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IL SODAGGIO SUI SINDACI E’ UNA FARLOCCATA, NON DIRLO E’ DA SALTIMBANCHI

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Stiamo impazzendo.
Se il metro della lucidità di analisi e del pericolo sono i commenti alla Classifica annuale di gradimento dei sindaci, meritiamo l’estinzione.

Anche quest’anno il Sole 24 Ore ha infatti pubblicato la classifica dei “Sindaci più graditi in Italia” ed è stato, come ogni volta, un aprire il sipario e nell’arena del circo mediatico. Numeri dei saltimbanchi, piroette, mangiafuoco e lanciatori di coltelli.

“E’ finita la luna di Miele di Brivio”.

“Quasi l’1% dei cittadini che aveva scelto per sindaco Virginio Brivio sei mesi fa, riconfermandolo, oggi non lo rivoterebbe”

“il plauso maggioritario di cui ha goduto e gode non è più senza riserve: forse l’indulgenza e la comprensione lasciano il campo a un atteggiamento più critico”.

Potrei continuare…

Figuriamoci che gli anni scorsi avete addirittura scritto: “Non si può pretendere che possa fare i salti mortali in questa situazione di crisi”. “Tutto senza di lui sarebbe andato peggio”. (Gianfranco Colombo, La Provincia di Lecco 14/01/2014 pag.1 e 10).

O, quando saliva, era lo stesso Sindaco a dire e dirsi “mettere la faccia paga”.

Oggi tutto cambiato, tutto diverso troviamo lanciatori di coltelli tra gli stessi che prima lanciavano medaglie con la stessa immotivata sicurezza.

Il 53,5% di oggi diventa apocalitticamente diverso e peggiore per giunta del 50% dello scorso anno e addirittura una fine della luna di miele con la città.

Starò impazzendo ma resto della mia idea. Questo sondaggio è una farloccata buona solo per le pagine dei giornali.

Perché è così semplice, basterebbe guardare il metodo del sondaggio, i numeri, i dati e porsele due domande, mica così stravolgenti ed impegnative.

Il dato primario. Il margine di errore del sondaggio è +/- 4%

Basta per capire la fallibilità della percentuale? Potrebbe cioè essere 23esimo e non 55° come la classifica riporta, ma potrebbe essere addirittura giù all’85esima posizione, su 100.

Il secondo dato. Hanno intervistato 600 elettori lecchesi, su 39000.

Basta per dare il peso della serietà del sondaggio?

Ma soprattutto ci si è chiesti, se questi 600 elettori sono gli stessi intervistati lo scorso anno e quello ancora prima?

Perché se non lo sono, come non lo sono, ha senso dire e scrivere “Quasi l’1% dei cittadini che aveva scelto per sindaco Virginio Brivio sei mesi fa, riconfermandolo, oggi non lo rivoterebbe” e chi lo dice? Lo può provare?

Può essere che abbia detto si alla domanda dell’intervista “Lei voterebbe a favore del sindaco se dovesse votare oggi?” un elettore che invece nell’urna 6 mesi fa ha votato Negrini o Bodega o uno degli altri. E vale anche viceversa.

Paradossalmente, non si può escludere che il Sindaco abbia aumentato i consensi. Ma non va bene nemmeno questo, perché oltre ad aver intervistato troppe poche persone (da qui l’alta percentuale del margine di errore) non si è nemmeno intervistato gli stessi interlocutori dell’anno precedente. Né, tantomeno, questi possono essere classificati con certezza elettori o meno del Sindaco nelle vere elezioni del giugno 2015.

Statisticamente questo sondaggio è una farloccata. Così come viene venduta, da anni, anche la notizia.

Questi dati e il metodo può sembrare il tutto cosa di poco conto, ma non lo è. Non dirlo, non scriverlo, non premetterlo, non tenerlo a mente è falsificare la realtà e quindi la notizia.

Sono i criteri della ricerca, mica pizza e fichi.

