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IL SALUMIERE DEL dr. PUCCIO è strabico

puccio articolo 2742017Ho letto l’intervento del dott. Puccio di giovedì scorso sul quotidiano La Provincia di Lecco : la semplice aritmetica del debito pubblico” e la disaffezione politica del suo “alter-ego” salumiere. Trovo molto riduttiva l’analisi.
Il dott. Puccio è convinto, con il gioco del farsi una domanda e darsi una risposta, che ci siano solo 3 strade per risolvere il problema del debito pubblico che ci soffoca.
Aumentare le tasse, tagliare stipendi pensioni e sanità, e/o continuare ad operare a deficit.
Tutte e tre le soluzioni indignano, giustamente, il suo alter ego.

Mi permetto suggerirne una quarta che il dott. Puccio, ahinoi, nemmeno minimamente accenna. La lotta all’evasione e il cambio delle poste di spesa.
Ogni anno, a seconda delle fonti, l’ammontare delle imposte dovute ma non pagate allo Stato (ossia a tutti noi) è mediamente di oltre 150 miliardi di euro, per spingersi nell’ultimo Rapporto sull’evasione fiscale a cura del Ministero dell’Economia a 255.
Perché non sono intercettabili nemmeno una parte di questi nostri soldi? Non è qui che bisogna indirizzare le attenzioni?
Credo sia già grave il non pensarla come soluzione. Grave perché non può essere che figlia di una mentalità dove lo Stato è il cattivo e noi cittadini i buoni.

La lotta all’evasione si fa in tanti modi. Culturali ed etici che evidentemente mancano, e operativi.
Investendo in semplificazione burocratica e in maggiori controlli.
Tutte le operazioni bancarie, per fare un esempio, sono tracciate da un codice anagrafico che si basa su quello fiscale, quanto ci vuole a incrociarli con il fisco?
Proporre un uso obbligatorio e gratuito delle carte di credito/bancomat sopra una determinata cifra è complicato? L’uso delle carte elettroniche permetterebbe anche, visto l’abbattimento automatico dell’evasione al dettaglio, di restituire nel 730  parte dell’Iva pagata dal cliente.
Inasprire le norme sulla chiusura degli esercizi che non rilasciano ricevute? E il credito d’imposta come oggi avviene per ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico, è complicato?

Ma poi, aumentare le tasse, a transazioni finanziarie, assoggettare all’Irpef le rendite finanziarie oggi al 26%, sui profitti dei beni di lusso, eliminando la cedolare secca sugli affitti a canone libero; o con una tassa di proprietà per gli immobili vuoti, una maggior tassazione su voli, auto aziendali e di lusso, sul gioco d’azzardo ect, è veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?  

E ancora, perché il dott. Puccio si limita a parlare di ridurre le spese, dello Stato, attraverso stipendi, pensioni e sanità e non invece con le spese militari, grandi opere, disincentivi per i pensionati che lavorano, blocco dei medici che esercitano professione pubblica e privata, l’abrogazione dell’inutile Bonus Cultura, con la sostituzione dell’ora di religione nelle scuole pubbliche? Sono, queste, veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?

Ovviamente questi risparmi nella loro totalità o anche parzialmente, comportano una riduzione del debito pubblico e, se reinvestiti a sostegno delle famiglie, dell’innovazione tecnologica, per una sanità pubblica più efficiente q riduzione dei tempi di attesa, nell’incentivo alla mobilità sostenibile, ai negozi di vicinato, al reddito da lavoro, all’accesso alla cultura e alla formazione, all’allargamento delle tutele per anziani e disabilità, per il sostegno alle pensioni minime, a supporto delle potenzialità giovanili, a parità di risparmi insomma, sono veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?

