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Khorakhanè

a forza di essere vento
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RIVOLI DI BOCCHE ALLENATE A MONETE

maggio 16, 2013 By: ugomoi Category: Lecco

Quanti soldi gli Enti locali danno alle associazioni, ai gruppi, alle coop. per finanziare le loro iniziative?

Può sembrare un aspetto secondario dei rapporti tra Amministrazioni e società civile. Può sembrare una cattiveria. Può sembrare tempo perso e forse lo è.

Ma c’è un conto che non torna. I conti non tornano più.

A leggere Delibere e Determine rivoli di bocche allenate a monete che fanno fiumi di risorse.  Che sembrano poi più per amicizia e gestione del consenso che per programmazione e reale sostegno.

Credo che sia perciò auspicabile una Delibera che impegni l’Ente – in questo caso il Comune – a erogare contributi, risorse, alle associazioni e ai soggetti richiedenti in genere, solo con l’impegno scritto – e poi verificato – che tali soggetti rendano esplicito ai cittadini, durante e dopo l’iniziativa, il contributo percepito e quelli degli altri “finanziatori pubblici”, nonché tutte le spese sostenute e, ovviamente dopo, gli incassi derivanti dall’iniziativa patrocinata.

Se poi queste realtà facessero utili sarebbe dignitoso, etico, che restituissero, proporzionalmente, quanto elargito all’Ente pubblico.

Non è cattiveria o caccia alle streghe.

Va, più prosaicamente, sotto il nome di trasparenza e democrazia.

Nella realtà quotidiana è facile capire che molti cittadini stanno ridiscutendo, forse drasticamente, consumi e tenori di vita. Non si vuole condannare il sostegno degli Enti alle associazioni ma i soldi – soprattutto se di tutti – vanno spesi con oculatezza.

Questi rivoli di bocche allenate a monete fanno fiumi di risorse

Ho deciso che il mio primo taglio di bilancio sarà destinato al consumo di prodotti e promozioni di quelle Associazioni, gruppi ect. che nelle loro iniziative non espliciteranno (anche prima della Delibera dell’Ente) i bilanci della loro manifestazione, i contributi presi dagli Enti pubblici (che usano soldi anche miei per finanziarli) e che non pubblicheranno in tempi ragionevoli il consuntivo sul loro sito.

E’ perciò doveroso che il Comune promuova la trasparenza. Non un solo giorno all’anno.

Da qui la richiesta di una Delibera che vada in questa direzione.

In risposta alla lettera aperta del Sindaco

maggio 10, 2013 By: ugomoi Category: Lecco

Il Sindaco con la sua lettera aperta ai cittadini (e quindi anche a me) ha ragione. Se non avesse torto. Ha ragione, da vendere, a criticare il Patto di Stabilità. Ha torto, marcio, quando dice che, per questo, ha le mani legate. Questa Sua lettera sembra, a me, più un espediente retorico per provare a buttare lontano da lui, anche quelle responsabilità, colpe, che invece sono tutte sue, tutte loro.

Tra queste, in primis la forza dell’inerzia.

Il Patto di Stabilità c’è da anni e nessun azione di mitigazione è stata messo in atto. Questo Patto, è bene ricordare, inoltre lo sta volendo (da ani) il Suo stesso Partito. Le difficoltà oggettive di questa crisi, i continui cambi di norme, non possono però nascondere l’inerzia e giustificare la cattiva Amministrazione di questi 3 anni. (non pochi mesi)

Le ripetute “non scelte” non vanno omesse o lasciate sottintese nella cronaca.

