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PIETRE D’INCIAMPO

pietre d'inciampo 2Facendo mia la domanda, amara ma opportuna, che Primo Levi si fece:  «Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?» potrei rispondere che serve se rimane costante, ben presente nella nostra mente, nel nostro cuore e, oserei dire, nei nostri passi quotidiani

Soprattutto così può svilupparsi una presa di coscienza dalla quale possano maturare e continuare a farlo quelli che comunemente vengono chiamati “gli anticorpi” contro quelle aberranti ignominie che ha vissuto Primo Levi e un’infinità di altri.

Perché il fascismo non è un’ideologia e tanto meno passata, è un metodo, e lo vediamo sempre più spesso, atrocemente presente.

Dove c’è un sopruso, una violenza, un abuso di potere, una rivendicazione di superiorità, di razzismo lì c’è il fascismo, perché il fascismo è l’opposto della democrazia. C’è necessità, ogni giorno, di farci forza sulla Memoria e sul capire il passato. Perché non è vero che il passato si ripete se non lo si ricorda. È vero purtroppo che il passato si ripete se non lo si capisce. E uno dei modi di capirlo è spiegare, stimolare i giovani innanzitutto, a domandarsi.  Come dicevano i Partigiani zapatisti solo poco più di un decennio fa: “Camminare domandando” 

È per questo che propongo, insieme ai percorsi istituzionali del Museo della Resistenza, la recentissima Mappa della Memoria appena presentata in Comune percorso storico e culturale di vitale importanza, che Lecco si doti di un altro segno quotidiano.

In Europa e da tempo anche in Italia ci sono alcuni posti dove per terra, camminando, è possibile incappare in piccoli sanpietrini dorati completamente estranei dal contesto visivo. Sono delle pietre d’inciampo, un’opera dell’artista tedesco Gunter Demnig che ha voluto “depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti”.  Li mette dal 1995.

Ecco io vorrei proporlo a Lecco, soprattutto in un momento urgente come l’attuale, dove troppi son convinti che l’orrore che sconquassò l’umanità a metà ‘900 fu dovuto a pochi cattivissimi, dove troppi ignorano che l’introduzione delle norme razziali nel sistema giuridico italiano fu un’operazione preparata da una Campagna di Propaganda, non un gioco, non un’improvvisata.

Ecco io credo che ogni atto, che sia un incontro sulle Leggi Razziali, una Commemorazione della Memoria, un Regolamento Comunale che esplicita l’utilizzo dei luoghi pubblici solo a chi si riconosce nei Valori della Costituzione, siano simboliche, immateriali, pietre d’inciampo. Momenti importantissimi perché non è vero che certe cose non possono capitare di nuovo, che non possono star tranquilli i ragazzi, ma che si devono interessare, devono stare dentro un tempo e un cammino per un futuro che dipende da loro.

“A che serve la memoria?” si chiese Primo Levi?  Io spero a trasformarci tutti in pietre d’inciampo, a farci avere il coraggio che ebbero i nostri Antifascisti. Scegliere da quale parte stare, per sé stessi e per tutti. Per il Bene Comune

E allora – e arrivo alla proposta vera e propria che avevo già fatto gli anni scorsdi – perché non posare sulle nostre strade queste pietre d’inciampo che ricordano i nomi di chi ha lottato, chi troppo spesso è morto per riconquistare Libertà e Democrazia per tutti, o/e (modificando un poco l’idea dell’artista) i luoghi di questa Resistenza i vari Articoli della Nostra Costituzione, iniziando dai Principi Fondamentali per poi ogni anno integrarle?

Una pietra d’inciampo davanti ai luoghi della Resistenza. Con nomi e richiami, davanti ai luoghi Civici e Istituzionali, alle scuole…

Oppure un breve  e simbolico percorso lungo una via da scegliere (Caduti Lecchesi a Fossoli? Via Partigiani? Viale della Costituzione?) dove si richiamano nomi, fatti, luoghi della nostra Storia Lecchese.

Perché queste pietre d’inciampo diventino uno dei modi di ricordarlo, capirlo. Stimolando i giovani innanzitutto a domandarsi. “Camminare domandando”.  A loro serve la memoria, e a noi per essere un po’ come loro.

NON È CHE INSISTERE CAMBIA IL CONTORNO DEI FATTI

FB_IMG_15149208197231093Leggo la lettera del Consigliere Comunale Anghileri (La Sinistra Cambia Lecco) sui suoi preannunciati ordini del giorno che presenterà lunedì alla discussione per l’approvazione del Bilancio.

