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OMG: UN CONTAINER DI AIUTI O PIU D’ESEMPIO?

mato-grosso-volantinoQuesta mia vuole essere una riflessione, un possibile spunto civile di discussione, non certo una polemica.

Solo pochi giorni fa si è conclusa con enorme e meritato successo la raccolta viveri a Lecco per una mensa dei poveri in Perù ad opera dell’Operazione Mato Grosso.
Centinaia e centinaia di ragazzi dietro il motto: “Oggi lotto per la carità” hanno girato per le case dei lecchesi,volantinato, raccolto viveri, smistato alimenti, impacchettato cibo, impilato scatoloni, riempito all’inverosimile un mega container che troneggiava in Piazza Garibaldi.
250 quintali di alimenti, pasta, riso, tonno, zucchero, sale, biscotti, farina ect.

La presenza oltre dei cittadini anche dell’Amministrazione ha creato un legame e una valenza ancora più solidale, c’era così tutta la città simbolicamente in Piazza. A riempire quel container.

“Mettere il container in piazza mi è da subito sembrata una bella idea – ha detto giustamente il Sindaco Brivio – al centro di ogni città dovrebbe essere costruita la giustizia”

Mi chiedo, da qui la riflessione, se tali raccolte però poggino in egual modo sui due piatti della bilancia: Quello della Giustizia e quello dell’Esempio e testimonianza.

Mi spiego.
Il Piatto della Giustizia, non dovrebbe vedere più proficuamente il sostegno dei poveri in Perù, e in generale nei Paesi impoveriti, attraverso l’acquisto dei beni di consumo e di sostentamento là negli stessi luoghi di vita?

Questo non aumenterebbe il benessere e anche l’economia locale e le micro imprese, ben più che acquistare qui da noi cibo e alimenti da inviare con ulteriori costi?
Un poco come è nella filosofia del commercio equo e solidale: Insegno a pescare oltre che dare il pesce.Il Piatto dell’Esempio e della testimonianza, viene invece rafforzato e alimentato più efficacemente dalla scelta di raccolta qui a Lecco. Le persone, studenti e in generale cittadini, quando qui vanno a volantinare, raccogliere, inscatolare, organizzare la spedizione si danno da fare, lavorano e utilizzano il loro tempo per gli altri, non mandano semplicemente dei soldi, e poi il lavoro è visibile e diventa testimonianza del “farsi prossimo” che sta alla base del generare e promuovere esempio.

E ’un cattivo dilemma, inutile, il mio o un possibile spunto civile di discussione?

VIOLENZA CONTRO LE DONNE: Basta già il pensiero, l’intenzione, la scintilla del possibile. Perchè lo sia

scarpeIl 13 novembre, alle ore 16, si inaugura In Torre Viscontea a Lecco una Mostra voluta dal Fondo Carla Zanetti, promosso da Lucia Codurelli ex operaia e parlamentare, e dal Comune di Lecco con altre realtà, che porterà alla Giornata Internazionale contro la volenza sulle donne di venerdì 25.

Di iniziative come questa, io penso, ce n’è fortemente bisogno.

Vi invito a questa riflessione su un fatto di cronaca di alcuni giorni fa.

La parte di notizia a cui prestare più attenzione potrebbe sembrare per tutti questa: “Una 17enne della Provincia di Lecco che ha diffuso alcune sue foto erotiche in una chat di un sito di scacchi è stata ricattata da altri utenti del portale di giochi online che l’hanno obbligata a condividere immagini sempre più spinte e video hot che poi hanno divulgato pubblicamente su Facebook, attivando un profilo a suo nome”

La parte a cui prestare più attenzione potrebbe sembrare per molti il seguito: “Gli agenti della Mobile sono riusciti a identificare e individuare i cyber-ricattatori, quattro ragazzi poco più che maggiorenni che abitano in diverse regioni d’Italia e che sono stati tutti denunciati”

