Khorakhanè

a forza di essere vento
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IL POTERE E’ DIABOLICO

gennaio 27, 2012 By: ugomoi Category: Politica & Balle

Il Potere è diabolico. Fate attenzione, seguite una breve metafora. Un Padrone deve, per necessità di profitto, sfruttare ignobilmente i suoi lavoratori, ma sa che in tal modo essi potrebbero ribellarsi sentendosi oppressi. Allora che fa? Li maltratta per anni fino all’orrore, li schiavizza senza pietà, li tortura, li riduce alla disperazione. Quando la situazione arriva al limite dell’umana sopportazione, quando è sul punto di esplodere in rivolta, il Padrone cessa l’orrore e concede a quei lavoratori il minimo di sopravvivenza, qualche diritto, un poco di cibo in più, e dichiara l’avvento di una ‘nuova’ era. I lavoratori si sentiranno liberati, accoglieranno quella ‘nuova’ era come una salvezza. Non si rendono conto che ora sono semplicemente passati dall’orrore, all’essere sfruttati ignobilmente (che era la mira originaria del Padrone), e vivranno come se avessero fatto una grande conquista di libertà.

In altre parole, il Potere li ha fregati.

E’ quello che sta accadendo a noi ora (e che hanno accettato i sindacati nel lavoro, i cittadini nei ritmi di vita, i pacifisti con le guerre, gli attivisti con le loro ‘conquiste’…). Il Potere, che oggi ci fa vivere sotto l’Orrore, ci permetterà  domani l’avvento dello Schifo sotto cui controllarci e sfruttarci (che era la mira originaria del Potere), e noi grideremo alla liberazione! Dai che domani magari ce la facciamo ad avere Bersani o Di Pietro!, che daranno ai precari un mezzo diritto in più! che ci lasceranno 50 euro in più nella pensione! Finalmente! Dai che ce la facciamo!…

Ma saremo sempre dentro quella maledetta gabbia da polli puzzolente, e non ce ne renderemo conto. Così è stato oggi negli USA con Bush e Obama.

Obama sta facendo schifo,  sta cioè proseguendo tutte le politiche d’interesse del big business, ma tutti crediamo alla liberazione perché è finito l’Orrore! ForzaMontezemolo! ForzaDella Valle! Ci serve un nuovo Padrone in politica. Come si spiega altrimenti l’applausometro a mille a chi ha sempre vinto tutte, tutte, le elezioni dal dopoguerra a oggi?

OI DIALOGOI puntata tre: Vanità

gennaio 25, 2012 By: ugomoi Category: Senza categoria

Grande concordia sottocosta stasera fra gli amabili conversatori nella sala d’aspetto dello strizzacervelli, poiché si parla di…
vanità

“Una cosa divertente che non farà mai più” – cita sibillino Aldo.

“Intende l’inchino? – arguisce perspicace Astolfo – Beh, avessero letto prima Wallace, anche parecchi turisti si sarebbero risparmiata una serataccia”

“Nemmeno io sono mai stato in crociera – dice Aleardo – ma vedendo le immagini dei passeggeri che fanno il ‘trenino’ fra i tavoli del ristorante ho pensato che, piuttosto che passare una settimana così, preferisco andare a lavorare.”

“Certo che, a parte le conseguenze penali, uno sputtanamento così di dimensioni planetarie non si ricordava da tempo… “- aggiunge Aldo.

“Se lo merita- afferma netto Ascanio citando a sua volta quel tale – noi non abbiamo riguardi, non te attendiamo da voi; quando verrà il nostro turno…”

“Che goduria- concorda Astolfo allentando il nodo della cravatta – vedere uno sbruffone sputtanato, colpito proprio al cuore del suo super ego: una fantastica lezione, un monito per tutti gli arroganti, i palloni gonfiati. Sono migliaia gli Schettino che siedono ai posti di comando, non solo in Italia, ‘in virtù’ di raccomandazioni, nepotismi, clientele, corruttele, e che ‘in virtù’ delle loro incapacità e incompetenze determinano disastri anche maggiori di questo consumatosi in poche ore. Disastri diluiti negli anni i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: erosione dei redditi, ingiustizie, disagi, miseria, fame, morte”

“Spiace per le vittime- osserva Alice pulendosi gli occhiali- però, che soddisfazione vedere anche quel condominio pacchiano imbottito di lusso superfluo affondato, distrutto. Una sorta di metaforico presagio circa l’imminente sorte del rutilante mondo consumistico…”

“Già io mi chiedo cosa spinge una persona matura a voler fare il comandante. – si interroga Aleardo -  Cosa poi possa spingerlo a fare lo smargiasso, a strafare correndo rischi assurdi, accettando sfide deliranti. Che vuoto deve avere dentro?