Resto allibito dalla pochezza argomentativa e dalla retorica del far credere di essere dalla parte dei cittadini ma, con evidenza, solo funzionale a visibilità elettorale.

Gli ordini del giorno sono già strumenti non vincolanti e ce ne sono pieni i cassetti, anche in Parlamento, di approvazioni all’unanimità restati, inevitabilmente, lettera morta. Presenti una preposta di delibera con tutto il suo dispositivo, i foglietti buoni solo per i comunicati stampa lasciano il tempo che trovano e sono pure dannosi.

Entro nel merito dell’inutilità pratica e controproducente dei demagogici cattivi propositi di Anghileri.

Chiedere di congelare l’aumento della Tari, come ho avuto modo già di dire, è un populista e demagogico fumo negli occhi ai cittadini per facile consenso, ma che parte da un sragionamento allarmante.

la città è sporca e quindi è un aumento inspiegabile”, non capendo o prendendo in giro i cittadini perché questo aumento, buono o cattivo che sia, è proprio per aumentare il servizio di pulizia, è proprio per provare a dedicare più risorse, mezzi, personale. Si sta pagando per un servizio futuro non già svolto.

Non mi sembra poca cosa essere onesti sul ragionamento. Anche se così non si prendono più voti.

Si parla poi di un aumento, annuo, di circa 80 euro per famiglia. Ossia 0,20 euro al giorno, se poi li dividiamo per abitante siamo sull’ordine di un paio di sacchettini bio. Insomma voglio dire, siam disposti a pagare qualche centesimo in più per avere la nostra Città più pulita?

Sull’ordine del giorno per dare Soldi al Comune attraverso lo strumento del 5×1000 la vedo già la lotta tra poveri con le associazioni che grazie a questo strumento oggi riescono a raccogliere risorse per i loro progetti, le loro attività, oserei dire il loro sostentamento. E adesso Anghileri cosa propone? Che sia il Comune a dirottarli nelle sue casse, attraverso la sua maggior visibilità.. Una campagna pubblicitaria per “fregare” i soldi al mondo del volontariato. Roba da matti

L’ordine del giorno sul Baratto Amministrativo c’è da rimaner basiti. E’ già contemplato nel Regolamento del Bene Comune (il Patto di collaborazione tra Comune e Cittadini) – peraltro copiato a man bassa da quello di Bologna-, ma Anghileri, che forse gli suggeriscono male, non sa che oltre ad esserci già per la sua applicazione necessita di un Regolamento specifico. Ma soprattutto ci sono ripetuti e pure recenti pronunciamenti della Corte dei Conti (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna), che in maniera chiara sono tutti orientati a dire che non è strumento per ottenere lo sconto sui debiti tributari già maturati, ma solo per tributi locali da concordare e relativi all’attività svolta (affissioni, suolo pubblico ecc).

Non è che insistere cambia il contorno dei fatti.

Sulla scuola e la convenzione con le Private, che sì andrebbe regolamentata diversamente, mi fa sorridere la foga di Anghileri pensando al suo Assessore di partito in Giunta, Riccardo Mariani, che la pensa all’opposto da lui, non muovendo infatti mai un dito sul tema. Ma cosa non si fa per un pugno di voti. (alla destra, peraltro)

EX LEUCI: LA GRATUITA CRITICA AL SINDACO E LE LACUNE DEL COMITATO

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Posso rimaner sconcertato dall’ennesima lettera fotocopia del Comitato CittadellaLuce indirizzata al Sindaco Brivio?

Gli estensori imputano al Sindaco una lacuna che, a me, con tutta evidenza, pare proprio non esserci. Credo sia, anzi, tutta loro, a monte, la lacuna.

Ossia trovo gratuito chiedere quelle risposte al Sindaco, ulteriori sostegni concreti dopo che lo stesso ha preso in mano la questione amianto (date, documenti e richieste di inizio lavori per la bonifica, dimostrano che tutto è partito ben prima della manifestazione di sabato, usata da qualche assessore e altri per farsi campagna elettorale, e così i tavoli di lavoro Brivio li ha convocati).

Eppure il Comitato scrive: “l’ingrediente imprescindibile è quello della volontà politica di assumersi il ruolo di motore-volano che possa poi trascinare le altre componenti del cosiddetto Sistema Lecco, a partire dalle Associazioni Imprenditoriali”; quando è proprio il Progetto CittàdellaLuce ad essere così aleatorio, mero esercizio accademico che proprio la concretezza è il suo primo ingrediente lacunoso, anzi che manca proprio.

