (penso a Mostre, inziative turistiche, spettacoli e attività sportive e ludiche) dove tra gli sponsor, ci siano soggetti che, seppur legalmente, sostengono e diffondono l’uso del gioco d’azzardo. Qui conto sulla sensibilità dell’assessore alla Cultura Simona Piazza

Un’ultima modalità è quella di chiedervi – come stampa – di non enfatizzare vincite da “gratta e vinci”, limitare la pubblicità di questo tipo di mercato, di informare con frequenza dell’ammontare, immane, di spesa complessiva e procapite sul nostro territorio del gioco d’azzardo. Eancora delle irrisorie, e a volte nulle – si nulle – possibilità di vincita del gioco di azzardo. Nonché dei rischi e delle patologie che l’abuso da gioco genera. Credo valga la pena provarci

Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno.

 

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BURKINI: QUANDO A PAGARE E’ ANCORA UNA VOLTA LA DONNA

burkini-vietareLa vicenda del divieto di indossare il “burkini” in spiaggia promossa in Francia è, a mio parere, di una violenza inaudita.
Soprattutto verso la donna.

E’ un’ingiustizia. Ed essere d’accordo sul divieto è legittimarla, questa ingiustizia.

E’ come scendere un gradino la scala della ragione, dell’umanità, un gradino sembra poca cosa, ma se si alzano gli occhi e si guarda la scala dal basso, ci si accorge di quanto, questa società, queste Istituzioni, siano già sprofondate in basso.

A me pare di una evidenza e di una semplicità disarmante; e pure controproducente. Ma non per questa ormai trita e ritrita paura del terrorismo che non se ne può più, ma proprio nei confronti della donna che lo indossa. Che lo indossa per scelta o perchè costretta dal marito o chicchessia. Poco cambia.

Ora il risultato di questo divieto è che a pagare saranno ancora una volta le donne. Sia le donne islamiche che erano libere di scegliere e sceglievano di indossarlo sia quelle che purtroppo non potevano, non possono scegliere, e con il burkini almeno potevano andare al mare.
Vietarlo le condanna a una pena aggiuntiva tornare a tapparsi in casa.

E poi è uno Stato che deve imporre alle donne come vestirsi, di spogliarsi, o meno?
Mi pare che sia integralismo anche questo.
E in questo caso islamofobia.

Deve esserci il diritto di una persona – donna o uomo che sia – di vestirsi – e svestirsi – come vuole, quando vuole.

E sembra un caso secondario ma mi pare di notare che siano sempre gli uomini a decidere cosa una donna deve o non deve indossare.

E inoltre, in questa scala che porta la donna sempre un gradino più in basso, che ci porta tutti sempre un gradino più in basso, non vorremo far credere a noi e agli altri che sarà il bikini a rendere le donne più libere.

A volte per dimostrare qualcosa, in questo caso la nostra laicità, democraticità, si superano anche i limiti del buon senso.
Non è così che si crea una società civile, che si prova la convivenza e il dialogo. Non è allontanando le persone che il mondo fa passi avanti, migliora, progredisce.

Il velo, il burkini se mai una deciderà di toglierselo, lo farà con l’istruzione, con lo studio, con la riflessione, se vorrà.
Invece qui ci si sente moderni, superiori perchè multiamo una donna con il velo, che non da fastidio a nessuno.

E domani, lo Stato, chiunque, quasi sempre un uomo, deciderà che è tempo di multare e vietare chi andrà in spiaggia, con il costume intero, con le posate per mangiare, con i peli sulla schiena o i tatuaggi sulla pelle.
O perchè no, di vietare direttamente il mare. Tutti in montagna che così ci guadagna pure il turismo di Lecco.
Una cosa è sempre più certa, e va sottolineata, abbiamo dato dimostrazione qui a Lecco, altro che Parigi e Francia, con un assessore donna, che ha indossato un velo durante la celebrazione della fine del Ramadam, di essere deciamente più avanti, aperti, democratici, civili, liberi, pronti al dialogo.

Ma per il rispetto della donna, mi pare che abbiamo noi occidentali, una lunga strada ancora da percorrere prima di poter dare lezioni agli altri.
Le offese al corpo e alla dignità della donna, le sottomissioni, reali o implicite, ne è piena la cronaca, la politica, e la società, dovremmo aver solo la voglia di vederle come tali, prima di andare a fare lezioni di moralità agli altri.

TENDERSI LA MANO, gesto politico e olimpico

rifiutoSta facendo notizia il plateale rifiuto, alle olimpiadi in corso in Brasile, di un judoca egiziano di dare la mano ad un suo avversario israeliano.

