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IL REFERENDUM DI MARONI E I SOLDI DI LECCHESI E LOMBARDI

imm-quesito-referendum-autonomia-2017_resized_1(1)In fondo bisogna essere indulgenti con  uno come Maroni.
Uno che come vertice massimo della sua opposizione al Potere annovera l’aver morsicato una gamba a un poliziotto; uno che è stato vent’anni al vertice della Lega ma non si è accorto mai di diamanti, bond della Tanzania, bancomat bossiani, finanziamenti farlocchi, banche padane che oggi somiglierebbero al Mps. E si potrebbe continuare quasi all’infinito…
Ecco a uno così come fai a provare a spiegargli cose che sono altrettanto evidenti ma le ha fatte lui direttamente?
Parlo del farlocco referendum lombardo del 22 ottobre, che nemmeno questo caldo da allucinazioni può farci credere sia una cosa concreta.
L’avete letto il quesito del referendum di Lega, centrodestra e grillini?
La concretezza non c’è nemmeno sottintesa, la presa in giro, invece, tutta.
Maroni e soci chiedono a noi lombardi se la Regione Lombardia può chiedere al Governo di sedersi e discutere con il Governo di una maggiore autonomia.
Ma sono seri?
Cioè non ci pensano minimamente a consultarci per l’aumento delle rette e dei ticket sanitari, per fare un’autostrada, la Brebemi che non usa nessuno a cui han dato ai privati 60 milioni di euro, idem per il taglio del trasporto pubblico e sti politici da strapazzo e con la coda di fans ancora più assurdi, ci consulta per chiedere se può chiedere di sedersi al tavolino di un bar con il Governo?
E tutta sta farloccatasenza nessuna valenza concreta che non si possa fare senza referendum, ci costa 45 milioni di euro.
Quarantacinquemilionidieuro.
Ma anche se costasse una cialda di gelato, é serio?
Spendono 45 milioni di euro per questo fumo inutile e non trovano 5 milioni per il Bione? o 4 per il trasporto pubblico; o 3 per ridurre i tempi e le spese sanitarie? O non dico 20 milioni per il tunnel della Lecco Bergamo, sia mai di grazia,  ma nemmeno 400 mila euro per mitigare i problemi del quartiere di Chiuso per quella non strada che ha valenza alemno regionale?
E poi gli stessi magari vengono a Lecco invitati dai compagni di partito di qui, per fare propaganda e passerella e li applaudiamo pure.
Tutti e due. I Maroni e i fans locali

L’ASSESSORE VALSECCHI HA FATTO ACQUA (UN’ALTRA VOLTA)

acqua e trafficoIeri è stato, come sappiamo, il delirio per le strade di Lecco, più che altrove.

 

E il perché, è bene dirlo, non è paradossalmente perché ha piovuto da matti, ma perché, ahinoi anche questa volta.
L’Assessore Valsecchi non è stato in grado né di coordinare le azioni né di fare tesoro, ed esperienza, del passato e dei disagi successi precedentemente per le stesse cause.
Sta qui la delusione, la rabbia, e lo sconforto.
Non si sta infatti dicendo, e non si vuole dire, che l’Assessore Valsecchi doveva o anche solo poteva evitare i disagi,
ma si sta dicendo che poteva certamente limitarli, ridurli.
E così non è stato. Così non ha fatto.
Ancora una volta è stato una delusione. Ancora una volta, mi si permetta il gioco di parole, ha fatto acqua.
E leggere la sua lettera, piena di toni molesti, assente di scuse, e, sempre, maledettamente sempre, infarcita di questa auto-assoluzione, è francamente desolante.
I temporali, di questo livello di intensità erano ben previsti da giorni, tanto che “l’allarme meteo” era pure scritto sull’home page del sito istituzionale dello stesso Comune di Lecco.
E nella lettera dell’Assessore invece sembra (fa finta di) cadere dal pero, non una riga, come se fosse tutto imprevisto.
Invece domandiamoci: perché non c’è un Piano d’emergenza antitraffico? Se c’è non è stato, con evidenza, applicato.
Esiste un coordinamento con i Comandi di polizia municipale dei Comuni limitrofi? Anche qui, se c’è, non è stato applicato.
E l’Assessore Valsecchi è quello che organizza effimeri convegni sulla “Grande Lecco” e nel concreto invece si perde nel lavoro ordinario e non riesce a organizzare due telefonate agli altri assessori.
A quando poi una modalità di regolazione dei semafori in funzione dei flussi e delle direzioni del traffico?
E un senso unico alternato in caso di chiusura della 36dir si poteva istituire non dico prontamente ma almeno con moderata celerità?
Un raccordo organizzativo con l’Anas, i vigili del fuoco gli è mai venuto in mente? Perché se si, con evidenza, non è stato nemmeno questo applicato.
Per non parlare della pulizia dal fogliame e dallo sporco dei tombini che ogni volta si intasano e sono intasati, quando l’ultima pulizia? Anche questa è manutenzione, anche questo è Decoro Urbano.
Oramai fa l’Assessore alla viabilità da oltre due anni.
Perché qui non è che le colpe se le devono sorbire sempre i vigili, o tutto il Comune dal Sindaco all’usciere, o gli operai e i tecnici.
E no, bellezza mia, non c’entra una fava dire ironicamente  “Piove, Comune ladro”,  hai voluto fare l’Assessore alla Viabilità, pur non essendo in grado?
Insieme agli onori ci sono anche gli oneri.
Uno sconforto. Una slavina di incapacità nel vestito assessorile da festa.