La parte a cui prestare più attenzione potrebbe sembrare per pochi quella dei commenti: “Attenzione però ad usare la parola vittima. Che in questo caso mi pare esagerata!”; -“Se a 17 anni invii foto Hot è evidente che per i genitori è tardi davvero per capire. Dov’erano prima quando la loro figlia cresceva?”;   -“Non oso immaginarla casa e chiesa fino al giorno prima… non riesco”; 

-“Certo è che per “gioco” fare foto hard a 17 anni e poi pure inviarle a sconosciuti è stata proprio una grande furbata, speriamo che la “piccina” abbia capito”;  –“Poverina e sfortunata. Ha giocato con il fuoco e si è’ bruciata. Le vittime sono altre”;

-“Contro la sua volontà, cosa scusa? L’hanno obbligata con la forza a scattarsi un certo tipo di foto e spedirle? Può succedere se uno ti sequestra ma tramite web non esiste, uno che ti chiede foto hot andava sfanculato e invece anche solo pensare di fare sti scatti lei ha solo voluto “giocare” ma a giocare col fuoco ci si brucia, non la ritengo una vittima mi spiace, ha fatto una caxxata e stop”;

 -“Ieri a Sassari (tanto per dirne una) una donna dopo 40 anni di soprusi ha comunicato a suo marito che lo avrebbe lasciato. Lui l’ha riempita di botte, innaffiata di benzina e incendiata! Ecco una vittima!”

Tutti questi commenti li ho letti/copiati da un gruppo Fb e sono tutti di donne. Tutti di donne, non di tutte le donne. Ecco, io credo che la parte di notizia a cui prestare più attenzione sia soprattutto quest’ultima, quella dei commenti.

Lo penso perché l’ingenuità, la fragilità di una ragazza, di una persona, non può e non deve mai – mai – giustificare o attenuare le responsabilità dei carnefici. La ragazza è, infatti, una vittima con tutta e totale evidenza. Come si può dire il contrario?

Non serve per forza la benzina per rendere una persona vittima.

Bastano e servono semplicemente la volontà di farle male, oso dire addirittura ancor prima di farglielo direttamente, per far si che questa persona sia vittima di una violenza. Fisica o psicologica che sia. Basta il pensiero, l’intenzione, la scintilla del possibile.

Questa ragazza, (e tutte le altre), non può pagare così gravemente e profondamente dei suoi errori. Delle sue ingenuità e fragilità. E leggere che i commenti sopra sono tutti di persone adulte e, qui sottolineerei, di altre donne, è molto grave, a parer mio.

La violenza non è mai – mai – giustificabile – soprattutto aggiunge casomai un’aggravante ulteriore, ma non ve ne sarebbe nemmeno bisogno perché è già enorme così – se la rivolgi verso persone più deboli e fragili.

Nell’articolo di un giornale locale, si chiudeva la cronaca della vicenda con un commento (del Comandante della Mobile, uomo) che non trovo per nulla corretto, questo: “Verranno processati, la vita e la dignità della loro preda invece sono distrutte”.

Mi domando, perché mai? Perché un’ulteriore pena aggiuntiva dobbiamo mettere sulle spalle e nei pensieri della ragazza?

Distrutte, sa di assenza di speranza, futuro. Condanna perenne.

È proprio questa modalità di leggere le storie e queste vicende che palesano, a mio avviso, la lunga strada da fare in questa società per debellare violenza e femminicidio.

Il rispetto dei Diritti delle donne, delle persone in generale, passa anche e innanzitutto da un percorso di linguaggio.