Un conto è andare a debito per sostenere le famiglie e le imprese un conto per sostenere la rendita finanziaria, non siete d’accordo? Ovviamente son tutte cose – insieme a molte altre – che si possono fare, oggi, anche se non le ha dette il dott. Puccio.
C’è gente talmente povera che non ha nient’altro che il denaro, il guaio è che  governa, fa il commercialista o il salumiere

SE SI GIUSTIFICA IL BISOGNO D’EVASIONE: non è turismo ne giustizia. E’ FISCO

evasione-fiscaleA Lecco ancora oggi si vuole evadere.  Non è turismo ne giustizia, è fisco.

Si sente ancor oggi chi a fronte del ripetersi e perpetuarsi di dati da paura si limita a dire, i politici rubano di più, la GDO (i supermercati) rubano di più. Che sarà anche vero, ma il meno peggio è una sentenza di assoluzione?

Il Comune intanto certifica il dato enorme di evasione anche per i tributi locali

SE SI GIUSTIFICA L’EVASIONE

“A Lecco si evade per non morire” è stato il titolo già di 4 anni fa del quotidiano la Provincia che a fronte di una segnalazione che il 30% degli scontrini fiscali degli esercenti era irregolare riprendeva le dichiarazioni pseudo-giustificatorie del presidente di Confesercenti Giorgio Rughetto.

Sia per la dichiarazione che per i dati, a mio parere, non poteva che rafforzarsi la convinzione che c’era in giro, anche a Lecco, troppa gente che ammantava di nobili ideali il tipico viziaccio italiano di farsi gli affaracci propri.

Questi comportamenti e questi estensori erano e sono pubblicamente da biasimare, piuttosto che da giustificare, non credete?

Eppure si sente ancor oggi chi a fronte del ripetersi e perpetuarsi di questi dati si limita a dire, i politici rubano di più, la GDO (i supermercati) rubano di più. Che sarà anche vero, ma il meno peggio è una sentenza di assoluzione?

Eppure questi soldi sottratti a tutti sono servizi in meno ai cittadini, scuole in meno, sanità in meno, pulizia delle strade in meno, cultura in meno, servizi sociali in meno…

Prima di esporre i dati nazionali è bene ricordare alcuni di casa nostra – tenendo sempre a mente i servizi mancati a causa di questa evasione –

Solo lo scorso anno la sola Guardia di Finanza di Lecco ha comunicato che 40 soggetti sono stati fermati per reati finanziari e 23 individuati quali evasori totali, 2.300 controlli sono stati effettuati in merito a ricevute e scontrini fiscali (il 30% è risultato irregolare), 2.100 Kg di prodotti trasportati su strada sono risultati privi di documentazione, 8 persone sono state denunciate, con la segnalazione alla Corte dei Conti di cospicui danni erariali (oltre 10 milioni di euro tra indebite percezioni ed altre fattispecie provenienti da indagini di polizia giudiziaria), 10 milioni di euro di beni sono stati sottoposti a sequestro.

In Italia la cifra di evasione stimata è compresa fra i 250 e i 270 miliardi di euro, un valore cioè pari al 18% del PIL del nostro Paese. (fonte: Rapporto 2016 dell’Eurispes e Rapporto sull’evasione, Ministero dell’Economia, su dati Istat)

L’Italia cioè avrebbe un PIL sommerso pari a 540 miliardi – a cui per dirla tutta ne andrebbero aggiunti almeno ulteriori 200 che non sono stati inclusi in quanto derivanti dall’economia criminale, per un totale di 740 miliardi – sui quali, considerando un livello di tassazione del 50%, l’evasione fiscale vale appunto 270 miliardi

Chi utilizza false fatture e realizza frodi fiscali non è, e non può essere, un contribuente in difficoltà ma è un vero e proprio criminale fiscale che sottrae risorse importantissime per lo sviluppo del Paese e la ripresa del processo di crescita economica.

Il Comune di Lecco, per la sola evasione IMU è riuscito a recuperare nel solo anno 2015 ben 188.590,80 euro (determina nr 1115 del 31.12.2015)

E circa 160 mila euro direttamente dall’Agenzia delle Entrate grazie all’accordo stipulato per una più stretta collaborazione alla lotta contro l’evasione fiscale.

