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NEGOZI: UNA MASCHERINA LEVA L’ALTRA

coronavirus_pixabayÈ inutile nasconderci. Le mascherine non sono un bacio sulla bocca tra amanti ma una censura ai sorrisi della vita.

Deve esser per questo che si incontran sempre più persone, giovani e no, che la mascherina la usano, quando l’hanno, come un apostrofo rosa tra mento e collo.
Distanziamenti precari, mascherine volanti e fatalismo come carte regalo.

E non si vede e non si sente che, insieme alle mascherine, volan anche multe, anche solo controlli. Troppa gente è in giro così.

Ma altrettanto grave è la quantità di esercizi pubblici, negozi e bar che non rispettan le regole e la tutela del consumatore.

Gelatai che prendon con le mani il cono e l’avvolgon, poi, con un tovagliolino; Banconi da riparo contatto del cliente con pizzette e brioches sfuse non al riparo da commesse;panificio-la-renella-forno-roma

Camerieri con guanti neri che ti passan cibo e resto del conto; Banconiste che toccan il cellulare e poi ti servon aperitivo e patatine;
Pizzaioli che parlan senza mascherina su salse e verdure a negozio vuoto e quando entri si alzan la mascherina dal mento.

C’è la possibilità che tutto questo ci permetta una selezione, degli esercizi pubblici da frequentare e quelli no; di quelli dove c’è rispetto delle regole e cliente, cura e formazione e quelli no; di quelli che a prescindere dal Covid han il senso dell’igiene, perché non di solo di Covid s’ammala l’uomo e quelli no.

C’è però la possibilità che tutto questo passi inosservato, non perché lo fan in troppi, ma molto perché per noi in fondo un po’ di fatalismo…che sarà mai?

IL TURISMO MIO E I SOLDI VOSTRI

Screenshot_20200401-232529Sono qua basito che contemplo il piagnisteo economico all’italiana a causa del Coronavirus
Ogni categoria, la propria, è quella più colpita.

Gli altri che si fottano.

Qui da noi, con un accondiscendente stampa, va per la maggiore dire che è il turismo. Soprattutto se lo chiedi all’albergatore da stanze da 300 €.

Questo virus ha messo in ginocchio l’economia e basta un’intervista all’albergatore locale che di colpo si scopre che non era vero quello che si diceva fino a metà gennaio, ossia che non c’è Turismo a Lecco, che i visitatori, uomini d’affari, stranieri e pure gli italiani andavano a Como o al più a Varenna e che Lecco la snobbano tutti.
No Lecco era Gardaland e anche Portofino

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E allora lo Stato, lo stesso che metteva lacci e lacciuoli, che bisognava snellire, “noi facciamo da soli”, adesso deve intervenire.
Subito, ieri, e non come sta già facendo dilazionando tasse, posticipandole, facendo slittare rate mutui pagando la cassa integrazione ai dipendenti ect.

No, deve tagliare costi, detassare, dare soldi a fondo perduto. Un sacco per i mancati incassi

IMG_20200402_124240Sulle barricate dei letti ad acqua e jacuzzi vista lago per dire “prima il turismo, prima a me”.

Poi sommessamente chiedi se per caso il settore turistico a Lecco e altrove è quello davvero più colpito in termini di fatturato, di forza lavoro a tempo indeterminato, di incidenza sulla tassazione pubblica, più del chimico, del metalmeccanico, del gomma-plastica, del finanziario, del tessile e vien giù il mondo.

IMG_20200402_124304Non ti rispondono nel merito.
Citando dati, relazioni della CCIAA, del Mef, di Banca d’Italia, di Cerved o solo del Comune, no perché sono tutte contrarie a loro.

E allora cosa fanno, ti tolgono l’amicizia su Fb come se ti avessero detto che sei obbligato a rimaner in casa altri 6 mesi, magari con loro.

Tu dici una verità inoppugnabile e trovi sempre un albergatore che ti dice che non puoi dirla.

Ecco l’albergatore,in questo caso,è Fabio Dadati

UN ABUSO DI RISCHIO. L’INTERESSE + ALTO E’ QUELLO DI TUTTI

FB_IMG_15831608220522493E’ voglia di fiducia dire #Leccononsiferma o fare titoli di giornali: “Usciamo di casa”.  Ma è (anche) una cosa sbagliata. Perché scuole chiuse, bar a orario ridotto, cinema, chiese, musei serrati, in sintesi questa riduzione di socialità, è stata presa per valutazioni di prudenza.

