I BUONI: LETTI PER VOI (recensioni a perdere) 17

ibuonichiarelettereIn questo piovoso week end pasquale ho letto I buoni (L. Rastello, chiarelettere, 2014).


Potentissimo romanzo preceduto dall’avvertenza che il contenuto è frutto della fantasia dell’autore e pertanto è corretto considerare queste vicende come immaginarie.

Tuttavia c’è un tuttavia grande come una casa. Tuttavia la mente del lettore non può non andare a Libera, l’associazione di Don Ciotti, soprattutto quando legge la lettera di “scuse” del prete antimafia (don Silvano nel romanzo) a un giovane siciliano chiamato al nord per lavorare (in nero) per l’associazione.

Scuse per averlo menato (“sberle”, “pedate”) quando il lavoratore in nero aveva osato chiedere di esser messo in regola.

Qui c’entra poco la fantasia dell’autore: sia la lettera che la denuncia riportate nel libro sono ispirate da una ‘reale’ lettera di don Ciotti e dalla ‘reale’ denuncia presentata ai carabinieri dal malcapitato, che se la ‘caverà’ con una prognosi di dieci giorni. Non so se anche altre turpitudini descritte nel romanzo siano reali o immaginarie, ma appaiono senz’altro verosimili. Tuttavia ancora, il tema qui affrontato è ben più grande delle miserie di una singola associazione, va ben oltre la cronaca, l’attualità. Qui si tratta di questione filosofica, del male travestito da bene, di lupi travestiti da agnelli.

Il testo è scritto così bene da risultare a tratti ostico, soprattutto nella parte iniziale ambientata in Romania, dove il lessico è volutamente cedevole e zoppicante, rimasticato dai diseredati che abitano le fogne e sniffano colla. Il linguaggio è l’autentico protagonista del romanzo: dove si fa violenza al linguaggio è già iniziata la violenza sugli umani (cit. Calvino).


La trama narra la storia di Azalea (Aza per gli amici, ma poi anche il suo nome viene violato e diviene “Lea”), rumena che arriva in Italia, in una grande città del nord naturalmente ben riconoscibile, e che grazie ad Andrea, operatore umanitario conosciuto anni prima in Romania, intraprende una bella carriera all’interno dell’associazione In punta di piedi, presieduta dal carismatico e famosissimo don Silvano, prete antimafia che viaggia sotto scorta.

Più Aza sale i gradini verso i vertici dell’organizzazione, e con lei il lettore che la segue con apprensione, più ci avviciniamo all’orrore, all’indicibile. Quell’orrore che ci attanaglia quando solleviamo un masso e vi scorgiamo sotto un verminaio. Grida vendetta lo scenario che si disvela: morti bianche in casa e fondi neri all’estero. Accuse di “sindacalismo” per chi rivendica i propri diritti, per chi non vorrebbe lavorare gratis oltre le 40 (50) ore del contratto. Grottesche gerarchie disegnate col grassetto, col cartongesso. Corruzione di minorenni (insomma, pedofilia).

Come se non bastasse, tutto questo bel contesto è avvolto da un’ipocrisia lessicale da voltastomaco. I non allineati non vengono licenziati, ma “accompagnati”. Il “cammino di condivisione” si infrange sul “ci sono cose che voi non sapete” per giustificare l’ingiustificabile, e allora: condivisione di che? E poi “la frusta dell’oltre” per spiegare l’incomprensibile, il “pettegolezzo” per liquidare il senso critico, la “consapevolizzazione” per cooptare gli inconsapevoli… fino all’involontario umorismo macabro quando per commemorare i caduti della Thyssen si afferma che “lavoriamo per essere liberi”, forse retaggio di massime distrattamente udite durante le periodiche gite nei dintorni di Cracovia…
Parliamoci chiaro, ovunque si organizza un centro di potere possiamo rilevare un duplice livello di codice: quello palese e quello occulto. Questo avviene nelle aziende, stati, chiese, partiti, sindacati. Tuttavia qui lo stridore è più forte perché da chi si batte contro la mafia, contro l’omertà, per una maggiore consapevolezza dei cittadini riguardo i propri diritti che non vanno scambiati per favori, ci si aspetterebbe un minimo di coerenza fra il parlato e il praticato. Invece qui pare che “nel sociale” tutto è possibile, scatole cinesi, contributi non pagati, bilanci falsificati perché il fine giustifica i mezzi, hai l’alibi, l’aura antimafia, e chi non è con te è contro di te. Hai elevato la “legalità” a totem e ne custodisci, tu solo, l’essenza. Tutto secondo la logica dell’emergenza, che una volta era la droga e oggi è la mafia. In nome della lotta alla droga si giustificava la ‘filosofia’ di San Patrignano che, stando a quanto trapelava da quella comunità, induceva gli osservatori esterni laici rispetto alla logica emergenziale a ritenere più dignitoso bucarsi piuttosto che strisciare ai piedi del santone.

