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VACCINI, PIAZZA E LA BANDA DELL’ORTICA

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Il consigliere Piazza che difende la Regione sulla mancata disponibilità dei vaccini antinfluenzali è semplicemente meraviglioso

Non che non abbia le sue ragioni. Di bottega e anche più generali, tipo di futuro politico.
Ma, insomma, difendere la Regione Lombardia sulla mancanza dei vaccini, il giorno dopo che tutte le farmacie lecchesi hanno affisso un cartello di scuse e spiegazioni ai propri clienti per chiarire che la mancata disponibilità è responsabilità unica della Regione non sarà, chiedo, un tantino in controtempo e offensivo?

Non è un poco come ordinare al bar del Titanic una grappa mentre il cameriere è appena annegato e la nave intera sta facendo glu glu?

La parte meravigliosa di Piazza è che di questi problemi, lui, proprio lui non se ne fa.
In fondo lui non ha mai avuto un’influenza nemmeno da piccolo

Lui, con cortese fermezza e argomenti poco ferrati ma forbiti sì, difenderebbe, o meglio ridifenderebbe la Regione anche sulle mancate attuazioni delle zone rosse, sui pazienti Covid trasferiti nelle Rsa, e se glielo chiedesse il partito, anzi anche prima di un’eventuale richiesta, pure sui camici del cognato di Fontana.

Così come oggi, pur davanti all’evidenza:
“la Regione Lombardia non ha avuto la capacità di mettere il vaccino antinfluenzale a disposizione della popolazione attiva attraverso la distribuzione delle farmacie” (nota di Federfarma Lecco) difende l’indifendibile Regione come il palo di Jannacci nella Banda dell’Ortica.
“Ha visto nulla, ma in compens l’ha sentii nient”

L’evidenza che lo smentisce, in fondo, per lui è solo un dettaglio.
Piazza come scusa questa volta ha tenuto a dirci, come fosse consolatorio, che, senza fare nomi, anche altre Regioni sono nella stessa situazione.

Credo abbia inizialmente pensato al Molise, ma poi si deve essere ricordato quando gli han detto che il Molise non esiste

SONO I RAGAZZI IL VIRUS

FB_IMG_16037126445868044Qui gli studenti van a scuola in treni, bus sovraccarichi andata e pure ritorno e i Fontana e Conte gli ricordan a ogni diretta il distanziamento

Intanto i loro genitori han smesso di andare a loro volta dai loro di genitori perché temon di esser contagiosi e di ucciderli.Senso di colpa e paure tutte individuali.

La risposta? Il coprifuoco. Di vita e scuola

Qui chiamano i cittadini per fare il tampone in ospedale e gli dicon di presentarsi puntuali e poi, disorganizzati, li tengon in coda per 3 ore tutti ammassati e i Fontana e Conte gli ricordan a ogni diretta il distanziamento.

La risposta? Coprifuoco. La Regione chiude. A casa. La scuola non lei, purtroppo.

E noi coi cucchiaini a levare l’acqua di alluvioni non create da noi. E a pagare sempre gli adolescenti. Non si chiedeva a Stato e Regione, non il Burundi, di risolver la pandemia mondiale chiedendo a Conte e Fontana di improvvisarsi novelli Sabin

Qui si chiedeva che insieme a due righe per le ciclabili e un bonus per i monopattini si pianificasse una gestione dei trasporti pubblici più capillare anche in deroga ai contratti con le aziende pubbliche ampliandola con altre compagnie Che al posto di banchi a rotelle si assumesse maggior personale; che con i dirigenti si modulassero diffusamente, coordinandone i servizi per entrate/uscite, a più scaglioni orari per la scuola

Che ci fosse un investimento vero e puntuale nella mappatura di positività con sierologici e tamponi. Che la sanità extra ospedaliera non fosse ogni mese rinviata

Che i vaccini antinfluenzali fossero a disposizione, proprio perché non siamo il Burundi. Che i locali che non rispettavan le regole fossero chiusi e non tutta la categoria. Non credo che si stesse chiedendo di risolvere il problema del vaccino covid ma di affrontare e risolvere quello più piccino picció di scelte legate alle competenze date dal ruolo

Però forse mi sbaglio. E stiamo a credere che sono i ragazzi il virus

IL DOPPINO PER INTERNET (#SMARTCITY)

altan futuro attualmente non disponibileÈ appena stato pubblicato l’ultimo video spot elettorale a favore di Gattinoni

Lo ha girato e messo in rete Peppino Ciresa.
Sembra che parli di #SmartCity ma si riduce tutto a promuovere un vecchio doppino al telefono per internet.

5 anni fa, in un’uguale situazione di fine campagna elettorale il candidato Sindaco Brivio presentò come primo nome della sua possibile nuova Giunta quello di Simona Piazza, d’accordo che poi fece assessore anche Venturini, ma l’asso per gli indecisi, giustamente, fu la Piazza.

Oggi, per certificare il decadimento verticale del nostro tempo, il nome di richiamo per la nuova possibile Giunta Ciresa è quello di Giulia Torregrossa, pensate agli altri nomi che potranno seguire (Zamperini, Venturini).

Cazzo e il primo nome di Ciresa, quello che dovrebbe spostare equilibri e risultati, che fa?

Un teatrino desolante di 2 minuti di video dove nei primi 100 secondi dice 123 volte Smart City senza spiegare cos’è una Smart City e poi il tutto si riduce che per fare di Lecco una Smart City deve vedere se c’è il 5G.

Cazzo, per un doppino sul telefono per la sua Smart City le ci vorranno mica 5 anni…
Connette un po’ lenta o sbaglio per essere l’assessore in pectore per una Lecco Smart City?