LE CLASSIFICHE, LE APPROPIAZIONI INDEBITE E LE DIMENTICANZE

GRAFICO QUALITA' DELLA VITALe classifiche che i giornali stilano annualmente sul gradimento dei cittadini all’attività amministrativa, al Sindaco e quelli che registrano la Qualità della vita, lasciano in realtà il tempo che trovano, metodologia molto approssimativa, scostamento dell’errore troppo ampio, nessuno o troppo arbitrario peso ponderato sulla differenziazione delle singoli indici. Insomma un gioco che dovrebbe essere preso come tale.

Sia quando il dato è da alta classifica, sia quando è da pozzo profondo.

Invece, sempre più spesso, solo però quando la classifica è positiva – o così pare – la politica, ne esalta il risultato, si attribuisce i meriti, le medaglie, anche quando le voci che determinano la classifica – basti guardare l’indagine sullaQualità della vita 2015 del Sole 24 ore, pubblicata il 21 dicembre scorso – non dipendono, nemmeno indirettamente, da un’azione amministrativa. (inflazione, importo medio delle pensioni, Indice smaltimento cause civili: definite su 100 sopravvenute o pendenti, truffe e frodi informatiche, estorsioni, divorzi e separazioni ect, solo per citarne alcune).

Ha fatto così anche questa volta Appello per Lecco con il suo Assessore Corrado Valsecchi, sia in Consiglio Comunale, sia sul profilo Facebook, che, oltre ad esaltarsi per un dato che, come tutti gli altri è provinciale, ma per convenienza e fumo l’ha venduto come cittadino – (la banda larga) si attribuisce meriti e appalusi per le 10 posizioni guadagnate sulla classifica dello scorso anno. Lecco, rispetto allo scorso anno, ha guadagnato 10 punti. Dobbiamo impegnarci per il prossimo anno, istituzioni, associazioni e cittadini, a far sì che l’indice migliori ulteriormente perché Lecco se lo merita. Noi ce lo meritiamo”.

Oltre a ricordargli che, a volte, sono le altre città che peggiorano e non noi che miglioriamo, – cioè noi non facciamo nulla, stiamo a guardare – sarebbe utile guardare i dati e la classifica, a questo punto, degli ultimi 5 anni.

Così per darci, seppure resta un gioco, la giusta misura, eventualmente dell’attività amministrativa. E mettere a tacere i soliti venditori di fumo, i soliti auto-incensatori, quelli che prima di loro. il deserto.  Eccoli. Nel 2011, il primo anno intero del Governo Brivio-Appello x Lecco, dove il leader era il manager Valsecchi, ora Assessore,

Lecco era 40ima, oggi è 45. Cioè abbiamo peggiorato. Stando alla classifica.

E le due province limitrofe, Como e Sondrio, o migliorano alla stragrande (Como da 50esima a 15esima) o veleggiano, stabilmente in cima (Sondrio da 9a a 5a)

Però io mi ricordo che la classifica è provinciale, anche quando va male, perché i politici si prendono meriti che non hanno e nessuno glielo ricorda? Speriamo che l’anno prossimo vada meglio, non tanto nella classifica, ma nel rispetto verso la verità e i cittadini.

CENTRO COTTURA E LE FILASTROCCHE AI BIMBI

VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100

Volere è potere.

Soprattutto se il volere dipende dal potere e tu sei il potere. Un potere piccolo, in questi anni quasi totalmente inadeguato, ma pur sempre – e ancora – potere.

E il volere può solo bruciare contro il tempo quando non c’è tempo. Ma ancor oggi il potere ha tempo e il volere aspetta da tempo che il potere non lasci anche questa volta passare altro tempo.

E’, parte, di una filastrocca scioglilingua che diversi genitori raccontavano negli anni scorsi ai loro bimbi quando li mettevano a letto presto perché il giorno dopo bisognava andare a scuola.

Erano genitori come tanti, erano bambini come quasi tutti gli altri.

