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LJF: IMPARARE IL BELLO, SE NON SIAMO GIA’ IRRIMEDIABILMENTE ABBRUTTITI

Investire tempo ed energie per coltivare il bello e il buono della Vita, è in fondo una Storia che possiamo ascrivere nello spartito sotto il titolo rigenerazione urbana e civica.

Grazie al Festival Jazz di Lecco inaugurato ieri sera sono tornato a casa, insieme a una fiumana di gente di ogni età che svuotava a poco a poco Piazza Garibaldi, con un fluido di positività che è energia pura. Che ho ancora addosso.

Energia che ha percorso, ne sono certo, ognuno dei presenti, rafforzandosi a ogni condivisione, a ogni contatto.

Se avessi una stanza dove scrivere le pagine che anche hanno riempito il cuore, i passi, gli occhi, i sensi, fin a posarsi sull’anima, aprirei la porta che dà sulla strada per appendere un cartello: c’è bisogno di bello. Dobbiamo coltivare il bello. Dare priorità al bello.

E questo cartello lo potrebbe leggere chi avesse voglia di avvicinarsi, come chi ieri ha scelto di essere in Piazza Garibaldi.

Un cartello come un’insegna.

In Piazza Garibaldi, il bene immateriale che genera benessere e alfabeti nuovi, che è la Cultura, ci ha permesso, come fossimo stati a New York, di coltivare il bello, disseminato, tracimato, condiviso dalla musica toccata da dio, del The Quintet di Kenny Garrett

Lecco ha vissuto ancora una pagina, molto più di una pagina, di cosa vuol dire, nella concretezza del viverla, che la bellezza e qualità di una Città non si misura solo o prioritariamente dai metri di asfalto, dei parcheggi o dalle strisce per terra.

Il dono che il Comune ha fatto a tutti noi (cittadini e turisti) diventati fiume, cellule, note, elettricità, conduttori di tanta bellezza perché questo è stato il concerto di Kenny Garrett che ha aperto il Lecco Jazz Festival, è un tesoro che dobbiamo moltiplicare, diffondendolo, non per nascondere le strisce in centro, un parcheggio più caro, i cinema promessi e mai mantenuti, una Piazza Affari umiliata nelle sue potenzialità, ma per farne tesoro e nuovo sguardo.

Perché in Comune qualcuno per primo ha scelto di scegliere. Di credere, crederci. Ha scelto che non serve aspettare la paziente costruzione delle condizioni adatte, né un’infinita transizione che non è mai arrivata e non ci condurrebbe in alcun luogo.

Le serate come questa – è stata il top, ma non è stata l’unica a Lecco in questi mesi, anni – ci insegnano a vedere il bello e la grazia, virtù nobili che si è sempre in tempo ad imparare quando, beninteso, non si sia già irrimediabilmente abbruttiti.

E sono la prova provata che Lecco – ancora una volta, ancora di più – è molto meglio di quanto qualcuno la vuole descrivere o si augura che diventi, che affondi, solo per poter dire, io ve l’avevo detto.

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LA SERIETA’ E IL MILLANTARE OLTRE LE STRISCE.

altan-sotto-controlloVanno fatti i complimenti pubblici a Leccoonline e alla vicesindaco di Lecco Francesca Bonacina dopo la lettura  dell’articolo sui dati e sul nessun rapporto “causa-effetto” per le strisce in centro volute dall’Assessore Corrado Valsecchi.

Credo che siano doverosi, perché da una parte si è andati alla fonte – come fanno i giornalisti – evidenziando e svelato, una cattiva comunicazione, una balla. E altrettanto, mi sia permesso pensare ancor di più, verso la Vicesindaco Bonacina, perché le sue parole, sono sinonimo di serietà, rispetto dei cittadini.

Leggere infatti le parole dell’assessore Valsecchi: “la mancanza di una completa segnaletica verticale ed orizzontale consente ricorsi degli automobilisti sanzionati che sistematicamente vengono impugnati” e poi quelle della Vicesindaco Bonacina “non c’è un rapporto di causa-effetto tra i ricorsi e le righe”, le trovo un segno dirimente che qualificano chi si assume gli oneri dentro un ruolo amministrativo importante e chi, da questi oneri, cincischia e si autosqualifica

I saggi ci fanno notare che:  La bugia fa poca strada, il bugiardo non sempre.