 Domenica 13 novembre dalle 16 apre a Lecco, in Torre Viscontea, andiamoci. In tante e tanti a vedere la mostra e agli incontri in programma

mostra-donne

SLOT: UN ROBIN HOOD ALL’INCONTRAIO

SLOTOgni azione di contrasto alla diffusione delle slot va sostenuto e premiato.
A margine di questo vorrei fare una riflessione.
Nei prossimi giorni Lecco vedrà diverse iniziative sia Istituzionali che Associative su questo tema.
Una di queste ha uno slogan efficace: “Non giochiamoci il futuro”, un progetto di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo finanziato dal Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci che tra i vari obiettivi ha quello di “monitorare la diffusione del gioco d’azzardo nelle sue varie forme tra i cittadini del territorio attraverso un questionario anonimo”.
Io non so se questa specifica modalità porterà dei frutti, sono un poco scettico, ma i dati di oggi sono allarmanti.
E ogni azione è importante.
Non si può abbassare la guardia.
Le stime infatti parlano di un numero che varia dai 1700 ai 7500 giocatori patologici residenti in provincia e di un numero doppio di giocatori problematici, cioè coloro che utilizzano una parte significativa del proprio reddito per il gioco.
La spesa media annua a persona (neonati compresi) per il nostro territorio è di circa 1.400 euro e per un totale di oltre 460 milioni di euro. All’anno.
Ci sarebbero quindi – ci sono – soldi, per un sostegno all’assistenza, per la promozione della cultura, per la riduzione della povertà ect ect. In altre parole per il benessere diffuso. E invece finiscono in tasca ai ricchi.
Un travaso, un Robin Hood all’incontrarioCredo che il motore per un’efficace azione di sostegno per un contrasto efficace sia però non colpevolizzare chi gioca ma sostenerlo in percorsi di consapevolezza e, far argine a chi non gioca perché non lo faccia.

Io credo che un serio impegno civico doveroso vada nell’ordine di costruire e non decostruire, almeno il più delle volte.

Per questo per azioni di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo, credo vadano seguite anche altre strade e
coinvolgere una pluralità di attori
.
Ognuno per la sua parte di responsabilità civica collettiva.Le strade secondo me più concrete sono: Quella Istituzionale con i rapporti tra Enti ed esercenti, quella diretta ai clienti e quella alla stampa.

La prima è quella più limitata che vede l’Ente Comunale, tramite un apposito Atto, vietare la sponsorizzazione, i patrocini e tutti quei rapporti non obbligatori per Legge, con i soggetti che, dopo un percorso di consapevolezza e confronto reciproco,  scelgono lo steso di tenere queste slot e, come forma più persuasiva, anche con chi co-organizza iniziative con gli stessi.
La seconda,più formativa, è quella di rivolgersi direttamente ai clienti di questi esercizi per farli promotori diretti di una campagna “autoprodotta”. Tipo: “(Bar/negozio)tu e noi assieme, senza più slot”.
Potrebbe essere, secondo me, l’occasione buona per sostenere l’esercente in una presa di coscienza di un problema, di un’anomalia e anche di una convenienza economica.
La modalità storica nonviolenta del boicottaggio è una pratica di responsabilità, anche autoformativa.La terza strada è rivolta alla stampa, ed è quella di chiedere di non enfatizzare vincite da “gratta e vinci”, limitare la pubblicità di questo tipo di mercato, di informare con frequenza dell’ammontare, immane,di spesa complessiva e procapite sul nostro territorio del gioco diazzardo.
E ancora delle irrisorie, e a volte nulle – si nulle – possibilità di vincita del gioco di azzardo.
Nonché dei rischi e delle patologie che l’abuso da gioco genera.
E’probabile che si fallirà su tutta la linea, ma perché non provarci?
Sono convinto che anche gli esercenti, i bar, i circoli, i negozi, nonché gli stessi giocatori e famigliari se sostenuti e affiancati,
siano di grandissimo aiuto per risultati efficaci.

DI ECCELLENZA C’ERA SOLO LA TRISTEZZA. FRESCA DI FRIGO

eccellenze alimentariIl mercato delle Eccellenze alimentari di Valsassina, Valvarrone e Valtellina, di domenica scorsa a Lecco, alla sua seconda edizione, con due altre tappe, a giugno e settembre, é stato di una farloccata così povera e fuori fuoco che nemmeno a voler fare uno scherzo usciva cosi.