Se andavi all’asilo ti poteva capitare che la cucina per preparare i pasti era all’interno, c’era una cuoca e c’era una grossa stufa.

Se andavi alle scuole paritarie trovavi chi mangiava il cibo cucinato a 16-20 kilometri di distanza e chi se lo portava da casa. E tutti insieme si mangiava e si parlava, si parlava del tempo e del volere.

Se andavi, e continui andare alla scuola pubblica invece mangiavi e mangi a caro prezzo, solo appena dignitosamente per gusto e qualità, e il cibo veniva e viene da 16/20 km di distanza e, nonostante questo, le famiglie e il Comune pagavano e pagano soldi che nemmeno Alì Baba.

5.295.886.20 euro, 5 milioni di euro più iva, è infatti stato il prezzo dell’ultimo Bando per 3 anni di servizio Mensa. 5 milioni più IVA. Per 375.415 pasti all’anno. Dal 1 luglio 2014 al 30 giugno 2017. E questo giro di tavolo si son pure risparmiati 300.000 euro + iva.

Un Bando con le offerte al ribasso. Con 1 o massimo 2 concorrenti.

Il Comune perde in partenza.

Anni fa si suggerì, all’allora Assessore all’Istruzione Francesca BohBonacina e al Sindaco Brivio, la soluzione di pensare e mettere nei Piani Triennali delle Opere pubbliche la costruzione di un Centro Cottura Comunale o, perché no, sovracomunale.

Le esperienze, diverse, in tutta Italia dimostravano, dati alla mano, un risparmio economico di notevole entità – nella misura di milioni di euro – un innalzamento della qualità del cibo e del servizio e, conseguentemente, un alto gradimento del cittadino e dell’utente.

La Legge, già a quei tempi era magnanima, si poteva aggirare il Patto di Stabilità che limitava le spese, grazie sia alle Tasse di Scopo sia con Progetti “chiavi in mano” con leasing finanziari.

In altre parole serviva solo il volere del potere. Il tempo c’era, il Bando scadeva solo il 30/6/2014.

Ma non provarono nemmeno. A parole si ma solo il tempo di finire le riunioni

Oggi, la filastrocca si canta ancora, il Piano delle Opere si potrebbe integrare e il tempo, da qua al 1 luglio 2017, non è molto ma come si è detto, volere è potere.

Si potrebbe copiare l’esperienza di Grugliasco, Comune piemontese grande più o meno come Lecco, con poli universitari e un Centro Cottura inizialmente gestito dal Comune con una Cooperativa sociale, prodotti locali e bio, recupero del calore, costato circa 2 milioni e abbattimento del prezzo del pasto per i cittadini. O quello di Empoli, 2000 mq per 4000 pasti al giorno, in un unico turno, che servono oltre che gli studenti della Città anche altri enti pubblici del Circondario Empolese-Valdelsa. Uguale per Settimo Torinese, per quello di Capannoli che serve anche Plessi dei Comuni del circondario, o quello di Pistoia, o ancora Capannori, altro Comune grande come Lecco, all’avanguardia nelle politiche ambientali, partecipative e di amministrazione virtuosa.

Insomma volere è potere.

Qui a Lecco si potrebbe valutare se pensarne uno solo per il fabbisogno attuale, o sondare, con serietà e volontà, le esigenze del Politecnico, dell’Ospedale, delle altre strutture pubbliche, il fabbisogno e la sinergia con i comuni limitrofi. Qui si parla sempre così in astratto di Grande Lecco e con il Centro Cottura Sovracomunale ci sarebbe la reale possibilità, senza aspettare l’umore dello Stato centrale, di fare economie di scala. Insomma. Volere è potere.

E così, finalmente pranzeranno tutti più ricchi e felici e contenti.

Che assessore, consigliere ci studia e valuta se farla sua?

L’ALBERO DELLA DISCORDIA e la Regione

foto tratta da Fb (a corredo articolo Laprovinciadilecco)
foto tratta da Fb (a corredo articolo Laprovinciadilecco)

Se verrò frainteso è responsabilità mia, provo lo stesso a spiegarmi con la speranza di farlo meglio che posso.