VALSECCHI E UN SORSO DI ORZOBIMBO (l’economia circolare)

san patrizio pipiLa coda consigliare di ieri sulla bella Festa di San Patrizio dello scorso 17 marzo in via Parini e Nava ha dato modo, ancora una volta, al cittadino di osservare il gioco speculare tra  l’assessore vicedio Valsecchi che  tuona ordine e moschetto, e i consiglieri della Lega che rivendicano moschetto e ordine.
Quindi una forma mentis tra due destre. Una gara al ribasso per la città.
A parte che non si capisce perché le tuonate dell’Assessore – servizio d’ordine, pugno di ferro e pisciatoi – che brandisce obbligatori per le autorizzazioni future non le ha diramante già quest’anno, se così ovvie e palesi.

Ma si sa la sua ottundente passione politica a stravolgere la realtà, la sua irruenta necessità di visibilità egotrasbordante sono sempre state brandite, fateci caso, per mettersi in mostra inciampando in rinculi pazzeschi. 

Alle elezioni promise che se non avesse preso almeno 2000 voti e il 10% non sarebbe entrato in Giunta e oplà, ne prese molti e molti di meno ma pur di apparire…
fece uno sforzo…se ne dimenticò. 

Disse anche che non sarebbe mai stato in Giunta con Venturini, ma pur di esserci ancor oggi arriva in aula prima di tutti gli altri assessori e siede distante a lui.
Deve aver inteso che basta non entrare nella stessa inquadratura della telecamera per non essere in Giunta assieme.

Fa un’apoteosi di comunicato per l’inaugurazione della Piazza Affari annunciando spettacoli e megaeventi e poi è costretto a ritrattare perché non si era accorto dei pali di 6 metri piantati al centro della stessa o ancora l’altro ieri che dopo manco un anno deve rimetterci mano, non ai pali ma alla pavimentazione che, questa sì, balla.

il Don Guanella che decide di pittare il muro di via Porta e lui pur di non condividerlo con Giunta e consiglieri fa una conferenza stampa di presentazione da solo per prendersi meriti,  che erano collettivi e fortemente sbilanciati fuori dal suo ufficio.

 
E non dimentichiamo come lui tende a fare, che il Centro Bione era in capo anche a Lui.
 
Ebbene dopo tutto questo eccolo di nuovo ieri in divisa (lontano da Venturini).  Non vuole bottiglie di vetro in vendita durante la Festa di San Patrizio e della birra irlandese, perché i giovani poi ubriachi pisciano e sporcano in giro.
Non accorgendosi che non è il vetro che li fa pisciare ma la birra che c’è dentro. Non accorgendosi inoltre che è l’alcol che li fa ubriacare non la schiuma alla spina.
Farà quindi una postilla alla sua tuonata:  Volete bere orzo maltato? Prendete una tazza di Orzobimbo.
Nella sua plateale incoerenza esiste dunque una ferrea coerenza: per lui l’apparire conta più di ogni altra cosa, persino della sua pur non piccola vanagloria personale. Tradotto: pur di apparire è disposto a martellarsi le gonadi alla Tafazzi.
Quindi sfidando la riprovazione di gran parte dei cittadini – che lo detestano – e anche la mia – lo detesto bonariamente anch’io (ma è reciproco) – voglio proporvi di brindare a lui con un orzobimbo alla spina  e un bicchiere di plastica dove fare la pipì.  Lui, c’è da aspettarselo, pur di apparire potrebbe venderla come economia circolare. Sempre che qualcuno continui a berla
 

