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LA LOCOMOTIVA LOMBARDIA E’ PRECEDUTA DA UN TRENO GUASTO. OGNI GIORNO

images2Esterno giorno.
Stazione di Lecco, mercoledì ore 7:00.
I visi sono lunghi. Nemmeno 10 ore prima i due Mattei (Renzi e Salvini) erano in tv da Vespa a dimostrare che al peggio non c’è mai fine.
Noi pendolari siamo sulla banchina pronti ad entrare in gioco invece nella vita reale.
Appena arriva il treno. Binario 2 regionale per Milano P.ta Garibaldi delle 7:07.
Anche oggi è segnalato in ritardo. 5 minuti. Ma sono le 7:15. In Trenord han difficoltà anche con la matematica.
Le lancette si muovono, il treno no.

Quasi quasi prendiamo il 7:22 per Milano Centrale, Binario 4.
Il display annuncia 10 minuti di ritardo. L’altoparlante contemporaneamente fino a 20.
Restiamo sul P.ta Garibaldi che alle 7:32 parte con scritto sul display sempre 5 minuti di ritardo.
Quello per Milano C.le non è ancora arrivato.

Interno notte.
E’ giorno ma coi treni è sempre notte. Fonda.
Il Treno infatti procede come i lavori sulla Lecco Bergamo. Di nascosto a bradipo.
A Vercurago si ferma più del tempo della salita/discesa dei viaggiatori perché attende il treno corrispondente per Lecco che deve ripartire poi per Milano alle 7:37. Ovviamente lo farà in ritardo.
Ci muoviamo. Adagio.
L’altoparlante sul treno annuncia che stiamo viaggiando con ritardo perché un treno che ci precede è guasto. Dalla velocità che stavamo tenendo pensavamo fosse il nostro.

Arriviamo indenni a Calolziocorte alle 7:47 sul binario 1.
E’ un assalto. Sembra l’unico treno per Milano.
I cancelli della stazione sono chiusi, i viaggiatori devono passare dal pertugio di una porticina della sala d’attesa, una gara tra chi esce e chi entra.
Si chiudono le porte.
Arriva il treno per Lecco sul binario 3.
Adesso si riparte.
Adesso si dovrebbe ripartire
Adesso boh.

Nessun annuncio, ne dentro ne fuori il treno.
Il capotreno dopo alcuni minuti a precisa domanda ci conferma che partiremo prima del Milano centrale in arrivo sul binario 2.
Lo vediamo fermarsi, far scendere i viaggiatori, pochi altri salgono.
Riparte. Lui. Noi no.
Ora a logica dovremmo andare ancora più adagio perché oltre al primo treno guasto che già ci precedeva abbiamo ora il Milano Centrale che ci precede anche lui che è ora a sua volta preceduto da quello che già ci precedeva anche noi.

Partiamo un po’ desolati e un po’ solidali, il treno per Milano da Lecco delle 7:59 segnalano che è stato cancellato.
Possiamo quindi ripartire senza attenderlo per farci precedere anche da questo.
Non prima di vedere però un post Fb del nipote di Formigoni che impreca per il servizio indecente di Trenord. Come se fosse da oggi e non da vent’anni così. Chissà, di chi saranno le maggiori responsabilità? Già, Boscagli le cancella, un po’ come i treni.
A Osnago tiriam dritto. Dev’essere per solidarietà con chi è rimasto a piedi a Lecco.
Poco dopo un nuovo annuncio dall’altoparlante sul treno.
Siamo a corto di fiato. Il capotreno comunica che la corsa – sebbene stiamo in realtà andando a passo d’uomo infartuato – terminerà a Monza e non a Milano P.ta Garibaldi.images

I ritardi non fan più notizia ma almeno un minimo di comunicazione e organizzazione in Trenord sarebbe doverosa, in fondo ormai dovrebbero essere allenati, i ritardi sono quotidiani.