A margine di una falsa polemica tirata per i capelli su Fb da alcuni commenti, sulla diversità degli addobbi degli alberi di natale tra quello di Como e quello di Lecco, alcuni amministratori della pagina FB Sei di Lecco se… avevano raccolto il pretesto – e soprattutto l’idea – di contribuire a “prendere due risultati con una fila di lucine”. Subito sostenuti da decine e decine di Lecchesi che si erano resi disponibili

Rendere più attraente l’Albero di natale addobbato dall’Associazione Cancro Primo Aiuto Onlus, e quindi pure la Piazza Garibaldi dove è posizionato e veicolare il nome e la visibilità dell’Associazione e della causa per cui si è fatto l’Albero.

Il secondo obiettivo è stato completamente raggiunto. I Social network e la stampa locale han dedicato poste e pagine dando evidenza all’iniziativa e all’Associazione, anche a quei lettori, virtuali o cartacei, che forse a Lecco centro manco passano.

Il Primo obiettivo, non per importanza ma per visibilità estetica, quello di rendere l’albero più grazioso senza per questo trasformarlo nel richiamo degli Emiri del Dubai, non è stato raggiunto.

E questo sembra per ragioni che lasciano sbigottiti.

Un tiramolla dell’associazione, che dapprima non voleva perché non era suo obiettivo trasformare l’Albero in uno sfarzo – forse mal intuendo l’idea dei promotori – addirittura invitandoli a dare offerte economiche e non spendere soldi in addobbi, poi accettando l’idea e infine tornando sui suoi primi passi – di non abbellirlo – ma esplicitando che gli addobbi li avrebbe presi .

In mezzo l’opacità dell’Amministrazione Comunale, si si può fare, no non si può fare, l’Assessore al patrimonio che non si muove per non scavalcare un altro Assessore, l’altro Assessore che non si muove, e basta, arrivando a dire che il diniego, nei fatti, era da attribuirsi alla logistica, al problema che non era escluso che oltretutto “non ci fosse abbastanza potenza elettrica per le nuove lucine”.

Va bene la difficoltà di recuperare una gru per arrivare in cima all’albero, ma il rischio della mancanza di volt della corrente è tragicomica.

Fatto questo, detto questo, io ritengo, e qui vorrei riuscirmi a spiegare bene, che il sostegno ai malati di cancro sia un compito Istituzionale, non del buon cuore, enorme, dei cittadini.

L’acceleratore lineare che con le offerte dei cittadini si vuole donare all’Ospedale Manzoni di Lecco è un buon segno e pensiero, ma non può essere demandato al buon cuore del cittadino o all’impegno di una associazione.

Uno di questi strumenti diagnostici , mi pare costi intorno ai 2 milioni di euro, è fondamentale per la rapida scoperta di un possibile tumore, e mi chiedo quindi, avendo visto dove sono i cittadini, invece dove sia, dov’è lo Stato, la politica, la Regione.

Ecco la Regione è dentro l’Associazione Cancro Primo Aiuto onlus.  Basta guardare il loro sito.  Presidente onorario è Roberto Maroni, oggi Presidente della Regione Lombardia, Presidente onorario vicario è Mario Mantovani, l’ex senatore, parlamentare europeo, “ora” vicepresidente della Regione Lombardia e assessore alla salute, arrestato pochi mesi fa con l’accusa di concussione, corruzione e turbativa d’asta per aver truccato gare per trasporto dializzati. Ma che risulta presente ancora, sbalorditivamente, nell’elenco della struttura della Onlus.  La vicepresidenza onoraria è assegnata a Walter Bergamaschi, oggi Direttore generale alla Salute della Regione Lombardia.

Insomma a parte la matrice politica e partitica della cosa ma non è proprio la sanità Lombarda, l’Istituzione Lombardia, a dover reperire risorse e fornire questi macchinari, indispensabili per un livello di eccellenza, agli ospedali e lasciare alle risorse dei cittadini finanziare progetti di minor entità e per paradosso di più difficoltoso successo?