I fatti.

12bancarelle12 in piazza Garibaldi a Lecco, anzi metà piazza.

Due carretti/camioncini dei formaggi che devono forse essere l’antipasto, il biglietto da visita delle eccellenze alimentari, perché sono stati messi anco prima del cartello di ingresso.
Formaggi come se piovesse.
Taleggio, casera, caprini stagionati come ci si aspetta dalle specialità indicate nell’organizzazione dell’evento. Valsassina, Valvarrone e Valtellina.
Ma poi guardi, non c’è bisogno per nulla di aguzzare la vista, ne vedi intere montagne che sovrastano il tutto, ma di pecorini, scamorze, provole  mozzarella, parmigiano, gruviera, svizzero? Si svizzero e pure olandese.

Oltre il cartello pubblicitario e promozionale “Le eccellenze alimentari di Valsassina,  Valvarrone e Valtellina”  ti accoglie il km zero ma di Bergamo,  Berghem de sota, dice così l’insegna sopra il bancone appena entrati a destra.
Qui puoi comprare la verdura e la frutta fresca, ma evidentemente deve essere fresca di frigo perché dietro il banco ti invitano all’acquisto di “arance siciliane buonissime”, e poi svieni.
1000 chilometri di kilometro zero che nemmeno con le pertiche.

Vai avanti un poco e c’é profumo di miele, che prova a stordirti e un banchetto di prodotti da ovunque e uno di cialde di caffè della televisione.
E poi è finito tutto lì. Così talmente triste che di eccellenza c’era appunto solo la tristezza.

Cosa mi aspettavo mi trovare?
Mi aspettavo che fosse il primo gradino pratico per una Fiera/Sagra/Vetrina/Tavolata da rendere poi, magari, un appuntamento fisso e forse pure itinerante (e perché no, un suo sito di shopping online) delle eccellenze alimentari che abbiamo su lterritorio. Anche senza arrivare a quelle della Valtellina…

Banchetti vetrina e assaggio del Vino della Brianza e della ValCurone, l’olio favoloso di Perledo, i formaggi artigianali della Valsassina e dei suoi alpeggi, la torta e i dolcetti di Lecco, i Cabiadini di Introbio, i Missoltini e le specialità dei pescatori dell’Adda e del Lago, le castagne di Figina, la carne ovina e caprina di Casargo; le verdure della piana; i piccoli frutti dell’altopiano di Barzio; le piante antiche di Brivio, il pane con lievito madre della Valle SanMartino e di Colle Brianza; il farro e cereali autoctoni di Monte Marenzo, le birre crude di Lecco e Garlate, il cioccolato di Pescarenico e decine di altre cose ancora; per stare solo sull’alimentare locale.

Mi sarei aspettato questo, almeno.

E, vista la stagione, buoni offerta per pranzi e cene a prezzo fisso nei ristoranti dove queste specialità si trasformavano in piatti e assaggi, un elenco di ristoranti e B&B, piccoli negozi, che, in cambio di una visibilità mirata, sostengono questa fiera.

Mi sarei aspettato questo per poi creare di tutto quanto esposto o esponibile, un marchio locale, tipico, da affiancare al Logo e canali turistici e venderli nelle piazze e nei piccoli negozi di quartiere,  per noi e per il turista.
Non ultimo, siccome è dimostrato che il turista enogastronomico desidera ripetere gli acquisti fatti in vacanza nella propria sede abitativa, un portale di shopping online.
Per creare economia, lavoro, promozione.
Vorrei una fiera così.
Le Istituzioni, gli Assessori, gli operatori ect, cosa pensano, invece?

