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ELUANA: PER NON PIANTARE UN ALTRO CHIODO SULLA CROCE DI PAPÀ ENGLARO

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Come hanno riportato i giornali è andato in scena sabato il rituale annuale che i “padroni” della morale chiamano “la giornata degli stati vegetativi (pro-life).” 
Il 9 febbraio, perché è la stessa data in cui morì Eluana Englaro.

Dolente da guardare ma pure assai istruttivo.
Gli integralisti da volantinaggio che fanno i gradassi sulla vita e sulla morte (degli altri), ci danno preciso il ritratto di quel che sono, e di come vorrebbero questo Paese: arretratezza, malafede e dogma.

Falsa coscienza, ma vera cattiveria.

Non ce n’è uno, di questi soldatini della fede, che piantando un altro chiodo sulla croce di papà Englaro non gli dica “poverino”, “gli siamo vicini”. E giù un altro chiodo. Ma poi si svelano. Dicono, come ha detto il loro coordinatore della manifestazione lecchese, Giorgio Celsi, che Eluana è stata ammazzata.
Che Eluana voleva vivere. Che se fosse rimasta dalle suore sarebbe ancora viva e magari avrebbe potuto addirittura svegliarsi.

Una violenza e falsa testimonianza da rimanerci ogni volta male.
Perché è proprio sull’odio per chi reclama diritti che gli integralisti religiosi di pronto intervento sguainano la spada.

Eluana è stato un puledro di libertà ed il Padre ha combattuto, alla luce del sole, non contro qualcuno ma solo per Eluana. Ha chiesto solo la libertà, il diritto, di scelta per lei, non l’obbligo per tutti e su tutti a mettere fine alla sua non vita.

la Lombardia da bere non ha nemmeno i bicchieri

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Diciamocelo tra noi. Zitti zitti, quatti quatti, ma diciamocelo: la Lombardia e il nord sono la dimostrazione palese, mica il sud, che siamo un Paese incapace di avere un futuro. Insieme a un presente di credibilità.

La Lombardia produce il 22% del Pil nazionale. Ogni anno, da anni. Ogni politico, anche solo in questi vent’anni, ha riempito il tempo di promesse, potere, chiacchiere. E di tasse locali. A farlo è stato soprattutto chi si è riempito bocca e campagne elettorali, di federalismo. Oggi siamo ancora qua.

Erano scesi a Roma per comprarsela, per trasformare l’Italia nella Lombardia, nel teatro dell’efficienza, è andata a finire che il teatrino ha scritturato anche loro. Attori pessimi tra pessimi attori.

Vengon giù 3 centimetri di neve e i treni si perdono in binari fantasma, ritardi ciclopici e cancellazioni. Non nevica per nulla e i treni si perdono lo stesso, tra ritardi e cancellazioni quotidiane

Crollano cavalcavia, quello a Annone nell’autunno 2016, per ricostruirlo, 40 metri non 40 km, se va bene posticipo dopo posticipo, servon ancora mesi. Dopo oltre due anni.

La LC-BG è, da 18 anni, una voragine di carte e blocchi più che il tunnel per sostenere una delle prime 5 strade per traffico d’Italia. Costi lievitati a 118 milioni di euro, che non ci sono. E se ci sono non si sa chi deve metterceli.

Per le visite mediche ci vogliono mesi e anche anni, però se paghi, te la facevano anche ieri. Ospedali neurologici che han ascensori dove non ci entran le carrozzine. Tessere sanitarie con mesi e mesi per il rilascio.

Uffici e Enti pubblici che non si parlano e così è il cittadino che deve sobbarcarsi la spola.

Però siamo quelli che si esaltano per il Bosco verticale e la Milano da bere. Ma non ci incazziamo mai abbastanza per tutto quello sopra e per le scuole che rischiano di cadere e gli stabili mai finiti o abbandonati.

Votiamo chi regala i soldi per i condoni, chi se li mette in tasca, chi abbassa le tasse ai ricchi e butta soldi per tener la gente sul divano.

