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IL SECCHIELLO BUCATO DELLA SANITÀ DEL SINDACO DI PESCATE

pataccadelresole-300x228L’iniziativa del sindaco di Pescate De Capitani, che con soldi pubblici sostiene i cittadini che scelgono di farsi visitare in strutture private al posto che pubbliche così da aggirare ancor prima che accorciare i tempi di attesa, è nella realtà un amo del consenso per pesci.

Provo a spiegarmi evidenziando come sia anche un’iniziativa diseducativa che rischia di agevolare abusi difficilmente controllabili.

La problematica è ben più complessa e la realtà è ben più lineare.
Innanzitutto non c’è nessun collegamento, come invece vuol far credere il Sindaco, tra disabilità/ invalidità con la priorità per la prenotazione delle visite.
Suvvia ho diritto alla priorità per visita dall’otorino solo perché sono su una carrozzina?

Il Sindaco e nemmeno gli articoli che ne danno risalto segnalano che ci sono strumenti di legge e modalità di valutazione di prescrizioni che, a conoscerle, eviterebbero a un Comune di sprecare soldi, alla stampa di esaltare acriticamente un’iniziativa sballata e al lettore di farsi prendere all’amo.

1)
Innanzitutto c’è da ricordare che nel caso di Pescate il primo che non ha ritenuto urgente o prioritaria la visita è il Medico di base.
Il Sindaco dall’alto del suo populismo si sostituisce a lui, speriamo poi non lo voglia fare in sala operatoria.

2)
Il medico di base ha strumenti di legge per prescrivere priorità di esecuzione di visite indicandolo nella ricetta. Si chiama “classe di priorità” variano a seconda del settore/patologia può essere di 48 ore, 3 giorni, 10, 30 ect.
Questa opzione, non spesso usata dai medici, dà diritto di veder evasa la visita nei tempi prescritti.

3)
La prenotazione nel settore pubblico viene gestita all’accettazione comunicando al paziente i tempi e i luoghi possibili della visita.
Che può trovare diverse date disponibili nei vari nosocomi del territorio.
Per esempio, per capirci, può esserci posto a Lecco dopo 20 giorni ma 10 a Merate.

Giornalisticamente sarebbe interessante registrare quante di queste opzioni di riduzione dei tempi, cambiando solo il luogo della visita, vengono rifiutate dal paziente all’atto della prenotazione. Il quale preferisce rivolgersi al privato.
È un dato verificabile essendo riportato sul registro dal personale addetto alla prestazione “il cliente rifiuta….”

4)
La classe di priorità obbliga anche in caso di mancanza di posto, l’ospedale ad eseguire nei tempi richiesti dal medico di base, la visita.
È sufficiente che il paziente, in caso di rifiuto, vada in direzione sanitaria a evidenziare il torto.
La legge immediatamente corre in suo aiuto.

Questo è l’aspetto che il sindaco De Capitani non vuole affrontare e molti pazienti e medici vi giocano.

Ma un altro aspetto, politico e culturale che si elude e l’amo del Sindaco nasconde è che questi ritardi e tempi lunghi favoriscono le strutture private perché non ultimo la sanità pubblica vede una carenza di personale che la Regione Lombardia (guidata dallo stesso partito del Sindaco) non integra con assunzioni, non sostituisce le assenze per lunghe malattie, per maternità, con ricambi di chi va in pensione.

Se ci fosse più personale, per esempio i turni di visita e di Sale operatorie sarebbero il doppio.
E poi, tutto consentito dalla Legge ma eticamente e moralmente abbastanza vergognoso, è che il medico che lavora nella sanità pubblica è troppe volte lo stesso che poi visita e opera nella struttura privata.

Il Sindaco di Pescate e tutta la politica dovrebbe smetterla di fare spot che in realtà provano solo a riempire secchi bucati ma si impegnino con almeno metà della stessa foga a chiuderli quei buchi.

Ci guadagneremmo in salute tutti

Paolo Trezzi

I PARADIGMI BOSISIANI CHE SANNO DI GRULLISMO

evasione-fiscaleBosisio è irrispettoso dei lettori.

E’ un fatto, non un’opinione.

Non risponde, – non è nemmeno la prima volta – nel merito dei fatti contestati (condono fiscale, flat tax, sussidio di cittadinanza) ma prova a far guardare il dito, la luna lo farebbe impallidire.

Tutto qui.

Fargli notare la realtà e quindi appunto i fatti, non è supponenza né essere neoliberista ma semplicemente onestà nei suoi confronti e soprattutto rispetto degli altri lettori.

Quindi continuerò a evidenziare la realtà e i fatti, perché i fatti e la matematica non sono un’opinione e non sono tirabili come le coperte e avvolgibili come le bende sugli occhi a seconda del paradigma.

