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L’EGOFONO DI CHI HA UNA FIFA BLU

corrado-valsecchi-650x535Non è stato un battibecco.
No, non lo è stato per nulla quello tra il consigliere pd Alberto Colombo e l’assessore Corrado Valsecchi, a cui pubblico e stampa hanno assistito ieri in aula consigliare al termine delle domande di attualità che i consiglieri rivolgono alla Giunta.

È stato un irrispettoso arrogante atto di fifa, totalmente malcelato da parte dell’assessore.

Rivolgersi al consigliere che ne sottolinea l’ennesima non risposta a precise domande e se ne chiede ragione, con un perentorio: “si interroghi” è un comportamento che non ha nessuna etica, ancor meno serietà e denota arroganza e assenza di rispetto anche per ciò che rappresenta l’aula. La casa dei Lecchesi.

Fino a prova contraria, in democrazia e nelle dinamiche amministrative, è proprio prerogativa e dovere del consigliere comunale domandare e chiedere conto, in quel consesso, alla Giunta e al singolo Assessore, sul suo operato o su specifiche questioni cittadine.
È proprio il consigliere che “interroga” non che deve “interrogarsi”.

La fifa blu di Valsecchi, tanto da confermare lui stesso con quel “si interroghi” , l’incapacità di rispondere alle domande del consigliere, è l’ennesima dimostrazione di almeno tre evidenze.

L’assessore Valsecchi non è in grado di svolgere il suo ruolo. Sia nel continuo fare proclami, annunci, dichiarazioni, promesse immancabilmente smentite dai fatti, sia nel non essere in grado di dare risposte (credibili) quando interrogato.

La seconda evidenza è che inspiegabilmente, pur avendo più potere di quanto datogli dagli elettori, e nel medesimo tempo avendone molto meno di quanto creda di averne, la stampa ha sempre o troppo occhio di riguardo nei suoi confronti, e del suo egofono lasciandogliene scivolare troppe.

La terza è che l’assessore Valsecchi, inspiegabilmente non rimesso nei ranghi nell’occasione della volgare e indegna uscita di ieri dal Presidente del consiglio Gulazetti o da altri consiglieri, con questi comportamenti e atteggiamenti, ripetuti, fa venire in mente ancora una volta la strofa della canzone di De Gregori sui politici per nulla modelli positivi quando canta: ha gli occhi dello schiavo, lo sguardo del padrone, si atteggia a Mitterand è peggio di Nerone.

Lui parlava di Craxi, oggi la decadenza precipitata dei tempi ci costringere a parlare di Valsecchi.

C’ERA AMORE IN QUASI TUTTE LE SUE FORME. USIAMOLO PER LA NOSTRA CITTA’

FB_IMG_15378546018927799Piccoli misteri lecchesi. Qualcosa da dare bonariamente di matto. Da farci un’altra Rassegna teatrale “Cultura per il sociale 2.0″

Troppi, anche perché è una falsità, dicono che non c’è mai nulla a Lecco, altri, ascoltati come guru, addirittura dicono che d’estate non dovrebbe esserci nessuna iniziativa culturale e turistica, tanto la gente qui, in questo periodo, ci viene lo stesso.

Poi, una domenica di fine estate, la scorsa, al primo tramonto, nel fresco del cortile di Palazzo Belgiojoso, va in scena uno spettacolo di parole e rime, di amore e grandi temi sociali, e cosa succede?

Il pubblico c’è, il pubblico applaude e si commuove, il pubblico se potesse da lì non si alzerebbe più, vorrebbe altre pagine, altre strofe, altre rime… ma evidentemente non basta.
Social, stampa, quotidiani online, radio e tv. Il buio, o quasi, come un cantante lirico afono sull’aria “Nessun dorma” della Turandot di Puccini. Tranne oggi, tre colonne, su La Provincia, nessuna foto, nessuna recensione, nessuna cronaca.  Come se non fosse successo nulla. Deve essere per questo che sembra che a Lecco non ci sia mai nulla. Come il binario 9,3/4 in Harry Potter, lo vede davvero solo chi ci passa dentro.