E gli vanno ricordate, ogni volta, quando piange miseria, lamenta impedimenti romani. Quando, in altre parole, come con questa Lettera Aperta, si giustifica davanti alla Sua inerzia. Villa Manzoni non è in quello stato pietoso solo per colpa del Patto di Stabilità. Le Opere pubbliche non sono al palo solo per mancanza di fondi. Il mancato risparmio sulla bolletta nelle scuole o i gravi tagli a servizi sociali, famiglie, anziani, bus, Croce Rossa, non erano obbligatori. Si poteva e doveva intervenire su Irpef e IMU. Modulando le aliquote facendo pagare di più i più ricchi, i supermercati, le banche, i grandi proprietari immobiliari. Per avere quelle risorse di cui oggi ci si lamenta della mancanza. Risorse per fare, almeno un poco, quello che non si sta facendo, quello che non si farà. Quello, più oggettivamente, che non si è, irresponsabilmente, voluto fare. Modulando Imu e Irpef epredisponendo un Bando “chiavi in mano” per i pannelli fotovoltaici di proprietà sui tetti delle scuole eliminando la bolletta ect. Tutto questo aggirava anche il Patto di Stabilità. La madre di tutte le scuse. E’ questo che continuo a contestare al Sindaco. L’assenza di slancio, l’incapacità di progettare il futuro. L’imputare ad altri, a Monti, alla crisi, al Patto di stabilità, colpe che sono anche sue. Che sono sue. Si accontenta di trovare scuse e fa pagare il cittadino. Aumenta la mensa scolastica e non mette nel Piano delle Opere un Centro Cottura che gli farebbe risparmiare milioni; si vanta di vendere (lui dice valorizzare) beni pubblici dicendo che non ha soldi ma butta via 160.000 all’anno per mantenere (chiuso) un sottoscala come la Sala di via Foscolo. Con quei soldi poteva pagare un mutuo milionario. Aumenta del 30% i biglietti e taglia centinaia di corse dei bus ma si vanta di promuovere la mobilità sostenibile con 50 bike-sharing che non usa quasi nessuno e costano centinaia di migliaia di euro. Potrebbe ridurre il costo delle sue bollette usando le società Es.co per ridurre le inefficienze energetiche, ma niente C’erano (e ci sono) cioè 101 modi per non impoverire i cittadiniche però credono che sia solo tutta colpa della crisi. E la Lettera aperta del Sindaco berlusconianamente prova a continuare a farglielo credere.

Paolo Trezzi, Cittadino

la lettera del Sindaco

http://www.comune.lecco.it/news.jhtml?param1_1=N13e8947f34ee051ca1a

LETTI PER VOI (recensioni a perdere) 11

maggio 02, 2013 By: ugomoi Category: Senza categoria

“Ve l’ho detto che sono l’Occidente, che volete da me?” W. Siti, Troppi paradisi

In questa festività del I Maggio ho appropriatamente letto Mal di lavoro (a cura di R. Curcio, Sensibili alle foglie, 2013).

Una raccolta di esperienze lavorative narrate da anonimi (poi vedremo perché) che descrive uno spaccato del mondo del lavoro in Italia all’alba del terzo millennio. Un testo che andrebbe fatto leggere a chi si occupa di politiche dell’occupazione e che asserisce ormai superata la lotta di classe (che invece prosegue incessantemente e unilateralmente, dall’alto verso il basso) e la dicotomia padroni/lavoratori e che insomma sono passati i tempi di Peppone e don Camillo, guardiamo al ‘futuro’, su…

Storie di ricatto, di rassegnazione, umiliazione, estrema sofferenza, perdita di dignità che andrebbero sovrapposte alle pacate immagini di politici, manager, economisti mentre spiegano sorridenti in tv come gira il mondo.

Questa forma di fascismo determinata dal dominio del capitale opprime le vite dei lavoratori non solo in ogni ora di ufficio e fabbrica ma anche ‘fuori orario’, opprime i loro corpi e le loro menti attraverso la costruzione di ‘immaginari’ funzionali all’antico scopo di estrarre quanto più possibile plusvalore dalla loro opera.

Non vi è settore economico che si sottragga a questa logica: grande distribuzione, call center, edilizia, servizi sociali… Le storie narrate testimoniano costantemente di un clima di paura, paura di non essere all’altezza, di non essere riconfermati, di perdere l’esigua forma di sostentamento che consente di sopravvivere in questa società dei consumi, insomma costante paura di rappresaglie (ecco la ragione dell’anonimato, poi si dice che viviamo in democrazia…).

In questo contesto ha gioco facile il padronato ad agitare l’arma del ricatto per ottenere ben oltre di quanto previsto dal contratto (quando c’è): ore straordinarie non pagate, sottomissione collaborativa, appartenenza forzata, fino a persuadere i malcapitati che l’azienda non ti paga: ti compra. Fino ad ottenere addirittura l’impunità per veri e propri crimini, come descrive la vicenda del lavoratore senegalese che non può denunciare il padrone che gli spezza il braccio ‘perché non obbediva’ in quanto nessun collega è disposto a testimoniare: l’imprenditore aveva minacciato tutti che se fosse partita la causa avrebbero perso lavoro e casa (che lui dava loro in affitto). Un caso emblematico di proprietà esclusiva, di ‘nuovo schiavismo’ che la giustizia ordinaria non riesce oggettivamente ad amministrare. Forse quel padrone andrebbe affidato a un tribunale del popolo e giudicato per educarne cento.