E’ una questione di responsabilità. Non bisogna spaventar le persone ma nemmeno sottovalutare il tema.
Resto dell’idea che il principio di precauzione sia, in generale, un buon modo di porsi. Nel dubbio si prendono le misure che possono evitare il peggio, nel dubbio ci si astiene da fare ciò che potrebbe nuocere. Che tradotto non significa altro che ridurre i rischi ed eliminarli laddove possibile.
Non condivido quindi lo slogan (Lecco, Milano  ect..) non si ferma.
Se serve fermarsi per tutelare tutti ci si ferma. E non condivido nemmeno quelli che però così l’economia crolla, quelli degli aperitivi disubbidienti, quelli che però fermare le messe e il calcio non è mai successo, quelli che riaprite che però fermarsi è dire “ha vinto il coronavirus”, e quelli che però il mio interesse è più alto di quello di tutti, come si legge anche nella lettera di “Teatro Invito”.
Però niente.
Perché l’interesse più alto è quello di tutti

Serve prudenza per la salute e altrettanta per far reggere il sistema sanitario.
Se ci scappa di mano il virus e aumenta la necessità di ricovero e cura, non può tenere più il passo tutta la sanità pubblica.

È tempo di concentrarsi su questo e sul darle prima di tutto risorse e medici che le servono, per il tempo che servono, a partire da quelli (soldi e medici) che oggi vanno anche alla concorrenza privata.
Perché, e lo dimostra anche il coronavirus, la sanità pubblica è quella di tutti, per tutti e per qualunque cosa.

È l’unico modo per tornare a curarci di tutti noi.

RESTIAMO UMANI PER NON DIVENTARE IMMUNI AGLI ALTRI

supermercati vuotiQuando passerà questo tempo di coronavirus e panico ci resterà più di un insegnamento che possiamo far nostro per il quotidiano ancor prima che per il prossimo contagio.

1) CHIUDERE I SUPERMERCATI LA DOMENICA
Se siamo in grado di fare scorte e utilizzare le credenze della cucina per paura che arrivi la carestia o il coprifuoco possiamo benissimo essere in grado di organizzarci così da poter chiudere i supermercati le domeniche.

2) LAVARSI LE MANI COME GLI INTELLETTUALI
Se ci han raccontato con tutorial non solo che bisogna lavarsi spesso le mani ma anche come lavarsele e che abbiamo fatto incetta di gel disinfettanti cari come l’oro, possiamo continuare l’abitudine appena imparata del sapone e ricordarci che una volta si distinguevano gli Operai dagli Intellettuali proprio in bagno: i primi lavavano le mani prima di fare pipì, i secondi, dopo.

3) ERAN APERTI ANCHE PRIMA DI CHIUDERLI
Siccome non pare che ci siam tagliati le vesti al provvedimento di chiusura dei Musei e dei Teatri per evitare il contagio ecco prendiamo la convinzione che questi erano accessibili anche prima di essere chiusi. Andiamoci.

4) IN TESTA PRIMA IL NORD
Siccome si dice che gli untori per gli altri sono quelli del Nord, sono i lombardi che vanno all’estero, che le frontiere a volte ci chiudono fuori e non più dentro, ecco prendiamola come esperienza o anche solo come lezione: Essere dall’altra parte è un attimo ed è colpa di un virus che non abbiamo nei polmoni, ma in testa.

5) LE MASCHERINE E DEVI MORIRE
Abbiamo assaltato farmacie e ferramenta per mascherine che non ci servivano sottraendole anche ai veri malati e immunodepressi.
Abbiam fatto figure ridicole indossandole come se scottassero in video istituzionali di Presidenti di Regione, e abbiamo fatto passare il concetto che le persone anziane possono anche morire, chissenefrega, meglio loro. Ovviamente, comodo, finché non è tuo padre, tuo nonno, un tuo amico. Tu.

6) SANITÀ PUBBLICA
Quando c’è un’epidemia, bisogno di terapia intensiva, di metter sotto controllo megavirus e aiutare contagiati e sotto quarantena, di medici e infermieri giorno e notte chiediam professionalità e aiuto alla Sanità pubblica, fin al giorno prima umiliata, giudicata inutile, inefficiente. Chissà se da ora protesteremo per i continui tagli. 37 miliardi solo negli ultimi 10 anni

Restare Umani per non diventare immuni agli altri

DOBBIAMO FARCI ANTIDOTO

FB_IMG_15830506550709389Troppa stampa sta trasformando il Coronavirus in intrattenimento. Le Istituzioni in un gioco a chi di loro fa peggio.

E’ un susseguirsi di “tutto il virus minuto per minuto” anche sui siti locali, mappe interattive, videowall. Siam passati dal dovere di informare allo scatenarsi del circo mediatico. Per audience, per catturare l’attenzione con ogni dettaglio possibile e ingigantendo i fenomeni. Mancano solo le ronde ai citofoni. Lo stesso vale con le Istituzioni. Spiegano di non voler creare allarmismi e non fan che diffondere ansie e panico ingiustificati con dichiarazioni contraddittorie. Salvini in prima linea con i kit da vendere all’offerente più spaventato

Le Istituzioni un giorno chiudono i bar alle 18 e due giorni dopo li riaprono se ci sono i tavolini.  Un giorno dicono “Milano​ rischia di essere come​ Wuham” e quello dopo “è poco più che una normale influenza”. Per poi presentarsi con la mascherina.

