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SI SCRIVE SONDAGGIO SI LEGGE MARKETING

usi-e-abusi-dei-sondaggi-politico-elettorali-in-italia-una-guida-per-giornalisti-politici-e-ricercatori-giovanni-di-franco-copertinaNotizie che non lo erano.

Si scrive sondaggio elettorale si legge marketing. E’ quello che ForzaItaliaLecco ha fatto avere alla stampa perché ne parlasse sulle prossime elezioni. Domande su chi era il candidato sindaco più popolare per la destra tra Daniele Nava e le Nutrie al Bione e altre varie amenità.

Pomposamente venduto e descritto come sondaggio e trascritto come la verità, già dai pochi elementi evidenziati negli articoli fotocopia è scientificamente attendibile e serio come i terrapiattisti.

Son state fatte 500 telefonate, manco 5000, solo 500. Ne fan più per venderti materassi e le gite sui bus con le batterie di pentole. 500 telefonate manco gli amici su Facebook.

È un sondaggio farlocco, tutto poco serio perché ci son opache assenze, ampie retoriche, mancate spiegazioni che, restando inevase dalla stampa, oltre a prendere in giro i cittadini, trasformano il tutto in mero marketing elettorale. Il filo rosso è “cosa vuoi sentirti dire?” Si limitano solo a farci sapere quello che vogliono farci sapere. Una parte E nulla su: metodo, non scientificità, palese manipolabilità, ect.

Insomma vogliono farci sapere che Nava è apprezzato e che dobbiamo quindi apprezzarlo anche noi. Lo dice un sondaggio. Pure chi deve essere il candidato avversario. Lo dice il sondaggio. E così via. Seguirà se serve un altro sondaggio come questo. Per farci apprezzare sempre solo quello che vorranno che noi apprezziamo.

I partiti non dovrebbero fare sondaggi. Già tradiscono, nel quotidiano, le persone che sono vicine. Non è il caso di infierire anche sugli sconosciuti al telefono.

Noi dobbiamo ricordarci che il loro è solo marketing.

#Amministrative2020 #notiziechenonlosono

UN CALCIO AL QUOTIDIANO

bagnoloMa é davvero così fragile “la cultura democratica”?

Ottant’anni di Costituzione, di lotte civili, sociali in Italia e in molteplici parti del mondo per essere dimenticata, offuscata, negata su una scrivania di un giudice sportivo del Campionato di Eccellenza dopo l’insegnamento esercitato da un portiere (Omar Daffe è il suo nome) e dalla sua intera squadra (l’Agazzanese) su un campo di periferia davanti a cori ignoranti e razzisti, di imbecilli spettatori sugli spalti a Bagnolo in Piano?
È possibile che cori razzisti non sedati e sanzionati dall’arbitro, che han portato prima il portiere e poi tutta la squadra ad abbandonare il campo, trovino nel giudice sportivo assoluzione e contemporaneamente condanna e sanzione per chi ha detto no io non ci sto, nel momento in cui andava detto no?
Sconfitta a tavolino, penalizzazione in classifica e squalifica per il portiere.
Davvero deve essere così fragile la “cultura democratica” per poter essere soffocata e negata al posto che ribadita.
Potremo mai, infine, perfino tra le macerie di una sentenza, continuare a proteggere i nostri gesti, le nostre parole, dalla rovinosa collisione tra i regolamenti del calcio e le regole della democrazia?
Banalmente, forse infantilmente, in questi giorni di stomaco serrato dopo queste sentenze, sono di quelli che vorrebbero essere arbitro a Bagnolo in Piano e giudice sportivo, ma non so più se i tempi permetteranno fantasie del genere.
Dentro un tempo nuovo dove è concesso ad ogni persona di essere tifoso senza diventare fanatico, di essere “noi” senza maledire, odiare sei miliardi di “altri”.
E se ci pensiamo non stiamo parlando “solo” di una partita di calcio.
Quel campo è sempre più troppi luoghi quotidiani

LA CODA, LE SCUSE E L’INCAPACITA’ DELL’ASSESSORE

Coda-2E’ innegabile che in tema di traffico oggi Lecco è pure peggio degli altri giorni. 

La causa non sono i lavori di asfaltatura a Rivabella, sono i responsabili della viabilità.

E dalle dichiarazioni un po’ supponenti e un po’ ridicole il principale responsabile è l’assessore Corrado Valsecchi. Perché qui non è che le colpe se le devono sorbire sempre i vigili, o tutto il Comune dal Sindaco all’usciere, o gli operai e i tecnici. E no, bellezza mia, hai voluto fare l’Assessore alla Viabilità, pur non essendo in grado?

Insieme agli onori ci sono anche gli oneri. L’Assessore non è stato in grado né di coordinare le azioni né di far tesoro ed esperienza del passato e dei disagi successi precedentemente per stesse cause. Sta qui la delusione, la rabbia, e lo sconforto.