Purtroppo non siamo in un mondo reale, ma trovo un segno di civiltà che diversi soggetti, giornali, vicesindaci, cittadini, facendo il loro, facciano argine. Perché qui è ben più di una questione di strisce è una cosa più alta. E’ una questione di serietà civica

Senza bisogno di trasformare il tema strisce in un caso più grande di quello che è, in uno sguardo generale diventa però evidente che l’assessore Valsecchi non comprende (o se ne frega) della sua capacità di togliere fiducia verso l’Amministrazione e per questo, già a partire dai suoi soci di Appello – in un atto di dignità e libertà – dovrebbero chiederne, per primi, le dimissioni.

Sul fare è sotto gli occhi di tutti il suo cincischiare, sul dire mezze e intere bugie la sua recidività dovrebbe essere altrettanto evidente. Solo per ricordarne doverosamente qualcuna :

– Aveva esordito già subito ancor prima di inizio mandato dichiarando “se prendiamo il 10% e almeno 2500 voti chiederò a Brivio di fare il Vicesindaco, altrimenti non sarò in Giunta” . – Aggiungendo in più: “Se ne facciano una ragione ci saremo anche nel 2015, ma di sicuro non alleati con il consigliere Venturini”. Sappiamo come è finita. Una balla

– Ha parlato per anni, ripetutamente, ad ogni cambio di luna, dell’arrivo del Multisala e sappiamo come è finita. Una balla

– Ha promesso che Piazza Affari sarebbe stata lo spazio per Spettacoli, Opere liriche Circo ect sappiamo come è andata a finire. Balle

 – Aveva giurato e spergiurato che il Parco di Palazzo Belgiojoso veniva pronto a novembre, poi a dicembre, poi a febbraio e sappiamo i continui slittamenti. Balle.

– Ha dichiarato 10 date, ogni volta diverse, per la riapertura del Teatro della Società, e non c’è ancora un bando, figuriamoci un cronoprogramma. Balle.

Una slavina di balle e di bullaggine  – e di tasche piene di vuoto – che sarebbe buona cosa che in un sussulto di dignità da solo o su suggerimento lo portino a dare le dimissioni.

Ps: ha promesso anche di candidarsi a Sindaco nel 2020. Speriamo sia una balla.

Ringrazio nuovamente Leccoonline e la Vicesindaco Bonacina, la serietà e il lavoro premia già ai propri occhi, è doveroso che, almeno ogni tanto, sia riconosciuta anche dagli altri.

TRA PALCO E REALTÀ

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Sebbene sia evidente, si sperava fosse evitabile, il retorico e prevedibile gioco politichese dell’opposizione di tirare l’acqua al proprio mulino – quindi più interessata al proprio tornaconto invece che a proporre reali soluzioni utili a noi cittadini – le risposte date dopo la vostra intervista al Sindaco Brivio, non sono un bel leggere.

Perché vogliono far passare per fatti, per realtà, le loro opinioni. Che è ben altra cosa. Che è una furbacchiata prima ancora verso noi cittadini. Non siamo pesci da prendere all’amo.

Iniziare già affermando che Brivio “tirerà a campare come Sindaco per questi due anni” perché ha espresso nell’intervista di vedersi – in futuro – in un ruolo in Regione, non solo è un’opinione spacciata per verità, ma è balzana e bugiarda perché vuol dire non conoscere Brivio come persona che si è sempre spesa senza riserve. E questo è riconosciuto da tutti, da chi ha l’onestà di vedere.

Siamo a questo punto, sul palco del voler far credere. Avere la pretesa di essere nella testa del Sindaco e far credere cose oggi totalmente diverse.

O, per continuare, quella dove affermano, lo fa Cinzia Bettega della Lega, che il Sindaco non ha ancora parlato con gli assessori possibili di un rimpasto”. E’ divertente: come fa a saperlo la Bettega? Il colloquio deve avvenire in sua presenza altrimenti non vale? Siamo sul palco della farsa.

