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BIONE: Ragionando di testa e non per una croce sulla scheda

Centro-Sportivo-Bione1Sulla questione  Bione  c’è chi gode e augura  che si affossi tutto. Anche il lavoro fatto fin qui.

A me dar fuoco alla casa per poterci andare ad abitare tronfio mi pare resti una fesseria.  E allora provo a rigirare su testa la moneta che tutti, han lucidato su croce.

Il rischio decisionale assunto dal Sindaco nel firmare un differimento per tenere aperto il Bione davvero nessuno lo vede come merito?  Davvero i sacerdoti della politica,  gli “sciacalli” per un voto, quelli che han distrutto tutta Lecco e non solo il Bione, quelli che han lasciato scuole senza manutenzione e più opere incompiute e allo sfascio che risultati,  quelli che vogliono spendere decine di milioni di euro pubblici per comprare la sede di una exbanca in centro mica per sistemare il Bione. .. questa cosa non la vedono?

Davvero o per interessi d’elezione non vedono quella firma come, a fronte dell’empasse dirigenziale, l’unico atto possibile per mettere argine a quella burocrazia che si accartoccia, quella che, in questo caso, è sì “lacci e lacciuioli”, contro cui gli amministratori, in molti casi, si trovano a far fronte per un servizio pubblico. Un Bene Comune?

Burocrazia di un Appalto che per motivazioni prevalentemente esterne all’Amministrazione della Città – e in parte in capo a funzionari –  è slittato nel tempo. Bando che si è dovuto pure riscrivere e riverificare anche per norme cambiate in corsa e dirigenti tentennanti e troppa fiducia degli Assessori Gheza e Valsecchi negli stessi. Ed è qui che mi pare l’anello debole. L’Assessore Gheza, in primis, inadeguato al ruolo, in silenzio malgrado “il bando è pronto da luglio“, e in questi mesi nemmeno un be!, una nota pubblica.  E per 5 anni prima pure peggio con l’Assessore “allo spot” Michele Tavola (Appello per Lecco) che non ha fatto niente. Ma niente, cioè danni.

Si porti a casa la continuità del Bione e poi lo si rispedisca a fare presenza altrove. E non solo lui.

La firma era l’unica strada.  Altre non mi pare ce ne fossero e, altre, comunque, nessuno, tantomeno l’opposizione, oggi gongolante davanti al principio d’incendio della casa, ha suggerito.

Poi è proprio da piromani politici avanzare la richiesta di dimessioni della Giunta perchè questo vuol dire – non facciamo finta di non saperlo – mesi e mesi di commissariamento, mesi di campagna elettorale, nuove elezioni, tempi per formare la squadra e scrivere un nuovo Bando non per comprare due pentole seppur con splendidi manici ricurvi, e poi ampie verifiche, votazioni, pubblicazione all’Abo per settimane, verifica e, forse, inizio lavori.

Siam così certi davvero che il Bione vien pronto prima e – se ora dovesse chiudere – si apre prima se si dimettesse la Giunta? 

Meglio un aiuto che un fiammifero sulla benzina quando in gioco c’è il Bene Comune.

Ragionando di testa e non per una croce sulla scheda

IL SONDAGGIO SUL SINDACO E’ UNA FORLOCCATA. ANCHE OGGI

BrivioE’ stata pubblicata oggi, lunedì 16 gennaio dal Sole 24 ore l’annuale classifica “Governance poll 2017” sul gradimento degli amministratori italiani dei capoluoghi di Provincia. Quindi anche per quello di Lecco, Brivio.

Ho il vantaggio con pochissimi, forse l’unico – mi sia permessa la saccenza – di averlo detto quando in tutti questi anni, ogni anno, il sondaggio del Sole24ore sul gradimento tra i Sindaci, premiava quello di Lecco con risultati importanti e lusinghieri – e tutta la stampa faceva la ola. Posso quindi dirlo anche oggi, con il dato della classifica per Virginio Brivio segnalato come negativo.

Il sondaggio del Sole24ore è una farloccata. Lo era prima, lo è anche adesso. Proviamo ad evitare di aprire il sipario nell’arena del circo mediatico. Numeri dei saltimbanchi, piroette, mangiafuoco e lanciatori di coltelli?

Evitiamo titoli: “E’ finita la luna di Miele di Brivio”. “Oltre il 3% dei cittadini che aveva scelto per sindaco Virginio Brivio oggi non lo rivoterebbe” come erano da evitare “Non si può pretendere che possa fare i salti mortali in questa situazione di crisi”. “Tutto senza di lui sarebbe andato peggio”. “mettere la faccia paga”. (tutti titoli degli anni passati)

Anche perché oggi si rischia di trovare lanciatori di coltelli tra gli stessi che prima lanciavano medaglie con la stessa immotivata sicurezza.