Nel finale c’è un istruttivo discorso di Andrea che ricorda il monologo del personaggio di Andreotti ne Il Divo di Sorrentino riguardante la necessità, l’inevitabilità della convivenza col male, fingendo di combatterlo:“abbiamo bisogno di accettare un mondo inaccettabile che ci stritola, e abbiamo bisogno di abitarlo sotto anestesia”. Fingere di combattere, qualcuno lo farà al posto nostro, colui che è la forma del mondo com’è.

Il male necessario: la solita scusa del potere.

In realtà di inevitabile c’è il dies irae, che arriva per tutti, anche per chi proprio se lo merita. Inevitabile e giusto, per mano dell’angelo vendicatore venuto dall’est, con una trovata geniale che non svelo per non guastare il finale del libro.

Si fa ancora troppa fatica ad assimilare il concetto di Faber, pure citato da Don Silvano per presentare la rock star Blake in arrivo in città: bisogna essere proprio coglioni per non capire che non ci sono poteri buoni.

VM Pococurante

IL CAPRETTO E L’ANIMA

maroniCi vogliono circa due ore a cuocere bene il tradizionale capretto pasquale.

A liquidare invece il tradizionale valore della Pasqua – Resegoneonline.it, il sito cattolico d’informazione locale che più dentro la chiesa non si può – ci ha impiegato due minuti, due righe.

Queste: “Il nostro Paese è anche e soprattutto una Lombardia laboriosa fatta di Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…”.

Leggo e resto così, con il grembiule da cucina mezzo slacciato e il ramo di rosmarino in mano a penzoloni. “Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…”

Rileggo e rileggo ancora, non contemplando il rischio che la rosolatura del capretto a fuoco vivo nella teglia di rame con due noci di burro, un filo di olio e mezzo spicchio d’aglio schiacciato, possa essere esagerata.

Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…”

Rileggo e rileggo da capo e non capisco se è il vino bianco che ho appena stappato per annaffiare il capretto prima di metterlo in forno caldo a 150° ad avermi inconsapevolmente ubriacato e mandato insieme la vista.

Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…

Provo a sedermi sulla sedia della cucina e sto lì così per un po’. Quel tanto che dovrei dedicare a girare e bagnare del suo intingolo il capretto che da venti minuti buoni ho messo in forno con due foglie di alloro e ora copro per non far seccare.

Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…

Rileggo e rileggo di nuovo, tanto da non ricordare se hao già salato e leggermente pepato la portata principale per il pranzo con mio marito e i bambini prima del vino. Lo faccio ora almeno non mi si indurisce la carne e quel duro che sento è solo la bocca dello stomaco.

Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…

Rileggo e rileggo prendendo fiato anche quando mia madre mi chiama sul cellulare e mi chiede se con il capretto c’è anche la salsa al marsala che lo scorso anno l’ha fatta restare senza parole.

Ci penso un attimo e anch’io sono senza parole.

Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…

Rileggo e rileggo, sempre come un orologiaio, con attenzione pezzo per pezzo, parola per parola e penso, penso e mi desta il timer del forno, spengo, rigiro l’ultima volta, filtro l’intingolo del capretto con un colino, metto la carne in una teglia e il sugo in un altra, rimetto sul fuoco vivo e ci aggiungo a questo mezzo bicchiere di marsala e due noci di burro ben arrotolate nella farina bianca e aiutandomi con un cucchiaio di legno faccio evaporare l’alcol e leggermente addensare il tutto e intanto continuo a pensare.

Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi…

E’ tutto pronto, capretto caldo, ben cotto e leggermente croccante, la salsina al marsala per tua madre liscia e gustosa da velare a piacere la carne e finalmente capisco come fosse un’espiazione.

Roberto Maroni, uno dei migliori ministri degli Interni della Repubblica dal Dopoguerra ad oggi… ma per Resegoneleonline.it, il sito cattolico d’informazione locale che più dentro la chiesa non si può, è lo stesso Maroni il respingitore?

Lo stesso Maroni il respingitore di migranti, di essere umani del terzo millennio nella loro via crucis, come gli ebrei di Mosè alla ricerca della loro Terra Promessa?

Lo stesso Maroni il respingitore di vite in fuga dall’Erode moderno?

Lo stesso Maroni quello contro i diritti umani già sanzionato dalla Corte Europea dei Diritti Umani, quello che giustificava sparare ai barconi dei clandestini?

Maroni il respingitore a Pasqua è promosso?

Se è giusto quanto mi disse una volta Goffredo Fofi ad una cena con amici di famiglia: “può anche capitare, per campare, di vendere il culo. L’importante è non vendere mai l’anima”, è arrivato il momento di preoccuparci per l’anima.

Chi ne possiede una, naturalmente.

PS: non era più di tanto un’abbozzo di ricetta per il capretto pasquale quella che avete letto.

LA CITTA’ BRUCIA E BRIVIO SUONA LA CETRA

NERONEMi SI attribuisce di aver sfiduciato il Sindaco Brivio a causa del bubbone di Metastasi. (Metastasi, il sindaco di Lecco sfiduciato dalla “sinistra etica” (CorrierediLecco).  Non è vero. Per un motivo semplice. Non si può sfiduciare nessuno se lo si era già fatto. Per quanto mi riguarda, fatti alla mano, io il Sindaco l’avevo sfiduciato ben prima.

Il mio voto – e la mia sfiducia – beninteso vale uno e quindi conta uno. Però mi si dica se bisognava attendere così tanto.

Lecco accumula problemi, colleziona drammi, disoccupazione e spreco di denari pubblici, mastica uomini, lavoratori e imprese, ma non reagisce. Appesantita. Stanca.

Mentre la città è ferma più di un trattore scassato senza ruote e con il freno tirato grazie alla corrente maggioritaria dei venditori di fumo, dall’inizio del mandato, sta affrontando la questione con la mentalità e i metodi di uno spot pubblicitario, di un tavolino con le tre carte in metropolitana.

Da 4 anni non sta facendo pressoché nulla o l’opposto di quanto i comunicati stampa o la sua campagna elettorale volevano farci credere.

Troppi consiglieri sfuggiti al controllo della concretezza e della sostanza, potrebbero agitare Delibere da loro votate a favore di aumenti della tassa rifiuti, dell’Irpef comunale, del numero delle sale scommesse, del biglietto del bus, dello spreco di milioni di euro tolti dalle tasche dei lecchesi per far posto al fumo.

La città brucia precipitando sempre più in una crisi economica e sociale e Brivio suona la cetra.

E populisticamente si dà tutta la colpa al Patto di Stabilità. L’Amministrazione invece ha più gli occhi bendati che le mani legate. Non si vede una linea programmatica, un cambio di rotta. Sebbene lo slogan della campagna elettorale di Brivio era: “E’ ora di cambiare”.

Piangono e aumentano tutto ma non sono stati in grado, in 4 anni, di utilizzare la leva prima sull’Irpef e poi su ICI e IMU per far pagare ai ricchi e agevolare chi fa più fatica. Potevano usare, come prevede la Legge, le categorie catastali. Han colpito invece famiglie e piccoli negozi.