I RICATTI, L’OBLIO E LE BORIOSE AUTOCANDIDATURE

ALTAN TIL VOTO DOPO LE ELZIONIQuello che resta di misterioso sul caso di Valsecchi autocandidatosi sindaco, poco o tanto che sia, non è abbastanza per modificare l’evidenza dell’accaduto: un politico di un partitino che con boria si vuole imporre come unico candidato e per far questo, evidentemente carente di autorevolezza, minaccia e denigra la democrazia interna degli altri partiti.

Valsecchi e Appello nella realtà non han mai avuto i numeri per governare nemmeno un condominio, figurarsi per andare da soli. Ma si comportano come comandassero Lecco.

Il PD ora può solo decidere se stare al ricatto e dimostrarsi quindi debolissimo, ancor prima e più di quello di aver paurissima di perdere la Città.
Però ha una forza, se se la ricorda: in questi anni è sopravvissuto a tutto, anche al proprio lungo potere locale, che l’ha un po’ imbolsito ma non snaturato. Figurarsi se non sopravviverà a Valsecchi e Appello.
Che partito sarebbe poi uno che asseconda monarchi e prepotenti?
Più che una autocandidatura non è meglio un dignitoso e auspicabile autooblio per un politico che si è rimangiato mille volte la parola prendendo in giro i cittadini?
Basta ricordare quando disse che non sarebbe entrato in Giunta se non avesse preso un certo numero di voti alle elezioni del 2015. Che non prese. Sappiamo come è andata a finire  
E ancora il Teatro della Società con i suoi ripetuti e sempre diversi annunci sulla riapertura..
E le bugie reiterate sul Multisala ormai imminente, ormai cosa fatta? E Piazza Affari per spettacoli, Opere Liriche, Circo e Concerti? E Villa Ponchielli e l’alta Scuola di Chef imminente con i Bandi Europei dati per assegnati? E il Lariano rimesso a nuovo?  E il Mercato riportato in centro? E il PalaLecco al Bione? per non parlare dello stop alle aste di via Roma51 rimangiato in meno di 2 mesi?, E il verde pubblico con la pulizia e la ripiantumazione? ect ect.
Una slavina di eccentriche dichiarazioni, false promesse, farlocchi impegni, ripetute giravolte. Che è quello che dà la tara al politico: la sua necessità di raccontare cose non vere. 
Perché c’è differenza tra un politico di parola e un politico di parole.
Valsecchi è un politico di parole, sempre diverse.
Il suo nemico non è il PD o la destra, è la realtà.
Ma come abbiam fatto, in neanche una generazione, a passare da un candidato come Ugo Bartesaghi, all’attuale inverosimile sbarco?

I POLITICI DI PAROLA E QUELLI DI PAROLE

Chiedere responsabilità e minacciare nello stesso momento. È questo il paradosso dell’intervista di Valsecchi.

Il ricatto, perché dire “o mi candidano o corriamo da soli” questo è, lo fa o chi ha paurissima o chi è fortissimo.

Valsecchi ha paurissima di non essere il candidato del centrosinistra. Soprattutto dopo le interviste di Brivio e Bonacina che ai tre nomi conosciuti tratteggiano le caratteristiche di un quarto.

Il PD ora può solo decidere se stare al ricatto e dimostrarsi quindi debolissimo, ancor prima e più di quello di aver paurissima di perder la Città.

Evidenzio due cose.
In questi anni in generale il Pd è sopravvissuto a tutto, qui sul territorio è sopravvissuto al proprio lungo potere locale, che l’ha un po’ imbolsito ma non snaturato. Figurarsi se non sopravviverà a Valsecchi.

Sull’intervista mi pare sia stata un po’ smemorata. Quando Valsecchi garantisce che se non sarà lui il sindaco non sarà nemmeno assessore, era giusto ricordargli che aveva garantito così anche 5 anni fa, quando disse che se non avesse avuto un certo numero di voti non sarebbe entrato in Giunta. Sappiamo che non li ottene ma non mantenne la parola.

