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Il deputato!!!! FRAGOMELI, IL NOSTRO PELLE’

22884_0000_rend_Fragomeli.inddA volte i politici sono fantasiosi e tra questi non si può non annoverare il deputato (deputato!!!) locale Gian Mario Fragomeli che, in questi giorni, grazie alle decine di migliaia di soldi pubblici mensili e qualche migliaio di alberi segati ci sta inondando la cassetta della posta con propaganda elettorale stile Berlusconi.

Tre anni da mediano” è lo slogan scelto per mostrarci la sua partita a Montecitorio.

Lui vuole che lo si immagini in mezzo al campo come il vecchio Oriali e a te invece viene in mente Pellè prima del rigore contro la Germania. Un poco ganassa, un poco incosciente.

E alla fine la palla calciata fuori.

Tanto sforzo e polmoni sgonfi per nulla.

Perché si può anche dispiegare sul tavolo il suo da ben 8 facciate dove ci spiegherebbe cosa ha fatto in questi tre anni in Parlamento per Lecco ma poi il guaio, per lui, è che rischia di trovare chi lo legge davvero, e non può venir che da dire. Tutto qui? In tre anni?

Cioè il deputato (si deputato, roba da matti!!!) ha speso migliaia di euro pubblici, migliaia di alberi e Co2 per dirci che metà dei lavori del Tribunale – ossia una funzione dello Stato, non del Comune – la paga la Presidenza del Consiglio? Davvero? E con che soldi, pubblici o privati?

E che “basta Patto di Stabilità: Lecco può tornare a spendere oltre 2 milioni e 600 mila euro prima bloccati”.

Che uno così al volo, in un cross telefonato potrebbe pensare, però va che bravo, come si è smarcato bene questo mediano, poi guardi meglio e vedi che il deputato (deputato!!!) Fragomeli è lo stesso che prima li ha bloccati quei soldi ed ora fa il Pellè davanti al rigore.

E se vai a vedere bene quanti soldi aveva bloccato prima ti accorgi che erano, sono, decine e decine di milioni di euro. Altro che 2 milioni e 600 mila euro. E questo blocco continua a causare ritardi e aumento dei costi delle opere pubbliche. Che paghiamo noi.

Ma il deputato (deputato!!!) Fragomeli è quello che esulta come se avesse fatto il goal della vittoria alla finale del mondiale ed invece ha preso solo il palo, a porta vuota, sul 4 a zero per gli avversari, e pure con la testa.

E domandateglielo al Sindaco Brivio – se almeno questo se lo ricorda – se è veramente superato il Patto di Stabilità per Lecco e tutti i soldi in cassa del Comune – da anni – può adesso veramente spenderli – perché il meglio è finalmente arrivato – o invece non è così e quella di Fragomeli è l’ennesima farloccata da volantino patinato, berlusconiano.

E, ancora, la faccia tosta di aver fatto un autogoal e dare la colpa agli avversari che l’han lasciato tirare, perché fa credere al cittadino che grazie a lui Lecco ha 234 mila euro in più, restituiti sui tagli del fondo di Solidarietà. Lo mette anche in grassetto +234 mila euro.

Poi guardi le carte, segui il gioco e vedi che: “A Lecco è stata restituita una parte – una parte – delle risorse tagliate dal Fondo di solidarietà comunale”. Cos’è della voce “una parte” delle risorse tagliate che non comprende il deputato (deputato!!!) Fragomeli?

Cioè prima ti taglia qualche milione poi te ne restituisce due briciole e dovresti ringraziarlo. Manco Lecco fosse il palo della Banda dell’Ortica

E si potrebbe continuare.

Ma le cose più spaventose, i goal mancati a porta vuota, sono i tiri che non cita – guardacaso – nell’opuscolo, malgrado le ben 8 facciate.

E sono il voto favorevole alla legge “SalvaBanche”, al rifinanziamento delle missioni all’estero che costano centinaia di milioni di euro, l’anno, al decreto Salva-Ilva che costa milioni ai contribuenti, regala soldi alla famiglia Riva e continua il danno ambientale di Taranto, o il salvataggio del ministro Alfano dal voto di sfiducia, e ancora quello su Banca d’Italia, il ddl sulla Tav Torino Lione che spreca miliardi, le Leggi in continuità con la Fornero, il Job Act, per non parlare dell’emendamento sull’acqua pubblica dove ha preso fischi per fiaschi.