Il 51% di oggi diventa apocalitticamente diverso e peggiore del 53,5% dello scorso anno, ma potrebbe essere un balzo in su dal 50% dell’anno prima, il 2015. (e poi basterebbe guardare la classifica dello scorso anno su Fassino allora sindaco di Torino, 4° per non darle troppo valore)  

Starò impazzendo ma resto della mia idea. Questo sondaggio è una farloccata buona solo per le pagine gossip dei giornali.

Perché è così semplice, basterebbe guardare il metodo del sondaggio, i numeri, i dati e porsele due domande, mica così stravolgenti ed impegnative.

Il dato primario. Il margine di errore del sondaggio è +/- 4% Basta per capire la fallibilità della percentuale? Potrebbe cioè essere 30esimo e non 71° come la classifica riporta, ma potrebbe essere addirittura giù,  alla93esima posizione, su 106. Più farlocco di così.

Il secondo dato. Hanno intervistato 600 elettori lecchesi, su 40000. Basta per dare il peso della serietà del sondaggio?

Ma soprattutto ci si è chiesti, se questi 600 elettori sono gli stessi intervistati lo scorso anno e quello ancora prima?

Perché se non lo sono, come non lo sono, ha senso dire e scrivere “Quasi l’3% dei cittadini che aveva scelto per sindaco Virginio Brivio oggi non lo rivoterebbe” e chi lo dice? Lo può provare?

Può essere che abbia detto si alla domanda dell’intervista “Lei voterebbe a favore del sindaco se dovesse votare oggi?” un elettore che invece nell’urna ha votato Negrini o Bodega o uno degli altri. E vale anche viceversa.

Paradossalmente, non si può escludere che il Sindaco abbia aumentato i consensi. Ma non va bene nemmeno questo, perché oltre ad aver intervistato troppe poche persone (da qui l’alta percentuale del margine di errore) non si è nemmeno intervistato gli stessi interlocutori dell’anno precedente. Né, tantomeno, questi possono essere classificati con certezza elettori o meno del Sindaco nelle vere elezioni del giugno 2015.

Statisticamente questo sondaggio è una farloccata. Così come viene venduta, da anni, anche la notizia.

Questi dati e il metodo può sembrare il tutto cosa di poco conto, ma non lo è. Non dirlo, non scriverlo, non premetterlo, non tenerlo a mente è falsificare la realtà e quindi la notizia. Sono i criteri della ricerca, mica pizza e fichi.

Un invito al Sindaco Brivio, ci dia un occhio al sondaggio ma continui a guardare la realtà e nel caso metterci più impegno che può. I risultati che contano sono per la città non le classifiche

Rianimiamo la Piazza non il Palazzo

il-comune-di-lecco-mettiamolo-nel-caveau_2c7df110-d5c8-11e6-96a4-c3163f772609_998_397_big_story_detailSul trasferimento o meno del Municipio in Piazza Garibaldi potrebbe già ritenersi esaustivo il dialogo a distanza, sul quotidiano la Provincia, tra il prof. Scotti (qui link proposta ) e l’Assessore Gaia Bolognini (nell’immagine sotto la risposta)

bolognini
intervento dell’Ass.re Bolognini 11/1/17 in risposta proposta prof. Scotti

Il primo favorevole al trasferimento, la seconda no.

Vorrei esprimere la mia opinione.

Sono concorde alle ragioni dell’Assessore, che oggettivamente, mi paiono da “buon padre di famiglia”, come economia, logica e buon senso insegnano.

A me, pur nel riconoscere la splendida figura che è civicamente il prof. Scotti, non piacciono le idee che, seppur involontariamente, lambiscono logiche da procacciatori d’affari.

Il Palazzo è privato, costa un botto di soldi, l’Assessore ha sottolineato addirittura altre soluzioni pubbliche, mi pare tutto più che lineare. Una questione di priorità e di oculatezza. Perché spendere un botto di soldi pubblici, che per altro non ci sono, aprire nuovi mutui, ammesso e non concesso si possa fare, e quindi indebitarsi, per soluzioni che vanno più in una logica di mero prestigio?

Non conviene, se vogliamo per forza indebitarci, farlo per Progetti a beneficio duraturo della Comunità? (Il Depuratore, il Lungolago, Villa Manzoni, la Valorizzazione paesaggistica e storica della città…)

Il Professor Scotti (nell’immagine a fondo pagina) paventa possibili usi declassanti del exPalazzo della Banca se non acquistato dal Comune. I rischi ci sono sempre, soprattutto quando ci son in mezzo soldi e palazzinari, ma è pur vero che il PGT in vigore, ad oggi, questo rischio lo scongiura.

