Khorakhanè

a forza di essere vento
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OI DIALOGOI puntata undici: Tasse

maggio 18, 2012 By: ugomoi Category: AVVISO: OI DIALOGOI

Stasera, reduci da inopportuni ponti sinistrorsi che spezzano le piene settimane della piena occupazione, si parla di…

tasse

“Il momento è delicato – fa il verso ad Ammaniti Vinicio – non solo i racconti non fanno vendere, ma quel che è peggio fanno diminuire il gettito fiscale. Ciò vale a maggior ragione per le auto, frigoriferi, abbigliamento, generi alimentari perfino. Il governo dei bocconiani sta scoprendo una sorprendente formula: il rigore dei conti avvita la recessione che a sua volta incide sulle entrate fiscali vanificando il rigore dei conti.”

“Non sono bocconiano e non ho capito – confessa Vitaliano – ma di una cosa sono certo, convinto e ho piena fede: le tasse vanno comunque pagate. Sempre!”

“Giusto – concorda Venanzio – è un dovere morale. Tutti devono pagare le tasse. Tutti! Dall’ultimo degli apprendisti imbianchini al grande industriale. Davanti al fisco siamo tutti uguali.”

“Qui sta l’errore – puntualizza Vinicio –  a parte che nemmeno a norma di Costituzione siamo tutti uguali davanti al fisco (art. 53 relativo alla progressività). A parte che è una bestialità logica pretendere con il medesimo rigore il rilascio dello scontrino da parte del gioielliere come del cosiddetto vu cumprà, la Storia insegna che grandi rivoluzioni hanno preso il via proprio dalla reazione popolare allo strozzinaggio fiscale (es. Boston tea party in America e, in misura minore, la rivolta contro la poll tax che propiziò il declino della Thatcher). Finalmente anche da noi i proletari (sebbene molti nella loro ingenuità si autodefiniscano imprenditori) stanno prendendo coscienza della sproporzione fra quanto richiede loro lo stato borghese e quanto viene restituito in termine di servizi e assistenza (sempre meno, ma detto in english che fa più fico, spending review).”

“Ma se persino un liberista come Ferrara sottolinea l’importanza delle tasse! – si infervora Venanzio – Senza tasse non avremmo strade asfaltate, scuole, ospedali, pensioni…”

“Certo – spiega calmo Vinicio – l’ho vista anch’io la puntata di Radio Londra ancora durante l’assalto all’agenzia delle entrate di Romano di Lombardia. Un’istruttiva prova di disperata difesa del vetusto mezzo-tv contro l’arrembante mezzo-web.; uno scontro che caratterizzerà sempre più il prossimo futuro. Da un lato la voce, sempre meno credibile, del padrone. Dall’altro la voce sempre più tonitruante del popolo. Ferrara è proprio colui che nei fatti contrasta il pagamento delle tasse, il concreto ed effettivo gettito fiscale. Quel pagamento che oltre  a rispondere a criteri di equità e redistribuzione delle risorse non soffocherebbe l’eventuale ripresa (semmai ci sarà e semmai fosse opportuna, ma qui apriremmo un altro capitolo) dei consumi tipo auto, frigo, ecc. Mi riferisco al pagamento della patrimoniale. In definitiva, le tasse (fa anche rima) sono una questione di classe.

“Vedo un rischio insito in questa rivoluzione di natura fiscale – osserva Vera – ovvero che ad essa possano guardare con simpatia quegli spregevoli, squallidi padroncini piccolo borghesi che mirano solo al loro orticello, ‘sempre fissi lì a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto’.  Non vorrei mai trovarmi a fianco una simile feccia umana…”

“Il rischio c’è ed è inevitabile – risponde Vinicio – sicuramente chi evade non per sopravvivere, ma per farsi il suv e la seconda casa in montagna, guarderà con peloso interesse ad ogni rivolta fiscale tentando di infiltrarsi, di approfittarne. Tuttavia non mi sembra un motivo sufficiente per non appoggiarla, per respingerla coi carri armati.  Anche a Budapest nel ’56 qualcuno addusse come giustificazione alla controrivoluzione il fatto che insieme ai rivoltosi di Nagy si infiltrassero i latifondisti, i padroni nostalgici dello status ante socialismo. Anche qui in Italia qualcuno si rese moralmente colpevole del martirio ungherese con quella scusa; il fatto poi che abbia fatto una formidabile carriera politica nonostante quella complicità dovrebbe aprirci gli occhi rispetto alla bontà, opportunità e utilità di questo bel governo del Presidente.

Questi dunque gli insulsi pensierini degli italiani che aprono bocca per darle fiato. Finché di fiato ce n’è, prima che il cappio si stringa.

Pococurante VM

1/2 h SERGIO SEGIO E SABINA ROSSA SULLA CRISI E LA LOTTA ARMATA

maggio 15, 2012 By: ugomoi Category: Senza categoria

MA E’ VERAMENTE EQUITALIA AD ESSERE CATTIVA?

maggio 11, 2012 By: ugomoi Category: Varie & Eventuali

Non vorrei essere cinico mi basta essere impopolare.