E poi chiude l’opuscolo parlando che l’ultima parola spetta ai cittadini, lui il deputato (deputato!!!) Fargomeli che quando l’han votato mica l’han fatto per governare con la destra e i fans di Berlusconi…

Roba da matti “tre anni da mediano” sono anche accettabili se sei uno scarpone, ma son quelli da deputato (deputato!!!) che lasciano perplessi e lui si vanta pure, fa il Pellè prima del rigore, e poi la tira pure fuori.

I CESSI AUTOPULENTI, LA CARTA DEL COMUNE E UN CAFFE’

cessiPREMESSA: DOPO AVER FATTO NOTARE CHE PER SOLI DUE CESSI IL COMUNE DI LECCO SPENDE COME PER PER UN MONOLOCALE… L’ASSESSORE AI LAVORI PUBBLICI VALSECCHI RISPONDE QUI

ORA E’, NUOVAMENTE, IL MIO TURNO.

E’ uno sciacquone salutare al solito silenzio amministrativo la pronta risposta del neo Assessore ai Lavori Pubblici Corrado Valsecchi dopo la pubblicazione su Lecconews.lc della notizia che il Comune ha stanziato ben 109.108,86 euri per soli due cessi autopulenti da destinare alle passeggiate di Rivabella e il Lungolago.

E’ una liberazione perché entra nel merito, oserei dire srotola le ragioni del Comune.
Prima l’aspetto solido: “il costo non è eccessivo”; e uno già si spaventa pensando a quanto è lungo il lungolago e la pista ciclabile della città, non che gli venga in mente, al neo assessore, di disseminare cessi per tutto il perimetro del belvedere cittadino…

Poi, da manager operativo qual è, va più a fondo e puntualizza: “Per dare un’idea solo la porta in acciaio inox costerà molto.” E si blocca lì, come appunto davanti ad una porta che non si apre, e resta lì davanti e il prezzo lo trattiene, contorce i pensieri, saltella di qua e di là, ma il prezzo della porta che trasforma un cesso in un bagno, se lo tiene dentro.

Ormai in coda di intervista, quasi rassegnato a dover proprio spiegare tutto, gli scappa pure da dire che come diceva all’inizio il prezzo non è eccessivo e questo perché “nel contratto è compreso tutto.. l’installazione, gli allacciamenti, la manutenzione e la carta”.
E la carta!!
Cioè è chiaro? La carta!
Perché se qualche stitico di ragionamento non ha capito non è mica una scuola pubblica e poi – non c’è bisogno di ribadirlo che sono i cessi autopulenti, non gli usufruitori, vero?

Essendo il costo non eccessivo e forse i rotoli giganti, il neo Assessore Corrado Valsecchi si scorda di dire che il tutto è, peraltro, solo per un anno. Poi si vedrà. Forse proprio il turista con in mano un rotolo: “Benvenuto a Lecco, tieni la Città pulita”.
Infine, e l’Assessore Valsecchi deve averla proprio fatta fuori dal vaso… la chiosa, la chicca.
I due cessi pubblici non solo sono autopulenti ma “si auto pagheranno da soli”.
Perchè sì, saranno a pagamento. Quanto? Non lo dice starà facendo un sondaggio in Giunta o contando le volte che viene usato quello di casa? Comunque è bene sapere che quelli in stazione Centrale a Milano costano 1 euro, con custode e inserviente, quelli in Stazione a Bergamo 0,80 euri, sempre con personale di pulizia.

Ora che, giusto oggi, sappiamo il costo definitivo, preciso, della spesa del Comune, cioè 106.912,46euri (è infatti stata accettata – con Determina nr 569 – l’offerta della ditta PtMatic srl di Bareggio (Mi) che ha offerto un ribasso del 2,68%!!!) vuol dire che ad 1 euro ad utilizzo servono più di 106mila persone che non riescono proprio a trattenerla. Che preferiscono cioè spendere più del costo di un caffè con cesso annesso al bar vicino, per far si che i cessi, diventati bagni si ripaghino da soli.
In Comune deve esserci lo stesso consulente che ha cessato servizio in Grecia.
Se poi pensiamo che per il precedente Assessore, Armando Volontè, dovevano venir pronti per Expo, ci siam giocati anche questi flussi.

