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LA FIONDA E L’ELASTICO

fiondaUn amico sul treno diceva che ogni sacrificio che facciamo è un risparmio, nel senso che sottraiamo qualcosa all’adesso in nome del nostro futuro, e si chiedeva quanto questo fosse giusto.

In realtà, sono convinto, che non si tratta di sottrarre ma di: moltiplicare.

Funziona come tendere l’elastico di una fionda.

Nel tempo della tensione si percepisce solo la fatica muscolare, sognando il rilassamento del rilascio. Ma è proprio lì, nell’accumulo potenziale dell’energia, durante la concentrazione del lavoro, che siamo davvero padroni del nostro tempo e del nostro destino e possiamo ancora direzionare il lancio. Dopo, potremo solo stare a guardare e pregare che la mira fosse giusta. Per questo il presente è l’unico modo di operare nel mondo, la sola maniera di viaggiare nel tempo possibile, perché è il timone che imposta la rotta per ogni domani. Non voltarsi indietro a rimirare i passi e a rimpiangerli nostalgici, ma provare ad avere, come diceva Bradbury, “nostalgia del futuro”.
Perché nel futuro che sogniamo per noi, ci siamo già stati.

Il lavoro che facciamo oggi, qui, proprio adesso, tutto l’amore che investiamo, sono solo una maniera per ritrovare la strada.

l’educazione SENTIMENTALE E CULTURALE CHE ANCORA CI MANCA

TRIBUNALINon ho levigati strumenti intellettuali e lessicali per argomentare meglio e sono così inadeguato che non vorrei banalizzare una vicenda che ferisce nel profondo. Ma la recentissima sentenza di assoluzione dall’accusa di violenza sessuale emessa da un Tribunale di Torino con, tra le varie motivazioni, quella: “perché non ha urlato”, è di una sofferenza gigantesca che non riesco a tacere.

É un’umiliazione da vedere e sentire, che parla, a ognuno di noi. Dire, come si sta facendo spesso, che questa sentenza umilia la vittima è però aggiungere violenza, supplemento di dolore e inoltre, mica poi tanto sottilmente, è anche attribuire responsabilità, colpe che non ha e non può avere chi questa violenza ha subito.

Io credo che sempre più debba emergere lo sguardo collettivo sia di indignazione che di sofferenza che ognuno di noi deve coltivare per le ingiustizie in quanto tali, sguardo a partire dall’aspetto culturale. Ben prima di Leggi più severe, ben oltre poi dal chiederle perché la donna sarebbe un soggetto debole, fragile che la società deve mettere sotto tutela, (non ho mai creduto alla donna da vedere come soggetto fragile in quanto donna, ma credo all’uomo violento) penso che ben prima o certamente di pari passo all’aspetto legislativo – anche perché vediamo che le Leggi possono venir indecentemente interpretate – il nocciolo del tutto stia nella questione culturale che come società non abbiamo ancora elaborato.

La violenza è il volto di una questione di linguaggio, di atteggiamento, culturale dentro la disuguaglianza dei ruoli di potere ancora incentrati in una visione maschilista. E di educazione sentimentale.

Penso e sono fortemente convinto che qui il problema non è che chi ha subito una violenza sessuale non ha urlato o doveva urlare. Ma capire che non c’era bisogno di nessuna parola, di nessun no urlato o sussurrato flebilmente. Perché le violenze verso l’altro sono già da ritenersi tali nel momento del pensiero di compierle. Non serve per forza la benzina per rendere una persona vittima.

Bastano e servono semplicemente la volontà di farle male, ancor prima di farglielo. Basta il pensiero, l’intenzione.

E quindi quell’uomo andato assolto dal Tribunale come tutti non doveva attendere nessun no, urlato o sussurrato più o meno flebilmente, per non compierla.

Per capire che era e resta una violenza la sua. A prescindere e ben oltre da qualsivoglia sentenza, qualsivoglia assoluzione. Perché è una crescita culturale e sentimentale individuale e collettiva che finalmente dovrebbe dirlo.

Inappellabilmente.

OMG: UN CONTAINER DI AIUTI O PIU D’ESEMPIO?

mato-grosso-volantinoQuesta mia vuole essere una riflessione, un possibile spunto civile di discussione, non certo una polemica.