Gesto ripetuto anche da un altro atleta, un boxeur siriano, che addirittura si è rifiutato di sfidare un atleta anch’esso israeliano.

Io credo che abbiano sbagliato.

Non per antisportività, che comunque conta, soprattutto simbolicamente in un’Olimpiade, non solo perché non è dato sapere se i due atleti israeliani erano piuttosto che filogovernativi, attivisti nonviolenti favorevoli ad un riconoscimento della Palestina e a una libertà e autodeterminazione del suo popolo.

Credo che abbiano sbagliato perché resto convinto che come “gesto politico” fosse molto più dirompente un abbraccio in mondovisione. Una beffa al potere, ai poteri, un riscatto dei popoli, un segnale di dialogo che nasce dal basso. Di rispetto.

L’abbiamo vissuto anche a Lecco, non tanto tempo fa, un gesto che ha fatto discutere, che ha fatto notizia, che ci ha permesso di interrogarci. Un velo occidentale, indossato dell’Assessore alla Cultura del Comune di Lecco, Simona Piazza, dentro la “moschea”, il luogo di preghiera del Centro culturale Assalam, un velo, un gesto, che non nascondeva ma che mostrava, svelava, comunicava, avvicinava.

O, ancor prima, i pranzi nelle case dei lecchesi a Natale promosso dalle Volontarie delle Lezioni di Italiano al Campo, con i ragazzi richiedenti asilo del Campo profughi del Bione.

Gesti simbolo di dialogo, di fiducia, di giustizia.

Capisco che non dare la mano vuole essere un gesto politico, ma mi chiedo se questa è l’unica politica e soprattutto la politica più efficace da parte di un’atleta, di un cittadino.

Non utilizzo argomentativamente il parametro facile di invitare ad immaginare tutti gli atleti alle Olimpiadi che rifiutano la stretta di mano  – o addirittura di sfidare  – un atleta italiano, perché si sa, vero che si sa, che l’italiano è mafioso, dopato, e venditore di armi ai Paesi islamici in guerra o, quello di immaginare di vedere noi stessi come l’atleta italiano a cui tutti rifiutano per questa ragione di dare la mano o di sfidare.

Saremmo contenti perché così vuol dire vincere l’oro o, invece, arrabbiati perché noi non siamo il nostro Governo, la mafia e tutto il resto?

Ecco io credo che come cittadini, e quindi nell’occasione come atleti, bisogna provare sempre a fare del dialogo e del rispetto la propria stella polare, mantenendo chiara la rotta per costruire una società dove vi sia spazio per tutti e nessuno spiraglio, invece, per la paura, onda cavalcata già da troppi esponenti politici che soffiano sul fuoco dell’odio, del razzismo e del terrore.

Non significa non vedere i drammi che il popolo palestinese subisce, quotidianamente, e le politiche barbare e inumane del Governo d’Israele, ma come ci ha insegnato Vittorio Arrigoni, dobbiamo imparare a Restare (o tornare) Umani.

I gesti di pace aiutano più che quelli d’odio. L’abbiamo visto anche qui a Lecco, fatti da esponenti delle Istituzioni e anche da semplici cittadini.

Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. E’ voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perchè cambi.

(Lettera a una professoressa) Don LORENZO MILANI e i ragazzi della scuola di BARBIANA

 

“scoop”: I PROMESSI SPOSI: la lettera di LUCIA A RENZO

promessi sposi darkCaro Renzo, vi scrivo da un posto orribile.

Spero con tutto il cuore che, semmai ci rincontreremo, non sarà qui, un luogo pregno di dolore, piaghe, morte. Non angosciatevi, anch’io sono stata colpita dal morbo, ma ne sono uscita bene, e presto uscirò anche da qui.
In realtà vi scrivo per dirvi che meglio ancora sarebbe se non ci rincontrassimo più, quantomeno in questo mondo, dove già non ci si deve star molto.
Il motivo per cui sarebbe meglio che le nostre strade si dividessero non è tanto il voto, del quale sarete già stato messo al corrente da mia madre, ma si tratta di ben altro. No, non inalberatevi, nessun altro uomo. Si tratta di una donna. No, di nuovo non inalberatevi, nessun lesbismo. Quella donna sono io stessa.
Parliamoci chiaro, questa donna, Lucia, non può fare per voi. Non potrebbe ragionevolmente fare per nessuno; quantomeno come moglie non l’augurerei a nessuno.