Ma cosa chiede alla fine Equitalia con le sue cartelle esattoriali che in questi mesi sembrano il male peggiore dell’Italia? Tanto che populisticamente i Sindaci in crollo di consensi stanno revocandole le convenzioni per l’incasso?

Sono Tasse non pagate. Par di dimenticarsene. Sono consapevole che bisogna distinguere e modulare differentemente le azioni di recupero tra evasori e chi non ce la fa a pagare però, però, sono Tasse (e debiti) non pagate. Tasse non pagate.

I secondi, chi fatica a pagare, devono prendersela con i primi, gli evasori più che con Equitalia. Con Equitalia casomai ce la si prende, in subordine, perché ai primi, gli evasori, ed ai grandi debitori fa condizioni e agevolazioni indecenti pur di portare a casa un po’ del maltolto.

Io resto sempre dell’idea che il denaro non dichiarato, il denaro non giustificato dal reddito e scoperto nei controlli, debba essere requisito totalmente dallo Stato, per la collettività, nella sua interezza non come oggi, invece, che avviene solo per le tasse non pagate e mora.

Senza farne un capo d’accusa o da gogna, è pur vero, va sottolineato, per stare alla cronaca, che restituire per esempio 400 euro al mese per Tasse (o debiti) non pagate di 200.000 euro, che, non va dimenticato  significa ripagare il debito, cioè qualcosa non pagato a suo tempo nei tempi dovuti, è farlo in ben 500 mesi. 42 anni.

Facessero tutti così, (pensiamo solo alle rate dei mutui) cioè decidessero di non pagare quanto dovuto, nei tempi dovuti, crollerebbe tutto. Non Equitalia ma lo Stato. La collettività. Le strade, gli asili, le scuole, gli ospedali, i trasporti, l’assistenza, la ricerca, i servizi. Ben più di adesso.

E si salverebbero solo, indovinate chi?

Invito a pensare anche a questo, non solo a  quanto è brutta e cattiva Equitalia.

LE GOCCE CHE PERDONO DAL RUBINETTO: GLI SPRECHI LOCALI

maggio 08, 2012 By: ugomoi Category: Lecco, Politica & Balle, Proposte Locali

Il Direttore del quotidiano locale La Provincia di Lecco chiede a noi lettori di aiutarlo a segnalare gli sprechi pubblici. Già gli sprechi.

In effetti io non so perché un Prefetto non possa abitare in una casa da 1500 euro al mese, che è già un bell’affitto, e deve andare in una da 8000. Non so perché un Comune debba anticipare i soldi allo Stato per il nuovo Tribunale altrimenti si bloccano i lavori e non possa, con la Tesoreria e le tasse che riscuote per lo Stato compensare questi importi. Non so perché pur trovando giusta questa denuncia degli sprechi dello Stato già solo guardando gli affitti a Lecco per Inps, Prefettura, Ag.Entrate, ect. la trovo una battaglia che cavalca il cavallo sbagliato. Non so perché dovremmo mettere 1000 sforzi su qualcosa di cui non potremo incidere e 0 sforzo su quelli che basta un attimo. Perché so che sarà vero, è vero, che il tribunale “provvisorio” costa 750.000 euri anno di affitto, ma che si fa si chiude? Perché so che sarà vero, è vero, che la sede dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate costano anch’esse una fortuna ma che si fa? Qual’è la soluzione immediata e concreta? Le si chiude, le si trasferisce e dove? Non so invece il motivo perché si lascia cadere nel silenzio lo sforzo nullo che servirebbe per combattere gli sprechi locali da 2000, 5/10.000 euro. Perché so che in realtà sarebbero, sono, facilmente monitorabili e bloccabili, perché lo spreco è anche in un rubinetto che perde una goccia alla volta.

Perché so per certo che dare, per fare un esempio, 4.992 euro all’Ass.ne Equosolidale di Lecco per un mercatino commerciale di due giorni è una goccia che perde dal rubinetto, che dare 14.000 euro alla Comunità del Gaggio, all’anno, per mettere a posto bici che non usa nessuno è un’altra goccia che perde, che spendere 14.640 euro per i biglietti online per un Teatro della Società che si riempie in due giorni è un’altra goccia che perde, che darne 24.000 euro per uno studio marketing turistico ad un professionista di Roma, o gli ennesimi 2.000 euro per i concerti di musica barocca dell’Harmonia Gentium sono altre goccie che perdono, così come 32.000 euro per i vasi illuminati (400 l’uno) del centro sono un’altra goccia, che 5.000 euro per il Festival Commerciale di Immagimondo e 3.324 euro per le 800 magliette del piedibus sono la stessa cosa, che 40.000 euro, all’anno, per il portavoce del Sindaco sono gocce e gocce che perdono dal rubinetto rotto.