Quando poi fa un elenco di cose, non gli si ricorda, nemmeno una di quelle che aveva più volte garantito che avrebbe fatto o addirittura che era ormai cosa fatta, ma non era vero.

A partire dal Teatro riaperto prima della fine del mandato. E, per continuare, il Multisala, Piazza Affari per gli spettacoli, Villa Ponchielli per la Scuola di chef, il Lariano, il mercato in centro, lo stop alle aste di via Roma51, il verde pubblico ect…

Insomma c’è differenza tra un politico di parola e un politico di parole.
Ecco Valsecchi è un politico di parole, sempre diverse, troppo spesso bugiarde.
Il suo nemico non è il PD o la destra, è la realtà.

Ma come abbiamo fatto, in neanche una generazione, a passare da un candidato come Ugo Bartesaghi, all’attuale inverosimile sbarco?

UN TEATRO E UNO CHE GARANTIVA LUI


b069005b6ce61c3130c9242e37a0582d--vignette-espressoLa commissione per illustrare la vicenda Teatro della Società ha ribadito più verità.

La 1^: il Teatro andava chiuso perché per decenni la negligenza nella cura, ingiustificabile e incosciente, l’ha reso inevitabile.

La 2^: nemmeno dopo 2 anni si sa per certo quando riaprirà.

La 3^: l’assessore Valsecchi ha raccontato un sacco di bugie.

Nel corso maestoso del grande fiume della politica,​ sulle cui rive sediamo, come spettatori prigionieri, vita natural durante, l’assessore​ naviga sorridente e sereno. Tra flutti di​ annunci,​ false promesse,​ pompose interviste, voli pindarici, dichiarazioni roboanti e puri contorsionismi,​ la sua scrivania, scivola sicura, come un battello fluviale a pesca di creduloni

Garantiva lui. Tutto.

Immancabilmente però la realtà,​ ogni volta: con l’affresco di Sora, il multisala, Villa Ponchielli, la scuola di alta cucina, il Lariano,​ Piazza​ Affari,​ la Grande Lecco, l’Olmo, i dipendenti del Comune, il verde pubblico, il mercato in centro, Via Roma51, e oggi ancora il Teatro,​ immancabilmente appunto, lo smentisce e presenta il conto.

E lui, fintamente padrone della situazione, inventa, ogni volta, giustificazioni, tanto la stampa con difficoltà glielo ricorda.

Nella commissione per il Teatro ha ricamato​ di​ tutto: passaggi tecnici, muffe, intonaci, disegni, parquet, moquettes, bar e persino i bagni, ma​ volutamente​ si è dimenticato di dire perché ha più volte spergiurato,​ in questi due anni,​ date​ sempre​ diverse sulla riapertura non avendo in mano nessun cronoprogramma,​ quindi prendendo in giro tutti.

Visti i fallimenti ma la continua boria, sovviene una vignetta di Altan dove una casalinga, rispondendo a un politico che​ si vantava di “essersi fatto​ da solo”, rispondeva netta e serafica: “ritenti”.

Che messa in scena scadente l’assessore.
Anche a Teatro chiuso

VIA ROMA51 E LE PAROLE CHE NON VALGONO PIU’

da Resegoneonline.com 11/06/2019
da Resegoneonline.com 11/06/2019
La parola.
L’Impalpabile immaterialità su cui si costruisce la cattedrale concreta della convivenza, della società.

Le parole valgono.

 
Una volta bastava la parola per chiudere contratti, per impegnarsi, fino al prezzo della vita. Lo abbiamo visto in tempo di pace e di guerra.
La parola data.