Quando, infine, Bosisio, dice che lo etichetto come grillino, era un complimento perché se manipola i fatti, ha queste idee che poggiano su fondamenta un po’ troppo bislacche, e non è un fideista grillino è pure peggio.

I grillismo sta facendo un danno enorme in termini sociali ancor più che economici: Siamo arrivati al punto in cui tutti possono dire la loro pur non sapendo.

L’Economia è una faccenda complicata anche per gli economisti, non sarebbe meglio, visti i risultati, che Bosisio torni a occuparsi della sua beneamata ex-Leuci?

 

LA TESTATA DI SPADA AL GIORNALISTA E’ FASCISMO.. MA…

fascismo baniLa testata di Spada è fascismo. Ma…

Il fascismo è violento, intollerante, aggressivo e punisce il dissenso. Quando senti odore di squadrismo, li c’è fascismo. Quando aizzi e scateni i tuoi accoliti contro pochi inermi, lì c’è fascismo. Perciò sì, quando uno tira una testata ad un giornalista, lì c’è fascismo. Ma…

E’ fascismo anche quando un movimento che oggi non vuole i voti degli Spada dice ai giornalisti: ‘Vi mangerei per il gusto di vomitarvi’, ‘un minimo di vergogna la percepite per il mestiere che fate, sì o no?’, quando li apostrofa  definendoli  “pennivendoli”, “inchiostratori”, “walking dead”,  o quando mette su una gogna mediatica, aizzando l’opinione pubblica contro la categoria nominando sul proprio blog “il giornalista del giorno” al quale i militanti possono divertirsi a lanciare i loro insulti.

Perché la sola differenza tra un coatto nativo che tira fisicamente una testata ad un giornalista che fa domande ritenute scomode e uno che li insulta e aizza l’opinione pubblica, non è che il primo è fascismo e il secondo no. É che solo il primo non si preoccupa, non ci pensa, non gli interessa, nasconderlo.

Mi vien da pensare che gli Spada si differenziano dai secondi solo per il fatto che quest’ultimi non la sanno tirare la testata

Se davvero ci opponiamo a questo modello di mondo, se davvero vogliamo lottare perché si affermi un’altra idea ed altri Valori, allora è fondamentale non seguirne le pratiche. E dire che è fascismo anche quello che non muove le mani ma traccia e cammina sul solco di quei fini.  Se vogliamo dirci antifascisti non dobbiamo comportarci come fascisti.

Sabato, 18 novembre Sala Ticozzi, ore 9.30, Lecco (il fascismo non è un’opinione. E’ un crimine).  Un Convegno, Info qui 

LA RAGAZZA PER STRADA APPARENTEMENTE NUDA

orologio

 

 

 

 

 

 

 

E’ diventata virale sui media la giovane donna che, alcuni giorni fa, girava apparentemente nuda per le strade di Bologna.

Non era nuda.

(Si) era vestita, chissà se a sua insaputa, di tutti quei vestiti maschili che seppur dentro scelte anche libere pescano da quel guardaroba, gabbia, sguardo, cultura, che trasforma le donne in un oggetto sessuale, a partire dalla commercializzazione, oggettificazione, del corpo.

Devi essere almeno un poco sexy, devi usare il tuo corpo in modo almeno un poco provocante, o non sei niente. Devi cercare, e ottenere, l’approvazione di un maschio, o non sei niente. Gli standard continuano ad essere posti dall’esterno. E non c’entra un fico secco se è stata una scelta o una trovata pubblicitaria.

Anche se fosse stata, come ha detto la stessa ragazza, una sua scelta, siam convinti che fosse “libera”? Ne discuterei un bel po’. Non è così evidente che addosso, a monte, a questo tipo di scelte, restano le norme dettate dagli uomini e rinforzate dalla cultura sociale, ossia che la donna si deve conformare a ciò che appunto gli uomini preferiscono? A me questa scelta della ragazza di girare apparentemente nuda pare idiozia e pornografia, al pari dei passanti che filmano. Io non ne posso più di vedere il corpo delle donne usato in questo modo dalle donne stesse.

“Il corpo è mio e lo gestisco io”, qui non ha nessun senso. Non si tratta, ma per nulla proprio, di una scelta femminista. E non lo è, palesemente, perché non si tratta di una scelta che fa avanzare le cause delle donne e neppure di una scelta che simpatizza o solidarizza con altre. Anzi.

Al massimo pare più il provare a trarre il massimo guadagno da una società maschilista e sessista. Ma femminismo e crescita di una società no. Oggi lo sguardo crea gli standard e trasforma ogni donna in un oggetto sessuale: basta vedere tv, social, riviste. Tutti sguardi che spingono donne a guardare se stesse con gli occhi degli uomini. E tu vai in giro apparentemente nuda per strada?