La sanità lombarda, dall’ultimo Bilancio di previsione 2015 approvato, gestisce 17 miliardi di euro, su 21 complessivi del Bilancio regionale, a parte le note vicende giudiziarie e di spreco, due milioni perché non riesce a trovarli? Non sono mica addobbi di un albero, non è mica una gru periscopica sotto natale.

Volere è potere e lì il potere mi pare che abbia cariche non indifferenti.

QUEL POSTO DA DIRIGENTE COMUNALE E L’ETICA CIVICA

ALTAN-TOCCA-A-MEFra pochi giorni, il Sindaco Brivio dovrà scegliere, tra una rosa di candidati che man mano una Commissione sfoltirà, il nuovo Dirigente ai Lavori Pubblici del Comune di Lecco.

Tra i nomi dei professionisti che han fatto domanda la stampa sottolinea soprattutto quelli di Antonello Longoni e Alberto invernizzi.

Il primo perché è lo storico Dirigente che nell’ultima scelta, il sindaco Brivio aveva nominato sebbene lo stesso non avesse partecipato alla “selezione”, il secondo perché è stato fino a pochi mesi fa consigliere comunale.

Vorrei partire da qui, dalla domanda fatta dal candidato Invernizzi per condividere un ragionamento e, in termini etici, la mia contrarietà, che, ovviamente, non ha nessuna pretesa di essere condivisa ma la speranza di essere ascoltata in quanto proveniente da un cittadino.

Io, appunto credo che la richiesta di quel posto fatta da Invernizzi, proprio perché fino a pochi mesi fa, era consigliere comunale, addirittura Presidente della commissione Urbanistica e Lavori pubblici, a concorrere per essere il Dirigente dello stesso settore, con a capo il suo ex portavoce del suo partito, l’Assessore Corrado Valsecchi, in una selezione che vede in ultimo la scelta non solo e tanto in base a punteggi oggettivi ma alla discrezionalità del Sindaco…insomma, avendo già un lavoro peraltro, direi che sembra avere un’etica un poco elastica.

Una scelta, seppur ovviamente totalmente legittima, eticamente discutibile.

Tantopiù, è cronaca politica e pure, che nelle ultime e importanti sedute della Commissione Urbanistica in procinto di licenziare le osservazioni all’imminente approvazione del PGT, Alberto Invernizzi allora Presidente della Commissione era stato, in maniera inusuale – più unica che rara – di fatto esautorato, un impeachment bianco, dal suo ruolo, dall’allora Presidente del Consiglio Marelli che aveva avocato a sé le convocazioni e i lavori.

E’ vero che c’era di mezzo Metastasi, ma già allora, come in seguito, Invernizzi pur comparendo in alcune trascrizioni, non era implicato, essendo state giudicate, da subito, senza rilievo penale.

Ecco io penso credo che sia indubbio che entrare e uscire dalle porte girevoli della politica e dell’amministrazione pur essendo totalmente legittimo sia, è, pur sempre poco etico, se poi, consultando il sito di un primario studio di consulenza immobiliare (Paramatti e Asssociati di Lecco) troviamo che il possibile Dirigente Invernizzi è presente nello staff, suvvia mi pare un requisito che stona ulteriormente.

Infine è notizia di qualche giorno fa, poco o nulla pubblicizzata, che la Giunta, il 1 dicembre, ha con un tempismo che vivaddio peggio non si poteva, modificato il proprio Regolamento per la disciplina degli incarichi extra-istituzionali del proprio personale dipendente.

Gli articoli 5-6-7 per l’esattezza cioè quelli sui “criteri per la concessione di autorizzazioni per incarichi a titolo oneroso presso soggetti esterni” .

Prima il limite permetteva tali incarichi extra solo se essi sommati con altri compensi per incarichi percepiti nel corso dell’anno solare, non fossero risultati superiori a 30.000 euro annui, oggi quel limite massimo è stato cancellato.