“Niente di nuovo sotto il sole – spiega Alfio, sagrista sotto terapia (intensiva) – Vanitas vanitatum et omnia vanitas. Ecclesiaste.”

“La stessa vanità che spinge uno stimato professore di economia a cacciarsi nei guai. – prosegue Aldo – Tutto per sfoggiare lo smoking dal palco reale alla prima della Scala.”

“Tutto per fare a gara fra chi ce l’ha più lungo – chiosa femministicamente Alice – tutto per il solito complesso competitivo fra maschi.”

“Ma che c’entra il genere, il comando non ha genere… dove vado a incominciare? – si scalda Ascanio – Golda Meir, Thatcher, Albright, Rice, Lagarde, Merkel, Fornero …altro che quote rosa; per arrivare a quei livelli devono essere stronze come uomini.”

“Citando Conrad, che citava il bardo, direi: la maturità è tutto. – filosofeggia Astolfo- Una società matura non avrebbe alcun bisogno di comandanti  né di obbedienti, poiché una persona matura non ha alcuna voglia di comandare né di obbedire.”

Queste dunque le riflessioni che circolano ultimamente fra gli italiani più psicolabili.

Pococurante VM

STATISTICAMENTE una presa per i fondelli

gennaio 22, 2012 By: ugomoi Category: Lecco

E’ stata pubblicata lunedì 16 gennaio dal Sole 24 ore l’annuale classifica “Governance poll 2011” sul gradimento degli amministratori italiani dei capoluoghi di Provincia. Quindi anche per quello di Lecco, Brivio.

A livello locale, ognuno, stampa, partiti politici e amministratori stessi han deciso di interpretare i dati come meglio gli conveniva.
Per interesse, per comodità, per negligenza.
I risultati, come tutti i sondaggi, sono opinabili e vanno presi per tali. Invece giù applausi e esaltazioni, titoloni e riporto di dichiarazioni farlocche.

Per limitarci al nostro territorio la classifica registra un aumento del consenso del Sindaco Brivio, salito al 53%.
Un incremento rispetto alla classifica dello scorso anno del 1,5%. Più 2,8 punti percentuali rispetto alle elezioni amministrative. Arrivando alla 51a posizione su 106 sindaci.

Da qui abbiamo assistito ad una girandola di commenti, interventi, note di partito  da spavento.
Dapprima una nota del segretario del Pd cittadino Mario Tavola (quello già impresentabile sul Testamento Biologico) che recita testuali parole: “questo risultato è la prova concreta che il lavoro dell’Amministrazione Brivio è apprezzato e compreso”.

Abbiamo sentito il Sindaco di Lecco, tronfio affrettarsi a dichiarare: “L’impegno quotidiano ha pagato”.
E, addirittura lapidario, ad un salto mortale: “…Mi fa piacere sul piano personale che anche cittadini che due anni fa non hanno votato questa amministrazione ci stiano dando fiducia offrendoci un motivo per fare ancora meglio.”

Abbiamo letto dalla stampa titoli a tutta pagina perentori della stessa specie e ripetute sottolineature negli articoli dello stesso tenore: “quasi un plebiscito per Brivio” “un risultato che sa di vero successo” “particolare stima”. (La Provincia di Lecco martedi 17/1- Maura Galli)

ma poiché i sondaggi sono numeri statistici andiamo a fare della semplice aritmetica e vedremo che – insomma – le cose forse cambiano.

Nel caso del Governance Poll 2011, è che, per il sindaco Brivio, non ci sono variazioni significative del consenso rispetto allo scorso anno.

Nessuno che dice, infatti, che le percentuali di consenso sono stime basate su un campione di 600 individui (intorno all’1,5% dei circa 39000 maggiorenni residenti nel comune di Lecco) e, soprattutto, che queste stime hanno un margine d’errore di ben il 4%.
Già il 4%.

Questo significa che la “reale” percentuale di consensi per il sindaco Brivio non è esattamente del 53%, ma si trova tra il 49% (53%-4%) e il 57% (53%+4%).

Di conseguenza, non si può affermare che ci sia stato un aumento del consenso rispetto al 51.5% dell’anno precedente. E anzi, paradossalmente, non si può escludere che il Sindaco abbia, dallo scorso anno, perso consensi.

Lo zerbino della stampa verso il potere è talmente pacchiano che spaventa per la sua grossolanità.

