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L’ELEFANTE SUL COFANO che i grillini…

sudafrica-un-elefante-schiaccia-un-auto-577276Non c’è in giro quasi più nessuno che ammette di aver votato il M5S.

A parte quei filogovernativi grillopadani – soprattutto attivi sui social anche locali – che ora non vedrebbero nemmeno un elefante sul cofano dell’auto tanto sono diventati tifosi fideisti.

Deve essere per le scuse bislacche per la” manina” governativa che aggiunge a finta insaputa porcate nei decreti già pessimi. Qualcuno di voi sa se il vicepremier Di Maio è poi andato in Procura a denunciare “la manina” come promesso? Non abbiamo visto nessun post, nessun selfie, nessun comunicato. La trasparenza si è opacizzata

Deve essere per i condoni fiscali trasformati, per stordire e offendere le intelligenze, in “pace fiscale”. Chissà dove sono i militanti che si riempivano di indignazione solo qualche manciata di mesi fa per quelli fatti da Berlusconi e la Lega. Non parlano perché ormai Berlusconi è caduto in disgrazia o perché, ora, la Lega è un alleato? L’onestà non va più di moda

Deve essere per le piroette umilianti e da arrossare ben più che le gote, sulle battaglie buone solo per campagna elettorale: fermare l’alta velocità della Tav, o il gasdotto Tap in Puglia. Piroette di una parabola triste che oggi porta a dire invece sì, quando dalle parole non si è capaci, nel momento della concretezza dei fatti, a essere coerenti. La parola data è afona

Deve essere che le grida “fuori i partiti dalla Rai” non ha più trovato, ora al Governo, il canale per diventare realtà. Oggi si son presi tutti i canali e i posti come nemmeno mai Berlusconi e Gasparri. Il segnale della lottizzazione è in onda.

Tutto questo però non grida allo scandalo, un io non ci sto, da parte del proprio elettorato. E’ il partito che guida gli elettori. Uno vale uno. Gli elettori, invece, zero.

Che strana che è Lecco e l’Italia. Non c’è in giro quasi più nessuno che ammette di aver votato il M5S. Quello che nei sondaggi continua a prende un sacco di voti. Quel M5S che nella realtà non c’è più. Morto. Per suicidio. Di ideali prima che politico

IL CAPPELLO IN MANO DEL CAMBIAMENTO

cappello in manoNel gran parlare di tasse, debito pubblico e riforma fiscale, è del tutto manipolata e svalutata quella che è la prima croce di questo calvario, politico e di Governo, che è diventata una via crucis di scelte incoerenti, con le promesse che non sono diventate impegni ma sono state, disattese, ribaltate, tradite, nascoste, dimenticate, ingannate, stracciate:

L’evasione fiscale.

Legittimata, sanata, ancora una volta, con, l’ennesimo, odioso condono fiscale.

Per anni si è detto che quella era una delle peggiori piaghe del Paese, si è calcolato che la colossale frode ai danni dello Stato (e di noi tutti) superava i 160 miliardi di euro all’anno – ogni anno, tutti gli anni – (ovvero molto più della più drastica delle manovre economiche mai varate da un governo), si è esclamato che non poteva esserci giustizia sociale in un Paese nel quale gli onesti pagavano scuole, strade, ospedali, servizi anche per i disonesti.

E adesso?

Adesso pare che la grande urgenza, la prima necessità, sia (stato) sanare il passato, metterci una pietra sopra, (per) dare un pugno di euro ai più impoveriti e regalare decine di migliaia di euro ai più ricchi e pulirgli le montagne di soldi che ci han rubato chiedendogli in cambio spiccioli, granelli di mancia, come compensazione.

Essere onesti e stare con gli onesti non è più di moda. Uno non vale più uno. E se vale, qualcuno è più uguale degli altri.