E prima era quello dei cosmetici, e ancora prima quello di un hub per diverse ipotetiche startup innovative, con 60/80 aziende, 20 centri ricerca integrati, 50-100 ricercatori a regime, e, prima di ancora prima, quella di una macchina taglia laser in fibra, e prima di prima di ancora prima, quello dei Pali d’illuminazione autopulenti. Che si fatica a stargli dietro.

Non ci sono imprenditori. Non ci sono abbastanza soldi per iniziare. Anzi non ce ne sono per nulla. Sono 27 associazioni e realtà del territorio ma i soldi devono metterceli gli altri. Il rischio di impresa è in capo a tutti gli altri cittadini, Enti e vattelapesca. C’è solo l’area (in realtà manco quella) come in Provincia ce ne sono da tirartele dietro. A Lecco forse 500.000 metri quadrati.

Non è il caso di dire, a malincuore ma onestamente, che prima di pretendere e cercare risposte, soldi e portatori d’acqua fuori dal Comitato bisognerebbe cercarli nel Comitato?

È onesto dire che i soldi pubblici che si dovrebbero investire lì, in quell’area privata per arricchire chi si è già dimostrato in realtà più speculatore che imprenditore, verrebbero sottratti ad altro? Possiamo almeno chiederci cosa ci si potrebbe fare d’altro con quei soldi a beneficio della città? Possiamo dire che bussare al Sindaco o a un altro Ente è l’ultima delle porte e non la prima?Qual è il Piano industriale, un Progetto concreto economico e finanziario, un reale orizzonte di concretezza e verità?

E invece fa figo, è facile criticare il pubblico, crea consenso, si scrivono lettere fotocopia dove si alternano “si potrebbe” “la città merita”, “sistema Lecco” “Paradigmaticità della nostra vicenda” “laboratorio di idee”….Da anni.

E Siamo ancora qui. Dentro capannoni dismessi della Leuci di 80 anni fa che paion l’unica area dismessa di tutta la Padania ed invece così non è.

Ma se non partono lì dentro i progetti, questi non possano partire altrove?

Buttare la croce sul Sindaco oggi mi pare più l’ennesimo trucco per spostare l’attenzione su un ricetta che non c’è. Non c’è mai stata. E farsi un po’ di pubblicità, alcuni pure elettorale. Perché come cittadino ti accorgi che non sai nulla. Non si sa nulla. Nulla di quello che servirebbe sapere. In tutti questi anni nulla di più della forma. Precaria pure quella.

Il Piano economico di sostenibilità di un’azienda, di una potenziale start-up, di quell’economia circolare usata come mantra, sono ben più di un’idea di progetto…sono le fondamenta della fattibilità. Io, ma credo nessuno al di fuori degli attori più stretti ora in campo, l’han visto. (non che dovevo vederlo, sia chiaro) però giusto per esprime una solidarietà non di maniera.

Se fosse stato pubblico e in continuo progress intendo era più bello, più partecipato, più sostenibile. Viva la trasparenza, viva la partecipazione però zero strumenti di comunicazione, che non siano lettere fotocopia. Un sito internet con progetti, proposte, comunicati, archivio ecc. nulla. Ed ora gridano alle istituzioni. Basta, basta chiedere agli altri di compensare le proprie lacune. Rimboccatevi le maniche, siate voi il cambiamento che volete vedere solo negli altri.

Robecchi c’è, alla grande: “FOLLIA MAGGIORE”

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In questo clima di promesse pre-elettorali e dubbi insormontabili sto leggendo una certezza: Follia Maggiore, di Alessandro Robecchi, 2017 edizioni Sellerio.

Da una parte pensi che per uno come Robecchi sia facile fare un bel bel libro, come lo è questo “Follia Maggiore”, bella forza è il quinto delle storie di Carlo Monterossi, dall’altra pensi che riuscire a non ripetersi, a non essere una puntata di DonMatteo o CrazyLove, anche per quelli bravi come Robecchi, dopo quattro libri belli belli e di successo, deve essere, cazzo, complicato.

Poi ti trovi a quasi metà del suo nuovo libro e di come va a finire ti accorgi che, paradossalmente, non è che ti interessi poi tanto, ti interessa certo, è un giallo!!, ma quello che ti sta prendendo, ed è una presa che ricordi c’era anche per quelli prima, è come la narra la storia, le storie, le vite, i posti, le emozioni e pure i rimorsi Robecchi.