UNA NOTTE NERA PER UNA LECCO ILLUMINATA

cioccolatoDomani, sabato, fino alle 23, la Festa del Cioccolato, iniziata ieri, diventa la Notte Nera. Degustazioni, tavolette, burro di cacao e colesterolo, ma quello buono, probabilmente fuso o fondente.

Vorrei far emergere, senza ammantarla da megaevento, o da Festival “Lecco Città dei Promessi Sposi” che è ben altra cosa per la Città, che questa iniziativa é comunque una bella cosa, positiva, per una Comunità.

L’eccellenza di un prodotto dentro uno spazio facilmente raggiungibile. Certo non è la Festa del Cioccolato di Perugia ma sono passi buoni per la città. Per noi. Ancor prima che turistici.

Se poi, a parer mio, nel futuro si allungassero gli stand lungo via Roma, e le vie intorno, se le vetrine fossero addobbate a tema, se ristoranti e bar offrissero parte di un menu a base di cioccolato e cacao; se ci posizionassero dei tavoli liberi in piazza e lungo le vie dove mangiare quello che lì si compra in autonomia, se si leggessero ad alta voce scritti e storie a tema, ci fossero corsi d pasticceria e cucina nei giorni precedenti o successivi, ect, sarebbe ancor più figo.

Ma, e sta qui la bontà e positività, non bisogna lamentarsi che non c’è (ancora o mai) tutto questo. Apprezzo e applaudo questo che c’è ora, e lo sostengo.  E, se condiviso dall’Amministrazione e dagli altri Promotori, e se ne sono in grado, (io e chiunque ovviamente) dare una mano per quelle cose che mancano.

Anche fosse solo mangiare un piatto di tagliolini al cacao e pinoli :-)

Ma non è perché ci si accontenta ma perché il bello e il buono bisogna sortirli assieme. Che sia cioccolato, cultura, sport, tempo.

È più di qualcosa di buono, è #BeneComune; non il cioccolato, ma voler bene a Lecco

IL CENTRO COTTURA E LA PARTECIPAZIONE FINITA FUORI MENU

VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100

Era martedì 19 luglio 2016. Piazza Garibaldi, fronte Teatro.

La Giunta, quasi al completo, e un centinaio di cittadini. Occasione importante: “Un anno insieme a voi”.

Intervengono solo due cittadini. Un operatore del Mercato che vuole tornare in centro e il sottoscritto.

Tra le altre cose (ri)chiedo all’assessore Rizzolino quello che chiedo da anni. Valutare-seriamente- un Centro cottura (extra)comunale per il servizio di mensa scolastica. Come sua abitudine consolidata, in quello stile caricaturale da vecchio curato e da anziano barone di scuola, garantisce, anche stavolta millanta, un coinvolgimento di genitori, città, uffici e consiglieri per valutare – approfonditamente – la possibilità di dotare la città di questo servizio.

Obiettivamente uno strumento che migliorerebbe qualità del cibo, aspetti ecologici/ambientali e, nel medio lungo periodo, un risparmio economico per Comune e famiglie.

Oggi si legge che ha detto no al Centro Cottura. Decisione legittima, i ruoli decisionali spettano a Giunta e Consiglio mica ai social e piazze più o meno virtuali.

Ma quello che non sta in piedi, e un poco fa girare i piatti, sono le motivazioni: “Le verifiche che abbiamo fatto hanno dato esito negativo:non abbiamo a disposizione un edificio adatto, né aree per costruirlo. Abbiamo anche ipotizzato se vi fosse la sostenibilità economica per affidarne la realizzazione direttamente al vincitore della gara, ma i costi sono tali che avremmo dovuto prevedere o un affidamento di lunghissimo periodo oppure un aumento eccessivo del costo dei buoni pasto” ,

Quello che non è dato sapere,  in questo (più di un) anno di lavoro è però chi ha sentito, i verbali, quando e come ha coinvolto genitori, famiglie, cittadini e, oserei dire, commissioni e consiglieri. Perché non vi è traccia alcuna.