Piccole Gocce? Non so… ma se poi anche a causa di queste piccole gocce si taglia la mensa a molti bimbi delle scuole, si tagliano le corse dei bus e si aumentano i biglietti, o si aumenta l’Irpef o l’Imu… Non sono sprechi di stato (locale) questi?

QUI ALCUNI LINK DELLE DELIBERE DEGLI SPRFECHI SOPRACITATI

CI SONO LAVORATORI E LAVORATORI

maggio 07, 2012 By: ugomoi Category: Lavoro, Politica & Balle

Pochi giorni fa, mentre i comuni cittadini finivano di festeggiare la Festa dei Lavoratori, al Senato della Repubblica altri lavoratori si erano messi al lavoro per tutelare a loro volta altri lavoratori ancora. Difficilmente gli ultimi due lavoratori però stavano tutelando i primi. Quelli che avevano finito di festeggiare la Festa dei lavoratori. Almeno nel leggere il resoconto stenografico della seduta, la 717 del 2 maggio (dalla pag 43 alla 46 e poi la sola pag.126 – ultima riga -allegato b). Era in votazione, infatti, un emendamento contro la salvaguardia delle pensioni d’oro dei più alti funzionari di Stato. Un emendamento che chiedeva, con il parere contrario del Governo, di tagliarle, di non votare una loro equiparazione allo stipendio del primo presidente di Cassazione cioè di non farle brillare ancor di più dei loro stipendi.

I supermanager pubblici sono quei funzionari che oggi percepiscono 500.000 euro l’annocome il capo di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate - Attilio Befera, o oltre 1.000.000 euro come quello dell’Inps Antonio Mastropasqua. E Altrettanta volevano percepirla di pensione. Il Governo voleva con questa votazione tutelarli.

Per 18 voti soltanto, almeno per ora, le pensioni d’oro hanno subito una battuta d’arresto. Non è bastato lo sforzo di Maurizio Gasparri del PDL o del senatore Pietro Ichino del PD, lo stesso che promuove e teorizza la precarietà, il superamento del divario tra le generazioni dei padri e dei figli, o i leader Anna Finochiaro e Ignazio Marino del PD.

Lo stop, temporaneo, è passato con 124 voti a favore (Idv; Lega, Pdl e sette senatori del Pd), 94 contrari (Pd e Terzo Polo) e 12 astenuti (qui il resoconto della seduta).
94 senatori si sono arrampicati sugli specchi della decenza, scivolandoci malamente, e per 12 il tema evidentemente, addirittura, non era di loro interesse.

Tra i 94 lavoratori al banco del Senato che si sono dati da fare per mantenere un esoso privilegio per altri lavoratori alla faccia di quegli altri ancora che avevano appena finito di festeggiare la loro Festa c’è il lecchese Antonio Rusconi (pd)

Si dirà che è una votazione che non conta nulla. Ma almeno la dignità. Almeno la decenza quella bisogna metterla ai voti? E’ un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

Non ci sono più i lavoratori di una volta…

(Cercateli in rete)

di Abate Faria

L’ABOLIZIONE DELLA TASSA SUI PASSI CARRAI E’ SOLO FUMO

maggio 04, 2012 By: ugomoi Category: Lecco, Mobilità

La Tassa sui passi carrai tolta dal Comune non solo è una decisione ingiusta ma è pure antieconomico per i lecchesi nel loro insieme.
Uno spot sfruttando chi si fa ingannare dai vetrini colorati. Se si guardasse l’insieme, il quadro generale e non solo il particolare, le cose non sono così positive.

Togliere la Tassa sui Passi carrai è stata una decisione ingiusta perché è un beneficio per alcuni – chi prima pagava – e un danno a tutti gli altri lecchesi – quelli che non hanno un passo carraio – e non beneficiano del servizio.
La Tassa, infatti, non era null’altro che riconoscere un contributo economico alla collettività al fine di poter usufruire, per esclusivi interessi privati – il libero accesso al passo carraio – di uno spazio di tutti, sottratto all’uso comune e pubblico.Una piccola tassa per compensare la sottrazione di suolo pubblico.

E’ poi palesemente sotto gli occhi di ognuno, quotidianamente, che, dove non normato dal Passo carraio, l’ingresso delle abitazioni – vale anche per i negozi – è occupato, invaso, da parcheggi pubblici, gratuiti, a disco, a ticket, rendendo, nei fatti, non agevole – e senz’altro non libero – l’accesso al proprio ingresso.
Se pensiamo poi che il Comune ha aumentato, due volte, il biglietto dei bus e aumenterà Imu/Irpef addirittura più di quanto obbligato dallo Stato, questo spot di togliere la Tassa dei Passi carrai è molto fumo.
Forse al posto di regalare 20 euro ad ognuno dei beneficiari di un passo carraio – che continuano a mantenere il privilegio a gratis – si potevano usare questi soldi, pochi o tanti che fossero, per iniziare ad abbattere almeno un poco le barriere architettoniche per i disabili. Loro, ad oggi, non hanno diritto a nessun passo carraio che gli aiuti a trovar libera e sicura la strada.