Abbiamo perso la misura.
C’è un’incredibile sproporzione tra il problema che si sta affrontando e le misure intraprese.  Che non vuol dire che il Coronavirus non sia pericoloso ma che parlare di pandemia e di rischio​ strage è da​ irresponsabili.  Viviamo le Ordinanze non come panico e che non le scrivano alla carlona.

Dicano le cose vere e le dicano chiare    

Dobbiamo, ognuno farci antidoto per debellare questo virus mediatico e politico, in attesa che la medicina debelli quello​ sanitario. Rischiamo un danno che non possiamo permetterci. Come Comunità per i rapporti sociali, come Paese per il sostentamento di imprese e famiglie

LE ZAMPATE A ZAMPERINI: AGGRESSIONE E PROPAGANDA

altan paura ma non so di cosaSulla vicenda Zamperini che sta riempiendo le cronache e pure le locandine acchiappalettori dei giornali è bene riavvolgere il nastro e re-iniziare da capo.

Tanto per cominciare per fornire una corretta classificazione delle minacce e degli atti in corso. Altrimenti, ogni urlaccio su internet e comunicato stampa rischia di diventare un fantasma invincibile.

E allora, visto che di sa tutto quello che Zamperini ha voluto farci sapere, è buona e doverosa cosa domandarci altro.
L’inizio e dall’inizio.

1) Chi gli ha detto che l’aggressore era un anarchico e addirittura il capo anarchico di Lecco e non uno del Pd o della sinistra o che altro? Non che non lo possa essere, è solo il tempismo dell’affermazione.

2) Il capo anarchico (che già fa ridere così) pur essendo di Lecco ha dovuto chiedere a Zamperini se Zamperini era proprio Zamperini?

3) Questo ha poi preso la macchina, senza che nessuno nel bar lo fermasse?

4) Ci sono testimoni? Chi sono? Nessuno parla?

5) Zamperini dice di aver fatto, subito dopo aver preso due o tre pugni, anche se sembrano più graffi (un gatto ovviamente rosso) un video della targa della macchina, la DIGOS da qui dovrebbe averlo subito preso. Perché la stampa non dice il nome e nulla sullo stupido aggressore?

6) Nemmeno un’ora dopo è partita la strumentalizzazione e la propaganda: Comunicati stampa del leader del partito regionale di Zamperini, De Corato, che si sofferma, più volte, citandolo come il futuro candidato alle Comunali. E poi telefonate della Meloni. 5000 post.

7) E, fuori da ogni serietà, in attesa in pronto soccorso, selfie, interviste ai giornali, telefoniche, alla radio, post, hashtag per chiedere il voto…

Un multitasking da far girar la testa a chiunque senza bisogno che altri muovan le mani.

Tutto quasi perfetto e completo.
La perfezione arriva in Consiglio comunale con la comunicazione dell’aggressione e da lì la solidarietà di tutti i partiti, di tutti.
È giusto, è naturale e poi è pure facile.
L’aggressore è un anarchico.
Facile capro espiatorio per qualsiasi occasione.  Dalle bombe alle botte. La solidarietà è autonomatica e la parte schifosa della propaganda (come lo è l’aggressione) passa sotto silenzio.

8) E così la ciliegina, il suo comunicato pieno di senso di responsabilità. Contro ogni violenza: la sua parte non la genererà e cadrà in provocazioni. Bene. Peccato che poi non cancella e anzi “mipiaccia’ in senso di chiara condivisione quando i suoi fans gli scrivono per esempio: “spero di trovarne uno… e sono cazzi suoi…” o ancora “Zamperini sei troppo buono le zecche vanno schiacciate”.

Zamperini infatti non è nuovo ad avallare o promuovere atti di violenza.
Non serve ricordare la violenza esecrabile, impareggiabile che ha messo in atto contro Eluana Englaro quando in ambulanza una sera di pioggia stava per essere trasferita per il suo ultimo viaggio a Udine.

Dico tutto questo ed evidenzio tutto questo non per giustificare l’aggressione (quantomeno un pirla) ma per evidenziare le incongruità, la strumentalizzazione, la propaganda e perché la solidarietà la si dà alle vittime innocenti. Non a chi appunto ci marcia e fa propaganda elettorale e tollera quella dei suoi fans o peggio parla di essere contro la violenza e invece fomenta l’odio verso gli altri, i migranti, i Rom al Bione…

Quindi questa rincorsa alla solidarietà pubblica acritica e bendata perché si ha paura di sembrare complici è ora che smetta e si chieda invece chiarezza.

La politica spettacolo, quella dei proclami, dei selfie, del marketing, degli spot e della strumentalizzazione è una politica lazzarona: non fa più il suo lavoro, e il prezzo lo paghiamo tutti.

E ognuno di noi non dovrebbe sostenerla e nemmeno abboccare.

Paolo Trezzi