La cosa più stupefacente e desolante assieme è che tutto questo arrendersi all’evasione, questa legittimazione dell’evasione, questo andare con il cappello in mano da chi questo Paese lo ha sfruttato e se ne è servito decisamente più di quanto non l’abbia servito, sono proprio quelli che si intestano il cambiamento, sostenuti, con evidenza dei numeri, da un’infinità di italiani che questo sfruttamento lo hanno e lo stanno pagando ancora. Sempre più.

Al posto di dire no, nessun condono, ma una lotta dura e ferma, si va con il cappello in mano dai disonesti, a sentirci dire dai Diogene strabici e loro complici della politica che però potevano fare un condono più grande e non l’hanno fatto.

Che non è un condono è pace fiscale.

Il vero cambiamento è la manipolazione delle parole. 
E si alzano applausi al posto che fischi.
Siamo davvero un Paese strano.

IL MERAVIGLIOSO MONDO DEI PESI PESI E MISURE MISURE

imageSembra decisamente molto sottovalutato questo cambiamento di rispetto verso cittadini e (propri) elettori messo in atto in questi mesi dal M5S.

Le promesse stellate ripetute, garantite, farcite, sbandierate, propinate in questi anni, questi anni che eran solo il tempo delle parole, non si sono trasformate in impegni nella concretezza del tempo dei fatti.

La gravità vera, più subdola, penetrante, deleteria, deludente, dannosa più di quella che cambia ancor più il presente, è quella che cambia la cultura, toglie la fiducia, aggiunge la delusione, apre alla disaffezione politica, chiude varchi al possibile per il futuro.

Non si sente però tutta questa indignazione.
Si usano due pesi e due misure. Forse per autoassolversi dall’averli votati.

Quando era solo il tempo delle promesse per farsi votare, una delle più urlate di queste era “mai nessun condono fiscale”.
Oggi che è il tempo della concretezza dei fatti, l’han fatto e l’han chiamata “pace fiscale”. Che è lo stesso un condono ma col vestito luccicoso per prenderci per scemi.

Quando era sempre solo il tempo delle promesse era:”Siamo contro la Tav Torino-Lione. La blocchiamo”
Oggi che è invece il tempo della concretezza dei fatti, non l’han fatto e, peggio, non ne hanno  intenzione.

E poi ancora: “ripristineremo l’art. 18 per tutelare chi ora viene licenziato senza giusta causa”
Oggi han bocciato la sua reintroduzione.

E poi:”chiuderemo l’Ilva di Taranto, uccide di tumori un’intera città”.
Oggi hanno contribuito a tenerla aperta, ad aumentare l’inquinamento e hanno dato l’impunità penale ai nuovi proprietari stranieri.

E poi e poi: “bloccherermo l’acquisto degli F35, gli aerei da guerra per 15 miliardi”
Oggi invece ne hanno confermato l’acquisto.

E sempre quando era solo il tempo delle promesse: “bloccheremo il Tap, il gasdotto in Puglia.  In solo due settimane”
Oggi invece confermano che si farà”

E ancora, allora:”basta aumentare debito e deficit che poi pagano gli italiani”
Oggi, invece, li aumentano. Per miliardi.

Mai con Salvini, la Lega ha rubato ed è complice della situazione in cui siamo”
Oggi sappiamo come è andata.

Han detto queste e 10,100,1000 altre cose che non sono diventati impegni ma sono state proprio disattese, ribaltate, tradite, nascoste, dimenticate, ingannate, stracciate.

E non basta, è da asilo Mariuccia, nascondersi dietro :”e allora il pd?”

La serietà è quando le promesse diventano impegni, non le scuse che anche gli altri però…
La serietà è proprio perché gli altri. Senza però…

LA FANTAECONOMIA E LA FANTAREALTÀ DEL GRILLINO BOSISIO

evasione-fiscaleAl netto di tutta la militanza di Germano Bosisio, c’è da chiedersi: ma è mai possibile che l’unico modo per manifestarla sia punire la verità e la logica?
Maneggiare l’economia e le sue regole come fossero il Fantacalcio per giustificare cose altrimenti non giustificabili è veramente desolante.
E per quanto spiacevole sia giudicare un cittadino che esprime le sue opinioni convinto che siano fatti, sarebbe molto più spiacevole e grave rinunciare a giudicarlo.
Gli si esprima a Bosisio solidarietà e comprensione, poi però lo si giudichi in base alle Leggi dell’economia che lui invece pasticcia e del buonsenso che lui soffoca per poter giustificare cose altrimenti non giustificabili.