Solo pochi giorni fa si è conclusa con enorme e meritato successo la raccolta viveri a Lecco per una mensa dei poveri in Perù ad opera dell’Operazione Mato Grosso.
Centinaia e centinaia di ragazzi dietro il motto: “Oggi lotto per la carità” hanno girato per le case dei lecchesi,volantinato, raccolto viveri, smistato alimenti, impacchettato cibo, impilato scatoloni, riempito all’inverosimile un mega container che troneggiava in Piazza Garibaldi.
250 quintali di alimenti, pasta, riso, tonno, zucchero, sale, biscotti, farina ect.

La presenza oltre dei cittadini anche dell’Amministrazione ha creato un legame e una valenza ancora più solidale, c’era così tutta la città simbolicamente in Piazza. A riempire quel container.

“Mettere il container in piazza mi è da subito sembrata una bella idea – ha detto giustamente il Sindaco Brivio – al centro di ogni città dovrebbe essere costruita la giustizia”

Mi chiedo, da qui la riflessione, se tali raccolte però poggino in egual modo sui due piatti della bilancia: Quello della Giustizia e quello dell’Esempio e testimonianza.

Mi spiego.
Il Piatto della Giustizia, non dovrebbe vedere più proficuamente il sostegno dei poveri in Perù, e in generale nei Paesi impoveriti, attraverso l’acquisto dei beni di consumo e di sostentamento là negli stessi luoghi di vita?

Questo non aumenterebbe il benessere e anche l’economia locale e le micro imprese, ben più che acquistare qui da noi cibo e alimenti da inviare con ulteriori costi?
Un poco come è nella filosofia del commercio equo e solidale: Insegno a pescare oltre che dare il pesce.Il Piatto dell’Esempio e della testimonianza, viene invece rafforzato e alimentato più efficacemente dalla scelta di raccolta qui a Lecco. Le persone, studenti e in generale cittadini, quando qui vanno a volantinare, raccogliere, inscatolare, organizzare la spedizione si danno da fare, lavorano e utilizzano il loro tempo per gli altri, non mandano semplicemente dei soldi, e poi il lavoro è visibile e diventa testimonianza del “farsi prossimo” che sta alla base del generare e promuovere esempio.

E ’un cattivo dilemma, inutile, il mio o un possibile spunto civile di discussione?

IL SALUMIERE DEL dr. PUCCIO è strabico

puccio articolo 2742017Ho letto l’intervento del dott. Puccio di giovedì scorso sul quotidiano La Provincia di Lecco : la semplice aritmetica del debito pubblico” e la disaffezione politica del suo “alter-ego” salumiere. Trovo molto riduttiva l’analisi.
Il dott. Puccio è convinto, con il gioco del farsi una domanda e darsi una risposta, che ci siano solo 3 strade per risolvere il problema del debito pubblico che ci soffoca.
Aumentare le tasse, tagliare stipendi pensioni e sanità, e/o continuare ad operare a deficit.
Tutte e tre le soluzioni indignano, giustamente, il suo alter ego.

Mi permetto suggerirne una quarta che il dott. Puccio, ahinoi, nemmeno minimamente accenna. La lotta all’evasione e il cambio delle poste di spesa.
Ogni anno, a seconda delle fonti, l’ammontare delle imposte dovute ma non pagate allo Stato (ossia a tutti noi) è mediamente di oltre 150 miliardi di euro, per spingersi nell’ultimo Rapporto sull’evasione fiscale a cura del Ministero dell’Economia a 255.
Perché non sono intercettabili nemmeno una parte di questi nostri soldi? Non è qui che bisogna indirizzare le attenzioni?
Credo sia già grave il non pensarla come soluzione. Grave perché non può essere che figlia di una mentalità dove lo Stato è il cattivo e noi cittadini i buoni.

La lotta all’evasione si fa in tanti modi. Culturali ed etici che evidentemente mancano, e operativi.
Investendo in semplificazione burocratica e in maggiori controlli.
Tutte le operazioni bancarie, per fare un esempio, sono tracciate da un codice anagrafico che si basa su quello fiscale, quanto ci vuole a incrociarli con il fisco?
Proporre un uso obbligatorio e gratuito delle carte di credito/bancomat sopra una determinata cifra è complicato? L’uso delle carte elettroniche permetterebbe anche, visto l’abbattimento automatico dell’evasione al dettaglio, di restituire nel 730  parte dell’Iva pagata dal cliente.
Inasprire le norme sulla chiusura degli esercizi che non rilasciano ricevute? E il credito d’imposta come oggi avviene per ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico, è complicato?