La risposta del neo assessore Corrado Valsecchi fa, diciamo…acqua.

Carta Vetrata

LEUCI: quanta aria fritta sta in un teatro?

imageNon ci sono imprenditori.
Non ci sono abbastanza soldi per iniziare.
Non ci sono nemmeno idee concrete per far impresa e non volontariato.
C’è solo l’area (in realtà manco quella) come in Provincia ce ne sono da tirartele dietro.
Non è quindi forse il caso di dire che non tutto é oro quello che luccica, figuriamoci quello che ti fan credere che sberluccica a più non posso?
Prendiamo l’incontro in pompa magna di martedì al Palladium organizzato da 3 ex lavoratori della Leuci.
Possiamo dire che è stato tutto meno credibile addirittura del Progetto del figlio dei Pooh per Consonno?
Un incontro dove mio marito mi ha invitato ad andarci con lui per assistere ad una lezione di chimica: Quanta aria fritta sta in un teatro?
La serata sberluccicava di stampa, sindacalisti, partiti che non esistono più e altri che fa lo stesso. Quelli cioè alla Ecce Bombo.
Tolti veramente 6 o 7 cittadini incuriositi o forse dispersi sul Gerenzone, la città era assente. 100 persone di addetti ai lavori, parenti, associazioni, militanti e una bella fetta di millantatori quasi tutti tra quelli che han preso la parola, ma la città, per l’ennesima volta, era assente. Come da anni a questa parte.
Annunciata come la Bibba della nuova economia e dei nuovi piani quinquennali mancava però, ancor più della città, più gravemente, la realtà.
Un Piano industriale, un Progetto concreto economico e finanziario, un reale orizzonte di concretezza e verità.
Per oltre due ore si sono alternati “si potrebbe” “la città merita” “sistema Lecco” “Paradigmaticità della nostra vicenda” “laboratorio di idee”, “vedrei bene”
Ma di fatti, di mattoni concreti, di passi avanti nemmeno il profumo.
Si va bene ripetevo a mio marito, i lavoratori poverini, lasciagli almeno i sogni dato che non gli rimane altro…
Ma lui provava a spiegarmi: È aria fritta, cara.
Lo è perché non han capito che c’è un problema.
Il non vedere che c’è un problema.
Preoccuparsi del testo e non vedere il contesto.
 La serata al Palladium doveva essere l’aquila che spicca il volo, al termine di tre ore che manco dal parrucchiere o in spiaggia riesco a stare così a lungo, si è dimostrata la pietra che chiude la tomba.
 Più che aumentare i fans, aggregare persone, quest’esperienza tenderà a perderle.
Oggi non si può far finta di non vedere che le istanze di Leuci son precipitate.
E non basta un consigliere regionale del Pd, che forse sbeffeggiando salutava chiamando tutti compagni, compagne.
I progetti veri, concreti, si sciolgono, uno dopo l’altro, come neve al sole.
Da anni si sta parlando di Lampioni autopulenti ma ho fatto a tempo a fare tre bimbe e non c’è nemmeno l’embrione di un progetto sull’area.
Se è un progetto innovativo, in 6anni non lo è più se rimane sulla carta e si aspettano risposte che non arrivano.
Ora pare ci sia il taglio laser che tutto risolve, tutto risparmia. Tutte o quasi solo le aziende a cui servirebbe. Rivoluzionario. Però siam qui.
Dovrebbe esserci la coda ad accaparrarsi il brevetto.
Dovrebbe esserci l’urgenza a metterlo in produzione su scala per non perdere tempo e, invece …
Nessuno che vuole i soldi della Regione, nemmeno a fondo perduto. Strano, vero?
E Siamo ancora qui. Soli. Dentro capannoni dismessi della Leuci di 80 anni fa che paion l’unica area dismessa di tutta la Padania ed invece così non è.
Ma se non partono lì dentro i progetti, questi non possano partire altrove?
Io credo però, parlandone di ritorno in macchina con mio marito, che si è capito benissimo che la ricetta, quella vera, non c’è mai stata.
E in quel posto, lasciato svuotare dai macchinari, si è persa ogni possibilità di lotta. 
Di salvezza.
Ora al rilancio dobbiamo crederci sulla parola?
Mio marito, che non ha mai tutti i torti, mi diceva quasi sotto casa:
a questi non resta che occupare tutta l’area, e farla rivivere come un quartiere.
Chi non ce la fa più con l’affitto, con le spese, chi non ha luoghi dove ritrovarsi, gli studenti che verranno al Politecnico, chi non sa dove andare a dormire, a vivere, a giocare a pallone. Chi vuole coltivare un orto, insegnare e condividere le proprie competenze e i propri saperi, deve andare lì, ma in tanti, e occupare il posto.
Viverci per farlo rivivere. Ad iniziare dalle famiglie degli operai.
Superando l’idea di un posto mecantile, di una fabbrica che dà lavoro.
Ma germogliando un villaggio, un luogo di solidarietà e socialità, di resistenza e sperimentazione civica, il resto, poi, verrà da sé, argine forte, partigiano, alla celere dei padroni