Il Proprietario del Palazzo aveva avanzato, legittimamente, già gli scorsi anni “Osservazioni in sede di discussione dello stesso Pgt”, il Consiglio Comunale, fortunatamente, le bocciò.

Io non ho quel bisogno identitario di vedere la sede Municipale in Centro città o, appunto, in Piazza Garibaldi per creare la “cittadella pubblica”, con il Tribunale, come l’ha il professor Scotti, continuo lo stesso ad augurarmi un’indispensabile e urgente valorizzazione di Piazza Garibaldi che però passi attraverso progetti pubblici di rivitalizzazione a cuore pulsante della vita di questo spazio, dandogli anima e attività, dove le persone, dentro l’Agorà, abbiano piacere ad andarci, dove si incontrino, si trovino e hanno piacere a starci.

Mandando via le auto e facendo pulsare la Piazza di tutto quello che si è in grado di inventare di giorno e di sera. (mercato tipico, mostre, concerti, balli, giochi di strada, punto informativo, Palestra di roccia, tornei, teatro di strada, incontri…) e non un dispensatore di timbri, carte d’identità, bollettini Tari e burocrazia, per giunta dentro una scatola di lusso pagata a caro caro prezzo ad un privato, seppur in diffoltà

scotti risposta
lettera del prof. Scotti 12/1/2017 in risposta all’Assessore Bolognini

che miseria: ODIARE I POVERI E NON LA POVERTA’

cena_campaniletto_5“Chi ha pagato?”.

Possono tre o quattro millenni di cultura umana essere riassunti in una domanda scema?

E’ quello che si evince leggendo centinaia di commenti sui social ad un post dell’ex consigliere Zamperini dopo la cena di amicizia fatta tra consiglieri comunali e una ventina di richiedenti asilo al circolo Acli il Campaniletto di Pescarenico.

Una slavina di insulti che rendono disperati: non c’è davvero speranza per Lecco. Un dato è certo e spaventoso: come si fa a odiare i poveri e non la povertà? E’ qualcosa di veramente vergognoso.

Un gesto politico e di vicinanza, di esempio oserei dire, da parte dell’amministrazione comunale (maggioranza e opposizione), ridotto da troppi commenti, a insulti razzisti e: “chi ha pagato?”

Ci sono ex politicastri da due soldi che cavalcano l’odio e l’ignoranza di troppa gente, così  quello che indigna è una foto sulla stampa.

E’ che persone hanno ospitato altre persone per una cena

E nemmeno un sussulto, nei commenti, per un poco di coscienza critica, moralità, che spingono a vedere che intorno a quella tavolata – e a quelle fatte in queste settimane da decine di famiglie lecchesi – ci stanno storie umane degne di essere ricordate e vissute, conosciute e condivise – sempre che preferiamo odiare la povertà non i poveri.

Centinaia di commenti “chi paga?”, “prima gli italiani” ,“ci chiuderanno loro le frontiere qui” “quando farete una cena per i nostri poveri?”.

Perché l’obiettivo è far credere che l’immigrazione è come una coda. Ogni persona è il nemico di quella che la precede. Si chiamano “guerre tra poveri”. Alimentiamo la paura. Amplifichiamo questo sentimento.  Uno strumento volgare che si basa sulle cicatrici di chi ha sperimentato la fame, la povertà. Di chi la sta sperimentando. Sfruttando chi non era cattivo. Ma chi era arrabbiato e terrorizzato.

E’ la sindrome dello zircone spacciato per diamante. E’ solo un falso. E’ partita, anni addietro, questa conversione, erano gli anni di un nuovo miracolo italiano, degli yuppies, dei paninari tutti firmati, della borsa che andava a mille, la macchina e il meccanismo di finzione: stufi di essere proletari, i proletari hanno deciso di non esserlo più. Era giunto il tempo di essere stufistufi di essere guardati dall’alto al basso.

Ed erano stufi perché erano soli. Da tempo. Senza Partito, senza Sindacato. Senza Comunità intorno, dentro. Sopportavano il fatto di essere operai quando esisteva un “noi”.

Il fatto di vivere in una strada fatta di operai, il fatto che tutti i bambini della strada vestissero riciclato, creava uno scafandro protettivo che in qualche modo fortificava, arricchiva i sacrifici, li mostrava, li rendeva “normali”. C’è un “noi” tosto, collante fortissimo nel puzzare tutti allo stesso modo. C’è un “noi” che è collante, legame, condivisione. L’elettricista della fabbrica che ti fa un salto a casa tua per dare un occhio al forno che salta e tu che gli fai una teglia di lasagne, a buon rendere. E’ tutto interno, tutto “tra di noi”. Noi.