Ti senti lì anche tu sotto la stessa pioggia che non smette mai, a un passo dietro Oscar Falcone, ti senti Katrina con la sua madonna sul frigo, ti viene quasi da pensare un attimo prima cosa penserà un attimo dopo CarloMonterossi e il sovraintendente Ghezzi, poi fa nulla che Robecchi non fa mai la cosa che ti aspetti e lo sai che il bello è anche questo qui.

E poi nello stesso tempo di questo tempo che sei dentro come un subacqueo nelle pagine e nelle storie, non ti accorgi mica che la tua fermata del treno dove dovevi scendere è passata quel poco per imprecare e quel tanto per dirti chissenefrega scendo alla prossima e leggo ancora un po’.

Lo dicono quasi tutti gli autori e tutti i cantanti: “Quest’ultimo lavoro è quello che sento più mio”, “Questo lavoro è il migliore che abbia mai fatto”.

Io da semplice lettore posso dire che come gli altri 4 che sono belli belli davvero, questo nuovo è bello quasi ancor di più. Il primo “Questa non è una canzone d’amore” era bello e straricco di tutto, quasi pantagruelico; il secondo “Dove sei stanotte era bello anche per la sua continua capacità di miscelare ironia e racconto, la storia, l’Expo, il terzo “Di Rabbia e di Vento” aveva la bellezza di tenerti attaccato alla pagina, la capacità di scrittura e la valorizzazione dei personaggi minori, che minori così non lo erano più,  il quarto, quello dello scorso anno “Torto Marcio”, per me il migliore, spumeggiante, una critica sociale, una Milano e la storia gialla narrata come una prova d’orchestra magnifica, perfetta, tutti gli strumenti singolarmente e assieme in un suono meraviglioso, in una letteratura impareggiabile. E ora, appunto, questo bello davvero, una partitura più asciutta, i suoni ancor più distinti, una pulizia che non sottrae ma esalta l’orizzonte, il quadro, i particolari. Una scala musicale armoniosa. Un’opera forse addirittura più matura.            

Non sono nessuno io, non ho studiato niente di attinente alla letteratura, non ho studiato niente in realtà, leggo molto si, mi informo e basta ma, e sottolineo ma, riesco ancora a illuminarmi lo sguardo sia quando qualcuno mi parla di libri che non ho mai letto, di autori bellissimi che non conoscevo. Di un’aria d’opera che una giovane soprano canta a un matrimonio come fosse alla Scala di Milano, così come adesso quando leggo un libro bellissimo, un autore bellissimo che già conoscevo.

E poi così ci sono delle cose che mi sono capitate e mi stanno capitando ora che mi fanno riflettere non poco: io i libri li scelgo o sono loro che scelgono me? Perché è un giallo avvincente come dovrebbero essere tutti i gialli, ma non tutti lo sono, perché racconta la società senza fare la morale. Con intelligenza e ironia.

Perché è un libro che ti tiene addosso alle pagine, per vedere come va a finire, e ti tiene addosso alle pagine per non vederle finire.

LA RISPOSTA SBAGLIATA, MELE MARCE E VERMI

casaPoundLeggo che saranno in piazza a Lecco con un banchetto per le elezioni i militanti di CasaPound.
Si vede che la battaglia per il decoro non è ancora arrivata alle schede elettorali.

Naturalmente si può minimizzare, archiviare tutto come marginalità folkloristica, cavarsela con l’irrisione della macchietta, sorridere davanti al loro braccio teso come a una stitichezza ormai troppo duratura.
E però i segnali si moltiplicano, tali gesti e tali presenze si affacciano alle cronache sempre più, al punto che passa la voglia di sghignazzare.

Anche perché risultano le allarmate proteste dei Partigiani dell’Anpi, (sempre siano ringraziati per ieri e per oggi) e poco altro, come se ci si trovasse al cospetto di qualche cretino che si veste da spazzacamino o una goliardia da gente che ha capito poco.
Insomma, si lascia correre.

A Roma abbiam visto cartelli contro i negozi stranieri, passati via come una bravata. A Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, han pensato bene di andare al Cimitero Maggiore a fare il saluto romano ai camerati defunti. E succede annualmente anche qui a Lecco.
E questo senza contare i periodici teatrini o i coretti dove si canta di difesa della razza.