E quando parla di non sostenibilità poteva studiare – cosa che non ha evidentemente fatto – l’esperienza di Grugliasco, Comune piemontese grande come Lecco, con poli universitari e un Centro Cottura inizialmente gestito dal Comune con una Cooperativa sociale, prodotti locali/bio, recupero del calore, costato circa 2 milioni e abbattimento del prezzo del pasto per i cittadini. O quello di Empoli, 2000 mq per 4000 pasti al giorno, in un unico turno, che serve oltre che gli studenti anche altri Enti pubblici del Circondario. Idem per Settimo Torinese, Capannoli, Pistoia, o ancora Capannori.

Insomma volere è potere. Qui a Lecco l’Assessore Rizzolino avrebbe potuto valutare, coinvolgere e relazionare, le esigenze di Politecnico, Ospedale, altri Enti, il fabbisogno e la sinergia con i comuni limitrofi.

Invece, anche per questo giro, in tono curiale non se ne farà nulla. Con il forte peso indigesto sullo stomaco di non averci nemmeno provato.

Gli assessori, con evidenza, non sono tutti uguali ma uno come Rizzolino viene continuamente da chiedersi se è in grado, davvero, di farlo. A beneficio della città, si intende.

BIONE: Ragionando di testa e non per una croce sulla scheda

Centro-Sportivo-Bione1Sulla questione  Bione  c’è chi gode e augura  che si affossi tutto. Anche il lavoro fatto fin qui.

A me dar fuoco alla casa per poterci andare ad abitare tronfio mi pare resti una fesseria.  E allora provo a rigirare su testa la moneta che tutti, han lucidato su croce.

Il rischio decisionale assunto dal Sindaco nel firmare un differimento per tenere aperto il Bione davvero nessuno lo vede come merito?  Davvero i sacerdoti della politica,  gli “sciacalli” per un voto, quelli che han distrutto tutta Lecco e non solo il Bione, quelli che han lasciato scuole senza manutenzione e più opere incompiute e allo sfascio che risultati,  quelli che vogliono spendere decine di milioni di euro pubblici per comprare la sede di una exbanca in centro mica per sistemare il Bione. .. questa cosa non la vedono?

Davvero o per interessi d’elezione non vedono quella firma come, a fronte dell’empasse dirigenziale, l’unico atto possibile per mettere argine a quella burocrazia che si accartoccia, quella che, in questo caso, è sì “lacci e lacciuioli”, contro cui gli amministratori, in molti casi, si trovano a far fronte per un servizio pubblico. Un Bene Comune?

Burocrazia di un Appalto che per motivazioni prevalentemente esterne all’Amministrazione della Città – e in parte in capo a funzionari –  è slittato nel tempo. Bando che si è dovuto pure riscrivere e riverificare anche per norme cambiate in corsa e dirigenti tentennanti e troppa fiducia degli Assessori Gheza e Valsecchi negli stessi. Ed è qui che mi pare l’anello debole. L’Assessore Gheza, in primis, inadeguato al ruolo, in silenzio malgrado “il bando è pronto da luglio“, e in questi mesi nemmeno un be!, una nota pubblica.  E per 5 anni prima pure peggio con l’Assessore “allo spot” Michele Tavola (Appello per Lecco) che non ha fatto niente. Ma niente, cioè danni.

Si porti a casa la continuità del Bione e poi lo si rispedisca a fare presenza altrove. E non solo lui.

La firma era l’unica strada.  Altre non mi pare ce ne fossero e, altre, comunque, nessuno, tantomeno l’opposizione, oggi gongolante davanti al principio d’incendio della casa, ha suggerito.

Poi è proprio da piromani politici avanzare la richiesta di dimessioni della Giunta perchè questo vuol dire – non facciamo finta di non saperlo – mesi e mesi di commissariamento, mesi di campagna elettorale, nuove elezioni, tempi per formare la squadra e scrivere un nuovo Bando non per comprare due pentole seppur con splendidi manici ricurvi, e poi ampie verifiche, votazioni, pubblicazione all’Abo per settimane, verifica e, forse, inizio lavori.

Siam così certi davvero che il Bione vien pronto prima e – se ora dovesse chiudere – si apre prima se si dimettesse la Giunta? 

Meglio un aiuto che un fiammifero sulla benzina quando in gioco c’è il Bene Comune.

Ragionando di testa e non per una croce sulla scheda