Domenica è stato un viaggio, di qualità, alla scoperta dell’amore, accompagnati in uno spettacolo dove la forza, spoglia di scenografia e costumi, era il prorompente inchiostro di William Shakespeare e la voce, le voci dei bravissimi attori Mino Francesco Manni e Marta Ossoli.

C’era amore in quasi tutte le sue forme. Quello puro e assoluto di Romeo e Giulietta e quello ilare e favolistico del Sogno di una notte mezza estate, poi quello dall’ardito e furioso corteggiamento della Bisbetica domata, all’amore ambiguo e seduttivo di Riccardo III. E ancora quello folle e tragico di Amleto. Il legame sanguinario tra Macbeth e Lady Macbeth, la passione sensuale e perduta di Antonio e Cleopatra e la tragedia della gelosia di Otello.

Un arsenale d’amore quindi che è diventato faretra e frecce anche per i voli di Cupido e di qualcuno capovolto. E una freccia e poi un’altra e un’altra ancora per l’occasione accompagnate dalla musica evocativa del violino di Viviana Carniti han disegnato una stella cometa, per qualcuno dei presenti probabilmente anche una stella cadente da metterci la luce di tutti i desideri e la forza per inseguirli e perché no, raggiungerli.

Una freccia vorrei che giungesse, scoccata da chi c’era con il corpo o con l’anima, a farci amare Lecco che tracima di bellezza anche grazie a queste iniziative. Che sono belle non solo da segnalare, ma anche raccontare come sono andate. Come somma, come volano.

Perché il Bardo immortale ha avuto anche lui, per quella penna e quel foglio, bisogno dell’inchiostro di una musa e del pubblico. Non facciamo che ognuno nel proprio arsenale abbia tanto amore e non abbia il modo di usarlo per la propria città.

Prossimo appuntamento della rassegna: Venerdì 28 settembre ore 17:30 e replica alle 19:30 piazza Garibaldi con la performance dell’attore Carlo Decio “Un filo tra follia e scienza”, ispirata al capolavoro di Robert Louis Stevenson “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”.

QUELLE PROMESSE CHE NON DIVENTANO MAI IMPEGNI… (ma solo campagna elettorale)

Lecco_incontro_viabilita_Corrado_Valsecchi-3Più d’uno potrebbe pensare che io, in particolare, ce l’abbia con Corrado Valsecchi di Appello per Lecco, l’Assessore a quasi tutto già autocandidatosi futuro sindaco, manco fosse un Borgia,

Non è vero niente. Un po’, a guardare, come quello che dice lui.

La riprova? Un elenco infinito di annunci, in pompa magna, detti, ridetti, modificati, ridetti come se nulla fosse, che poi si schiantano, ogni volta – ogni volta – con la realtà. E’ notizia di oggi, l’ennesimo carro davanti ai buoi che si è schiantato contro il muro della verità. Villa Ponchielli.

Oggi leggiamo che il Progetto di una scuola di alta cucina e del recupero complessivo di Villa Ponchielli, annunciato come già finanziato, già fatto, con annunci, dichiarazioni e passerelle, sta trovando difficoltà, là dove le parole si devono trasformare in concretezza.

E l’elenco non finisce qui, purtroppo. E’ da anni che è solo una quantità di annunci.

Cinema Lariano, Giardino di Palazzo Belgiojoso, Piazza Affari, Teatro della Società, Comballi sul lago, Multisala, giochi nuovi e inclusivi nel parchi pubblici. PalaLecco, Lui non in Giunta, lui non alleato di Venturini… ect. ect. 

La riapertura del Cinema Lariano, anche questo a suo tempo in pompa magna. Con promesse date e dichiarazioni da passerella quando il Bando per i fondi del Ministero non c’è e non si sa nemmeno quando verrà pubblicato.

Il Teatro della Società con un ripetersi e cambio di date sempre diverse e ancora non c’è un cronoprogramma. Piazza Affari annunciata come lo spazio per Circo, saltimbanchi, opere liriche e invece è un mero piccolo parcheggio. Il parco di Palazzo Belgiojoso idem, rinviata di mese in mese la riapertura, alla fine aperto e non ancora completato, con fontane guaste, giochi in divenire che uno pensa ai vandali ed invece è Valsecchi

Per non parlare degli altri parchi. E potremmo continuare…

Vorrei tantissimo, con tutto il cuore, che questi infiniti annunci siano davvero impegni e non solo promesse, vorrei davvero che si realizzassero, a prescindere da chi roboantemente li fa, sarebbe bellissimo e utile per la città. La nostra città. Invece fa male, allontana dalla politica, ci fa cadere braccia e prolassare gonadi, fa perdere l’entusiasmo della partecipazione, questa mancanza di serietà. Ed è un danno, a mio parere, decisamente più grande e più profondo, in termini di Comunità, che la stessa mancata realizzazione delle opere perennemente annunciate.