Non stupitevi se mi prendo la libertà di parlare così di me stessa: su questa pagina è zona franca, extra romanzo, fuori dalla giurisdizione del nostro Creatore (il sig. Manzoni).

Qui posso finalmente dire cosa penso davvero del personaggetto bigotto che mi è stato affibbiato, della sua grettezza morale, sentimentalismo superficiale, profondo egoismo, vasta ignoranza, scarso quoziente intellettivo.

Diciamo subito che se questa promessa di castità mi ha cavato di impaccio là nel castello dell’Innominato, un bel vantaggio nevvero, un’insperata via di fuga, d’altro canto non è che abbia comportato per me chissà quale sacrificio. In fondo che ne so io di amplessi, di orgasmi, ma anche semplicemente di petting? Non ne so nulla, non so letteralmente cosa mi perdo. Occhio non vede, non ha mai visto, cuore non duole.

Certo, ora il bacchettone di turno salterà su a precisare che la vita di coppia, familiare, matrimoniale non è fatta solo di quello, d’accordo, ma provate a togliere quello… Non so, forse voi, che siete uomo di mondo, avrete idee meno vaghe in materia, voi potete meglio immaginare cosa perdete, ma lo perdete voi mica io. Il voto coinvolge anche il mio promesso sposo in prima persona, mi sono mai chiesta che conseguenze questo comporta sul suo animo? Può darsi. E la risposta? Affari suoi. Mi dimentichi.
E voi, non voi Renzo, voi lettori manzoniani, questo me lo chiamate amore.
E’ un grande amore. Grande amore per me stessa, per l’animaccia mia promessa alla Madonna che quando starà lassù verrà premiata; voi non so, per voi meno timorati non ne sarei tanto sicura, ma in fondo sono fatti vostri. L’importante sono io e soltanto io. Una volta che mi sono garantita una comoda posizione nell’aldilà, questo mondo può pure fottersi e sprofondare nella peste.

E quand’anche un fra’ Cristoforo dovesse convincermi del contrario (in un discorsetto di cinque minuti, eh! tanto salde sono le mie convinzioni), che questo voto vale nulla, che possiamo convolare a nozze, ebbene io vi dico che anche in questo caso questa storia non sarebbe a lieto fine.
Sarebbe una meschina storia piccolo borghese dove i protagonisti, una volta ottenuto il loro piccolo orticello, dimenticherebbero (peggio, perdonerebbero) ben presto le soperchierie dei potenti, dei prepotenti. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Voi diventereste uno di quei padroncini di filatoio, un piccolo imprenditore brianzolo, non so se mi spiego, di quelli che si incarogniscono per le pretese dei lavoranti. Bella roba.

Tuttavia a pensarci bene, una come me, come mi ha disegnato il sig. Creatore intendo, non si troverebbe affatto male a trascorrere il resto della vita lì fissa a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto, della villetta come della fabbrichetta.

Caro Renzo, scusa se passo al tu, ma perché credi che l’incipit di questa lettera contenga le coordinate per farmi trovare se davvero non volessi farmi trovare? Perché mi dico e contraddico, io vorrei, non vorrei, ma se vuoi… oh che gran guazzabuglio è il cuore umano! Per questo? No. Perché vorrei, voglio e ottengo la buona coscienza a buon mercato, l’amor sacro e l’amor profano, la botte piena e la moglie ubriaca (anche se non toccherei nemmeno un goccio, a meno che non me lo offrisse fra’ Cristoforo, in tal caso anche un botellòn, alla spagnola). Perché so mentire con cortesia, cinismo e vigliaccheria e ho fatto dell’ipocrisia la mia formula di poesia (cit.)
Renzo, sei sveglio, te la sei sempre cavata, sei pratico, pragmatico, anche fortunato, certo. Una fortuna non comprata tramite voti di scambio, senza fioretti alla Madonna, e questo dovrebbe dirci qualcosa.

Sinceramente non capisco cosa ci trovi in me, fossi almeno figa capirei (non lo dico per falsa modestia, è sempre il sig. Creatore che mi disegna così) ma non lo sono, e del resto Pescarenico non è che offra granché. Dove lo trovo un altro tontolone che mi si piglia. Dai, vienimi a prendere, che se va bene ci fottiamo pure i soldi d’una vedovaccia che c’ho per le mani.

E se questa lettera ti ha un po’ confuso, credimi, s’è fatto apposta.

(dal genio dentro la penna dell’ex Khorakhaneker Pococurante, un fantabosco di lettera per l’estate)

a forza di essere vento