Il Comune, infatti, trasmette all’Ufficio delle Entrate segnalazioni “qualificate” su ipotesi di evasione in campo erariale (mentre per i tributi locali provvede direttamente): se le segnalazioni vanno a buon fine il Ministero riconosce al Comune una parte del recuperato, come già avvenuto nel 2013 (1.000 euro) e nel 2014 (30.000 euro).

Forse è il caso di abituarsi a chiedere lo scontrino a ricordarsi che son tutti denari che riducono i servizi collettivi, lo stato sociale e, da parte mia, auspico che il contante venga per un po’ bandito. Solo moneta elettronica, con azzeramento delle commissioni bancarie

DIETRO LA PORTA DELLA LOTTA TRA DEMOCRAZIA E MERCATO

democraziaVi lascio la pace, vi do la mia pace’ (cit.) ‘Il mondo è in guerra perché ha perduto la pace’ (cit.) ‘Non è una guerra di religione’ (aricit.)

Come se la fede nel dio danaro non fosse una religione che non ha nulla da invidiare agli altri integralismi quanto a fanatismo, dogmatismo, mancanza di dubbi, fini che giustificano ogni mezzo.
La crisi economica, irreversibile, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che è irreversibile, non permette al sistema di mercato di sopravvivere in condizioni di democrazia, di costituzioni che consentono lotte sindacali, rivendicazioni, tutele ai lavoratori, scioperi. Il mercato può sopravvivere e continuare a funzionare solo in un contesto di stato di polizia, tipo il carcere a cielo aperto della Cina. Lì sì che il capitalismo va alla grande.

E’ alle porte un nuovo fascismo, che rispetto al passato risparmierà ebrei e omosessuali, due categorie, due lobbies che negli ultimi anni hanno intelligentemente costruito le condizioni culturali per scampare a un nuovo olocausto. Una novità da salutare indubbiamente con soddisfazione. Tuttavia sempre di fascismo si tratterà, dunque leggi razziali, ghetti, deportazioni innanzitutto per i musulmani, poi per i rom, per ‘lo straniero’ tout court in quanto refrattario ai precetti occidentali dell’arbeit macht frei, del produrre e consumare (ricordiamo che il nazifascismo è un prodotto prettamente occidentale) poi naturalmente si estenderanno le ‘leggi speciali’ nei confronti degli autoctoni che dissentono, che in quanto tali sono sospetti di intelligenza col nemico, in un clima crescente di maccartismo che possiamo osservare in nuce nella Turchia di questi giorni.
Tuttavia ancora non sarà un male questo disvelamento , questo calare la maschera del sistema, poiché metterà gli antifascisti di fronte alla necessità di scegliere, finalmente, senza ambiguità, fra democrazia o mercato.

 

Dall’infinita dote di intelligenza e pasolinaiana lettura della società del nsotro ex Khoarakhaneker Pococurante

QUANDO IL PROBLEMA NON E’ UNA SUBORDINATA

collegio continuità

Forse è buona cosa fare un’integrazione al post precedente  sul tema Banca Etruria e le domande legate alla controllata locale Banca Lecchese perché siam tutti qui a preoccuparci delle obbligazioni subordinate e invece ci stavamo dimenticando i Bilanci.

Che sono tutt’altro che da “tirar su il fiato”.

E’ vero, come dubitare, della prossima acquisizione della Banca da parte di un importante fondo americano, la Oaktree Capital Management, un colosso, sperando che le autorità competenti acconsentano a tale acquisizione, ma, leggendo i Bilanci, l’ultimo dei problemi erano – o sarebbero state – le Obbligazioni subordinate che tanto stanno – giustamente – riempiendo la cronaca.

I Bilanci sono consultabili sul sito stesso della Banca e anche solo a una rapida e sommaria lettura, la salute della Banca non è da pieni polmoni. Da anni.