E allora come cittadino e mi permetto, come giornalisti, non è ora di chiedersi, se dobbiamo ancora prestarci al gioco di questa sua insaziabile e infinita presa in giro da campagna elettorale?

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Ben oltre e prima della gaffe di Berlusconi. Quando essere strabici è la cura. L’antidoto

gaffeQuando essere strabici è la cura. L’antidoto

È salita alle cronache del week-end come la “gaffe di Berlusconi” in chiusura di un comizio ad Aosta per le elezioni regionali.

I fatti, che molti abbiamo visto, narrano che davanti al popolo di ForzaItalia, nel ricevere dei tipici doni locali portati da una giovane ragazza sul palco, con officiante il coordinatore regionale, Berlusconi abbia detto, con il suo sperimentato modo a 36 denti di strappare applausi: “posso scegliere io il regalo?” E, indicando la ragazza: “preferisco lei”.

Ecco, per tutti è stata la gaffe di Berlusconi. Titoli e post su Fb. Non una sottolineatura sul commento dell’officiante coordinatore locale di Forza Italia che, tra il gasato e il pavone, mentre afferma di essere il padre dice, a Berlusconi, tutt’altro che imbarazzato: “Sei un buongustaio”.

Lo sguardo e l’intonazione quando risottolineando ripete: “È mia figlia”, è pure peggio.. è come dicesse, è mia figlia no dai, se fosse un’altra.…

Ecco lo strabismo è una cura. L’antidoto. Perché è questo comportamento, queste frasi, questo fare da spalla, questo non vedere la gravità delle parole e soprattutto dei pensieri, tenuto dal padre ad essere l’aspetto più vile. Ancora più vergognoso.

“Sei un buongustaio” è trasformare una persona, una donna, tua figlia, in una preda, in un oggetto, in un boccone succulento da mangiare. Come il cibo esposto a un qualsiasi fiera.

È non avere rispetto delle donne, non avere rispetto di tua figlia, non avere rispetto delle persone. È non aver rispetto di te stesso. Che fai da spalla al pascià. Che ridi alla sua battuta.

Che continui a ridere, da vent’anni, con un uomo che ha rovinato ancor più che l’economia di un Paese, proprio il basilare senso di dignità e rispetto, di cultura, del Paese.  Rendendo cieco un popolo. Che già di suo gode e non aspetta altro. Vedere tutto questo e non soltanto la “gaffe di Berlusconi” è forse essere strabici.

Quando essere strabici è, però, la cura. L’antidoto.

DADATI, LE SCORIE E IL MORALISMO DA LIKE

IMG_20180316_194611IMG_20180316_194534Dovrei seguire il suggerimento di un’amica intelligente e perspicace a cui piace chi sceglie con cura le parole da non dire.

Evidentemente non lo stiamo facendo entrambi. Leggere un post così reazionario e fintamente di buon senso, però è veramente urticante.

Davvero semplificazioni e distorsioni che non solo lasciano il tempo che trovano ma banalizzano la Storia.

Perché è precondizione di correttezza, in un giudizio, in un’analisi, mettere l’aspetto personale umano come opinione e non come sentenza, come fatto. Di fan e Stati teocratici ed etici non ne abbiamo bisogno.

Ed è anche fortemente ridicolo che il disgusto che uno legittimamente uno può provare venga usato per avvalorare scorie di fascismo edulcorando quest’ultimo come fattore secondario nella storia nazionale

E vivaddio con gli ex militanti armati ci parlano, ci scrivono libri i famigliari delle vittime dell’Omicidio Moro, compresa la famiglia, da decenni, e arriva un Dadati qualsiasi nel suo moralismo da like a indignarsi per una trasmissione.