Ma poi, aumentare le tasse, a transazioni finanziarie, assoggettare all’Irpef le rendite finanziarie oggi al 26%, sui profitti dei beni di lusso, eliminando la cedolare secca sugli affitti a canone libero; o con una tassa di proprietà per gli immobili vuoti, una maggior tassazione su voli, auto aziendali e di lusso, sul gioco d’azzardo ect, è veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?  

E ancora, perché il dott. Puccio si limita a parlare di ridurre le spese, dello Stato, attraverso stipendi, pensioni e sanità e non invece con le spese militari, grandi opere, disincentivi per i pensionati che lavorano, blocco dei medici che esercitano professione pubblica e privata, l’abrogazione dell’inutile Bonus Cultura, con la sostituzione dell’ora di religione nelle scuole pubbliche? Sono, queste, veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?

Ovviamente questi risparmi nella loro totalità o anche parzialmente, comportano una riduzione del debito pubblico e, se reinvestiti a sostegno delle famiglie, dell’innovazione tecnologica, per una sanità pubblica più efficiente q riduzione dei tempi di attesa, nell’incentivo alla mobilità sostenibile, ai negozi di vicinato, al reddito da lavoro, all’accesso alla cultura e alla formazione, all’allargamento delle tutele per anziani e disabilità, per il sostegno alle pensioni minime, a supporto delle potenzialità giovanili, a parità di risparmi insomma, sono veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?

Un conto è andare a debito per sostenere le famiglie e le imprese un conto per sostenere la rendita finanziaria, non siete d’accordo? Ovviamente son tutte cose – insieme a molte altre – che si possono fare, oggi, anche se non le ha dette il dott. Puccio.
C’è gente talmente povera che non ha nient’altro che il denaro, il guaio è che  governa, fa il commercialista o il salumiere

NO, NON FA RIDERE

www.youtube.com/watch?v=ptUVucqib4Y QUI IL VIDEO

NO!!!, NON FA RIDERE.

Non so se in questi casi bisogna tenere un profilo basso e non dargli rilevanza e vergognarsi ed indignarsi in silenzio oppure, come credo, segnalarlo e farlo conoscere augurandosi un’indignazione personale e collettiva pubblica.

La gravità immensa e potenziata di quanto è successo in questa occasione, all’interno di uno studio televisivo e in un programma giovanile e di successo è dolorosa: Bisogna ridere davanti a una molestia, una violenza, sessuale normalizzata, travestita da scherzo dove, tutti e tutte, infatti, ridono in un’autoassoluzione che indigna, sconforta e preoccupa.

Abbiamo, uomini e donne, molta strada da fare.

https://www.youtube.com/watch?v=ptUVucqib4Y

MOSTRA ARTEMIGRANTE: Imparare a guardare l’Altro come guardiamo noi stessi

migernateIeri, venerdì 31 marzo, in Torre Viscontea si è inaugurata la Mostra “ArteMigrante”, una collettiva di artisti, ben 16, diversi facenti parte dell’esperienza ormai pluridecennale di Pittura Uno nata sul territorio, in questa occasione allargatasi e condivisa con artisti di diverse parti del Mondo.

Obiettivo mescolare le loro diverse e personali sensibilità elaborando a volte assieme a volte in solitaria, l’arte che comunica,
che mostra ancor prima di dimostrare, che le frontiere da abbattere sono quelle nella mente dell’uomo.
Attorno infatti al filo rosso della Cultura come ponte fra i popoli, come conoscenza, dialogo, mescolanza appunto,
ogni artista ha comunicato il suo io, la sua visione, il suo essere uguale nelle diversità.
E, quindi, con tecniche, espressioni e materiali diversi ognuno a così permettesso di rendere ricca e originale la Mostra che da oggi,  1 aprile e per tutto il mese, è visitabile ad ingresso libero.
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L’Assessore alla Cultura, Simona Piazza, tagliando simbolicamente il Nastro, il Confine, ha ben espresso il valore e la ragione di questa Mostra.

La Mostra, tramite l’espressione artistica di Pittura Uno, ha colto quella che è l’essenza contemporanea della nostra società, una società multietnica, che sempre più spesso e soprattutto in un mondo occidentale si tenta di chiudere in barriere sociali, ma che fortunatamente la forza dell’uomo, la propria passione e le proprie idee tentano costantemente di abbattere questi muri. L’arte diventa, in questa mostra, un linguaggio, uno strumento di comunicazione universale dove l’artista, sia esso italiano, straniero, non è importante, diventano strumento di comunicazione di un vissuto personale, di una storia di un io che porta con sé una storia di un popolo, di una tradizione e si un paese di provenienza, sia che sia un paese alle porte di Lecco o a 10.000 km di distanza“.