Malgrado la Legge lo permetta (la 163/2006), non hanno nemmeno provato a ridurre l’importo dell’Appalto per la Raccolta rifiuti. Potevano risparmiare fino al 20%, su uno che costa oltre 4 milioni di euro (annui)…son soldi. E questo vale anche per l’Appalto Mensa nelle scuole.

Malgrado la Legge lo consentisse potevano riscattare a gratis o quasi i lampioni dell’illuminazione pubblica da Enel, han preferito pagarli (senza un’adeguata perizia tecnica) 300.000 euro.

Villa Manzoni (scusate se turisticamente è poco) crolla e non è a norma, ma Appello per Lecco chiede soldi per una manciata di comballi e agevolazioni burocratiche per l’Isola privata Viscontea.

Spendono centinaia di migliaia di euro nel bike sharing usato da meno di 5 persone al giorno e poi non han soldi per le buche delle strade. Ma niente. C’erano (e ci sono) 101 modi per non bastonare i cittadini ma è più facile nascondersi dietro il Patto di Stabilità. Poi approvano il PGT così in ritardo da rimetterci oltre un milione di euro di allentamento dello stesso Patto….

Sono stati tolti soldi pure ai disabili, una sfilza di occasioni perse con danni ai cittadini, uno sperpero continuo come gocce da un rubinetto difettoso e io dovevo aspettare il bubbone Metastasi per sfiduciarlo?

Per quanto mi riguarda, fatti alla mano, io l’avevo sfiduciato ben prima. E datemi torto…

LE DUE CLAQUE DEL PD sul caso metastasi: SPEGNETE I CELLULARI

altan interrompere cazzateIl Segretario provinciale del Pd lecchese Fausto Crimella, – segnala indignato su FB Giorgio Radaelli, storico militante Pd e già presidente della Commissione di garanzia del Pd di Lecco – ha invitato tutti gli iscritti ad andare stasera in Consiglio Comunale a Lecco (ore 19:00) per fare il tifo per l’ Amministrazione.

Il tifo.!!!!

Così il tifo, non perchè si son lette le carte, ci si è informati, si è studiata l’Ordinanza del Gip, si è a conoscenza dei fatti.

No!!!…così solo per tifare, come claque.

Se non han letto nulla è addirittura meglio, si sa mai che cambiano idea, che qualche dubbio gli venga, che qualche domanda la pongano.

Servono braccia, o anche solo mani, il pensiero non fa rumore, non fa numero.

E’ la claque che nasconde le parole, ovatta le orecchie.

Imbroglia le carte.

Radaelli a proposito di questo invito scrive: “Non mi piace per niente. Se quando erano Sindaci Faggi o Bodega e avessimo saputo che un consigliere di maggioranza era un uomo dei fratelli Coco e cercava di influenzare l’Amministrazione per gli interessi dei clan, probabilmente noi che eravamo all’opposizione avremmo fatto fuoco e fiamme. Io penso che Brivio sia una persona onestissima e sono convinto che sia di una moralità cristallina, ma anche se fatte in buona fede certe scelte sono politicamente sbagliate, e vanno criticate duramente. E se non è stato Brivio a decidere la candidatura di Ernesto Palermo ma Vittorio Campione, sarà Vittorio Campione ad assumersene la responsabilità. Ma questa cosa che nessuno paga mai per gli errori che fa, non mi piace per niente perchè ci farà solo perdere consensi”.

Forse Radaelli non si accorge.

Per lui l’unico problema è la candidatura del consigliere Palermo e soprattutto che questa cosa fa perdere voti al PD

Per Radaelli che Brivio sia confuso, che abbia raccontato balle contraddicendosi nelle interviste, che abbia detto di essere stato un ingenuo…

non fa né caldo nè freddo.

Vuole la testa di chi ha messo in Lista Palermo…

Tutta la slavina e le contraddizioni di dopo son poca cosa, non gli interessano.

La claque il segretario provinciale del Pd – e tutto il Pd – dovrebbe farla a lui.

Almeno un poco anche a lui.

Dopo può inziare la recita.

Spegnete i cellulari.