Vedendo le dichiarazioni reddituali degli anni precedenti dell’ing. Alberto Invernizzi, pubbliche in quanto allora Consigliere, tale modifica pare proprio a lui favorevole. Non solo a lui,ma anche a lui.

Per tutto questo continuo a ritenere la sua richiesta al Sindaco di ricoprire l’incarico di Dirigente, eticamente poco opportuna.

 

QUANDO IL PROBLEMA NON E’ UNA SUBORDINATA

collegio continuità

Forse è buona cosa fare un’integrazione al post precedente  sul tema Banca Etruria e le domande legate alla controllata locale Banca Lecchese perché siam tutti qui a preoccuparci delle obbligazioni subordinate e invece ci stavamo dimenticando i Bilanci.

Che sono tutt’altro che da “tirar su il fiato”.

E’ vero, come dubitare, della prossima acquisizione della Banca da parte di un importante fondo americano, la Oaktree Capital Management, un colosso, sperando che le autorità competenti acconsentano a tale acquisizione, ma, leggendo i Bilanci, l’ultimo dei problemi erano – o sarebbero state – le Obbligazioni subordinate che tanto stanno – giustamente – riempiendo la cronaca.

I Bilanci sono consultabili sul sito stesso della Banca e anche solo a una rapida e sommaria lettura, la salute della Banca non è da pieni polmoni. Da anni.

Guardando anche solo il passivo d’esercizio di anno in anno, degli ultimi a disposizione (ovviamente i dati finali 2015 non sono ancora disponibili e quelli del primo semestre non sono rintracciabili sul sito) si può vedere che nel 2010 il Bilancio si è chiuso con un passivo di -2.612 migliaia di euro (cioè oltre 2,5 milioni di euro di perdita) nel 2011 il passivo è sceso a – 671.000 euro, nel 2012 è però nuovamente salito a – 1.912.000, cioè quasi 2 milioni di euro, per triplicare nel 2013 fino a – 6.070.000 euro ed esplodere nell’ultimo esercizio di Bilancio, quello 2014, con un saldo negativo pari a -12.248.000 euro ossia ben oltre 12 milioni di euro. Che al loro delle imposte diventano addirittura 14!!!

Se continuiamo a leggere il Bilancio 2014 altra nota allarmante è il Patrimonio Netto, sceso addirittura sotto la soglia minima per la continuità dell’attività bancaria, cioè ben sotto i 10 milioni minimi necessari, essendosi attestato a 8,7milioni. Rendendo di fatto necessario un frettoloso deposito di 2 milioni di euro per riportare a regime tale saldo e poi un inevitabile aumento di capitale.

Se pensiamo che tale dato – per nulla secondario in un Bilancio – era 29.737.000 euro nel 2010, 29.072.000 nel 2011, per poi continuare la lenta erosione con 27.148.000 nel 2012 e 21085 nel 2013. Ossia un crollo, di oltre il 58% nel solo ultimo anno… L’ottima salute non mi pare proprio un’affermazione così salda. Ma ovviamente non sono io a dirlo, che conterebbe poco o nulla, lo dice, più gravemente il Collegio Sindacale nella sua Relazione in cui tra l’altro si paventa che se non dovesse andare in porto l’acquisizione da parte del Fondo statunitense, la continuità aziendale risulterebbe incerta.

Il capitolo stesso del Bilancio “ L’evoluzione prevedibile della gestione ed i principali rischi ed incertezze” lo evidenzia chiaramente: “Come evidenziato nei precedenti paragrafi della presente Relazione sulla Gestione, il contesto in cui si trova ad operare Banca Lecchese appare caratterizzato da criticità. Gli amministratori hanno analizzato con attenzione i principali effetti prodotti da tale scenario sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della Banca, evidenziando tuttavia la presenza di azioni poste in essere per fronteggiare gli squilibri rilevati, come di seguito evidenziato.