Non si sta dicendo, e non si vuole dire, che si dovevano anche solo potevano evitare i disagi. Si sta dicendo che potevano certamente limitarli, ridurli. E così non è stato. Così non ha fatto. Ancora una volta è stato una delusione.  Ecco questo martire della viabilità e della carreggiata, che organizza effimeri convegni sulla “GrandeLecco” e nel concreto invece si perde nel lavoro ordinario e non riesce a organizzare due telefonate per posizionare due cartelli non solo all’ingresso del ponte a ridosso dei lavori, per dare ampio e ripetuto risalto del blocco, per concordare orari – e perché no periodi – diversi per l’asfaltatura.

Non si può asfaltare di notte perché il catrame si rovina di più?

Non dico che a Mandello e Olginate lo stanno facendo proprio in queste nottate e non mi chiedo a Oslo o Stoccolma come fanno e se ci sono solo strade sterrate e con le pietre romane. Mi chiedo invece se davvero era così urgente e improcrastinabile? E’ poi innegabile che il bilancio di questi anni in materia di viabilità è largamente e aggiungerei colpevolmente insufficiente. Ogni volta siamo punto e a capo. O è l’asfaltatura, o è la chiusura del Ponte Kennedy o è un incidente. Nessuna capacità di comunicazione nessuna attenzione ai cittadini. Non si sta dicendo, e non si vuole dire, che sempre si devono o anche solo si possano evitare i disagi. Si sta dicendo che però sempre si possono certamente limitarli, ridurli.

E così non si è fatto oggi e così non fa mai. Oramai fa l’Assessore alla viabilità da oltre 4 anni. Ogni volta siamo punto e a capo. Uno sconforto. Una slavina di incapacità nel vestito assessorile da festa.

IL MARE DELLE SARDINE (di Lecco) E’ PIU GRANDE DEI PARTITI

alborelleAnche a Lecco è nato, per il momento su Facebook con l’idea di concretizzarsi nelle piazze, il “coordinamento” delle Sardine.
L’oceanico movimento popolare nato a Bologna che si sta moltiplicando in molte città.
Qui con il bel nome di “alborelle”
È una bella notizia.
Il manifestarsi di anticorpi della società verso una politica urlata, di odio, sintonizzata solo sull’interesse personale e di partito, disinteressata al Bene Comune anche con la manipolazione di notizie e istanze popolari, è un fatto positivo da osservare con benevolenza.
Soprattutto per la positività nel vedere affiorare questi anticorpi sulla spinta di promotori giovani che aggregano partendo anche da chiare modalità di partecipazione: “nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto”.
Che non vuol dire che i partiti politici sono avversari ma che sono altro: interlocutori.
È anche questo che desta simpatia, condivisione da chi, in questi anni, si è disaffezionato al voto perché non si riconosceva e non riusciva a incidere in quella classe politica che ha trasformato la vita sociale in una politica urlata, di odio, sintonizzata solo sull’interesse personale.
Leggendo che qui a Lecco i promotori sono dei giovani addirittura componenti l’organizzazione di PD e Sinistra Italiana (che dicono in più di voler rimanere anonimi, anche se è un segreto di pulcinella) trovo tutto ciò un grave errore strategico e tattico ma soprattutto di onestà.
Per più motivi.
Il primo è che sembra davvero evidente che si voglia mettere il cappello e sfruttare la visibilità di un movimento altro.
Il secondo è che dimostra indirettamente che i loro partiti non sono in grado di aggregare sotto il proprio nome.
Non si può depotenziare o ingabbiare un movimento che cresce dal basso, che riavvicina le persone alla politica su binari di bene comune, solidarietà ed educazione, un bellissimo e utile movimento che mostra il “re nudo”.
Non si può e soprattutto non si deve
Il mare delle Sardine è più grande dei partiti

IL SECCHIELLO BUCATO DELLA SANITÀ DEL SINDACO DI PESCATE

pataccadelresole-300x228L’iniziativa del sindaco di Pescate De Capitani, che con soldi pubblici sostiene i cittadini che scelgono di farsi visitare in strutture private al posto che pubbliche così da aggirare ancor prima che accorciare i tempi di attesa, è nella realtà un amo del consenso per pesci.

Provo a spiegarmi evidenziando come sia anche un’iniziativa diseducativa che rischia di agevolare abusi difficilmente controllabili.

La problematica è ben più complessa e la realtà è ben più lineare.
Innanzitutto non c’è nessun collegamento, come invece vuol far credere il Sindaco, tra disabilità/ invalidità con la priorità per la prenotazione delle visite.
Suvvia ho diritto alla priorità per visita dall’otorino solo perché sono su una carrozzina?