 I giornali son costruiti sulla pietra angolare di questo valore, imprescindibile. Se non valessero le parole, son buoni solo per l’insalata.
La parola scritta.
La Politica, quella alta, ha fondato la sua azione sulla parola più nobile come guida, la Costituzione.
La parola scolpita.
Nel quotidiano della politica le parole invece si dimenticano, si spendono, vendono, tirano, stirano e accartocciano.
Ennesima riprova, oggi, la nuova asta, la quinta, per via Roma51.
Solo tre mesi fa, all’ultimo tentativo di messa in vendita, l’assessore al Patrimonio, Corrado Valsecchi, dichiarò, spendendo la sua parola:
“se andrà deserta anche questa vendita rinunceremo all’alienazione e si penserà a un riutilizzo pubblico”.
Oggi, invece, ufficializza che è aperta una nuova asta, la quinta, per vendere Via Roma51. (ndr: ricerca nel sito)
La parola rimangiata.
Una bulimia di parole evaporate: Multisala, Villa Ponchielli, Piazza Affari, Lariano, “non entrerò in Giunta”, Teatro Società, Via Roma51
E così ogni giorno perdiamo il potere delle parole, le loro qualità profonde, e ci lasciamo sommergere da una politica che manca di rispetto, che è promesse in serialità, che punta sulla dimenticanza e la resa di cittadini e giornali.
Parole in vetrina ma senza valore

DAVVERO NON VI FANNO PAURA?

DSCN0499Resto ancora incredulo e stupefatto dalla scelta di divulgare il filmato ufficiale, quindi da parte di Ferrovie o Polizia, della violenza avvenuta in stazione a Lecco lunedì scorso. Un video (se vi va cercatelo voi) che ha contribuito – in maniera determinante – a scatenare la rissa e le peggio cose su Internet e, vedendo le dichiarazioni dei politici, purtroppo non solo lì.

Quale sono le ragioni? Educative? Di prevenzione o l’avviso un po’ becero a guardarsi ovunque da chiunque fino a salire, nella linea del peggio, a specifici ragazzi? Perché quelle di indagine non sembrerebbe proprio. Il reo era infatti stato già immediatamente individuato e fermato. Resto ancora incredulo e stupefatto della messa a disposizione del video più che dalla pubblicazione sui siti online che potrebbero, legittimamente, affermare che esiste un dovere e un diritto di cronaca.

La divulgazione del video, ed è l’aspetto che vorrei rimarcare, ha alimentato (consapevolmente o meno) un fuoco e un odio incanalato su binari da avere paura, qui si, d’incrociare tutte quelle persone che si professavano per bene, democratiche, oneste, civili e vomitavano contemporaneamente tutta quella violenza nei loro commenti.

Commenti indecenti, falsi, spaventevoli e vigliacchi: deve morire” “da impalare nella piazza” “lui e tutti i negri di merda” “risorse boldriniane”, “va massacrato di botte” “va messo su una barca e affondato” “grazie pd” “Basta buonismo, se fosse stata tua madre o tua sorella?” “meno balle più botte” “nome cognome e domicilio” “quando inizieremo ad appenderli in piazza sarà sempre troppo tardi purtroppo” “pastura per i pesci” “bisogna bruciarli vivi sti pezzi di merda e quei politici del cazzo che li hanno fatti entrare in Italia” “mi vesto da Diabolik e vado in giro di notte a farli fuori tutti” “stronzi gli devono strappare le unghie e marchiarli col fuoco sti stronzi animali di merda”. E questi sono i più ripetuti.

Supportati e alimento di una strumentalizzazione brutta e schifosa che sta mettendo in campo la politica. La soluzione proposta, la più educata è cacciamo i negri da Lecco e dall’Italia.
Non i delinquenti, chi ha già il foglio di via ect., no tutti, perché vedi in stazione cosa succede? Serve prevenzione, certo, educazione, ovviamente, cultura, in abbondanza, repressione, con giudizio, certezza della pena, con serietà, serietà di giudizio, sempre strumenti preventivi e percorsi medicali ect ma, a mio parere, la divulgazione del video non ha permesso una lucidità su questo, ovvero una cosa totalmente diversa dal dibattito, dai commenti, dalle esternazioni che abbiamo sentito dalla politica e dai commenti.

Questi politici, questi commentatori sono intorno a noi, perché di questo non se ne parla e soprattutto non abbiamo paura?

a forza di essere vento