Tour ordinario Pratica edilizia privata per ristrutturare

imageVai all’ufficio edilizia privata, fai la coda, senti i doc che servono (planimetria, richiesta doc, Durc e dich. Anagrafica tributaria) per poi portarli compilati al Protocollo; vai al Protocollo, fai la coda, ti mandano prima del loro ritiro all’Ufficio edilizia per la verifica dei doc, fai la coda, verifichi e poi torni al Protocollo, fai la coda, consegni; ritiri la reversale di pagamento, vai in tesoreria comunale, fai la coda, paghi, torni all’Ufficio edilizia, fai la coda, porti la quietanza pagata poi puoi ritirare i documenti che ti hanno preparato con tutte le autorizzazioni e permessi.

Inizi i lavori e (se) chiedi anche una mezza piccola variante, che é nell’ordinarietà delle cose e dei lavori:

Vai all’ufficio edilizia privata, fai la coda, ritiri i moduli che servono per poi portarli compilati al Protocollo; vai al Protocollo, fai la coda, ti mandano prima del ritiro all’Ufficio edilizia per la verifica dei doc (tu ormai lo sai che prima conviene andar lá e ci sei già stato,  ma il protocollo no allora ti sorbisci il rimprovero), fai la coda, verifichi – ti segnalano che mancano Durc e dich. Anagrafica Tributaria, gli fai presente che li hanno già, proprio nella pratica di cui stai chiedendo la variante, fa nulla ne vogliono un’altra, anche se uguale uguale, non puoi tornare al Protocollo, non fai la coda, recuperi nuovamente Durc e dich. Anagrafica Tributaria, uguale uguale, fai la coda all’ufficio edilizia privata verificano, vai al Protocollo, fai la coda, consegni; ritiri la reversale di pagamento, via in tesoreria comunale, fai la coda, paghi. Torni all’ufficio Protocollo, fai la coda, consegni la quietanza pagata….Tornerai poi all’Ufficio edilizia, farai la coda, ritirerai i documenti e nel frattempo ti sarai dimenticato per cosa ti sevivano ma nello stesso tempo nessuno più ti batterà al Gioco dell’Oca nelle sere di pioggia con i tuoi bambini

Il Comune dalla parte dei cittadini

NON E’ COSì…

 

PROFUGHI e MIRACOLATI POLITICI

imageSarà che la Piazzetta di Portofino non è più come quella di 10-15 anni fa, dove ai tavolini del caffè Excelsior o nel giardino del castello Brown potevi trovare solo i veri signori e non i miracolati che li senti arrivare già da un chilometro, malgrado Portofino sia un nido con le sue alte case colorate disposte a semicerchio e davanti ti si apre solo il mare.

Un piccolo villaggio che si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino” per citare Guy de Maupassant.

