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UN FRAGOROSO SILENZIO (LECCO-ROMA)

1893-opere-citta-di-roma-obbligazione-687x1024L’avete sentito anche voi il fragoroso silenzio del consigliere comunale grillino Riva e della leghista Bettega sul trasferimento del debito, di oltre 12 miliardi – 12 miliardi!! – del Comune di Roma ora in capo allo Stato, ossia a tutti noi, noi anche lecchesi per intenderci, un debito, che la Sindaca Raggi aveva promesso di “rimodulare”, e che invece, zitti zitti, grillini e leghisti (che quando faceva comodo eran quelli del Roma ladrona) ora ci hanno addossato a tutti noi?
Un regalo da ridare in 30anni, senza interessi.
12 miliardi son mezza finanziaria, ben più di quanto serve per far la Tav, e 100volte più di tutte le infrastrutture che servon qui, anche quelle che ancora non vi vengono in mente.
Immaginate quante cose si potevan fare e non si faranno, perchè questi soldi il Governo li ha dati, subito e gratis al Comune amico di Roma.
Una vergogna etica, contabile e educativa.
Gli impegni si rispettano e invece così i conti non tornano e si insegna che puoi anche non pagare, tanto c’è sempre qualcuno, qualcun altro, che poi arriva e paga. Così ricominci.
L’avete sentito il fragoroso silenzio del grillino Riva e della leghista Bettega?
Dico questo perché entrambi, così di fretta da prender abbagli, ad ottobre 2017 insultarono Giunta e l’allora Assessora al Bilancio Mazzoleni, perché approvarono una Delibera che prendeva atto che il Governo non avrebbe pagato tutti i costi sostenuti dal Comune per la sistemazione del Tribunale. Quei soldi, come ebbe modo di spiegargli anche il segretario generale non erano dovuti ai lecchesi, sarebbe stata cosa buona, giusta e auspicabile averli, ma non era automatico.
La Legge, non le chiacchiere, diceva questo.
Ma faceva comodo ingannare i cittadini per un po’ di campagna elettorale.
Ed oggi la Roma ladrona, i soldi degli italiani, puff, tutti in silenzio, di nascosto, manco un post, manco un chiedere scusa ai lecchesi.
Qui il rapporto costi/benefici non serve più

TAGLIARE I FONDI SU INFORTUNI E SICUREZZA DEL LAVORO E’ PERICOLOSO

FB_IMG_15542380260733763Mi chiedo: viene prima l’imprenditore o il cittadino?

Me lo chiedo perché il vice-premier Di Maio invita tutti, ma soprattutto imprese e imprenditori a festeggiare per l’entrata in vigore, da ieri, delle nuove tariffe Inail, più basse del 30%. Per la prima volta dare lavoro in Italia costerà meno, twitta.

Non è allarmante che un Ministro del Lavoro si autocompiaccia e chieda euforia per aver ridotto i contributi relativi all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, in un Paese, come l’Italia, dove in media abbiamo tre morti al giorno sui luoghi di lavoro? Le vite dei lavoratori chiamate “costo del lavoro” non è troppo anche per gli imprenditori? Perché qui non è nemmeno una diminuzione dei contributi per le sole aziende che dimostrano di aver investito sulla sicurezza. E’ un fare sconti a tutti. Quindi tutt’altro che da festeggiare, perché in un disinvestimento nella sicurezza i diritti diminuiscono per definizione. Chi è quel cittadino – e mi auguro quell’imprenditore – che, tutt’altro che propenso a festeggiare, non si indigna per una riduzione dei diritti dei lavoratori?

L’Inail non è solo un Ente assicurativo, ma anche di promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro, di ricerca in materia di prevenzione, sperimentazione, formazione e informazione. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che dal 2010, ha assunto le funzioni che appartenevano all’Ispesl (l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro), che sciaguratamente il governo Berlusconi ha soppresso.

Tagliare il costo del lavoro per mezzo della riduzione delle tariffe Inail a carico delle imprese, significa, pertanto, e va detto con forza, disinvestire in sicurezza lavoro considerata, quindi, da questo Governo, un costo. Come da peggiore visione padronale dell’ottocento.

Il taglio costerà alle casse dell’INAIL circa 1,7 miliardi nei suoi primi tre anni di applicazione. Inoltre, non bastasse, questo Governo ha già tagliato oltre 400 milioni di euro alla stessa Inail per progetti di investimento e formazione e reso più difficile l’ottenimento dei risarcimenti ai lavoratori in caso di infortunio.

I lavoratori morti sul lavoro e di lavoro, infortunati e malati non accennano a diminuire, però, va bè, Di Maio, si vanta di aver ridotto le tariffe del 30% e chiede applausi. Poi magari, qua a Lecco quelli del M5S fanno ipocrite lotte per la salute e la sicurezza contro il teleriscaldamento.

