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UNA NOTTE NERA PER UNA LECCO ILLUMINATA

cioccolatoDomani, sabato, fino alle 23, la Festa del Cioccolato, iniziata ieri, diventa la Notte Nera. Degustazioni, tavolette, burro di cacao e colesterolo, ma quello buono, probabilmente fuso o fondente.

Vorrei far emergere, senza ammantarla da megaevento, o da Festival “Lecco Città dei Promessi Sposi” che è ben altra cosa per la Città, che questa iniziativa é comunque una bella cosa, positiva, per una Comunità.

L’eccellenza di un prodotto dentro uno spazio facilmente raggiungibile. Certo non è la Festa del Cioccolato di Perugia ma sono passi buoni per la città. Per noi. Ancor prima che turistici.

Se poi, a parer mio, nel futuro si allungassero gli stand lungo via Roma, e le vie intorno, se le vetrine fossero addobbate a tema, se ristoranti e bar offrissero parte di un menu a base di cioccolato e cacao; se ci posizionassero dei tavoli liberi in piazza e lungo le vie dove mangiare quello che lì si compra in autonomia, se si leggessero ad alta voce scritti e storie a tema, ci fossero corsi d pasticceria e cucina nei giorni precedenti o successivi, ect, sarebbe ancor più figo.

Ma, e sta qui la bontà e positività, non bisogna lamentarsi che non c’è (ancora o mai) tutto questo. Apprezzo e applaudo questo che c’è ora, e lo sostengo.  E, se condiviso dall’Amministrazione e dagli altri Promotori, e se ne sono in grado, (io e chiunque ovviamente) dare una mano per quelle cose che mancano.

Anche fosse solo mangiare un piatto di tagliolini al cacao e pinoli :-)

Ma non è perché ci si accontenta ma perché il bello e il buono bisogna sortirli assieme. Che sia cioccolato, cultura, sport, tempo.

È più di qualcosa di buono, è #BeneComune; non il cioccolato, ma voler bene a Lecco

RIAPRIRE PIAZZA GARIBALDI ALLE AUTO E’ CHIUDERLA AL FUTURO

piazzagaribaldiSeneca fu esiliato da Claudio, Ovidio da Augusto, Galileo dalla chiesa, Lorenzo Bodega è stato esiliato da Piazza Garibaldi e ci vuole tornare.

Non a piedi.
E non, magari, per assistere a spettacoli, a fiere, a mercati tradizionali, o per fare acquisti, per condivide tempo, relazioni, un aperitivo, un concerto, un cinema, un’esposizione. No, lui vuole tornare solo per passarci con l’auto.

E’ questa infatti la reiterata proposta fatta dall’ex Borgomastro e Senatore della Repubblica. “Riaprire Piazza Garibaldi al passaggio delle auto”.

Le ragioni sono ancora più allucinanti, dell’intuizione:Sarebbe un’ottima soluzione per valorizzare il centro cittadino”;Le auto passerebbero per la Piazza con uscita su Via Costituzione”, questo per puntare “alla valorizzazione di Lecco anche sotto il profilo turistico perché oggi la città è vuota, le attività chiudono e qui si pensa solo a fare interventi cher enderanno ancora più difficile la ripresa economica”.

Abbiamo capito bene?
Bodega vuol far passare le macchine da Piazza Garibaldi per valorizzare il centro cittadino, con una modalità che è un poco come suggerire di accendere più copertoni di auto sulla super così non si lascia incustodita la strada.
Ve li vedete gli automobilisti scendere da via Cavour o da via Roma, così da valorizzare il Centro cittadino sporgendosi, in transito, dal finestrino per guardare l’infinita luce poetica che picchia sulle facciate dei Palazzi di Piazza Garibaldi?

O ancor di più gli automobilisti, soprattutto turisti, che appositamente transitano per la Piazza Garibaldi finalmente riaperta grazie alla crociata di Bodega, che rallentano volontariamente, insensibili al suono stridulo dei clacson delle auto dietro, e per aumentare la ripresa economica farsi servire da commesse in pattini a rotelle che prendono le ordinazioni per l’acquisto di vestiti, tre collant 60 denari, un paio di scarpe, un prelievo bancomat e due lassativi dalla farmacia poco sopra?