Siamo nella laboriosa Brianza, locomotiva dell’Italia, dove a fianco di ogni villetta c’è un capannone e in ogni Comune c’è almeno uno sportello bancario e ci dicono dal Governo che siam pronti per il boom economico, per l’Italia da bere, ma qui non si trovano nemmeno i bicchieri.
Non perché c’è la burocrazia, ma perché manca il senso civico.

QUELLE LORO E QUINDI ANCHE NOSTRE STORIE

fascismo baniIeri sera, insieme ad altri, per la Giornata della Memoria, dopo la posa delle Pietre d’inciampo alla mattina ad Acquate a ricordo di Pietro e Lino Ciceri, ho assistito ad un convincente reading musicale in sala don Ticoczzi, a cura di Federico Bario.
Ognuno di noi, con il suo volto e le sue esperienze, nuovo a questi temi o consapevole da tempo, ne è uscito arricchito.

Ne sono convinto.

Dalla serata ci si è portati a casa la memoria per ricordare e elementi in più per capire. Incontri così sono necessari, oggi, perché il fine è capire non solo ricordare.

Capire che dietro quei nomi che ieri sono stati citati, quelle loro e quindi nostre storie, non ci sono palcoscenici e sipari che finito si chiudono, ma ci sono volti e vite che, sovrapponibili, dobbiamo portare dentro per vederle ancora adesso, nel quotidiano del nostro tempo.
L’Assedio di Sarajevo, il Ghetto di Varsavia, il Rwanda, Portopalo ect ect,
Perché la Giornata della Memoria non sono solo giornate.

PS: venerdì 8 febbraio per “Il Percorso della Memoria”  all’Istituto Musicale Zelioli dalle 17.30

sempre Federico Bario in “Leggere in Ebraico” e Concerto “Dio delle Ceneri – la voce dei sommersi

“Crotto del Brick”: spazi vuoti e occupazione

nasce-villa-brick-anarchica-1Leggo dall‘articolo di cronaca di oggi, dell’avvenuto sgombero del Crotto del Brick”, da un paio di mesi occupato, in maniera non concordata, da un gruppo di militanti anarchici.

Ora qui non voglio soffermarmi sulla condivisione o meno di entrambi gli interventi. Quello dell’occupazione dei ragazzi né dello sgombero delle Forze dell’Ordine.

Credo sia invece utile andare al cuore del tempo e quindi a un passaggio dell’articolo.

Questo: “Abbiamo occupato – avevano spiegato in un volantino – per riempire questi spazi vuoti con socialità, condivisione e nuove sperimentazioni di rapporti umani liberi e orizzontali, senza gerarchie e autorità. Lasciare all’abbandono uno spazio (…) , lo riteniamo un insulto a quanti non hanno un tetto sulla testa o che faticano a sopravvivere con affitti da record (…)  Non chiederemo il permesso a nessuno per far rivivere un posto morto da decenni”

Mi sembra questa un’attenzione che i ragazzi anarchici ci offrono e che ci interroga.

Spero che singolarmente e poi assieme, cittadini,  Istituzioni, intellettuali, mondo associativo, colgano questa occasione e aprano una riflessione pubblica perché a me pare evidente che, anche se ci crediamo assolti siamo lo stesso coinvolti.

M5S E IL LORO FANCIULLESCO PRIMA E DOPO LE ELEZIONI

citterioLa recidiva “fanciullesca inconsapevolezza” del M5S, prima o poi dovrà essere letta per quello che è: una presa in giro e strumentalizzazione dei cittadini.