M5S IL PARTITO CHE NELLA REALTA’ NON C’E’

quarto-stato-di-spalleE ancora una volta questa famosa antipolitica si manifesta in tutta la sua oggettiva pochezza proprio con chi con questa antipolitica ci ha fatto carriera e fortuna.

Disvelando che nemmeno dopo diversi anni, ossia senza più alibi, c’è un vero radicamento, c’è una vera militanza attiva nel M5S. Quando c’è da scegliere il candidato in carne e ossa, non solo un facile simbolo alimentato dal marketing e dagli slogan, puff!! Il M5S si ritira più che le acque del lago di Como.

Ennesima riprova la votazione dell’altro ieri per scegliere la prima rosa di candidati alle prossime elezioni europee di maggio. Quasi 3000 autocandidature, 100.000 aventi diritto di voto, nemmeno 38000 votanti. Quasi 2/3 non han votato. Tra tutti i candidati han scelto solo i primi 200, i 10 più votati per ogni regione. I voti singoli di questi non sono stati volutamente rivelati ma l’undicesimo (il primo degli esclusi) ha preso mediamente 40/50 voti, in Veneto 135, Emilia 130, Lombardia 125, sebbene ogni iscritto poteva votare fino a 5 nomi. E la chiamano democrazia diretta.

Il candidato della nostra provincia di Lecco, Giovanni Galimberti, pur già consigliere comunale di Molteno, ha preso, arrivando nelle retrovie, solo 43 voti. Più o meno il parentado.

Questa antipolitica che non riesce nemmeno ad autoeleggersi è un aspetto che svela la pochezza del radicamento sul territorio e, nondimeno, la pochezza del valore e del coinvolgimento che il M5S è in grado di attrarre e mettere in campo addirittura tra i propri iscritti. Sbaglia l’evidenza?

Questa antipolitica che si dichiara maggioranza è più un pugnetto di generali per carriera e fortuna, senza esercito. Il consenso farlocco. Togliessero il simbolo questi untori dell’antipolitica non sarebbero votati da nessuno. Anzi anche con il simbolo, se guardiamo le europarlamentarie dell’altro ieri. Un tempo nel PCI c’era la scuola di partito alle Frattocchie, e dovevi fare gavetta e gavetta.
Oggi basta conosce 100 amici e ti ritrovi euro-parlamentare, un gioco come a monopoli, senza passare nemmeno dal via. Più che uno vale uno, qui è vero che uno vale l’altro.

IL CAOS DEL TRAFFICO, le negligenze (di Anas) e le chiacchiere (di Valsecchi) fino al prossimo caos

L’altro ieri è stato, come sappiamo, il delirio per le strade di Lecco, più che altrove. E il perché, è bene dirlo, non è paradossalmente perché ha carambolato un auto nel tunnel, ma perché, anche stavolta, chi preposto non è stato in grado né di coordinare le azioni né di fare tesoro, ed esperienza, del passato e dei disagi precedenti. Sta qui delusione, rabbia, e sconforto.

Non si sta infatti dicendo, e non si vuole dire, che dovevano o anche solo potevano evitare i disagi, ma che potevano certamente limitarli, ridurli. E così non è stato. Così non hanno fatto.

Detto questo credo sia corretto evidenziare due aspetti della vicenda. Le responsabilità degli uni e le chiacchiere di altri. L’accusa di questo caos è stata, soprattutto sui social, tutta immotivatamente rivolta al Comune.

Ma il Piano d’Emergenza dice che è Prefettura, con Polizia stradale a dare il là, e poi l’Anas e Provincia. Il Comune, che non è esente da responsabilità, cosa poteva fare se non è stato avvertito per tempo da Anas, Polizia ect?

Il secondo aspetto, le chiacchiere, è quello che l’Assessore alla viabilità Valsecchi non può però per l’ennesima volta, ogni volta che succede un fatto come questo, ripetere che l’Anas non lo ha avvertito.

Basta. Lo ha detto il 13 ottobre del 2016 dopo il caos di 3giorni per i lavori sul ponte Manzoni Lo ha detto il 6 giugno 2017 dopo il caos per il forte maltempo. Lo ha detto l’11 luglio 2015 per un cantiere il sabato sera in zona Abbadia e galleria S.Martino. Lo ha detto il 26 febbraio 2018 per i lavori sulla Lecco Ballabio. Lo ha ri-detto anche oggi.

Sentire sempre la nenia, infarcita di autoassoluzione, verso la negligenza di Anas è francamente desolante. Basta fare il Jan Palach della carreggiata.  Bisogna ricordargli quello che scrisse a ottobre 2016? Testuali parole: “Ma non finisce qui”. Sia chiaro non verranno più tollerati atteggiamenti superficiali…” Un’altra situazione come quella che si è verificata non solo non verrà tollerata, ma inevitabilmente produrrà conseguenze traumatiche nel rapporto tra ANAS e Comune di Lecco, anche sul piano giuridico e legale”.