Come si fa a dire che un Condono fiscale, che peraltro per pura vigliaccheria del Governo viene chiamato “pace fiscale” sia minimalista, quando si condonano ladri che hanno omesso di pagare le tasse per decine e decine di migliaia di euro e addirittura ritenere una manovra economica che lo contiene “un indicatore reale di cambiamento della riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali”?

Come si fa a ritenere la “flat tax” di qualsiasivoglia entità e proporzione non una tassa alla Robin hood all’incontrario, ossia dai poveri ai ricchi, ma “un quasi condivisibile aiuto ai più piccoli strapazzati operatori economici?

Non serve una laurea in economia ma semplicemente un Abaco da elementari per vedere come tutte le flat tax, e quindi anche questa grilloleghista, minime briciole a veri poveri e falsi compilatori di isee col suv e vagonate di risparmi, anche di decine di migliaia di euro per i redditi più alti?
Come può Bosisio addirittura ritenere una manovra economica che la contiene “un indicatore reale di cambiamento della riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali”?
Altro che Halloween, è il carnevale del ridicolo.

E per finire come ritenere il “sussidio di cittadinanza” una manovra che viene finanziata a debito, cioè pagata, con gli interessi da chi paga le tasse, una forma di equità è paradossale.

Bastava aumentare “progressivamente” le tasse ai redditi più alti, promuovere una lotta all’evasione con il controllo dei flussi e le registrazioni alla fonte, ridurre del 2% le spese militari per evitare di alzare il rapporto deficit/pil e così davvero ridurre le diseguaglianze economiche e sociali e non solo lasciarle pure sulle spalle dei figli e delle nuove generazioni.

Ma si sa, pur di giustificare l’ingiustificabile, più che cambiare il paradigma Bosisio cambia la realtà.

Non che la politica pregoverno grilloleghista, dalla sua, non abbia qualcosa di cupo e barbogio, per carità.
Ma come abbiamo fatto, in neanche sei mesi, leggendo Bosisio e vedendo le azioni e piroette tra promesse e impegni del Governo, a passare da quella cupezza all’attuale inverosimile sbraco? 

USCIRE DALLA MAGGIORANZA NON E’ LOGICO. CI SI STA PER IL RPOGRAMMA NON PER LA POLTRONA

laltra-via1E’ stato, alla fine, come tenere un discorso in pubblico ma con il pubblico portato da casa, l’intervento di ieri in Aula del consigliere di Vivere Lecco Dario Spreafico, dopo il rimpasto di Giunta. Difficile dire se la spinta prevalente sia stata di incoscienza-presunzione o di umiltà, visto che non sempre, nelle grandi occasioni, si è in grado di presentarsi in società con qualcosa di buono o utile da dire.

A volte, come a mio parere questa, capita di farlo con il pigiama stazzonato e gli occhi rossi di insonnia, perché tutti se lo aspettano e fino all’ultimo non eri pronto. E ti esce così, con la voce grossa ma lo sguardo sull’ombelico.

Il discorso fatto per comunicare l’uscita dalla maggioranza è stato, per me, legittimo ma non coerente.

Perché la fatica di questo proclama aveva come uno scopo: quello di lavare l’onta di una non digerita sostituzione in Giunta del proprio assessore di riferimento, Ezio Venturini, qui visto come un fratello e compianto come una vittima.

Il cittadino elettore o solo spettatore sarà avvantaggiato nella comprensione della cronaca, dal fatto che ogni discorso – anche questa lettera – nasce e muore come un discorsetto a se stante e che gli eventi superano sempre i latori.