Prima di farsi eleggere riempivano post e piazze con onestà, cambiamento ed epiteti a tutti: avversari, giornalisti, Capo dello Stato. ect.
Prima era: “le tasse si pagano sempre. Oggi fanno condoni. Prima era: “chi più guadagna più deve contribuire”. Oggi fanno la flat-tax per i ricchi. Prima era: “la stampa deve essere il cane da guardia del potere”.Oggi la imbavagliano.  Prima era:“NoIlva“, “NoTap, “NoVax”, NoF35”.Oggi siIlva, siTap, siVax, siF35. Prima era:“Trasparenza, streeming, uno vale uno” Oggi votano al buio, non c’è mezza diretta web e mettono la Fiducia. Prima era: “fuori i partiti dalla Rai”. Oggi si son presi tutti i posti. Prima era: “i migranti in Libia muoiono torturati, aprite i porti”. Oggi li rimandano in Libia e chiudono i porti. Prima era: “via i ministri e parlamentari indagati”. Oggi ne son pieni e fan quadrato. Prima era: “via le accise sulla Benzina”. Oggi aumentano le tasse. Prima era “non si salvano le Banche”. Oggi han salvato Carige.

Pazzesco, son bastati pochi mesi e l’idea stessa della Legge e degli impegni presi, è diventata per i grillini, pieghevole come un paletto da slalom.

Quando non contava nulla eran duri e puri, oggi che dalle parole servono i fatti siamo all’inverosimile sbraco.

Un movimento che gridava onestà, che faceva promesse a parole oggi non è minimamente in grado e interessato. Non ce n’è uno di grillino che dice scusate:  Pensavamo bastasse promettere, mica farlo.

Non è fanciullesca inconsapevolezza. È stata una presa in giro dei cittadini. Usati per il potere

IL GUSTO DI PEDALARE A VUOTO CONTRO LECCO.

 

Caro Direttore de La Provincia, volevo farvi dei semplici ringraziamenti per l’articolo sul Festival e.bike delle biciclette elettriche che si trasferisce a Bergamo, dopo un lustro a Lecco dove è nato ed è potuto crescere.

Il grazie non tanto e prioritariamente perché avete difeso Lecco, (un po’ di sano campanilismo non farebbe certo nemmeno male) ma perché avete fatto quello che banalmente ci si aspetta da un giornale: andare alle fonti e verificare la notizia. Facendo questo, come conseguenza e non come fine, avete (anche) difeso la Città.

Lo scrivo perché sulla stessa notizia, questa appunto del Festival delle e.bike, non è stato così da altre parti e tantomeno sui social.

Questo altrove ha messo in moto, sui gruppi social senza freni, una discesa a capofitto di commenti e accuse con curve e volate preconfezionate, utili solo a perpetuare un pretesto di traguardo dopato: accusare la Città e l’Amministrazione.

Andiamo dai capitani turistici, come l’(ex) politico Fabio Dadati che, seppur pacatamente insinua e accusa la Città di aver perso questo Festival non possiamo perdere manifestazioni importanti di carattere internazionale” Se non possiamo perderlo, chi l’ha perso? Di chi sarà la colpa?

A ruota e a volte pure prima, più scompostamente è un attimo leggere commenti tipo “grazie Brivio”, “questa Giunta sta spegnendo Lecco”, addirittura c’è chi scrive pedalando faticosamente in salita che la colpa è “perché ci sono le righe della ztl in via Cavour”. E si potrebbe proseguire.

Poi, e torno all’origine di questa lettera, se si ha la serietà di andare alla fonte, o almeno porsi il dubbio, si legge, grazie a voi, che invece è stata una scelta imprenditoriale, degli organizzatori: “il pubblico lecchese aveva già conosciuto l’evento e gli espositori volevano promuovere le loro attività altrove. Per ampliare la loro proposta ad altri territori”. E ancora: “con Lecco ci siamo trovati molto bene e la Giunta del Comune ci ha sempre supportati attivamente nell’organizzazione dell’evento. Non abbiamo mai avuto motivo di critica verso l’Amministrazione ne abbiamo ricevute da parte loro”.

A volte è così semplice uscire dal gruppo. Un gruppo che preferisce pedalare a vuoto contro Lecco che non alza lo sguardo dai propri pedali, che si accontenta di piccoli strilli e sgonfi sfoghi, lasciando al sostegno il lustro delle occasioni speciali che però non ci aggradano mai se non sono le nostre.

Grazie ancora, quindi, direttore.

Paolo Trezzi

a forza di essere vento