Sarà per questo, o per qualcosa altro ancora, ma volendo ritardare la scesa in Piazzetta per il pranzo e la lettura dei giornali, ho avuto la sventurata idea di collegarmi a internet per leggere come andava il mondo sull’acqua di lago di casa mia.
Ci sono notizie, ci sono comportamenti, che son più piccoli di questa Piazzetta che vedo dal terrazzo ricco di limoni e profumi di casa mia. (mia e di mio marito, in realtà)
Mi accorgo così che non tutti i nuovi miracolati son venuti in vacanza.
La colpa, o la fortuna, a seconda della sponda di mare dove ti trovi è da attribuire a 15 migranti.
Dipinti da O’ miracolo Stefano Simonetti come possibili untori.
A cui sollecita controlli sanitari, controllo fedina penale e status di oppressi.
Rei di essere venuti, o mandati?, in questa terra di conquista e di cariche istituzionali a cui un lavoro bisogna inventare.
Come manco i cinesi dei bar o i futuri turisti dell’Expo.
Perché vengono qui?
Perché sono cattivi, cinici, egoisti e superficiali?
O’ miracolo se lo sta chiedendo ma non vuole risposte. Sta sorseggiando il suo thè.
Se avessero queste peculiarità però, gli andrebbe ricordato, sarebbero ben inseriti in questa società che non richiede altro che queste “qualità”.  Scriverebbero editoriali su Libero, dirigerebbero Il Giornale o Il Foglio.
Forse gli farebbero concorrenza.
Chissà se avrà chiaro che non possiamo sfuggire al tema fondamentale del nostro tempo, anzi di ogni tempo, da che mondo è mondo: la narrazione. Nella vita pubblica, come nella vita privata di ognuno, tutto dipende da come ce la raccontiamo.
E il racconto che leggo su internet è un racconto che dovrebbe indignare.
Qui in Piazzetta, come sui margini di una spiaggia, i marinai tirano le barche in secco.
Tutt’attorno e sotto i portici dagli archi a sesto acuto, lungo la Calata e il Molo, le boutique, le attività commerciali e i ristoranti fanno da cornice.
Il fatto che sia così facile per i detentori del potere far passare nelle mente di ognuno ilmeme, l’inoppugnabile validità della falsa dicotomia fra violenza/nonviolenza deriva (anche) dalla mancata indignazione davanti a richieste di solleciti di controlli sanitari, controllo fedina penale e status di oppressi.
Per cui si ha gioco facile nel dividere il mondo fra buoni e cattivi e spingere il grosso dell’opinione pubblica nella direzione voluta.
La vera dicotomia non è fra violenza e nonviolenza, ma fra vera violenza e violenza farlocca.

La vera violenza è ciò che i mezzi di comunicazione in mano ai detentori del potere non mostrano. È la violenza delle operazioni belliche in Afghanistan o Gaza, delle deportazioni nei CIE. Dell’informazione asservita e manipolata, della menzogna. Del clima costante e quotidiano di minaccia e intimidazione sui luoghi di lavoro. Dei pestaggi quotidiani (quotidiani) di fermati e detenuti (Cucchi, Aldrovandi, Uva non subirono un trattamento ‘eccezionale’) Delle lettere della Bce. Delle Slide di renzi, dei martellanti quanto suadenti spot televisivi. Delle vetrine di boutique e banche in centro non ancora infrante. Delle auto di lusso ancora intatte. Di Comunicati stampa di miracolati dell’istituzione locale. Quella è la vera violenza.

In una Democrazia, non c’è libertà senza uguaglianza.
Solo l’uguaglianza evita la prevaricazione di una libertà sull’altra; quella del più forte sul debole.
Chi lo spiega al Presidente Simonetti?
Si sottoponga, lui per primo, con la stessa baldanza, per dare il buon esempio,a  controlli sanitari, al controllo della fedina penale e al suo status di oppressore.
Peccato, mi suggerisce da qui il mio vicino torinese di tavolino, non ci sia più il porfessor Giorgio Coda.
Glielo farebbe a gratis.
Mi sappia dire il Prefetto….i referti li leggerò quando torno.
Qui c’è una brezza che nemmeno a esino domani.
Venga giù qui il presidente, non è più come 10/15 anni fa.
Ci son più miracolati che signori.
Si troverá bene. Come al lavoro.

 

METASTASI? MECCHE’, CANILE…

protesta canile comune leccoNon si parla d’altro in città. Al mercato del mercoledì è un continuo rincorrersi e parlottare. Nelle sale da thè dei bar in centro è argomento primario di discussione e rimodulazioni di voci quando si avvicinano i camerieri. Nemmeno tra noi mamme in pausa dai figli, opportunamente a scuola, si parla d’altro. No, non è l’Inchiesta Metastasi e l’ndrangheta, cosa avete capito… E’ il tema canile. La chiusura del canile al vecchio macello. Ne parlan tutti.