Si sa che i paragoni storici valgono quello che valgono, l’Italia non è Weimar, che dieci ragazzetti in bomber, alcuni in andropausa, non invaderanno la Polonia, d’accordo. Però si sappia e non si neghi che il virus è in circolo, che quotidianamente si infrange la legge e l’intelligenza, inneggiando alle peggiori pagine della nostra storia, e che chiudere un occhio, anche due in certe occasioni, non ha frenato e non frena il fenomeno.

Che ci può essere e c’è crisi, disoccupazione, ingiustizia sociale, mancanza di rispetto e di fiducia, cattiva politica e paura del futuro, ma non si è mai visto che a domande giuste fosse intelligente e sensato dare risposte sbagliate.

Il fascismo vecchio o nuovo che sia, è la peggiore delle risposta sbagliate. 

È come sperare che dalle mele marce ci salvino i vermi.

IL VOTO UTILE, DI PIU’ E MEGLIO: IL VOTO SAGGIO

regionali-lombardia-2018-2Le elezioni da anni ormai sono per me una fatica civica.

Ho sempre votato, alcune volte non andandoci. Anche queste prossime del 4 marzo sono faticose. Sia le regionali che quelle per il Parlamento.
Non c’è nessun colpo di scena ne, tantomeno, di fulmine. I candidati leader non mi rappresentano. Però voterò. Andandoci. Seguirò il solco del voto utile, preferisco però chiamarlo: voto saggio.

Si può sintetizzare così: Compagni, chi vuole tutto e subito ottiene poco o niente, come insegna l’esperienza del ’68. Prima spazziamo via i padroni rozzi, beceri, bifolchi e poi pensiamo ai padroni fighetta. Una cosa per volta, per favore …

Per questo voterò i partiti, la coalizione, che sostengono il candidato Governatore Gori. Far vincere questo centrodestra becero e rozzo, in foulard verde e cambi di casacca ipocriti e opportunisti, all’ultimo minuto utile per una poltrona, alla Nava&Piazza, come sta facendo purtroppo Liberi e Uguali correndo velleitariamente da solo per un poco di visibilità, sono convinto che sia dannoso, controproducente per noi cittadini e la nostra Regione.

Concordo con chi dice che un governo Gori non sia una soluzione definitiva e perfetta sul piano economico e sociale, per noi. Per noi intendo proletariato (e siamo tutti proletari, escluse poche migliaia di persone in questo Paese, se ancora non si è capito).

Tuttavia la politica, la società, la nostra vita quotidiana non si riduce alla sola economia, benché ne sia pesantemente condizionata. E, comunque, abbiamo visto come la Giunta Maroni e di centrodestra abbia fallito su tutta la linea, abbia sprecato vagonate di soldi, occasioni, tempo e non abbia rispettato nemmeno le promesse che aveva fatto a noi lombardi.

Quindi voterò, scegliendo un candidato o una candidata che è il meno lontano da me per idee e ideali, tra chi sosterrà Gori.

Perché un conto è proseguire l’inevitabile, necessaria lotta di classe all’interno di una democrazia liberale che intende restare agganciata all’Europa, provando a mettersi in piedi e alla testa, che mette al primo posto l’Italia e la Lombardia dentro una visione di solidarietà e collaborazione, tutt’altro conto è farlo (e parlo di cose concrete) in un sistema che tende ad assecondare derive populiste, razziste, clientelari ed economicamente fallimentari, quindi dannose per i cittadini e le persone. In un’infinità di occasioni perse e promesse non mantenute.

Chi ha governato e sostenuto il centrodestra, la Lega e questa coalizione non sono criminali, (come invece dicono gli elettori dei 5 stelle) ma non sono innocenti.

Chi ha il potere di gestire, piccolo o grande che sia l’ambito e il potere, ha il dovere [morale] di farlo non perseguendo la propria utilità, ma il benessere della comunità nella quale le sue decisioni si riverberano (è così per il buon padre di famiglia, il capo ufficio, il pescatore, il solitario alpinista, l’imprenditore, il banchiere, il politico, tutti).

Allora dovremmo  – e io mi impegno a – distinguere le persone, siano politici o il buon padre di famiglia o il pescatore ecc., per la morale che muove le loro azioni. Chi con serietà e per il bene comune, avvicina il reale all’ideale.

Compagni, chi vuole tutto e subito ottiene poco o niente, come insegna l’esperienza del ’68. Prima spazziamo via i padroni rozzi, beceri, bifolchi e poi pensiamo ai padroni fighetta.

Una cosa per volta, per favore …

a forza di essere vento