In particolare è stato osservato quanto segue:

un risultato di esercizio fortemente negativo registrato nell’anno e susseguente ad un insieme di esercizi caratterizzati da risultati, a loro volta, negativi;

la presenza di equilibri tecnici degradati: il risultato di esercizio al 31 dicembre 2014 ha comportato la riduzione del patrimonio netto contabile e dei fondi propri previsti ai fini di vigilanza al di sotto del livello necessario per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria. I coefficienti patrimoniali, seppur ancora superiori ai limiti regolamentari, si sono contratti e potrebbero ragionevolmente anch’essi non rispettare la disciplina prudenziale nel caso di ulteriore emersione di perdite prospettiche;

la presenza nel portafoglio crediti di posizioni di entità rilevante rispetto all’attuale dotazione di mezzi patrimoniali, alcune delle quali caratterizzate da segnali di degradamento della qualità creditizia, per le quali è stato rilevato il superamento della soglia massima prevista in termini di “grandi rischi”;

– il margine di intermediazione fortemente in contrazione, pur in presenza di azioni poste in essere per la sua stabilizzazione, ed il rendiconto finanziario che non esprime significativi cash flows positivi, rappresentano fattori che prospetticamente fanno incrementare le incertezze future;

– la situazione di stasi in cui la Banca si è trovata ad operare a seguito dell’interruzione del progetto di fusione con la Capogruppo resosi non più perseguibile per la necessità di ricercare una soluzione di aggregazione rapida e stabile per tutto il Gruppo, ha comportato l’esigenza di valutare con particolare attenzione eventuali progetti di sviluppo che si sono poi tradotti nell’assenza di nuovi investimenti da parte della Capogruppo che quindi potrebbe ulteriormente rappresentare un fattore di minaccia sulle prospettive future;

– l’avvio della procedura di Amministrazione Straordinaria per Banca Etruria fa ritenere poco probabile il sostegno finanziario che, in una situazione di tale criticità, potrebbe ricevere in via prospettica dalla Capogruppo;

– l’attuale condizione di Banca Etruria ed i conseguenti ritorni reputazionali particolarmente negativi, stanno definendo uno scenario di potenziali perdite di masse e/o di marginalità, che potrebbero impattare su una situazione di equilibrio finanziario ed economico già sottoperformante e che prospetticamente potrebbero far emergere tensioni di liquidità laddove vi fosse una particolare percezione di rischio da parte della clientela;

Infine, perché lungi da me fare un processo e tantomeno darne l’idea, è’ bene però tener conto anche della crescita delle sofferenze bancarie, dei crediti deteriorati e di posizioni di “Grandi rischi” che si evincono appunto leggendo il Bilancio.

Si legge, infatti, sempre dal Bilancio 2014: “il numero delle posizioni classificate come “grandi rischi” è significativamente cresciuto. In particolare, alla data del 31 dicembre 2014, con specifico riferimento ad alcune di tali posizioni è stato rilevato il superamento della soglia massima prevista in termini di “grandi rischi” e sono state pertanto effettuate le segnalazioni dovute. Quest’ultime posizioni, nello specifico, sono riferite a tre controparti, per un valore nominale complessivo pari a 17.856 migliaia di euro ed un valore ponderato complessivo pari a 13.977 migliaia di euro”.

Sarebbe interessante capire chi sono queste Tre controparti….

Pur essendo vero che per una fetta importantissima e ampia di questi crediti in sofferenza e detriorati, sono state raccolte e acquisite garanzie personali e fidejussorie che possono tutelare la Banca sui capitali prestati, anche se non nella loro totalità,  è pur vero che la posizione non di ottima salute della stessa comporta la speranza che tali crediti ritornino solvibili nella loro totalità e che per il bene dell’economia locale la ripresa, che tarda ad arrivare, faccia finalmente capolino con il nuovo anno.

(Fine)

(la prima puntata la trovi qui Risparmiatori e investitori la domanda che non si pone)

a forza di essere vento