Parole al vento. Solo per autoassoluzione. Se come con evidenza sembra non conta nulla, eviti di fare la voce grossa. Deleghi.  Insieme agli onori ci sono anche gli oneri. Uno sconforto. Una slavina di negligenze, scuse e parole. Fino al prossimo caos

GLI SPARI SOPRA NON SONO SOLO PER NOI

armiPossiamo continuare a crederci. Oppure possiamo ricrederci.

Ma, oggettivamente, è socialmente più pericoloso Salvini di un criminale guidatore di autobus. Solo che ci fa più ribrezzo il criminale canonico. È semplicemente una questione dovuta alla parte in cui i due rivolgono la loro arma. Il terrorista islamico crediamo ce l’abbia puntata contro di noi (anche se i primi martiri e vittime del terrorismo islamico sono proprio i musulmani ma fa comodo dimenticarlo). Salvini crediamo che la punta del suo “fucile” non sia rivolta contro di noi.

Mettiamo invece in fila due dati, facciamo un’analisi, guardiamo al di là della propaganda e vedremo che Salvini (e prima ancora l’ex ministro Minniti, perché è vero e perché così evitiamo di dirci dire che l’opposizione fa propaganda) non si fa scrupoli nell’aggravare i rischi del mare per chi prova a venire da questa parte della rapina.

Non ha scrupoli a consegnare a chi, certificato e comprovato, uccide, tortura, violenta e rinchiude i migranti: bambini, uomini e donne, nei lager libici. Solo che ci fa comodo sentirci assolti, non vedere quello che si sa ma non passano in tv e poche volte sui giornali.

È più facile e anche comprensibile, il primo attimo, stare empaticamente con i nostri di figli, i nostri di bimbi sui pullman in gita. Sono sempre gli altri quelli che devono spiegare, giustificarsi, quelli che hanno la lettera scarlatta. Quelli che possono e devono morire. Invece non dovrebbe morire nessuno, forse sarebbe più facile non trovare il colpevole, ma ritrovare noi.

Non è importante ovviamente il nome Salvini o nonno lupo. Non fermiamoci solo al nome, però guardiamo ai fatti e agli argomenti. Vediamo il clima sociale e di precarietà, di insicurezza e disumanità che si sta alimentando e chi lo fa.

Io non voglio dimostrare niente, voglio mostrare tutto.

GUARDIAMO MASTER CHEF MA COMPRIAMO PRECOTTO

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“Ci state rubando il futuro“ è l’accorata ma lucida sintesi del discorso al Vertice per il Clima (COP24), di dicembre a Katowice, di Greta Thunberg, la giovanissima attivista svedese di 16anni, oggi promotrice della #FridaysForFuture, la mobilitazione mondiale per il Clima che venerdì toccherà anche Lecco con protagonisti studenti e studentesse.

Una mobilitazione, un esserci in prima persona, per un progresso che deve farci vivere meglio, non peggio.

Un esserci in prima persona con idee e parole che durano, dureranno ben più del tempo di una manifestazione.

Lungo il filo rosso di una generazione: La terra è di tutti, l’aria è di tutti, l’acqua è di tutti. Mangia pure la tua mela ma non sradicare l’albero; dissetati pure alla fonte ma non avvelenare il pozzo. Respira l’aria sana ma non inquinare il futuro respiro.

Oggi ognuno di noi è informato su dove va il mondo. I media son pieni di immagini e notizie sul clima (degli orsi polari alla deriva sui ghiacci, degli incendi e alluvioni che si susseguono ad ogni cambio di stagione, dei prati senza api, dalle città con un cielo di polveri e orzata).

Produciamo, costruiamo, commerciamo, consumiamo senza interessarci del clima.

Guardiamo Master Chef, ma compriamo precotto.

I giovani più attenti e determinati ci stanno dicendo che così non può andare avanti per molto, che non si faranno rubare il futuro.

I Giovanissimi, coscienti, arrabbiati e determinati di tutto il mondo ci stanno dicendo che solo una cultura del limite e accettazione della sobrietà potrà farci rientrare dentro i confini della sostenibilità.

Non basta un’economia verde, serve una società verde

I giovani che venerdì si prenderanno le strade ci dicono tutto questo, che dobbiamo costruire una umanità cosciente e responsabile delle proprie azioni nell’arco di tutte le sue funzioni vitali, esigenze, pulsioni.

Per un’’idea di società ecologica ed equa, un orizzonte di senso, un “ecologia integrale”, come la chiama Papa Bergoglio e la sua dirompente Enciclica Laudato sì, un mondo con le parole preziose e attuali di Alex Langer di decenni fa: più lento, più profondo, più dolce”.

Una società capace di futuro.

a forza di essere vento