AUTUNNI CALDI: LA CODA PER UN LOGO E LA LIBERTÀ:

imageLa cronaca di questo fine settimana narra con enfasi di code inquietanti fuori da negozi per uno speciale arrivo. Il nuovissimo telefonino Iphone 6.
Adunate oceaniche convocate dai tam tam mediatici, che ricordano quelle famigerate di tempi andati. Oppure ricordano le code per il pane di sovietica memoria.
La coda è sempre coda e il fatto di mettersi in fila per cellulari griffati anziché per beni primari ci dovrebbe dire qualcosa sulla dignità di un popolo.
E’ questa la libertà per cui 70anni fa si è combattuto?
Oggi assistiamo allo spettacolo desolante di questa libertà.

Coda chiama coda: 300 telefonini e 650 persone in coda e altre in coda, da ore, per vedere.
“Signora perché è ancora in coda se è la 388esima?”
“Per vedere
”.
Allucinante. Nemmeno Beckett ci sarebbe arrivato.
C’è qualcosa di contorto, di perverso.
Come cittadini democratici, come giornalisti, perché non si sente il dovere di disertare queste adunate oceaniche e di disvelare il fascismo in ogni sua subdola forma?
800-1000 euro (più dello stipendio di un operaio, il doppio di una pensione minima) per un telefonino di cui, per altro, si userà solo il 5-10% della sua capacità e potenzialità, con un sovrapprezzo per il logo – e non per le sue funzioni – da bevitori di favole….

Come si fa a mettere insieme tutta questa gggente?
Quelli delle cianfrusaglie e quelli del pane?
Quelli delle code che comprano “sovrapprezzo” un prodotto dello sfruttamento made in China in centro (e che cambia ogni anno e mezzo) e quelli che vogliono cacciare i venditori di colore sul lungolago con un paio di scarpe che devono durare 20 anni?

SENTINELLE IN PIEDI E BIMBI CON LA TESTA

imageSta diventando un rituale abbastanza consolidato.

La volta scorsa in piedi ferme in Piazza XX settembre, questa volta, davanti al monumento dei Caduti sul lungolago, in fianco alla foce del Caldone.

Sono le Sentinelle in Piedi, un gruppetto di fedelissimi che in diverse parti d’Italia manifestano, in silenzio, leggendo un libro, ferme in piedi, contro i matrimoni tra innamorati dello stesso sesso e l’adozione per queste coppie.

Domenica sono passata a fianco del loro presidio, con i miei due figli – Giulia e Matteo – e mio marito, Giulio Francesco – non tragga in inganno nessuno, i nomi sono due ma il marito è uno solo, ci tengo a precisarlo anche perché, come si suol dire tra noi donne “uno basta e avanza”.
Quindi rispettosa dei loro canoni, coppia etero noi grandi e coppia etero, almeno tra loro, i miei figli, mi sono fermata, in piedi ma in movimento, a vedere un poco.

A parte aver notato aspetti di colore quali: alcuni libri alla rovescia, quindi con una certa difficoltà nell’eventuale lettura; un libro di Oscar Wilde, noto integralista; e che, quasi tutta la cinquantina di attivisti, il libro lo avevano sì in mano, aperto, ma non giravano mai le pagine; a parte queste, appunto note (forse) di colore, quello che traspariva ad una più approfondita ricerca di informazioni è che questa delle Sentinelle in Piedi, a ben guardare, non è libertà di espressione che viene esercitata, ma una provocazione gratuita e nei suoi contenuti, di fatto, pure violenta perché non riconosce i diritti basilari civili delle persone, di una comunità.

Opporsi quindi, per il futuro, a questi presidi, fintamente pacifici ma nei contenuti, appunto di fatto, violenti, sarà un dovere per i lecchesi di buona volontà e civiltà, perché opporsi a questo integralismo non è essere contro la libertà di opinione ma all’intolleranza.

Le frange intolleranti dell’umanità, non meritano tolleranza.
Mio marito, che stava parlando con i nostri figli, ha credo spiegato bene a loro la situazione.
Anche se in silenzio, anche se apparentemente in modo pacifico, quello che stavano, che stavamo vedendo, era un tentativo di attacco violento, intollerante, alla libertà delle persone.
Alla libertà di amare delle persone, alla libertà di essere felici delle persone, alla libertà di autodeterminarsi delle persone.