Non sono un moralista ma caspita è palese che la donna lotta quotidianamente per essere riconosciuta come un essere umano tutto intero (dotato di diritti e dignità, degno di rispetto, capace e col diritto di prendere decisioni) e questo ovunque perbacco: che sia sul lavoro, in politica, sui mass media e, non ultimo, a casa e non si riterrà una scelta libera e d’emancipazione quella di una donna che gira apparentemente nuda per le strade di una qualsiasi Città, vero?

Se, come è normale o dovrebbe esserlo, nessuno può dire a nessuno cosa deve indossare, quanto deve pesare, cosa fare del proprio corpo, è buona cosa fare scelte che stiano fuori da quella cultura, odierna, che rende la donna oggetto. Altrimenti non sono scelte. Restano dentro quel guardaroba, gabbia, sguardo, cultura maschilista. La ragazza che ha girato apparentemente nuda per le strade di Bologna ha fatto una scelta individuale ancora dentro questo sistema sociale. Che regola premi e castighi. Non è libertà, è strategia. E’ massimizzare il proprio profitto senza che il sistema stesso venga messo in discussione. Perché è si una scelta ma non produce nemmeno un soffio di avanzamento per le donne, per la società. Anzi. Fare del proprio corpo una vetrina, una merce, uno strumento per il successo, ha un nome: violenza. A sé e alle altre. E altri.

Io non ne posso più di vedere il corpo delle donne usato in questo modo dalle donne stesse.

E Voi?

RESTARE UMANI E IL PAPA per svuotare di forza il male

PAPA MILANOOggi arriva il Papa quasi sul ciglio della nostra porta, per una moltitudine, simbolicamente, fin dentro la propria porta.
Come un messaggero, anzi, da messaggero.

A volte il messaggio è ancora difficile da capire, da coniugare, da sentire proprio.
Proprio inteso come diretto proprio a te, alla tua sensibilità, malgrado pronunciato davanti a milioni di persone. Come te.

A volte, me per primo, è un messaggio che arriva da troppo lontano.
Io che nella vita provo a inciampare sempre meno. Nel bene e nel male.
Io che vorrei imparare a scegliere quotidianamente con più convinzione cosa fare e cosa non fare.
Se non per ciò che magari è bene fare per qualcuno o per qualcun altro ma sicuramente per cosa è giusto fare .

E allora credo che sia importante pensare e agire positivo, guardare la bellezza degli esempi, delle esperienze,
che non significa non voler vedere il brutto o il male ma depotenziarlo, renderlo meno efficace, svuotarlo di forza.

E siccome, comunque la si pensi in termini di Credo e religione, l’insegnamento che ci accomuna e ci dovrebbe accumunare è quello di Restare Umani –
come ci ha insegnato, con l’esempio e la vita quotidiana Vittorio Arrigoni – credo che saper cogliere, ascoltare, le parole, gli esempi, le esperienze, le narrazioni
innanzitutto di chi ci sta vicino, nella vita personale, di relazione, sociale, sia una strada che avvicina e sostiene questo percorso.
Che ci aiuta anche a declinare i messaggeri più riconoscibili o riconosciuti

Perchè è un percorso, una strada di persone normali.
Ed è il sole dentro che scalda gli sguardi ed i pensieri delle persone comuni che, mi sia permesso, trovo molto più importanti dei santi.
Perchè io vedo, dal marciapiede dei miei inciampi, quella di nominare gli uomini santi non un’elevazione, ma una sottrazione di un uomo all’uomo stesso.

Io credo che le gesta, ognuno secondo le sue possibilità, di ascolto delle soffrenze altrui, crei un vivere nel mondo.
Una consapevolezza di sè, nel mondo. Che è insegnamento senza il giudizio, un insegnamento senza voler insegnare

E per questo penso davvero che sia un preludio significativo, una cornice perfetta e umana, a queste giornate dove il Papa è in cammino con il suo messaggio verso i cigli e, molte volte, dentro gli stessi della nostra porta, reale o dell’anima che sia, condividere (con questo video) un’esperienza, a prescindere dal Credo e dalla religione con cui ognuno si interroga e cammina, che coglie la bellezza, la forza, la dignità di una moltitudine di uomini, che portano ognuno un pezzetto di messaggio. Che lo si faccia dentro la vita della Comunità di Sant’Egidio, o di Emergency, (come il video narra) o della propria comunità ha lo stesso valore, lo stesso segno.

QUELL’ELEGANZA SOBRIA NON OSTENTATA CHE TI FA VEDERE OLTRE

casa-albero

Ieri ho lasciato la macchina(*) in un piccolo parcheggio appena a lato della strada provinciale di Malgrate, quando la strada finisce di salire e non è ancora diventata discesa.