O, ancora, dire che Brivio doveva dimettersi dopo le ultime recenti elezioni “per rispondere al sentire della Città” Peccato che il Pd, in Città è stato ancora, con oltre il 26%, il partito più votato di tutti. Non sarà tutto merito di Brivio, ma visto i voti del Pd altrove, un po’ si?

Ma l’imperterrita volontà di manipolare la realtà, che non è ovviamente tutta rose, fiori e cotillons, essendoci stati errori e ritardi, è affermare, come millanta dal suo palco della lecchesità il non più giovane Boscagli che “è tutto un fallimento” dal Bione al Turismo.

Dai davvero, come si fa ad avere quella, pur angelica, faccia tosta?

Il Bione ha avuto problemi proprio derivanti da una cattiva gestione della burocrazia dai tempi di quando lo stesso Boscagli era maggioranza e ha visto, alla fine,  proprio Brivio assumersi, sebbene in ritardo, una responsabilità, ben più del suo ruolo. Quella di mantenimento dell’apertura del Bione. Senza Brivio, il Bione sarebbe chiuso. Oggi è aperto e incanalato, finalmente, verso la sistemazione. Dire poi che è un completo fallimento il Turismo più che ridicolo è desolante. Ci sono tutti – tutti – i numeri in crescita. Presenze, permanenze, numeri di battelli, attrattive e iniziative. Sono stati fatti investimenti e scelte che hanno dato già ben più che i primi frutti di quantità e qualità ma questo brutto vizio di essere sempre pessimisti verso la propria città solo perché le cose le hanno fatte gli altri è appunto desolante.

Non basta usare l’hashtag #lecchesità per fare pubblicità a Lecco, sempre che l’obiettivo vero non sia, invece. quello di far pubblicità solo a sé stesso.

Non mi straccio le vesti per tutta questa Amministrazione, ma non mi bendo nemmeno gli occhi come fa (e vorrebbe che facessimo) questa opposizione.

SIAMO COMUNITÀ ANCHE IN QUESTE COSE


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Possiamo imparare a costruire relazioni basate su ascolto e cura, su rapporti paritari che partano dalla conoscenza.

Sono molti i pregiudizi, le convinzioni errate, il “senso comune” che costruiscono etichette su richiedenti asilo, migranti, rifugiati.

L’iniziativa promossa in questi giorni qui a Lecco direttamente dagli stessi richiedenti asilo, interagendo con una rete di altri soggetti, associativi e Enti pubblici, in primis il Comune, è un interessante, a mio parere, progetto da guardare con attenzione e fiducia.

Crea cor-relazioni

Le obiezioni emerse da diverse parti, anche impensabili, come partiti e militanti di sinistra, anche con una storia di decenni in queste fila, mi trovano concorde solo sulla carta.

Il Progetto di alcuni mesi di volontariato per il Bene Comune pensato e offerto dai richiedenti asilo alla Città, non è lavoro gratis. Non è sfruttamento. Come insistono a ritenerlo alcuni.

È corresponsabilità.

È essere compartecipe, della propria Comunità. Che questa lo sia per sempre, da sempre o per un tempo breve, di ognuno.

Utile, potrei dire, come esempio rafforzativo anche per molti di noi. Che, forse perché, per noi, lo è da sempre, a volte o spesso diamo la Comunità per scontata, peggio, diamo la Comunità per qualcosa che ci deve dare, e basta.

Quello che invece, seppur esplicitato soprattutto dall’assessore Mariani, ma più in generale da molti cittadini, e che non mi trova concorde è l’implicita reciprocità. Questo dovere morale, questa obbligatorietà di “essere a disposizione” della Città per dimostrare, da parte dei richiedenti asilo, gratitudine verso chi li ospita. Uno sdebitarsi.

Ecco io questo lo trovo ingiusto e sbagliato. Io, per esempio, non li sento in debito verso di me perché sono, più o meno temporaneamente, a Lecco, accolti nella loro legittima ricerca di un futuro, di una vita migliore.