L’opposizione comunale con il Consigliere “minaretoachiuso” Siani, il Presidente “volevofareilsindaco” Marelli, il consigliere Idv “almenounaapprovatemela” Ezio Venturini, nonché l’Assessore alla sicurezza “sempreduro” Volontè, fin ad arrivare su al Sindaco “unatelefonataancora” Brivio. Tutti e loquaci. Che nemmeno 10 inchieste d’ndrangheta li farebbero parlar così tanto. Davanti ai falsi problemi riescono sempre ad alzare un sacco di parole e movimento. Chiude il canile? Si. Sopprimono i cani? No. Li lasciano abbandonati in mezzo ad una strada? NO, son mica uomini e donne senzatetto. Li portano in Brianza e costa di più che aprire un canile nuovo in città? No.

E allora di cosa stanno parlando?

E’ di questo che si discute al mercato, tra un biscotto e l’altro nei bar del centro o davanti ad un fresco e profumato Trebbiano d’Abruzzo del 2011 di Popoli. Ma questi han preso mai in mano un ferro da stiro e piegato una camicia? Dice con convinzione la mia amica Oriana. Questi non sanno nemmeno fare la O con il bicchiere, incalza la commessa del banco frutta al mercato. Mariuccia, che ha un trascorso nelle scuole come professoressa, fa subito un’analisi. E’ per forza una disperata strategia difensiva. Enfatizzare sui media ciò che si ritiene possano essere degli sfiatatoi, delle valvole di sfogo. Delle distrazioni di massa. Va bene tutto, pur di scongiurare la presa di coscienza definitiva, fatale (per loro) circa ciò che i Fatti di Metastasi contengono ma anche solo l’immobilismo amministrativo. Come un Razzi qualsiasi, la politica locale non la mia amica, sia chiaro. Preferiscono, sperano, che ci si concentri, appassioni di un falso problema. Qui ora dalla panchina del lungolago, tra un scorcio di Svizzera e un vento tra i capelli ho come l’impressione però che sempre meno gente però se la beva. La cosa grave (per loro) è che la credulità popolare (in netto ribasso ultimamente) costituisce l’unico appoggio, l’unico puntello che ancora tiene in piedi il simulacro, il cartonato dell’amministrazione comunale. Ormai basta davvero poco, un paio di colpetti, forse nemmeno ben assestati, per far crollare miseramente la baracca… come un PGT qualsiasi arenato sulla soglia in una Commissione Capigruppo congiunta che è un Commissariamento di fatto di Appello per Lecco. E allora perdono la trebisonda.

E’ notizia di ieri sussurratami come un’agente segreto nella toilette mentre mi sistemavo un poco il trucco, della Virata di Appello per Lecco. Provare a salvare i cani ed affossare il Sindaco. Senza darlo a vedere. Tutta di fretta la mia amica del cuore, la mia compagna di shopping, mi allunga un foglietto sottratto ad una riunione della Lista Civica: Compagni, amici, amici e amiche del The della cinque ricordatevi che “Siamo impegnati a trovare un luogo sicuro e autorizzato che consenta agli ospiti del nostro canile di ricevere il miglior servizio possibile per il tempo necessario a trovare successivamente una situazione idonea e definitiva. Ma ciò che non è accettabile è chiedere oggi al Sindaco Brivio di caricarsi di una ulteriore responsabilità, con implicazioni penali, nel sottoscrivere un atto di proroga di una struttura ritenuta inadeguata dall’autorità sanitaria. In particolare in un momento delicato, dal punto di vista politico, giudiziario e personale, per Lui, come questo

Sembra quasi ‘Il Sindaco non è nemmeno nelle condizione di badare a un cane. Volete che possa badare alla città?’ Si tratta di nuocere a chi ci nuoce di sabotare ciò che sabota la nostra carriera, i nostri progetti. Ecco ciò che va fatto. Poi le vie per conseguire questo scopo sono molteplici, ognuno nel suo campo può sciogliere le briglie alla fantasia…

Compagni, amici, amici e amiche del The della cinque, chi vuole tutto e subito ottiene poco o niente, come insegna l’esperienza del ’68. Prima i cani randagi poi pensiamo alla città. Una cosa per volta, per favore.