Prima vedere moneta, poi dare cammello

gennaio 18, 2012 By: ugomoi Category: Lavoro

Leggo sulla stampa locale che anche gli industriali lecchesi, con una folta delegazione, hanno partecipato entusiasti all’Assemblea nazionale dove hanno potuto sentire la loro Presidente Emma Marcegaglia aprire i lavori con una sentita relazione davanti al Presidente della Repubblica ed altre centinaia di iscritti, questa volta più dignitosamente composti che la settimana scorsa a Bergamo dove, altrettanto entusiasti, applaudirono il vertice della Thyessen malgrado la sentenza storica di condanna per omicidio di operai a scopo di profitto.

Una Relazione, quella della Presidente Marcegaglia, che ha messo lucidamente un dito nella piaga di quest’Italia così malandata: “Il Paese arretra, abbiamo perso 10 anni” e ancora, ferma con lo sguardo diretto alla platea e alle autorità: L’Italia “ha già vissuto il suo decennio perduto” in termini di “minore competitività” e di “mancata crescita”. Ora “dobbiamo muoverci in fretta. Il tempo è un fattore discriminante”.

Un impegno e monito che ha trovato sponda anche nel Ministro del (non) Lavoro Sacconi con la proposta di costruire un nuovo Statuto dei lavori. E, facendo l’occhiolino ad una parte dell’opposizione parlamentare, ha ricordato che: “Ci sono proposte di una parte riformista dell’opposizione su uno schema di riforma complessiva che considera anche la flessibilità in uscita”.

Per finire, certamente tra gli applausi convinti anche della delegazione lecchese, un messaggio benaugurante e di fiducia per la classe lavoratrice: “Queste proposte hanno in comune il riequilibrio delle tutele tra i lavoratori troppo garantiti e i giovani dal futuro sospeso. Occorre proteggere i lavoratori dalla perdita di reddito, non dalla perdita del posto di lavoro.

Nell’apprezzare personalmente questo slancio di responsabilità, tramite gli Industriali lecchesi vorrei far giungere alla signora Marcegaglia questa mia, maturata appena sentite le sue dichiarazioni: “Vedi che piano piano la Emma viene sulle nostre posizioni: “occorre proteggere i lavoratori dalla perdita di reddito, non dalla perdita del posto di lavoro”. D’accordo, lasciateci a casa e mandateci lo stipendio a domicilio. Anzi, in ordine cronologico prima si fa una legge per il reddito di cittadinanza e poi sulla flessibilità in uscita. Prima vedere moneta, poi dare cammello.

Certo di trovare una sponda responsabile e coerente lascio anche il mio recapito postale

Paolo Trezzi viale Turati 71, Lecco.

OI DIALOGOI puntata due: Intoccabili

gennaio 15, 2012 By: ugomoi Category: OI DIALOGOI

Stasera al terminal 2, in un contesto di insofferenza e livore si parla di…
intoccabili

“E’ un’indecenza – sbotta Renato griffato dalla testa al trolley, ultimo della fila – in quaranta minuti sono passati solo tre taxi e c’è una fila di venti persone! Solo oggi pomeriggio ero a Londra e mi sembrava di stare su un altro pianeta, ma si vede che lì è passata la Thatcher…”

“Oh beh, lì sì” dice Roffredo, diciannovesimo della fila, fissando il suo rolex con cassa in acciaio Oyster, 40 mm, movimento meccanico, a carica automatico, cronografo.

“Questi tassisti la devono capire che oramai non ci sono più intoccabili – osserva Rachele, sedicesima della fila in fremente attesa di tornare a casa dopo volo transoceanico – è ora di finirla con queste caste di privilegiati. Meno male che questo governo sta mettendo mano…”

“Eh già – interrompe ironico Ruggero, quindicesimo della fila – meno male, se no S&P ci declassava…”

“Che ha, nostalgia del governo precedente?” – si inalbera Rachele.

“Niente affatto – risponde calmo Ruggero – osservo che gli intoccabili ci sono ancora, basta pensare agli onorevoli camorristi…”

“In una democrazia il voto del parlamento va comunque rispettato” – precisa Renato, il griffato.

“In una democrazia il voto referendario, per es. sull’acqua, invece non va rispettato” – ironizza di nuovo Ruggero.

“Insomma, lo sa o no che c’è la crisi? – si scalda Rachele – E’ ora di dare una scossa all’economia, basta con questi monopoli, pubblici e privati! Torno or ora da Chicago e le assicuro che le liberalizzazioni sono l’unica via per…”

“Basta con questi intoccabili, è una questione di equità” – chiosa Roffredo fissando il suo iphone4, display 3,5 pollici, connettività edge, gprs, hsdpa, hsupa, bluetooth.