L’ex sindaco e senatore Bodega, nei momenti più rigidi e impensati, trova sempre il modo di farci ridere. Grazie

IL CENTRO COTTURA E LA PARTECIPAZIONE FINITA FUORI MENU

VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100

Era martedì 19 luglio 2016. Piazza Garibaldi, fronte Teatro.

La Giunta, quasi al completo, e un centinaio di cittadini. Occasione importante: “Un anno insieme a voi”.

Intervengono solo due cittadini. Un operatore del Mercato che vuole tornare in centro e il sottoscritto.

Tra le altre cose (ri)chiedo all’assessore Rizzolino quello che chiedo da anni. Valutare-seriamente- un Centro cottura (extra)comunale per il servizio di mensa scolastica. Come sua abitudine consolidata, in quello stile caricaturale da vecchio curato e da anziano barone di scuola, garantisce, anche stavolta millanta, un coinvolgimento di genitori, città, uffici e consiglieri per valutare – approfonditamente – la possibilità di dotare la città di questo servizio.

Obiettivamente uno strumento che migliorerebbe qualità del cibo, aspetti ecologici/ambientali e, nel medio lungo periodo, un risparmio economico per Comune e famiglie.

Oggi si legge che ha detto no al Centro Cottura. Decisione legittima, i ruoli decisionali spettano a Giunta e Consiglio mica ai social e piazze più o meno virtuali.

Ma quello che non sta in piedi, e un poco fa girare i piatti, sono le motivazioni: “Le verifiche che abbiamo fatto hanno dato esito negativo:non abbiamo a disposizione un edificio adatto, né aree per costruirlo. Abbiamo anche ipotizzato se vi fosse la sostenibilità economica per affidarne la realizzazione direttamente al vincitore della gara, ma i costi sono tali che avremmo dovuto prevedere o un affidamento di lunghissimo periodo oppure un aumento eccessivo del costo dei buoni pasto” ,

Quello che non è dato sapere,  in questo (più di un) anno di lavoro è però chi ha sentito, i verbali, quando e come ha coinvolto genitori, famiglie, cittadini e, oserei dire, commissioni e consiglieri. Perché non vi è traccia alcuna.

E quando parla di non sostenibilità poteva studiare – cosa che non ha evidentemente fatto – l’esperienza di Grugliasco, Comune piemontese grande come Lecco, con poli universitari e un Centro Cottura inizialmente gestito dal Comune con una Cooperativa sociale, prodotti locali/bio, recupero del calore, costato circa 2 milioni e abbattimento del prezzo del pasto per i cittadini. O quello di Empoli, 2000 mq per 4000 pasti al giorno, in un unico turno, che serve oltre che gli studenti anche altri Enti pubblici del Circondario. Idem per Settimo Torinese, Capannoli, Pistoia, o ancora Capannori.

Insomma volere è potere. Qui a Lecco l’Assessore Rizzolino avrebbe potuto valutare, coinvolgere e relazionare, le esigenze di Politecnico, Ospedale, altri Enti, il fabbisogno e la sinergia con i comuni limitrofi.

Invece, anche per questo giro, in tono curiale non se ne farà nulla. Con il forte peso indigesto sullo stomaco di non averci nemmeno provato.

Gli assessori, con evidenza, non sono tutti uguali ma uno come Rizzolino viene continuamente da chiedersi se è in grado, davvero, di farlo. A beneficio della città, si intende.

IL SILENZIO DIVENTA VOCE. UNA MOSTRA CHE CI INTERROGA

(foto di Prahsanth Cattaneo)
(foto di Prahsanth Cattaneo)

Un pubblico delle grandi occasioni quello che stasera, sabato 4 febbraio, a Palazzo delle Paure ha partecipato all’inaugurazione della Mostra su Don Milani “Il silenzio diventa voce”; che si protrarrà fino al 30 aprile. Pubblico delle grandi occasioni, per una grande occasione, quello di scoprire, riscoprire, e interrogarsi su quell’uomo di chiesa che ha messo gli ultimi, il prossimo, ancor prima e più in alto di Dio. Per innalzare Dio e l’Uomo. Tutto questo a partire dalla scuola, dall’insegnamento, duro e rigoroso, di una manciata di ragazzini.