E opporsi a queste Sentinelle in Piedi, anche spiegando a loro che erano bimbi piccoli, che l’opposizione a questo tentativo di violenza era praticare una resistenza. Una resistenza come i loro nonni avevano fatto contro i fascisti sulle montagne sopra casa. Era una resistenza di fatto uguale.
Contro un attacco becero, violento, ignorante alla libertà ed ai diritti di tutte le persone.

È per questo che siamo stati contenti e ci siamo commossi quando Giulia ci ha detto che lei avrebbe preferito nascere da una coppia di due mamme o due papà perché si volevano bene, piuttosto che non nascere, perché la vita è bella.
E bisognava andarglielo a dire a quei signori con i libri in mano.

Ci é arrivata anche una bambina

Ci siamo andati.

CE NE VORREBBE UNA AL GIORNO

imageCorreva voce che l’altro giorno fosse stato messo a segno un furto al Circolo Arci di Germanedo.
Dalle prime notizie mi dicevo: caspita tutta la mia solidarietà.
Lì c’è gente che lavora e arrivano dei ladri a rovinare tutto, a vanificare gli sforzi di una giornata.
Mi sono così informato di più.
Non vorrei sembrare cinico ma posso non provare nessun tipo di solidarietà?
Premesso che i furti, se non per fame, vanno (quasi) tutti condannati, è altrettanto vero però che ci sono furti e furti.
Alcuni fanno girare le scatole, altri l’economia, altri sono restituzione del maltolto…
Il furto in questione, infatti, senza procurare danni e spaventi diretti ad avventori e personale ha interessato esclusivamente le macchinette slot machine, i vodeopoker.
Cioè quello strumento che da più fonti è accertato sia causa di disagio e dipendenza.

Un modo facile e pericoloso, seppur legale, in termini sociali (apparentemente molto cari ai Circoli Arci) di far soldi, una montagna di soldi (Il Circolo ci gratifica dicendoci quanto al giorno, fine settimana, mese, anno?) senza minimamente interessarsi e tener conto di tutto il dramma e la vulnerabilità che oramai quotidianamente anche le strutture ospedaliere e Asl registrano come patologia da questo tipo di gioco.

I videopoker, soprattutto in locali altamente frequentati da giovani e adolescenti come lo sono i Circoli o i bar, dovrebbero – se non fosse reato farlo e pure apologia dello stesso suggerirlo – essere rapinati e messi fuori uso quotidanamente.
E gli stessi avventori, (vale per tutti i bar che hanno le macchinette) almeno fra quelli più sensibili e svegli dovrebbero lanciare una campagna di sensibilizzazione tipo: “Bar x, (Circolo x) o noi o le macchinette”.
Sempre se pensano di contare qualcosa e non essere solo trattati come consumatori e spenditori di palanche.
Mi auguro fortemente quindi che i gestori del Circolo Arci al posto di dare la caccia al ladro alla fine lo ringrazino perchè forse è stata l’occasione buona per svegliarli dal torpore della convenienza economica.
E così siano da esempio per gli altri locali e per gli avventori.

LEUCI: quanta aria fritta sta in un teatro?