Guardando anche solo il passivo d’esercizio di anno in anno, degli ultimi a disposizione (ovviamente i dati finali 2015 non sono ancora disponibili e quelli del primo semestre non sono rintracciabili sul sito) si può vedere che nel 2010 il Bilancio si è chiuso con un passivo di -2.612 migliaia di euro (cioè oltre 2,5 milioni di euro di perdita) nel 2011 il passivo è sceso a – 671.000 euro, nel 2012 è però nuovamente salito a – 1.912.000, cioè quasi 2 milioni di euro, per triplicare nel 2013 fino a – 6.070.000 euro ed esplodere nell’ultimo esercizio di Bilancio, quello 2014, con un saldo negativo pari a -12.248.000 euro ossia ben oltre 12 milioni di euro. Che al loro delle imposte diventano addirittura 14!!!

Se continuiamo a leggere il Bilancio 2014 altra nota allarmante è il Patrimonio Netto, sceso addirittura sotto la soglia minima per la continuità dell’attività bancaria, cioè ben sotto i 10 milioni minimi necessari, essendosi attestato a 8,7milioni. Rendendo di fatto necessario un frettoloso deposito di 2 milioni di euro per riportare a regime tale saldo e poi un inevitabile aumento di capitale.

Se pensiamo che tale dato – per nulla secondario in un Bilancio – era 29.737.000 euro nel 2010, 29.072.000 nel 2011, per poi continuare la lenta erosione con 27.148.000 nel 2012 e 21085 nel 2013. Ossia un crollo, di oltre il 58% nel solo ultimo anno… L’ottima salute non mi pare proprio un’affermazione così salda. Ma ovviamente non sono io a dirlo, che conterebbe poco o nulla, lo dice, più gravemente il Collegio Sindacale nella sua Relazione in cui tra l’altro si paventa che se non dovesse andare in porto l’acquisizione da parte del Fondo statunitense, la continuità aziendale risulterebbe incerta.

Il capitolo stesso del Bilancio “ L’evoluzione prevedibile della gestione ed i principali rischi ed incertezze” lo evidenzia chiaramente: “Come evidenziato nei precedenti paragrafi della presente Relazione sulla Gestione, il contesto in cui si trova ad operare Banca Lecchese appare caratterizzato da criticità. Gli amministratori hanno analizzato con attenzione i principali effetti prodotti da tale scenario sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della Banca, evidenziando tuttavia la presenza di azioni poste in essere per fronteggiare gli squilibri rilevati, come di seguito evidenziato.

In particolare è stato osservato quanto segue:

un risultato di esercizio fortemente negativo registrato nell’anno e susseguente ad un insieme di esercizi caratterizzati da risultati, a loro volta, negativi;

la presenza di equilibri tecnici degradati: il risultato di esercizio al 31 dicembre 2014 ha comportato la riduzione del patrimonio netto contabile e dei fondi propri previsti ai fini di vigilanza al di sotto del livello necessario per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria. I coefficienti patrimoniali, seppur ancora superiori ai limiti regolamentari, si sono contratti e potrebbero ragionevolmente anch’essi non rispettare la disciplina prudenziale nel caso di ulteriore emersione di perdite prospettiche;

la presenza nel portafoglio crediti di posizioni di entità rilevante rispetto all’attuale dotazione di mezzi patrimoniali, alcune delle quali caratterizzate da segnali di degradamento della qualità creditizia, per le quali è stato rilevato il superamento della soglia massima prevista in termini di “grandi rischi”;

– il margine di intermediazione fortemente in contrazione, pur in presenza di azioni poste in essere per la sua stabilizzazione, ed il rendiconto finanziario che non esprime significativi cash flows positivi, rappresentano fattori che prospetticamente fanno incrementare le incertezze future;

– la situazione di stasi in cui la Banca si è trovata ad operare a seguito dell’interruzione del progetto di fusione con la Capogruppo resosi non più perseguibile per la necessità di ricercare una soluzione di aggregazione rapida e stabile per tutto il Gruppo, ha comportato l’esigenza di valutare con particolare attenzione eventuali progetti di sviluppo che si sono poi tradotti nell’assenza di nuovi investimenti da parte della Capogruppo che quindi potrebbe ulteriormente rappresentare un fattore di minaccia sulle prospettive future;