E soprattutto, ha concluso: “L’Arte diviene, e la cultura in un senso più esteso, un momento di condivisione, un gettare un ponte verso l’altro.”

Ed è per questo che ancor prima di leggere le didascalie alle opere esposte è suggeribile guardarle così come il contenuto del bagaglio di viaggio di un artista in quanto tale. Un bagaglio di viaggio senza valigia, ma con la propria anima. Che, nel momento dello sguardo, diventa anima anche di chi l’osserva, la vive, con le sue sensibilità.
Perché, ed è un segno distintivo, prezioso e nuovo che attraversa tutte le Mostre finora proposte e offerte qui come a Palazzo delle Paure, dall’Amministrazione Comunale: Servono Mostre con l’Anima. Di Arte bisogna innamorarsi.

E tra grandi eventi o identità del territorio, c’è anche, appunto, una terza via, uno sguardo più alto, quella finora riuscita e promossa, ossia quella delle idee.
Il fine dell’Arte è la meraviglia, – come scriveva Giovan Battista Marino, il massimo poeta e teorico del Barocco.
E’ far interrogare il visitatore, colui che davanti ad un Opera d’arte ci entra dentro, ben oltre il nome dell’artista, ben al di là, per nulla necessario, del valore economico dell’Opera al mercato dell’arte, ma dentro quel dirompente alfabeto che parla all’Anima.

Il gruppo di 16 artisti che partecipa a questa mostra, coem ci ricorda l’opuscolo che accompagna la Mostra, cerca affinità, consonanze e feconde dissonanze e, pur mantenendo linguaggi distinti e personali – il fuoco dirompente, intenso e dinamico del Rosso in uno dei quadri di Federico Bario è diverso dal segno a matita e china minuzioso e leggero delle Opere di Luisa Rota Sperti, così come dalle figure evocative, sensuali e poetiche emerse con l’inchiostro su carta, di Raouf Gharbia – propone il cammino del confronto e dell’incontro con l’Altro, attraverso il linguaggio universale dell’Arte.

Perché come ricordato ancora dall’Assessore alla Cultura, su stimolo dei saluti calorosi e coinvolgenti del Prevosto mons. Franco Cecchin:
“le persone che si avvicinano alle nostre coste, o che tentano di varcare i nostri confini, sono delle persone, non sono stranieri e non sono migranti, sono essere umani come noi, che hanno la stessa dignità, lo stesso valore e la stessa importanza. Imparare a guardare l’Altro come guardiamo noi stessi o qualcuno della nostra famiglia o qualcuno che ci sta caro, ci aiuta a costruire un futuro e una società migliore. Questa Mostra ci aiuta anche a fare questo perché ci porta la testimonianza di quello che è il vissuto delle persone in viaggio con loro percorso”

Una Mostra che, soprattutto, dovrebbero vedere tanti giovani perché se qualche sguardo sarà diverso nel futuro sarà grazie ai tanti giovani che si faranno curiosi e consapevoli del mondo
Un passaggio, un sentiero, questa Mostra, che prende il testimone della Rassegna Leggermente che si è appena conclusa in città e che aveva, non a caso, come tema guida: il Confine.

E ora, qui, per tutto il mese di aprile, se ne prosegue il pensiero, la riflessione.
L’idea di stare sul confine, di oltrepassare questo sbarramento da una parte all’altra. Perché questa osmosi crea ricchezza. Ricchezza nelle persone, crea ricchezza a livello sociale, e crea anche ricchezza a livello culturale ed economico.
Le frontiere da abbattere, reatano e sono quelle nella mente dell’uomo.
Il sogno di uno spazio totalmente attraversabile, senza confini, oggi è un’utopia. Ma l’arte ha anche il compito di aprire varchi, delineare scenari futuri, superare frontiere, generare e coltivare utopie… con lo sguardo rivolto all’orizzonte, che è ben più di un confine.

Gli orari della Mostra “ArteMigrante”Alla Torre Viscontea sono:
Martedi e mercoledi 9.30-14
Giovedi, Venerdi, Sabato e Domenica 15 -18
Chiuso tutti i Lunedì e Pasqua
Apertura straordinaria Lunedì 17 aprile e Martedì25 aprile

a forza di essere vento