Peppino, alla 98ima volta che ha sentito Smart City, o era già la prima, non ha capito più un cazzo e ha detto “Lecco 2040”

Se n’è accorta anche la nuova assessora alla Lecco Smart City, così che ha preferito non dire più Smart City e guardando Ciresa al posto di Smart City ha pronunciato come un Ali Baba nel tempo delle Smart City la parola magica: “wireless” e ancora prima di aprirlo si è chiuso il sipario su Lecco Smart City.

Lo spot di Ciresa e Torregrossa sulla Smart City si chiude con un invito: Unisciti al cambiamento, per una Lecco Smart City, vai a Trento.

https://www.facebook.com/PeppinoCiresaSindaco/videos/769861530459740/?app=fbl

LA CITTÀ DEL PER FORTUNA E DEL PURTROPPO

FB_IMG_16001693029805131La Città nella prima foto dieci anni fa era una città che si era seduta, ma in una buca che si era scavata da sola negli anni

La Città nella prima foto dieci anni fa era una città che aveva leggi a favore, contribuiti a fiumi e le han fatto perdere lo stesso mille occasioni

La Città nella prima foto dieci anni fa era una città che ha chiuso. Chiusi i musei, chiusi i parcheggi ma aperte voragini in Piazza Affari.

La Città nella prima foto dieci anni fa era una città che non faceva manutenzione alle scuole, comprava e abbandonava stabili: Lariano, Villa Ponchielli, Villa Eremo, Sala Via Foscolo

La Città nella prima foto dieci anni fa era una città che non aveva cura di sé stessa, il Bione non aveva assicurazione, il Sociale l’agibilità, e viale Turati tre volte o quattro per rifarlo una

La Città nella prima foto dieci anni fa era una città che costruiva fin su pendici delle montagne, mangiando verde e sputando cemento: Oasa, Versasio e ogni altro spazio

La Città nella prima foto dieci anni fa era una città che andandosene ha lasciato debiti, carte nascoste, occasioni perse, carriere personali a Roma e tutto da rifare

La Città nella prima foto dieci anni fa é una Città che non è riuscita a fare tutto quello che aveva in mente. Per fortuna.FB_IMG_16001693083757694

La Città nella seconda foto è una Città di oggi che non è riuscita a fare tutto quello che aveva in mente. Purtroppo.

È qui la differenza.

Oggi quel purtroppo non credo sia però possibile recuperare. Si è scelto la politica-spettacolo, quella dei leader e del marketing, dei manifesti cubitali, dei salotti webtv, dove è più importante come le dici di quel che dici.
Questa resta per me una politica cialtrona e lazzarona. Anche se di successo.

*perché già dalla prima trincea (FdA)

LE PREFICHE O MADONNE PELLEGRINE

bugieChe si chiamino Salvini o Meloni, Schlien o Muroni le visite elettorali di esponenti di spicco della politica nazionale lasciano – dovrebbero lasciare – il tempo che trovano in una campagna per la scelta del sindaco.

Catapultate per amicizia o dovere di partito in territori che non conoscono, in una vita sociale e comunitaria che giustamente ignorano, a ripetere, più o meno, in ogni comizio il solito copione, le solite frasi che servono agli astanti.

Madonne pellegrine, prefiche elettorali con incarichi pur di impegno considerevole in altri territori e invece continuamente in tv, in giro in molte città, dalle Alpi al mediterraneo.

A Lecco in questa campagna un po’ sottotono e riempita di mega cartelloni, teatralità e decine di migliaia di euro di spese non ancora dichiarate, è molto più economico invitare leader conosciuti. Visibilità, passaggi stampa, articoli, social.

Due ore catapultate qua, due là, due qui, due lì e poi i lungolaghi diventano mare e i turisti diventano balordi.

Qual è il valore aggiunto di questi pellegrinaggi senza rosario? Compattare gli elettori e pure quegli altri.

Diamo troppo peso ai leader, ai messaggi salvifici, alla politica spettacolo.
Farci coccolare in un rapporto di dipendenza e in quanto tale non paritario.

Diverso dal comizio pellegrino sarebbe costruire interni tavoli di lavoro, relazioni sul fare, pianificazione di metodo, consigli di esperienza, riunioni di senso sul programma.
Insomma: Più scuola meno colosseo.

LA SCUOLA È DI TUTTI (I CARE)

FB_IMG_15998378346129524Per fare uno studente ci vuole tutta una città

Ne parlammo qui già a fine agosto dopo l’intervista dell’assessora all’istruzione Clara Fusi
Già allora, illustrandoci il punto della situazione, passi fatti, decisioni prese, azioni in corso, relazioni con gli altri attori, avevamo avuto conferma di un’assessora che non bada alla propaganda a differenza di una pletora di candidati, che forse manco lo saranno, che badano solo a quella.

FB_IMG_15998378401275905Un lavoro silenzioso.
Per costruire la credibilità dei fatti in qualcosa di mai affrontato prima, insieme a (questa) politica dobbiamo ringraziare, silenziosi e carichi di responsabilità e fatica impensabile i dirigenti delle Istituzioni, Presidi e insegnanti della scuola, il personale ausiliario, delle pulizie.
E poi ci son LineeLecco con i suoi autisti, i volontari del Piedibus, quelli di Auser ect.

Non tutto è perfetto, puntuale e pronto ma la cosa chiara è:
Per fare uno studente ci vuole tutta una città

Per essere un’assessora definita, insieme a tutta la Giunta, dal suo stesso partito, non credibile, insomma, ad avercene.

Più Clara Fusi meno Vittorio Campione

#lacredibilitàéneifatti #ICARE