Son infatti cambiati più spesso i politici che i programmi.

Per questo ieri sera ho trovato legittimo ma non logico il discorso sentimentale del consigliere di Vivere Lecco, Dario Spreafico.

Perché, a parte lo spettacolo un bel po’ surreale di aver portato tra il pubblico, da parte dell’ex assessore Venturini, per la sola la lettura della lettera, plaudenti alcuni candidati della lista, alcuni amici stretti e un paio di parenti e famigliari, andarsene dalla maggioranza sbattendo la porta non è logico.

Tutto questo che senso ha?

 La Lista civica Vivere Lecco ha chiesto i voti per un Programma non per una poltrona. Capisco il bisogno di visibilità e di riconoscimento ma si esce dalla maggioranza, dove gli elettori li hanno messi, se il programma viene cambiato o disatteso non perché chi lo deve applicare viene cambiato o cambia.

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Questo, ci piaccia o no, fa una differenza. Anzi, fa la differenza.

Parlare di questa differenza è difficile – soprattutto a caldo di una relazione che non si è, forse, potuto perfettamente gestire – perché si ricade nella vecchia categoria del militante saccente.

Non parlarne è forse anche peggio: si ricade nella decrepita categoria del militante ipocrita.

Io questi politici – e politica – che gli obiettivi del Bene Comune, del migliorare il “Vivere a Lecco” o li fanno loro in prima persona o non vale e non valgono, faccio fatica a comprenderla

 

LA SUPERBIA, LE NON RISPOSTE E IL PRECIPITARE DEI TEMPI

pataccadelresoleNon è stato un battibecco.
No, non lo è stato per nulla quello tra il consigliere PD Alberto Colombo e l’assessore Corrado Valsecchi, a cui pubblico e stampa hanno assistito ieri in aula consigliare al termine delle domande di attualità che i consiglieri rivolgono alla Giunta.

È stato un irrispettoso arrogante atto di fifa, totalmente malcelato da parte dell’assessore.

Rivolgersi al consigliere che ne sottolinea l’ennesima non risposta a precise domande: “assessore perché svia e non mi risponde mai?”, chiedendosene una ragione, con un perentorio: “si interroghi”, è un comportamento che non ha nessuna etica, ancor meno serietà e denota arroganza e assenza di rispetto anche per ciò che rappresenta l’aula. La casa dei Lecchesi.

Fino a prova contraria, in democrazia e nelle dinamiche amministrative, è proprio prerogativa e dovere del consigliere domandare e chiedere conto, in quel consesso, alla Giunta e al singolo Assessore, sull’operato o specifiche questioni cittadine.

È proprio il consigliere che “interroga” non che deve “interrogarsi”.

La fifa blu di Valsecchi, tanto da confermare lui stesso con quel “si interroghi” , la propria incapacità di rispondere alle domande del consigliere, è l’ennesima dimostrazione di almeno due evidenze.

L’assessore Valsecchi non è in grado di svolgere il suo ruolo. Sia nel continuo fare proclami, annunci, dichiarazioni, promesse immancabilmente smentite dai fatti, sia nel non essere in grado di dare risposte (credibili) quando interrogato.

La seconda evidenza è che inspiegabilmente, pur avendo più potere di quanto datogli dagli elettori, e nel medesimo tempo avendone molto meno di quanto creda di averne, la stampa e troppi altri han sempre o troppo occhio di riguardo nei suoi confronti, lasciandogliene scivolare troppe.

Anche ieri, inspiegabilmente non è stato rimesso nei ranghi ne dal Presidente Gualzetti né da altri consiglieri.
Con questi atteggiamenti, non nuovi fa venir ancora una volta in mente la strofa della canzone di De Gregori sui politici per nulla modelli positivi quando canta: “ha gli occhi dello schiavo, lo sguardo del padrone, si atteggia a Mitterand è peggio di Nerone”.

Lui parlava di Craxi, oggi la decadenza precipitata dei tempi ci costringe a parlare di Valsecchi.

Paolo Trezzi