– l’avvio della procedura di Amministrazione Straordinaria per Banca Etruria fa ritenere poco probabile il sostegno finanziario che, in una situazione di tale criticità, potrebbe ricevere in via prospettica dalla Capogruppo;

– l’attuale condizione di Banca Etruria ed i conseguenti ritorni reputazionali particolarmente negativi, stanno definendo uno scenario di potenziali perdite di masse e/o di marginalità, che potrebbero impattare su una situazione di equilibrio finanziario ed economico già sottoperformante e che prospetticamente potrebbero far emergere tensioni di liquidità laddove vi fosse una particolare percezione di rischio da parte della clientela;

Infine, perché lungi da me fare un processo e tantomeno darne l’idea, è’ bene però tener conto anche della crescita delle sofferenze bancarie, dei crediti deteriorati e di posizioni di “Grandi rischi” che si evincono appunto leggendo il Bilancio.

Si legge, infatti, sempre dal Bilancio 2014: “il numero delle posizioni classificate come “grandi rischi” è significativamente cresciuto. In particolare, alla data del 31 dicembre 2014, con specifico riferimento ad alcune di tali posizioni è stato rilevato il superamento della soglia massima prevista in termini di “grandi rischi” e sono state pertanto effettuate le segnalazioni dovute. Quest’ultime posizioni, nello specifico, sono riferite a tre controparti, per un valore nominale complessivo pari a 17.856 migliaia di euro ed un valore ponderato complessivo pari a 13.977 migliaia di euro”.

Sarebbe interessante capire chi sono queste Tre controparti….

Pur essendo vero che per una fetta importantissima e ampia di questi crediti in sofferenza e detriorati, sono state raccolte e acquisite garanzie personali e fidejussorie che possono tutelare la Banca sui capitali prestati, anche se non nella loro totalità,  è pur vero che la posizione non di ottima salute della stessa comporta la speranza che tali crediti ritornino solvibili nella loro totalità e che per il bene dell’economia locale la ripresa, che tarda ad arrivare, faccia finalmente capolino con il nuovo anno.

(Fine)

(la prima puntata la trovi qui Risparmiatori e investitori la domanda che non si pone)

RISPARMIATORI E INVESTITORI la domanda che non si pone

bail in

E meno male che c’è stato il “Decreto salva banche”.

Essendo la Banca Etruria socia di maggioranza della nostra Banca popolare Lecchese, con il 54,2125 del capitale, forse è per quello che il tema, anche qui sul lago, ci sta a cuore, ci interessa.
Leggiamo ogni articolo e un poco ci spaventiamo e un poco tiriamo su il fiato.

Si legge di tutto, sui giornali nazionali, e poco o nulla su quelli locali. Sarebbe, invece, buona cosa sapere, per esempio, e innanzitutto se gli sportelli locali della Banca popolare Lecchese “han fatto” sottoscrivere ai propri clienti azioni della Banca locale e quelle della Capogruppo. Se i gestori locali, i funzionari, i direttori, e gli addetti titoli e risparmio “han fatto” sottoscrivere solo obbligazioni ordinarie o anche quelle convertibili.

Non è un’informazione da poco. Per nulla. Lì in mezzo, c’è il mare dove nuotano pescioloni, su una sponda ci sono i risparmiatori, sull’altra gli investitori. Qualcuno finirà sul lastrico, qualcun’altro ha solo visto passare veloce la freccia di Guglielmo Tell e spaccare in due la mela. Salvandosi.

Alcune cose le sapremo, forse, dall’assembea dei soci del 18 dicembre, altre cose è bene chiederle, fin da subito.