Il Sindaco e nemmeno gli articoli che ne danno risalto segnalano che ci sono strumenti di legge e modalità di valutazione di prescrizioni che, a conoscerle, eviterebbero a un Comune di sprecare soldi, alla stampa di esaltare acriticamente un’iniziativa sballata e al lettore di farsi prendere all’amo.

1)
Innanzitutto c’è da ricordare che nel caso di Pescate il primo che non ha ritenuto urgente o prioritaria la visita è il Medico di base.
Il Sindaco dall’alto del suo populismo si sostituisce a lui, speriamo poi non lo voglia fare in sala operatoria.

2)
Il medico di base ha strumenti di legge per prescrivere priorità di esecuzione di visite indicandolo nella ricetta. Si chiama “classe di priorità” variano a seconda del settore/patologia può essere di 48 ore, 3 giorni, 10, 30 ect.
Questa opzione, non spesso usata dai medici, dà diritto di veder evasa la visita nei tempi prescritti.

3)
La prenotazione nel settore pubblico viene gestita all’accettazione comunicando al paziente i tempi e i luoghi possibili della visita.
Che può trovare diverse date disponibili nei vari nosocomi del territorio.
Per esempio, per capirci, può esserci posto a Lecco dopo 20 giorni ma 10 a Merate.

Giornalisticamente sarebbe interessante registrare quante di queste opzioni di riduzione dei tempi, cambiando solo il luogo della visita, vengono rifiutate dal paziente all’atto della prenotazione. Il quale preferisce rivolgersi al privato.
È un dato verificabile essendo riportato sul registro dal personale addetto alla prestazione “il cliente rifiuta….”

4)
La classe di priorità obbliga anche in caso di mancanza di posto, l’ospedale ad eseguire nei tempi richiesti dal medico di base, la visita.
È sufficiente che il paziente, in caso di rifiuto, vada in direzione sanitaria a evidenziare il torto.
La legge immediatamente corre in suo aiuto.

Questo è l’aspetto che il sindaco De Capitani non vuole affrontare e molti pazienti e medici vi giocano.

Ma un altro aspetto, politico e culturale che si elude e l’amo del Sindaco nasconde è che questi ritardi e tempi lunghi favoriscono le strutture private perché non ultimo la sanità pubblica vede una carenza di personale che la Regione Lombardia (guidata dallo stesso partito del Sindaco) non integra con assunzioni, non sostituisce le assenze per lunghe malattie, per maternità, con ricambi di chi va in pensione.

Se ci fosse più personale, per esempio i turni di visita e di Sale operatorie sarebbero il doppio.
E poi, tutto consentito dalla Legge ma eticamente e moralmente abbastanza vergognoso, è che il medico che lavora nella sanità pubblica è troppe volte lo stesso che poi visita e opera nella struttura privata.

Il Sindaco di Pescate e tutta la politica dovrebbe smetterla di fare spot che in realtà provano solo a riempire secchi bucati ma si impegnino con almeno metà della stessa foga a chiuderli quei buchi.

Ci guadagneremmo in salute tutti

Paolo Trezzi

RITARDI TRENI (arrivare al lavoro quando è ora di tornare a casa)

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Si potrebbe dire, leggendo le dichiarazioni odierne dell’assessora Regionale alle infrastrutture e Trasporti, Claudia Maria Terzi:​“Treni: sempre meno ritardi” che ahinoi è arrivata tardi anche la sua dichiarazione.
Non solo perché stamane i treni dei pendolari erano, quasi tutti, in ritardo e altri addirittura soppressi, per l’ennesimo guasto, ma tempismo più scoordinato l’assessora non poteva trovarlo perché la sua dichiarazione​ è deragliata sui binari dell’evidenza, con timbratura obliterata dalla stessa Trenord all’atto del rinnovo dell’abbonamento mensile.
Anche questo mese, infatti, soggetto a uno sconto del 30%, proprio perché non hanno rispettato lo standard di affidabilità previsto dal Contratto di Servizio.
Quindi è una certificazione del​ ritardo, si badi bene però, ritardo oltre la media dei ritardi.
Su 28 direttici, solo 11 rispettano l’indice.
E la mia (che va a Calolziocorte) da inizio anno ha maturato il bonus 8 mesi su 10 (non so ad agosto perché ero in ferie)
Ecco sta tutto qui quello stridere di unghie sui finestrini sporchi di vagoni pigiati di false promesse, dichiarazioni irrispettose del pendolare e nessuna fermata per evitare di fare brutta figura da parte di chi, per ruolo e responsabilità dovrebbe risolverli i problemi, ormai pluridecennali piuttosto che ritardare la verità.
Siam dentro un viaggio dove il freno d’emergenza, con tutta evidenza, dopo la cecata consapevolezza dell’assessore Regionale va tirato, per farla scendere.
Paolo Trezzi

a forza di essere vento