imageNon ci sono imprenditori.
Non ci sono abbastanza soldi per iniziare.
Non ci sono nemmeno idee concrete per far impresa e non volontariato.
C’è solo l’area (in realtà manco quella) come in Provincia ce ne sono da tirartele dietro.
Non è quindi forse il caso di dire che non tutto é oro quello che luccica, figuriamoci quello che ti fan credere che sberluccica a più non posso?
Prendiamo l’incontro in pompa magna di martedì al Palladium organizzato da 3 ex lavoratori della Leuci.
Possiamo dire che è stato tutto meno credibile addirittura del Progetto del figlio dei Pooh per Consonno?
Un incontro dove mio marito mi ha invitato ad andarci con lui per assistere ad una lezione di chimica: Quanta aria fritta sta in un teatro?
La serata sberluccicava di stampa, sindacalisti, partiti che non esistono più e altri che fa lo stesso. Quelli cioè alla Ecce Bombo.
Tolti veramente 6 o 7 cittadini incuriositi o forse dispersi sul Gerenzone, la città era assente. 100 persone di addetti ai lavori, parenti, associazioni, militanti e una bella fetta di millantatori quasi tutti tra quelli che han preso la parola, ma la città, per l’ennesima volta, era assente. Come da anni a questa parte.
Annunciata come la Bibba della nuova economia e dei nuovi piani quinquennali mancava però, ancor più della città, più gravemente, la realtà.
Un Piano industriale, un Progetto concreto economico e finanziario, un reale orizzonte di concretezza e verità.
Per oltre due ore si sono alternati “si potrebbe” “la città merita” “sistema Lecco” “Paradigmaticità della nostra vicenda” “laboratorio di idee”, “vedrei bene”
Ma di fatti, di mattoni concreti, di passi avanti nemmeno il profumo.
Si va bene ripetevo a mio marito, i lavoratori poverini, lasciagli almeno i sogni dato che non gli rimane altro…
Ma lui provava a spiegarmi: È aria fritta, cara.
Lo è perché non han capito che c’è un problema.
Il non vedere che c’è un problema.
Preoccuparsi del testo e non vedere il contesto.
 La serata al Palladium doveva essere l’aquila che spicca il volo, al termine di tre ore che manco dal parrucchiere o in spiaggia riesco a stare così a lungo, si è dimostrata la pietra che chiude la tomba.
 Più che aumentare i fans, aggregare persone, quest’esperienza tenderà a perderle.
Oggi non si può far finta di non vedere che le istanze di Leuci son precipitate.
E non basta un consigliere regionale del Pd, che forse sbeffeggiando salutava chiamando tutti compagni, compagne.
I progetti veri, concreti, si sciolgono, uno dopo l’altro, come neve al sole.
Da anni si sta parlando di Lampioni autopulenti ma ho fatto a tempo a fare tre bimbe e non c’è nemmeno l’embrione di un progetto sull’area.
Se è un progetto innovativo, in 6anni non lo è più se rimane sulla carta e si aspettano risposte che non arrivano.
Ora pare ci sia il taglio laser che tutto risolve, tutto risparmia. Tutte o quasi solo le aziende a cui servirebbe. Rivoluzionario. Però siam qui.
Dovrebbe esserci la coda ad accaparrarsi il brevetto.
Dovrebbe esserci l’urgenza a metterlo in produzione su scala per non perdere tempo e, invece …
Nessuno che vuole i soldi della Regione, nemmeno a fondo perduto. Strano, vero?
E Siamo ancora qui. Soli. Dentro capannoni dismessi della Leuci di 80 anni fa che paion l’unica area dismessa di tutta la Padania ed invece così non è.
Ma se non partono lì dentro i progetti, questi non possano partire altrove?
Io credo però, parlandone di ritorno in macchina con mio marito, che si è capito benissimo che la ricetta, quella vera, non c’è mai stata.
E in quel posto, lasciato svuotare dai macchinari, si è persa ogni possibilità di lotta. 
Di salvezza.
Ora al rilancio dobbiamo crederci sulla parola?
Mio marito, che non ha mai tutti i torti, mi diceva quasi sotto casa:
a questi non resta che occupare tutta l’area, e farla rivivere come un quartiere.
Chi non ce la fa più con l’affitto, con le spese, chi non ha luoghi dove ritrovarsi, gli studenti che verranno al Politecnico, chi non sa dove andare a dormire, a vivere, a giocare a pallone. Chi vuole coltivare un orto, insegnare e condividere le proprie competenze e i propri saperi, deve andare lì, ma in tanti, e occupare il posto.
Viverci per farlo rivivere. Ad iniziare dalle famiglie degli operai.
Superando l’idea di un posto mecantile, di una fabbrica che dà lavoro.
Ma germogliando un villaggio, un luogo di solidarietà e socialità, di resistenza e sperimentazione civica, il resto, poi, verrà da sé, argine forte, partigiano, alla celere dei padroni

LA LEVATURA DI UN POLITICO SI MISURA ANCHE…

imageForse rubo del tempo, forse sono io che ho un metro di valutazione novecentesco,
fors’anche ottocentesco, forse ne faccio una questione di etica politica
ed invece la politica è l’arte del tutto è lecito, tutto è possibile,
non lo so proprio ma volevo chiedervi se non paion anche a voi di una gravità deontologica, politica e soprattutto civica le dichiarazioni del portavoce di Appello per Lecco, Corrado Valsecchi a commento delle nuove carte dell’inchiesta Metastasi – le sommarie informazioni rilasciate dal Sindaco di Lecco, Brivio e dal Consigliere Invernizzi ai Pm di Milano –  pubblicate dall’Ass.ne Qui Lecco Libera e poi da quasi tutta la stampa riprese con evidenza.