SIGNOR SINDACO, le cose forse sono gravi anche senza magistrati

 TREZZI-E-BRIVIOCaro Direttore,

perché il Sindaco Brivio ancor prima dell’informativa della Prefettura, ancor prima dell’eventuale aiuto chiestogli dal Sindaco di Valmadrera, intratteneva con Palermo “equivocabili” conversazioni sul Lido di Parè?

Ed oggi ancor più gravemente, perché malgrado le intercettazioni, i tempi sballati della sua difesa, dà contraddittorie spiegazioni ai giornali come ha evidenziato l’Associazione Qui Lecco Libera? Perché chi doveva vedere non ha visto, chi doveva dire non ha detto? E, soprattutto, perché il Sindaco Brivio rilascia interviste dove sembra si confonda, dove cambia versione, dove si contraddice? E perché nessuno dice niente?

Certo non è solo il Sindaco che deve dare risposte, ma inizi lui. Sono domande legittime con risposte doverose. Non è solo e tanto una questione di magistrati e di penale, alcune cose, queste, son gravi anche solo in termini politici e, a mio parere, morali. Credo che la stampa debba insistere, anche Lei, perché le dia. Celermente.

LE ORE FATALI CHE UNO SI MERITA contemplano anche il M5S?

pataccadelresoleA un certo punto l’altra sera, la tensione tocca il suo culmine: sto per leggere a mio marito la dichiarazione degli attivisti del M5S di Lecco a sostegno del Comitato Lecchese per l’acqua pubblica, che solo qualche minuto prima era stato messo online da tutta la stampa locale.

Il Volume della Tv viene bruscamente modulato, impongo ai miei figli di interrompere il sabba di urla e lancio di vivande che in casa chiamiamo spiritosamente “cena”.

Poi mi viene in mente che, quando ero piccola io, i miei modularono bruscamente il volume della tv e mi chiesero di chiudere il becco in ben altre occasioni: tipo l’assassinio di Kennedy, la crisi di Cuba, il primo uomo sulla luna o l’alluvione di Firenze.

Ricordo ancora che, nonostante i miei pochi anni, riuscii a capire, dal comportamento degli adulti, che la situazione era speciale, l’avvenimento di straordinaria importanza.

Rifletto: i miei figli rischiano dunque di ricordarsi per tutta la vita di quella volta che la loro mamma impose loro il silenzio perché doveva leggere la dichiarazione del Movimento cinque stelle di Lecco.

Va bene che ogni epoca ha le sue “ore fatali” che si merita, ma questo, francamente, mi sembra troppo. Riadatto il volume della tv, ripiego in tasca il comunicato stampa. “Scusate ragazzi, era un falso allarme. Ricominciate pure a fare casino”.

Non si stava facendo la storia, li non c’era, nel salone in gress porcellanatoto nero, nessuna rivoluzione.

In fondo non era neppure un comunicato stampa era più vicino a una presa per il culo.

Era come quei pelosi comunicati stampa che negano con il malcelato augurio di evidenziare. Che vogliono nascondere per sperare di svelare ancora meglio.

Prendersi un angolo della scena del giorno per farsi il proprio spot (elettorale): Cioè un modo abbastanza ovvio, e volgare, per farsi notare.

Come quella beneficenza, anonima per antonomasia, che invece trapela e corre di bocca in bocca. Così i grillini in odore di elezioni locali e transnazionali scrivono per sostenere il Comitato acqua lecchese ma fanno i modesti, i politicamente corretti, fanno i finti.

Far finta di sostenere ed invece con lo scopo – pubblicitario elettorale – di farsi sostenere.

Da sempre in sintonia con le posizioni del “Comitato Lecchese Acqua Pubblica” ci sentiamo vicini alla loro iniziativa relativa all’esposto depositato presso la Procura Regionale della Corte dei Conti”…Teniamo a precisare – scrivono i grillini – che il Comitato Lecchese Acqua Pubblica è apolitico e noi come forza politica siamo e resteremo volutamente ai margini per evitare facili strumentalizzazioni..”

In sintesi vi ho scritto questo per dirvi che ho detto tutto questo ma voi fate finta che io non vi abbia detto nulla. E nemmeno loro.