Laddove non viene inflitta direttamente sofferenza fisica troviamo infinite varianti di afflizione psichica. Casi limite? Non si direbbe stando alle statistiche che indicano un aumento del 310% fra il 2000 e il 2008 nell’uso di psicofarmaci, senza contare il ‘doping’ da cocaina. Il lavoro di questo ‘cantiere’ centra il problema, a mio parere, quando denuncia la tendenza a ‘medicalizzare’ i problemi del lavoratore, mentre nessuno si cura della patologia di questo modo di produzione. Centra il problema quando evidenzia che è una questione di autonarrazione, facendo l’esempio di Nicola Valentino che resiste al ricatto del direttore del carcere. I lavoratori dovrebbero prendere coscienza della loro ‘falsa coscienza’ per comprendere che non è naturale sorbirsi quotidianamente il vino cattivo della rassegnazione, che è questo modello di società che educa a star male. Personalmente ritengo l’inconscio, come dio, un’invenzione umana e considero la psicanalisi una superstizione, alla stregua delle religioni. Anche i bambini, con la loro logica stringente, non ancora corrotta da sovrastrutture, capiscono che è assurdo vivere per produrre e consumare. E’ assurdo perdere la salute per fare soldi e poi spendere quegli stessi soldi per curarsi. E’ assurdo vivere come se non si dovesse mai morire e poi morire come se non si fosse mai vissuto (cfr Dalai Lama).

Tuttavia qui siamo già oltre: contempliamo lo spettacolo di una generazione che mai (mai) potrà permettersi una casa, una famiglia, dei figli (i santi valori cattolici di destra).

Infine, un’ultima considerazione. C’è stato un periodo in cui questo modello di società è stato fortemente messo in discussione, ma grazie all’opera delle istituzioni repubblicane, di intelligence alleate, delle forze dell’ordine, carabinieri, Gen. Dalla Chiesa, forze democratiche, in primis il Pci, è stato possibile preservarlo e mantenerlo intatto per tramandarlo, nella sua versione modernizzata, alle nuove generazioni.

Kraus Davi

BEL RISULTATO

aprile 27, 2013 By: ugomoi Category: Politica & Balle

I Bimbiminchia del M5S stanno festeggiando. L’Inciucio è servito domani in diretta tv alle 11:30. Loro che riempiono le bacheche di “Noi siamo quelli che han proposto Rodotà, mozioni per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, riconoscimento delle coppie gay, Happy days obbligatorio su Rai Gulp”… Peccato che se però non dai la fiducia ad un ipotesi di governo (gli 8 punti di Bersani, per capirci) potresti anche proporre l’azzeramento delle tasse e la nutella per tutti…. A questi bimbiminchia che oggi han gioco facile a festeggiare non gli viene in mente che han sbagliato il verso delle azioni? Son partiti dalla coda e ci siam ritrovati Alfano vicepremier. Andrà, va bene per la causa “speculare” del M5S non credo proprio per il Paese. Qui si salva il M5S e va a fare in culo il Paese. Bel risultato.

OI DIALOGOI puntata ventinove:Spettacolo

aprile 23, 2013 By: ugomoi Category: AVVISO: OI DIALOGOI

Qui facciamo solo finta. A chi non piace fare finta?” Spongebob a Patrick

Stasera, commossi e rasserenati dal bis presidenziale preludio di largo inteso governissimo benedetto da sua santità lo spread, si parla di…

Spettacolo

“Bando ai preamboli – va giù sbrigativo Ennodio – era abbastanza ingenuo pensare che l’attuale classe politica, paravento dell’attuale classe dirigente, potesse farsi condizionare nelle sue decisioni da quisquilie come le volontà espresse dal popolo italiano in sede elettorale.”

“Infatti – concorda Ereda – finché ci sono i numeri, si fa quel che si vuole. Finché ci sono i numeri…”

“I numeri li avranno sempre e cercherò di spiegare il perché – cerca di spiegare, appunto, Eutalia – Cercherò di spiegarlo con altri numeri:  in Italia ci sono 20 milioni di cittadini che non hanno una connessione internet e ce ne sono 29 milioni che si collegano una volta al mese. In Italia ci sono 4 milioni di utenti twitter (comprese duplicazioni e falsi). Mentre il 96% delle famiglie italiane dispone di una tv, il 92% di un cellulare, il 67% di un decoder, il 63% di un dvd e solo il 58% di un computer.”