Sono dichiarazioni che denotano qualità politiche, valore civico e quindi condivisibili quelle espresse da un potenziale candidato Sindaco, dal portavoce di un partito che si candida a continuare a governare, quelle appunto che davanti ad una semplice informazione, o anche ad una denuncia di comportamenti contraddittori, imbarazzanti (non ricordo, non so, si adesso che me lo fate ricordare, lottare per la legalità e mangiare in una pizzeria sapendo che è “chiacchierata”..) questi ribatte con:
“Le elezioni sanciranno il finale di questa vicenda. Perché è chiaro che gli unici arbitri e giudici abilitati a emettere sentenze di condanna o assoluzione sono per le eventuali incongruenze etiche e politiche gli elettori”..?

Cioè è serio che uno perchè ha un ampio consenso deve essere immune da critiche, ritenga peggio le critiche illegittime e nemmeno da sollevare? Ritenga che nessuno, forte appunto del proprio consenso, gli debba chiedere conto? Anche se questo è una minoranza o, financo uno solo?

E quanto questa forma mentis – un po’ da petto in fuori – è pericolosa e condannabile per una qualità civica e politica?
Il voto lava ogni responsabilità civica?
Quanto è necessario e corretto misurare la levatura di un politico anche da queste affermazioni?

Grazie dell’attenzione

QUI UNA RISPOSTA DELL’EDITORIALISTA DI LECCOONLINE MARCO CALVETTI

Tour ordinario Pratica edilizia privata per ristrutturare

imageVai all’ufficio edilizia privata, fai la coda, senti i doc che servono (planimetria, richiesta doc, Durc e dich. Anagrafica tributaria) per poi portarli compilati al Protocollo; vai al Protocollo, fai la coda, ti mandano prima del loro ritiro all’Ufficio edilizia per la verifica dei doc, fai la coda, verifichi e poi torni al Protocollo, fai la coda, consegni; ritiri la reversale di pagamento, vai in tesoreria comunale, fai la coda, paghi, torni all’Ufficio edilizia, fai la coda, porti la quietanza pagata poi puoi ritirare i documenti che ti hanno preparato con tutte le autorizzazioni e permessi.

Inizi i lavori e (se) chiedi anche una mezza piccola variante, che é nell’ordinarietà delle cose e dei lavori:

Vai all’ufficio edilizia privata, fai la coda, ritiri i moduli che servono per poi portarli compilati al Protocollo; vai al Protocollo, fai la coda, ti mandano prima del ritiro all’Ufficio edilizia per la verifica dei doc (tu ormai lo sai che prima conviene andar lá e ci sei già stato,  ma il protocollo no allora ti sorbisci il rimprovero), fai la coda, verifichi – ti segnalano che mancano Durc e dich. Anagrafica Tributaria, gli fai presente che li hanno già, proprio nella pratica di cui stai chiedendo la variante, fa nulla ne vogliono un’altra, anche se uguale uguale, non puoi tornare al Protocollo, non fai la coda, recuperi nuovamente Durc e dich. Anagrafica Tributaria, uguale uguale, fai la coda all’ufficio edilizia privata verificano, vai al Protocollo, fai la coda, consegni; ritiri la reversale di pagamento, via in tesoreria comunale, fai la coda, paghi. Torni all’ufficio Protocollo, fai la coda, consegni la quietanza pagata….Tornerai poi all’Ufficio edilizia, farai la coda, ritirerai i documenti e nel frattempo ti sarai dimenticato per cosa ti sevivano ma nello stesso tempo nessuno più ti batterà al Gioco dell’Oca nelle sere di pioggia con i tuoi bambini

Il Comune dalla parte dei cittadini

NON E’ COSì…