Una Mostra, composta da 28 pannelli informativi – in bianco e nero – con le frasi e la storia di quell’esperienza che l’ha visto protagonista a Barbiana, uno sparuto insieme di poche case, una chiesa e una canonica, fuori dal mondo, diventato mondo, volo.
E come dono e integrazione accompagnata con le opere a china, splendide e profonde, di Gianni Bolis, le foto di Barbiana di Luigi Erba, e le sculture piene di forza, di slancio, uomini che si elevano e si fanno moltitudine, di Dolores Previtali.

Una Mostra che non è solo o soprattutto tributo o ricordo di don Lorenzo Milani ma, lo si nota subito e profondamente visitandola e soffermandosi sulle didascalie dei pannelli, alfabeto dei Valori che da Barbiana, a cavallo di poco più di 10 anni tra gli anni 50 e 60, un giovane Priore e i suoi ragazzi hanno provato a seminare a donare, a offrire agli altri.
Attraverso la pedagogia, la didattica, la vita sociale e le battaglie, rivoluzionarie e di civiltà che hanno portato avanti. Valori come “messaggio forte, capace di parlare molto lontano, sia come tempo che come luogo e che, la Mostra qui a Lecco ne è testimonianza e conferma, ancora oggi continua a muovere, a commuovere, ad esaltare o a urtare”, per riprendere le parole di Michele Gesualdi, uno dei piccoli ragazzi di don milani oggi presidente della Fondazione a lui intitolata.

Perché si questa Mostra può essere anche una mostra difficile. E si spera che sia così, un ulteriore merito dell’Assessorato alla Cultura e dell’Amministrazione che l’ha promossa e voluta, perché è una Mostra che ci interroga, ci scuote, ci chiede conto personalmente e interiormente del nostro ruolo, nella società e nelle nostre professioni.

Ci interroga e ci sfida, “perché la grandezza d’una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta, ma da tutt’altre cose. E neanche le possibilità di far del bene si misurano sul numero di parrocchiani”

Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani… che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”, per citare due delle frasi che si possono leggere, di Don Milani, all’interno del bel catalogo che accompagna la Mostra.
E noi siamo tutti giovani. Ad ogni età
Una Mostra quindi, insieme soprattutto alle diverse iniziative di approfondimento, – per il pubblico e per le scuole (che entrambi si spera ne possano far tesoro dell’opportunità offertagli) che danno alla Città di Lecco quel respiro che è uno sguardo sul futuro. Il futuro che vogliamo disegnare e offrirci.

(audio Agostino Burberi, Allievo di Don Milani)

(audio Assessore Cultura Simona Piazza)

(audio Innocente Pessina Fondazione Don Milani)

LA MOSTRA SU DON MILANI: Con i piedi e lo sguardo oltre ogni frontiera

don-milaniFiducia contro paura, comunità contro solitudine, accoglienza contro odio, cultura contro fanatismo.

In questi tempi di muri, frontiere, sbarre mentali e decreti Trumpiani che mettono distanza, barriera, separazione, trincea,

arriva a Palazzo delle Paure, come una speranza, monito e augurio la Mostra: “Il silenzio diventa voce” sulla figura, la bellezza e l’attualità del messaggio e dell’insegnamento di don Lorenzo Milani, a cinquant’anni dalla morte.

Una guida, don Milani, sempre più necessaria da (ri)scoprire, perché questo odio e questa rabbia sempre più cieca,i Poteri, ovunque siedano e con qualunque abito si coprano, stanno sempre più alimentando, contro i poveri, gli ultimi, gli altri.

Lui, piccolo giovane Priore, cacciato in cima al silenzio di un paesino toscano, Barbiana, che non era nemmeno un villaggio. Una Chiesa, 20 case, sparse nel bosco e nei campi circostanti, isolate tra loro, dove non c’erano strade, acqua, luce e scuola. E da lì, dal profondo di quel Paradiso degli uomini dimenticati da tutti, don Milani trasforma il silenzio in voce. Una voce che è come il vento. Senza frontiere e muri.

Ed oggi che seminare paura fa comodo sia a chi colpisce gente innocente a Nizza, Quebec City o Bagdad e Aleppo, ma anche a chi non vede l’ora di alzare ovunque muri e barriere, a chi prova ad insinuarci la diffidenza, a chi vuole creare una società blindata, dobbiamo, ognuno per il nostro ruolo, essere ancor più nitidamente seminatori di una società diversa, migliore, più giusta. Continuando a immaginarla e costruirla, con i gesti simbolici oltre a quelli quotidiani.