“Quando i nodi vengono al pettine – spiega paziente Ruggero
- e la crisi, quella vera, minaccia di toccare realmente gli intoccabili, la mossa disperata che si può azzardare è quella di scatenare la classica guerra fra poveri. Additare categorie, che certamente avranno dei piccoli privilegi, come agnello sacrificale, capro espiatorio per la salvezza dei veri intoccabili. Toccare i finti intoccabili per non toccare i veri intoccabili, non so se mi spiego.”

“E chi sarebbe questi veri intoccabili, sentiamo” – si spazientisce Renato, il griffato.

“E’ facile riconoscerli – risponde Ruggero – se vi capita di guardare la tv (eh, lo so che vi capita) non fissate il centro dello schermo, ovvero ciò che vi vogliono far vedere, ma guardate ai lati. Non per pochi secondi, ma per lunghi minuti. E’ molto istruttivo ciò che avviene ai lati e sullo sfondo. Per es. mi sono ormai molto familiari i volti degli agenti in borghese di scorta. Quando vedete una scorta, e persone che pendono dalle labbra, che annuiscono, che ammiccano… ecco tornate a fissare il centro dello schermo e vedrete un intoccabile. Sono loro che vanno toccati. Fisicamente. Con una vigorosa stretta di mano, con un’amichevole pacca sulla spalla, naturalmente…” conclude beffardo Ruggero.

“O ingenuo, i veri intoccabili non compaiono in tv. Tuttavia anch’io ritengo doveroso cercarli e cercare di toccarli. Fisicamente.” – chiude serio la discussione Rufo, ultimo arrivato ad allungare la fila.

Queste dunque le speculazioni filosofiche degli italiani smarriti, sperduti, negletti.

Pococurante VM

LA MARCIA DURA UN GIORNO SOLO, LE CONSEGUENZE DELLE SCELTE?

gennaio 14, 2012 By: ugomoi Category: Guerre, Lecco

E’ stata una bella marcia della pace.
Colorata, numerosa, giovane. Così l’ho vista oggi dal balcone di casa verso la chiesa dei Cappuccini.

Tanti gruppi, tanti oratori, con striscioni pieni di speranza, pace e giustizia.
E sebbene la gente in generale non è sede di ogni virtù, e la gente di questo paese in particolare non gode di un curriculum politico e civile tale da farcela considerare sicuro strumento di redenzione, speriamo che questo afflato di giustizia sia un seme di cambiamento.

Perché pensare e vedere che in questa marcia di Pace e giustizia, soprattutto in prima fila, non come lampadieri di umanità ma come generali in testa al proprio esercito, c’erano politici, istituzioni e autorità che fino a pochi mesi fa (e ancora oggi) consideravano inevitabile e giusto, bombardare (in silenzio) i libici per liberarli da Gheddafi o sterminare afghani per liberarli dagli stessi afghani, nonché sodali e solidali con parlamentari e partiti che hanno votato a favore di bombardieri e guerre, stringe un poco il cuore. Disorienta un poco.

Nell’attesa che i politici aprano gli occhi il mio tifo è tutto per quella moltitudine di persone, giovani o meno che erano in marcia mal guidate, mal precedute, da questi professionisti della passerella, della sfilata, dall’anomala declinazione di Giustizia in giustizieri.
(Qualche riciclato alfiere dell’intervento armato in Libia, per non parlare della campagna “Oil for Democracy” direzione Kabul, non dovrebbe essere sfuggito infatti neppure al più distratto).

Un tifo che chieda quindi atti concreti, visibili, misurabili, rapidi a politici, autorità, chiesa.
Che chieda finalmente giustizia sociale e voti conseguenti, che chieda rispetto del territorio e del paesaggio, dei beni comuni e della libertà delle persone. Che chieda minori spese militari e basta guerre, anche quelle mascherate da missioni umanitarie.
Che chieda verità e giustizia, trasparenza negli atti, chiarezza nelle parole e coerenza nelle azioni.

Perché o si “marcia” tutti i giorni o non si marcia mai. Tanto più se i politici e autorità che ce lo chiedono sono tutt’altro che pecorelle smarrite.
Altrimenti, mi sia permesso,  tutta quella gente che era in marcia era solo la legittimazione per cui quelli davanti stanno davanti e continueranno a prendere in giro i cittadini.