Io trovo molto valorizzante questo loro aver scelto e proposto di essere compartecipi della sempre più propria Comunità. Che questa lo sia per sempre o per un tempo breve, di ognuno.

La parte del Progetto che vede i richiedenti asilo pulire le aiuole o il lungolago, o, peggio, sistemare le tribune dello Stadio, non mi vede particolarmente favorevole, a differenza di quella parte di collaborazione e compartecipazione nelle attività culturali.

Perché tra i primi e gli ultimi passa la differenza che c’è tra un “contributo integrativo ai compiti del pubblico” e uno di “sostituzione al dovere pubblico”.  (io, in altre parole, già pago la Tari e le tasse per la pulizia del lungolago, per la gestione del verde non dovrebbe esserci un ordinario volontariato per fare queste cose; apprezzo invece molto le altre attività perché lì viene rispettata e ricercata quella che è un’attitudine individuale del richiedente asilo, che viene valorizzata, perché li è con evidenza un contributo integrativo e anche contemporaneamente gratificante e valorizzante per entrambi.
Un patto fatto con questi ultimi criteri è per me il rispetto.
Altrimenti l’impressione è quella di essere un semplice strumento.

È per questo, e concludo, che l’iniziativa va sostenuta e condivisa, senza se e senza ma, mettendosi a disposizione.

Siamo una Comunità. Non è lavoro gratis. Non è sfruttamento. È corresponsabilità. È essere compartecipe, della propria Comunità. Che questa lo sia per sempre, da sempre o per un tempo breve, di ognuno.

LECCO NON È BAGHDAD: IL BELLO CHE NON LASCIA IL SEGNO

imageLeggo l’editoriale sul turismo e mi chiedo in che Città mi sono svegliato fino a stamane:Lecco o Baghdad?

Perché se tolgo la forma, che non può essere sempre sostanza, seppur molto bella, pacata, ben scritta, quasi fallaciana, più di un dubbio mi viene.

Ero a Baghdad e non me ne ero accorto. 
E a leggere su fb i commenti e le condivisioni parrebbe che, invece, gli altri, i più che hanno commentato, lo sapessero.

L’editoriale sentenzia, senza appello, giudice e giurato, che Lecco non è turistica e mai lo sarà: “Turismo a Lecco: tiriamoci una riga sopra”.

La prova ultima, la pistola fumante, sono state le strisce pacchiane, di cattivo gusto e malpensiero, che l’assessore Valsecchi ha fatto disegnare in Centro.

Da qui addirittura un elenco, personale e soggettivo, di precedenti indizi che la Corte e l’accusa, nella stessa persona, ha deciso e voluto che fossero prove.
E quindi condanna.

I reperti, come dentro la busta trasparente dei gialli che si rispettano, sono elencati e mostrati nell’arringa del giudice accusatore, del pubblico ministero.

La Mostra fotografica di Lanfranchi sui muri del Vallo, una passerella per persone disabili sul retro di Villa Gomes, il verde che sa di foresta e la sporcizia anche in centro.

Per tutto questo, la Corte ha deciso: siamo a Baghdad.

Tanto che nel pronunciare la sentenza, l’editorialista, come un buon “padre” di famiglia, ci fa pure la saggia morale.
Mettiamo da parte quello che dovremmo avere o dovremmo fare e concentriamoci solo su quello che possiamo e dobbiamo evitare.”

Ecco, dal fondo dell’aula che sta però sulla realtà, mi viene da dire: L’importante è dare sempre il suggerimento giusto. Poi, se il momento è sbagliato, la colpa è del momento.

Perché sta qui, secondo me, la prova. La cattiva forzatura di questo editoriale.

Il senno di poi è sempre odioso e maramaldesco. Ma questa volta sarebbe bastato il senno di prima.
Per dire che, ahivoi, il momento della sentenza e dei suggerimenti è sbagliato.