Simbolici e intelligenti come pensare e offrire alla Città appunto questa Mostra, e come quello di andare a vederla, insieme agli eventi collaterali,  in tante e tanti.

Perché l’odio, di parole, di bombe, di Leggi, restino solo un tentativo, ignorante e vigliacco, di fermare un cammino che invece gesto dopo gesto, parola dopo parola, viene percorso e permette di costruire strade che nuovi sguardi, personali e collettivi insieme, potranno proseguire.

Perché come dissero don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi della scuola di Barbiana: “Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. E’ voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perché cambi”. E anche “I Care, mi importa mi sta a cuore”.

Abbiamo bisogno di rimettere insieme i nostri cocci e di ritrovare le radici delle nostre comunità.

Con i piedi nel mondo e lo sguardo oltre ogni frontiera

IL BIONE, L’ABITO DA SERA E IL SONNO DELL’OPPOSIZIONE

ALTAN-TOCCA-A-MECi sono stati 495 commenti e like e 29 condivisioni di articoli (diversi) sulla paventata chiusura del Bione,
solo nei gruppi facebook locali.
Tra i commenti, la stragrande maggioranza, erano insulti e rabbie grevi.In 4 giorni.
Solo 5 condivisioni e 23 commenti e like invece per la notizia che il Bione non chiude. In 2 giorni
Questi son dati neutri ma parecchio allarmanti.
Molto, troppo popolo dei social ama il sangue. E ci mette più pancia che testa.
La notizia positiva non buca. E in fondo non interessava nemmeno.
La questione Bione non si è quindi nemmeno incartata in uno stantio ping pong di pro e conto.
Si è fermata al contro. Il solito sport.
Il Bione non interessa in realtà. Interessavano le dimissioni.

Dimostrazione ulteriore è il sonno degli accusatori.
L’opposizione sul Bione ha infatti dormito così tanto che fino al botto dello spumante del 31 dicembre, del suo ruolo di controllo se n’era bella che dimenticata.
La prova provata è che tolte dichiarazioni vacue, buone solo per la pancia rabbiosa dei social – un poco come farsi belli indossando un abito da sera senza però essersi lavati da una settimana – le carte, le mail, la documentazione su tutta la tematica le ha trovate,mostrate e rese pubbliche, Qui Lecco Libera, ossia un gruppo che sta ben fuori il Palazzo.

L’opposizione,in altre parole, nella concretezza dei fatti e dei documenti, con evidenza, non ha fatto nulla, in tutto questo tempo, – mesi e mesi, eancora mesi – per vederci chiaro.
Né la destra più strutturata per candidarsi a vincere le elezioni, che su opere incompiute e danni alla città è maestra e ha un’esperienza diretta e di responsabilità insieme ai leghisti, che noi cittadini abbiamo ancora come ferite aperte sotto gli occhi, né i grillini che sono per la trasparenza totale e la lotta dura e pura: “apriremo il Parlamento come una scatola di tonno” ma a Lecco non riescono nemmeno ad aprire una mail per chiedere l’Accesso agli Atti.
Il candidato sindaco Negrini manca da Consiglio e Commissioni da così tanto tempo che non si è nemmeno accorto di non aver presentato la sua dichiarazione dei redditi, figuriamoci trovare documenti non suoi…
In altre parole l’opposizione non ha fatto l’opposizione, ma ha solo provato a mettersi all’ultimo il vestito da sera buono pensando di nascondere l’odore. Per ingannare i cittadini, e non potrà che usare il lavoro di Qui Lecco Libera per interrogare la Giunta, lunedì.
Io però non partecipo al gioco pro o contro Brivio, perché non ha senso.
A me interessa, oggi, darmi un interesse “comunitario che, nello specifico, era il Bione aperto, intesa come Bene Comune la non chiusura. E applaudo il risultato.
E credo più utile sostenere, non a occhi bendati, tutto ciò che consideriamo Bene Comune e quindi l’impegno a migliorare Lecco per i lecchesi, a partire da ciò che è in pista: Ostello, progetti con Politecnico, Porticciolo, LungoLago,Villa Manzoni, Turismo, Servizi sociali, ect.
Nell’Opposizione vedo invece la volontà di bruciare la casa per cacciare l’inquilino. Io voglio preservare la casa.

a forza di essere vento