“D’accordo, penso di capire a cosa ti riferisci – argomenta Ermo – tuttavia occorrerebbe distinguere fra quantità e qualità. I “pochi” che accedono al web e scrivono e interagiscono tramite quel mezzo col potere, mediamente sono portatori di una capacità di critica qualitativamente superiore agli spettatori di “Affari tuoi” (prime time di Raiuno, servizio pubblico) e pertanto più incisivi nell’orientare l’opinione pubblica, almeno quella non narcotizzata dall’informazione mainstream”

“Gustosissimo e molto istruttivo a tal proposito – illustra Enzo – lo scambio di battute in streaming : ‘sembra di essere a ballarò’ e l’altro ribatte ‘eh, ma purtroppo non siamo a ballarò’ come a dire qua non possiamo fare finta, dobbiamo discutere sul serio. Un cortocircuito rivelatore che secondo logica avrebbe dovuto portare all’immediata chiusura del citato talk show, per acclarata e asseverata perdita di credibilità. Invece tutto continua serenamente come prima, gnanca un plissé …(cit)”

“Il punto è proprio questo – precisa Ermo – chi è narcotizzato non sa di esserlo, anzi pensa sempre di essere più sveglio degli altri, perché in questo contesto basta davvero poco. Basta poco per sentirsi migliori di un partecipante al Grande fratello, basta quello e già ti senti a posto. Basta poco per sentirsi più acculturato di un politico che non sa la capitale dell’Afghanistan, e quindi ti accontenti della tua cultura. Certo che Rodotà è meglio di tanti altri, ma ti fanno sentire un rivoluzionario se ti lasciano gridare in piazza Ro-do-tà, e tu ti accontenti… Lo spettacolo lavora per il livellamento verso il basso delle masse anche attraverso questi trucchetti, oltre che mischiando realtà e finzione affinché non siano più distinguibili. Cosa c’è di più falso e bugiardo di uno spot pubblicitario? Eppure il fatto che si continui ad investire ingenti somme nel mercato pubblicitario spiega che tanta gente ci crede, che la pubblicità funziona. La gente sa che la pubblicità mente e tuttavia le crede.”

“La gente sa che i politici mentono, eppure crede a questi politici, li vota a milioni.– aggiunge Eutalia – Politici che fanno finta di applaudire il presidente che li cazzia in seduta plenaria sapendo che un minuto dopo tutto continuerà come prima. La gente crede che toglieranno l’Imu, e magari lo faranno davvero, ma prendendogli surrettiziamente da una tasca , con gli interessi, ciò che restituiranno con gran dispiego di fanfare nell’altra tasca. Questo lo sanno tutti, ma si fa finta. Si fa finta che va bene così perché così educa a vivere lo spettacolo.”

“Se ti spezzano le ossa non puoi far finta di non provare dolore – conclude Ezechiele – c’è un elemento materiale di questa crisi che sta varcando la soglia del dolore e che la sovrastruttura spettacolare, garante del falso indiscutibile e dell’eterno presente, farà fatica a soffocare e nascondere. Allora si apriranno scenari inediti; per intanto continuiamo a fare finta…”

Queste dunque le amene discussioni degli italiani che fanno finta di riflettere, ma guardano solo cartoni animati, don’t worry…

Pococurante VM

PENSO UN GRAN BENE DELLA SINISTRA. Smettiamo, però, di far politica

aprile 20, 2013 By: ugomoi Category: Politica & Balle

Io penso un gran bene della sinistra.

Siamo, nella stragrande maggioranza, persone oneste, piuttosto sobrie nella vita privata e piuttosto civili nella vita pubblica. Siamo portati per la cultura, le discipline intellettuali, dotati in genere di intelligenza vivace e di acume critico, direi decisamente più riflessivi della media della popolazione italiana. Siamo impareggiabili come organizzatori di feste di piazza, come ristoratori di massa e di élite, insomma eccelliamo nel nobilissimo nonchè utilissimo campo della convivialità. Non parliamo, poi, del primato a dir poco clamoroso nelle arti le più disparate: molti di noi sono eccellenti registi, ottimi cantautori, scrittori di vaglia, attori di talento, maestri di pittura. Non si contano gli artisti di sinistra che hanno avuto successo, esattamente come non si contano gli intellettuali di sinistra che godono di grande prestigio. A questo punto, c’è una sola cosa che non riesco più a capire: perchè ci ostiniamo a occuparci di politica, visto che è l’unica cosa che non siamo assolutamente capaci di fare? (cit.)