Il Decreto Legge del 22 novembre, intanto, è buona cosa che ci sia stato.Forse ha pure un merito, secondario o addirittura non ascrivibile alle voci contabili, ma quello importante di far emergere che c’è differenza tra risparmiatori e investitori e che è sempre meglio, doveroso e tutelante, leggere prima e con calma quello che si compra. Quello che si firma. Anche se sono 40 pagine, soprattutto se sono 40 pagine

Perchè può sembrare cattivo ma è giusto che i crack delle banche siano pagati dagli azionisti (e dai clienti) e non sempre dallo Stato, ossia da tutti. (nel 2013 il debito pubblico europeo è aumentato anche per questo di oltre 400 miliardi di euro)

Ed è questo quello che fa il Decreto e è questo quello che farà, dal 1 gennaio 2016, in tutta Europa, la direttiva BRRD

il famoso e oscuro “bail-in” (salvataggio interno).
E’ bene ricordare – e ricordarsi – che in questi anni, ormai quasi una decina, le Banche, in tutta Europa, sono state salvate spesso e volentieri, dall’intervento degli Stati. Ovvia dei Contribuenti. Quindi anche di chi sta leggendo questo pezzullo e non ha nemmeno un conto in banca. Non intendo in quelle salvate ma prorio in nessuna.

Era, forse, necessario e inevitabile per non mandare a monte il sistema, sarebbe stata buona cosa prendere anche, contemporaneamente, altri provvedimenti tutelanti e ridistributivi, ma questo è un altro discorso.

Dal 1 gennaio 2016 per tutte le banche e, in parte, dal 22 novembre per queste 4 Banche nella cronaca di questi giorni (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti) è previsto e normato che nel risanamento rientrino oltre agli azionisti che è cosa risaputa, anche i risparmi degli obbligazionisti. Cioè, non solo chi ha titoli di capitale (cioè è per una parte padrone della banca) ma anche chi detiene titoli di debito, chi ha prestato soldi, in cambio di un interesse alla società, in questo caso le banche (con i BOT, BTP, per fare un esempio, si prestano allo Stato).

Però, e qui sta la differenza e, fortunatamente, una differenza importante, solo a chi detiene obbligazioni subordinate di queste banche.

Che cosa sono le obbligazioni subordinate? Particolari titoli di debito classificati come ad alto rischio ed elevato rendimento, spesso con lunghe scadenze. Infatti la cronaca ci dice che gli interessi pagati ai possessori di queste obbligazioni erano anche del 5% e del 8%. Se teniemo conto, come molti già sanno, che i tassi pagati per esempio ai possessori di BOT sono dello 0,1% (si, dello zero!!!).

Queste obbligazioni, a fronte di questi maggiori rischi e maggior remunerazione, in caso di crack dell’emittente (non sempre le banche vendono i prodotti solo della propria banca, è bene controllare) vengono rimborsate solo in subordine – cioè dopo – rispetto ad altre obbligazioni più sicure.
Ovvio, non è escluso che diversi risparmiatori abbiano sottoscritto questi titoli, diventando investitori, non pienamente consapevoli del rischio, attratti dal tasso di interesse o perchè mal spiegato. E’ buona cosa, “precauzionale”, oggi non firmare (ex-post) nulla di cui queste banche – e altre – ci propongano nella contrattualistica. Portare a casa i prospetti, la modulistica e leggerla con calma.

Così da poter verificare se tutta la documentazione precedente sia stata raccolta con correttezza e il profilo di rischio del cliente sia stato adeguato al tipo di prodotto acquistato. Si ha diritto, senza nessun costo, ad avere tutta la documentazione relativa alle operazioni fatte e all’apertura del deposito titoli necessario per l’acquisto di azioni e obbligazioni. (vale la pena buttarci un occhio, vero?)

Per le quattro banche nella cronaca di questi giorni si parla di un crack che vede coinvolte circa 2 miliardi d euro di azioni e poco meno di 800 milioni di euro di obbligazioni subordinate.
Dal 1 gennaio 2016 per queste crisi, con la Direttiva Europea che abbiamo sopra ricordato, è previsto che il salvataggio coinvolgerà innanzitutto in una scala di importanza: azionisti (i soci della banca), obbligazionisti subordinati (appunto come successo per queste banche, oggi), gli altri obbligazionisti e i correntisti titolari di depositi oltre i 100.000 euro.