Non vedi il lago e non lo senti nemmeno. Anche se è a un passo. Insomma, è come se si fosse in ogni posto. Ma quello non era nessun posto.

Sull’altro lato della strada un lunga cancellata di ferro grigio alcune case con vetri alti di uno stile sobrio ed elegante e un cancello, quel cancello di legno che guarda e abbraccia un prato e il vialetto che porta alle case.

Era lì che avevo un appuntamento per un aperitivo bio. Quegli aperitivi che oltre alle bollicine e alla fetta d’arancia han dentro un racconto, un racconto e un confronto, con il padrone di casa.

Ho scoperto una splendida struttura ricettiva, un fiore all’occhiello del territorio che sa di lago e di eleganza; quell’eleganza di classe, non ostentata. Funzionale, sobria e di gusto.

Il padrone di casa mi aspettava, mi ha accolto venendomi incontro, quei passi che non sono fretta, paura che tocchi qualcosa, ma propensione all’incontro, all’accoglienza.

Appena al di là del cancello di legno sulla sinistra c’è un prato tagliato di fresco, curato, ampio e, di lato, in fondo quanto basta per stare riservati ma non dimenticati tre divanetti e un braciere di legno circolare, ampio, anche arredante. In quel momento spento e coperto.

Saluto il padrone di casa che mi spiega l’idea della io architettura della casa, i vetri grandi dei locali a tutta parte, mi accompagna lungo il vialetto e girato un ingresso che non varchiamo si sente il profumo del lago e poi, come una meridiana con il sole e l’ombra lo vediamo, dall’alto. Quell’alto che non lo fa sentire lontano e se allunghi la mano senti il la Breva e il Tivano e sei già a Lecco.

Racconta, spiga l’impegno, la dedizione, l’attenzione e la cura. L’ospite e la sua importanza. E nel camminare sopra di noi le stanze sono carezzate dal sole che tramonta e la piscina ai piedi, intima, poco più di un lembo di acqua, bella e garbata, come tutto finora lì; non come quelle che ti perdi e galleggia il tuo ego.

Il legno grezzo e robusto diventa tavolo e salendo le scale, la cura dell’arredamento nei particolari, nei dettagli, accennato e curato nel gusto lo senti anche a occhi chiusi.

E’ la moglie che ha messo l’idea, lo stile e l’occhio competente.

Ci si ferma a parlare di come a Lecco bisogna pensare ad accogliere i turisti, a far conoscere i sapori nelle stagioni di mezzo, e non solo l’estate, che l’estate ci vengon da soli.  Serve il tempo della cura. L’autunno con i suoi sentieri, le stagioni invernali con Bobbio ad un passo di sguardo. I pacchetti turistici

E l’idea che ha sempre avuto, i centri congressi, le fiere. I turisti d’affari, dei meeting. La stagione che va estesa. La necessità impellente di un coordinamento tra albergatori, operatori ancor più che di amministrazioni pubbliche. Quest’ultime dovrebbero solo fare sinergia con gli eventi di Milano, dell’area metropolitana che è appena poco fuori le nostre finestre. Essere partner di eventi che già abbracciano Milano. Bergamo

E tutto lì dentro e fuori è bellissimo, discreto ma di lusso.

Un’attenzione che è impegno. La clientela è sempre importante ma qui viene quella che è abituata a pretenderlo, a cercare l’attenzione. A volerla.

Esenti l’entusiasmo, le idee, il rigore, la forza e la passione del raccontare di questa sua creatura. Le fatiche e gli sforzi, la caparbietà e quasi la dedizione continua. Sembra avere tutto sotto controllo e ogni volta è un respiro, una cura maggiore.

Esco da lì, dopo oltre un’ora di visita, dove più che l’aperitivo ho gustato la bellezza del lavoro. La bilancia che ha il piatto della soddisfazione e dell’impegno più ampia di quello della fatica, del tempo sottratto ormai tutto alla politica.

Ed io, mentre torno alla macchina e esco da quel profumo di lago ed eleganza, per tornare in quel parcheggio che non è nessun posto, penso forte e convinto che più che La Casa sull’Albero, questo il nome di quel gioiello dietro quel cancello di ferro e legno, ho scoperto soprattutto il suo pittore, il suo direttore d’orchestra, il suo sarto.

Fabio Dadati.

Ho scoperto che è una bella persona. Da quando si è tolto l’abito illudente e illusorio – credo anche per lui – della politica e ha deciso, mi è parso di intuire definitivamente, di cucirsi, da solo, il suo abito su misura. Tutt’altro abito.

Molto, molto bello, davvero.

(*) in realtà mia moglie io non ho la patente, ero solo il passeggero.