Ora, che cosa succede quando crolla il mondo? Quando arrivano i primi echi, le prime voci, figurati. “Si, figurati, se crolla il cielo. Non può. E’ impossibile. Ma sai che casino succede?” Non puzzi più, di quella cavolo di puzza che tu non senti, ma chi passa davanti alla fabbrica sente, e tu non lo sai ma ce l’hai addosso. E’ nell’acqua che usi per la lavatrice, nell’aria che respiri quando apri le finestre, quando passeggi, è nel vento dove stendi ad asciugare i vestiti. Il “noi” crolla.

Tutti si raggruppano attorno al sindacato, al partito e anche al prete. Tutti e tre sono profondamente legati a “noi”. E nessuno ha risposte, serie, concrete, convincenti. Con lo scioglimento, la disgregazione, lo sgretolamento del “noi”, il proletario si è trovato ad avere di fronte, ad avere a che fare, con un mero “io”.

Posso fidarmi solo di me stesso. IO mi tiro fuori dai guai. Io mi metto in proprio, io mi tutelo da solo. Orfani, derubati di un “noi”, i proletari hanno fatto, e gli si è lasciata fare l’unica cosa che potevano fare. Al crollo del “noi” come classe sociale, cambiano il proprio stile di vita.

Il solo problema da affrontare e superare, non ancora risolto  – ma casomai acuito da questa crisi economica, finanziaria, sociale -, è che questo stile di vita non è semplice da sostenere.

E da qui, i politicastri (razzisti e berlusconinani) da due soldi ti mettono in coda e tu sei bello che allenato alla guerra che vogliono loro. La Guerra tra poveri. E non odi più la povertà ma i poveri.

E così ti va di traverso pure una semplice, comunitaria, nobile e solidale cena tra persone. E pensi solo “a chi paga?” e ti perdi la vita e la risposta più importante. “L’umanità è in crisi: e da questa crisi non c’è altra via d’uscita che la solidarietà tra gli uomini”.

RIBELLARSI FACENDO

ALTAN-TOCCA-A-MEBisogna restituire un senso alle cose, costruire il mondo pezzo per pezzo. La cosa buona è che si può ri-cominciare da un punto qualsiasi.

E non credo, per stare sul locale, abbia senso augurarsi che Lecco sprofondi così da poter dire – e vantarsi – che lo si era detto.

Io preferisco, ora, sostenere la crescita e la bellezza della mia città, partendo da un punto qualsiasi, appunto.

Devo farlo con questi Amministratori? Se la città migliora grazie anche al mio piccolo apporto, inadeguato per la grandezza del tutto ma comunque mattone e ponte (se) insieme all’apporto di ognuno di noi, cittadini corresponsabili di un pezzo, di un punto, a me tanto basta.

Poi un domani si proverà a far meglio. E si potrà anche riuscirci. Sono dell’idea che chiunque ci sta a migliorare Lecco, ora, qui e adesso, a me tanto basta. E’ una questione di priorità.

Voler veder bruciare la casa per poi andarci a vivere mi pare masochista e molto pericoloso

Oggi ci sono questi Amministratori, è con loro che ci si deve provare? Bene io inizio da qui.

Del colore e del numero delle luci dell’albero di natale, dei megaeventi altrove, di due rose indiane, del io avrei fatto meglio (come? boh!?!) ect ect ect, mi pare che ci sia già fin troppa gente, al cantun dei ball del centro o sui gruppi fb – modello leoni da tastiera – che ne sta facendo una questione di vita o di morte.

A me, ora, interessa costruire, con gli strumenti che ho.

Del futuro politico o sociale degli attuali amministratori non mi intressa nulla. Mica lo faccio o dobbiamo fare per loro. ma per noi. Noi come Città, Comunità. Senza sconti ma anche senza pregiudizi verso gli amminsitratori.

E poi, non è perché “ilmegliodeveancoravenire” non è ancora arrivato del tutto che dobbiamo allora aspettare e prendere il peggio che abbiamo. La Lega e questa destra qui, in maglioncino o da bar, i disfattisti che ovunque è sempre meglio, teniamoli lontani.

La Lecco dei desideri non credo possa essere intesa come la Lecco del spararla a caso.
Non è un consiglio, è una preghiera

Ps: potrei  accontentarmi dicendo che bisogna essere onesti intellettualmente per poter vedere i primi miglioramenti anche se non li ha fatti la propria parte politica…

Ma non è una questione di accontentarsi, o del meno peggio.

E’ una questione più semplice e facile, ê una questione di Bene Comune, di corresponsabilità, Comunitá.

 Aver Cura.

Non mi è imposto di completare l’Opera, ma non mi sento libero di sottrarmi.

a forza di essere vento