Quando qui a Lecco, Lecco Città, in molte strade, in tutti gli alberghi, in ogni posto dei traghetti, in centinaia e centinaia di posti letto in case vacanze, lungo i sentieri delle nostre montagne, dentro le varie sale delle diverse Mostre, (quella a Palazzo delle Paure di Doisneau è favolosa), in alto sull’alta ruota panoramica del lungolago, in cima, gradino dopo gradino, al Matitone, in molti dei molti tavolini dei molti bar, in piazza tra concerti rock e jazz di qualità, e persino dentro le Chiese, il turismo a Lecco c’è, eccome, e si vede e si fa sentire per fonetica ed economia.

Lecco è quindi già turistica, deve solo esserlo di più e più convintamente. Anche a partire dai suoi cittadini e giornalisti.
Stimoli e fucilazioni sono strade opposte.

Davanti a tutto questo mi chiedo se alla sollecitazione così astigmatica dell’editoriale, “concentrarci solo su quello che possiamo e dobbiamo evitare”, la prima cosa davvero da fare non era appunto evitare editoriali così esageratamente lapidari e negativi: “Lecco una città oggettivamente non bella”; “Lecco turistica:tiriamoci una riga sopra”.

Non voglio convincere nessuno a cambiare idea, mi limito a testimoniare la mia verità, e, per quanto conti, il mio sostegno all’assessora Francesca Bonacina

Resto allibito da questa orda di facili indignati che restano invece sempre silenti davanti al bello che c’è, che è stato fatto, e si fa, e mi rammarico che a loro non lasci il segno.

LE PETIZIONI, LE STRISCE E I POLITICI BRRUUM BRUUUM

AUTOLe strisce bianche in centro sono un pugno in un occhio, ma il pugno ce l’hanno tirato i residenti. Gli automobilisti.

Certo si poteva fare un intervento più sobrio, soprattutto cercare altre strade, che qui si debbono intendere soluzioni, ma credo davvero che l’opposizione politica, amministrativa, cittadina sia davvero poca, pochissima cosa, se si aggrappa come lavavetri ai semafori ad una petizione online che è quanto di più inutile, impersonale e populista ci possa essere.

Se abbiamo un’opposizione che si basa sulla claque di Facebook per crearsi consenso e va a ruota, vuol dire che sono come un motore ingrippato sotto al cofano.

Guardiamole bene, la riga bianca ma anche questa opposizione in divieto di sosta. Lì in attesa, addormentata, che si desta solo se qualcuno gli da il via.  Questa loro rivoluzione delle gomme che stanno brandendo come piloti di macchinine delle giostre, un baccano di bruum bruum bruum, ma appunto, nei fatti, fermi come quelle dei bimbi.

Un’opposizione infatti che in tre anni, tre anni non tre giri di pista, ha messo più energia, più post e voci per tre righe di vernice bianca in centro che per tutto quanto il resto della vita civica di Lecco.

Manco col Bione – che poi si è fatto carico il solo Sindaco di trovare una soluzione per tenerlo aperto – han fatto così tanto baccano.  Tanto bruuum bruum e manco il fumo.

Dai sentire il promotore della raccolta firme, Pietro Galli di Forza Italia – che non può certo essere la macchina della pulizia, ma più eventualmente della polizia – dire che è ora di finirla di incolpare i cittadini è di una volgarità per prendere applausi, che è ben peggio di un decoro stradale schifoso, perché qui non c’è decoro morale.

Se queste strisce bianche sono state messe perché i cittadini, gli automobilisti, parcheggiavano come dopo un’esplosione, e in più dopo che i vigili del Comune elevavano le multe e questi facevano ricorso e lo vincevano pure, di chi è la (vera) colpa? Chi è che ha tirato (davvero) un pugno negli occhi?

Aiutando a trovare soluzioni, vere, l’opposizione non farebbe un favore alla Giunta, ma eventualmente, alla Città. È più faticoso, certo, di un click sui social.

Certo se si vuol solo prendere applausi come strombazzate di clacson in coda ai semafori così per sentirsi vivi e vegeti, questa petizione senza competenze e senza soluzioni credibili, verificate e praticabili, va alla grande.

L’opposizione si, è viva.E vegeta.E su questo ci metto la firma.

a forza di essere vento