Questo piano di salvataggio e risanamento, dovrà essere condiviso dall’Autorità e peserà su questi soggetti se il bail-in non è stato applicato ad almeno l’8% delle passività della banca.

Chi deteneva obbligazioni subordinate, di queste 4 banche se le è viste valutate e forzatamente convertite in azioni.  I possessori delle obbligazioni sono passati da essere creditori della banca (avevano dato i soldi in cambio di un interesse) a essere azionisti (cioè “soci, padroni”), partecipando quindi in pieno al rischio di impresa.

Poichè le azioni sono svalutate e il capitale è pressoché azzerato, purtroppo finiscono per perdere, in parte o tutto, il loro investimento. A fronte di questo parte un’azione per andare a recuperare i crediti che la banca vanta(va) nei confronti di terzi, cioè i soldi che la banca aveva prestato a sua volta.
Quelli complicati da riscuote (si chiamano crediti in sofferenza) vengono svalutati e trasferiti in una scatola creata ad hoc (una bad bank) con il solo scopo di cercare di portare a casa il salvabile. La parte buona o sana di ciò che resta della banca viene trasferita in un’altra scatola (bridge bank), la cui gestione e amministrazione viene affidata alle autorità di controllo, – è per questo che hanno azzerato tutti i vertici di queste banche – nell’attesa e sparanza di una successiva vendita sul mercato.

Per far continuare l’attività bancaria dell’Etruria e delle altre è stato creato un fondo di risoluzione, cioè un fondo di salvataggio con soldi di altre banche, nessuno dello Stato. Le banche, chiamate in questo caso ad alimentare questo fodno sono le prime tre per importanza nazionale Unicredit, Intesa ed Ubi. Il tutto per un totale di 1 miliardo e 300 milioni ciascuna. E’ un prestito, che avranno restituito entro un anno e mezzo a tassi di mercato.

Per tornare a bomba quindi l’anello del danno e del pericolo è proprio figlio della manncanza di informazione e ad una scarsa o assente cultura finanziaria dei risparmiatori.
Non è il Decreto Legge salvabanche che ha truffato i risparmiatori ma, nel caso, dalle banche e ahimè, duole dirlo dalla, a volte, inconsapevole, scarsa conoscenza e lungimiranza, del risparmiatore, a volte, mai troppo poca dalla gola di interessi più alti.
Da quando in qua le banche regalano soldi?

(continua…)

Qualcosa di stonato

Deve esserci un “pazzo” ai vertici dell’ufficio marketing del gruppo Banca Etica.
E molti pazzi, ai vertici, che lo lasciano fare.
Mi sono letteralmente imbattuto nei due stand attigui di Etica sgr e di Banca Etica qualche mese fa alla Fiera Fa la Cosa Giusta di Milano, la decima edizione della Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita, del week end di metà marzo scorso, e son rimasto senza parole.
Sulla sinistra il box di Etica sgr, con bella gente, un buon numero di visitatori che chiedevano informazioni e ragazzi e ragazze spigliate a rispondere. Così su quello di destra, della banca, di Banca Etica. Diversi pieghevoli sempre bella gente, un altrettanto buon numero di visitatori che chiedevano informazioni ad altre ragazzi e ragazze spigliate a rispondere. La finanza etica in Italia è viva. Nonostante la crisi.

Due grandi cartelloni facevano da cornice all’inizio di ognuno di questi stand.

Il primo, quello di Etica sgr con lo slogan: “Contro corrente non contro profitto”… poi quello di banca Etica, stessa forma, diverso slogan, lo storico: “Banca Etica perché l’interesse più alto è quello di tutti”.
Va tutto bene?
Qualcosa stona anche a voi?
Non è un indovinello da settimana enigmistica.
Tocca a voi, però, se vi va.
Non si vince nulla e non scommettiamo nemmeno sull’interesse del post
ma uno ne approfitti.
(…continua)