Dove, in aggiunta, sconfessa pure lo Stato che invece vuole difendere, dimentico che sono liberi diversi, ma non tutti, i detenuti dei tempi della Lotta armata non perché sono fuggiti o buon cuore, ma perché la Legge dello Stato lo ha deciso.
E’ così democratico, ha così forte il senso dello Stato, che è per le pene aggiuntive.
Per murarli vivi e tenerli in silenzio.

C’è un problema di fondo che con gente come Dadati rimarremo sempre arretrati in un discorso di civiltà e di convivenza civile.
Perché se non arriva nemmeno a comprendere che è necessario, doveroso, dopo 40 anni, un passare dalla cronaca alla Storia, di un movimento, di un fenomeno collettivo che ha interessato centinaia di migliaia di persone come per altro avvenuto in Germania per gli stessi fenomeni – perché la Germania non va guardata solo per le fiere e la gestione della sicurezza percepita, ecchecazzo – non dico di vederla come il Terzo Risorgimento ma nemmeno fare il moralista.

Non sa nulla di pietas,  Costituzione, Giustizia Riparativa, di ascolto, di Lotta Partigiana che è stata di più, di meglio e soprattutto diverso che Porzus, e di quello che lui vuol far credere Citando lo, e oserei dire che sa ben poco anche di realtà.

Ma devono essere le scorie della sua militanza per decenni e decenni in un partito postafascista e neofascista (si quello che è stato di Almirante, Rauti, Fini, Matteoli, Storace, Buonanno, Alemanno, Nava) quell’ideologia che non è stata secondaria nella strategia della tensione, delle bombe nelle piazze e sui treni, di servizi deviati, che gli fa distorcere la Storia, la Verità.

Ma si sa la violenza di Stato ha sempre trovato più moralisti che rivoluzionari. Ancora oggi.

Non, je ne suis pas Catherine Deneuve

violenza-25-novembre-ARCIIl vero dramma delle DichiarazioniAppello di Catherine Deneuve e delle 100 donne firmatarie non è solo quello – già enormemente grave e inaccettabile – che mischia, e vuol confondere le molestie con il corteggiamento. È che viene da altre donne.

Tentare di sedurre qualcuno in maniera insistente, “insistente e inopportuna” non è un atto di galanteria e riconoscimento della bellezza e della femminilità di una persona. Non è lusingarla.

Ritenere, affermare che questo comportamento è una molestia e non un corteggiamento non è un voler proteggere la donna –  che non ha bisogno di protezione, che non è il sesso debole – è,  semplicemente e più correttamente, una questione di rispetto, civiltà ed educazione.

Concepire una molestia (solo per usare uno degli esempi della Deneuve: “qualcuno che ti struscia contro nella metropolitana“) come libertà sessuale è allucinante.

E siccome la violenza contro le donne è innanzitutto una questione di linguaggio, di educazione, di rispetto, di civiltà. In una parola di Cultura., non c’è mai nessuna attenuante, nessun pretesto, nessun alibi, nessun troppoamore, in una parola giustificazione, il linguaggio delle 100 donne con in testa la Deneuve, dovrebbe far allibito, uomini e donne,  per la gravità.

Il vero dramma esponenziale è che un’azione come questa, un manifesto politico come lo è  questo, è un voler, di fatto, ributtare nel silenzio, di fatto uno screditare, un tarpare le ali a tutte quelle altre donne, a quel movimento femminile, femminista e non solo, che, in questi mesi, hanno denunciato molestie e violenze, è di fatto un soffocare quella forza che tanto stava e sta facendo  bene alla società per migliorarsi, è un disconoscere quel percorso, faticoso e umano di chi sta elaborando ancora oggi una violenza e di chi stava pensando, con pazienza, speranza, anche difficoltà e sensibilità,  di parlare.

Questo manifesto politico, queste dichiarazioni di Catherine Deneuve e le altre 100 firmatarie, sta uccidendo quella solidarietà, quel non sentirsi più sole, di molte donne che han subito violenza e non hanno potuto o sono riuscite a parlarne in questi anni.

Il vero dramma lacerante è vedere che tutto questo ributtare nell’oblio nella solitudine di tante solitudini, viene da altre donne.

#nonjenesuispascatherinedeneuve

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