DUE STRADE E MEZZA CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO A LECCO

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Grazie all’ASL di Lecco si torna a parlare della prevenzione dal gioco d’azzardo patologico.
Una bella rassegna teatrale, che ha preso il via sabato al Teatro della Società, quindi utilizzando linguaggi nuovi, e non solo articoli di stampa o convegni, rimette sul piatto un tema la cui attenzione non può mai scemare, se si vuole quantomeno ridurre la gravità dell’abuso da gioco.
Perciò ben vengano iniziative così.
Insieme ai 3 spettacoli (i prossimi sono il 2 e 9 dicembre, alle 21) credo però sia fondamentale, indirizzare una campagna verso i Bar che le hanno le slot mangiasoldi.

Politiche di incentivo fiscale, per dismettere le slot, non sono pensabili, ne auspicabili, troppi sono i soldi che gli esercenti ci ricavano dalle slot per essere competitive le decurtazioni su Imu, Tari ect.

Campagne di dissuasione etica e di coerenza, rivolte agli stessi esercenti, si sono dimostrate in questi anni fallimentari. Basti vedere il flop, purtroppo, dell’adesivo “Non azzardarti” di Appello per Lecco da appendere sulle vetrine dei bar senza macchinette.
Peggio ancora han funzionato se pensiamo ad Arci, l’associazione di promozione sociale che in ben più di un suo Circolo, sia in città che sul territorio, ha istallato molte di queste macchinette slot e nello stesso tempo si fa pure dare migliaia di euro di contributi dalla Provincia per promuovere la lotta alla ludopatia dalle stesse slot.Siamo al paradosso. Ma il risultato è questo. gli esercenti fanno orecchie da mercante.

Perciò se non ci ascoltano loro restano, a mio parere, due strade e mezza. Quella Istituzionale con i rapporti tra Enti ed esercenti, quella diretta ai clienti e, la mezza, alla stampa.

La prima è quella più limitata che vede l’Ente Comunale, tramite un apposito Atto, vietare la sponsorizzazione, i patrocini e tutti quei rapporti non obbligatori per Legge, con i soggetti che scelgono di tenere queste slot e, come forma più persuasiva, anche con chi co-organizza iniziative con gli stessi.

La seconda, più formativa, è quella di rivolgersi direttamente ai clienti di questi esercizi per farli promotori diretti di una campagna “autoprodotta”. Tipo: “(Bar/Circolo X) o noi o le slot”.
Potrebbe essere, secondo me, l’occasione buona per svegliare l’esercente dal torpore della convenienza economica.

La mezza strada è rivolta alla stampa, ed è quella di chiedere di non enfatizzare vincite da “gratta e vinci”, limitare la pubblicità di questo tipo di mercato, di informare con frequenza dell’ammontare, immane, di spesa complessiva e procapite sul nostro territorio del gioco di azzardo.
E ancora delle irrisorie, e a volte nulle – si nulle – possibilità di vincita del gioco di azzardo. Nonchè dei rischi e delle patologie che l’abuso da gioco genera.

E’ probabile che si fallirà su tutta la linea, ma perché non provarci?

UN PROGETTO CONCRETO PER UNA CASA VIRTUALE

UNA CASA VIRTUALE PER L’ARTE IR-RITATA

La storia dietro al progetto

Nel 1990 abbiamo dato vita alla cooperativa Sensibili alle foglie pubblicando Nel bosco di Bistorco.

Nelle bandelle di questo primo libro gli autori rivolgevano un appello ai lettori, che venivano invitati a condividere i loro linguaggi espressivi, nella convinzione che questi ultimi siano una potente risorsa creativa per sopravvivere nelle istituzioni totali come in quelle ordinarie.

Molti hanno risposto direttamente inviando i loro lavori di arte ir-ritata, altri sono passati attraverso il tramite di vari centri fondati allo scopo di aiutare persone recluse a esprimersi e a sopravvivere alla triste realtà di una non vita: il laboratorio di pittura del Padiglione 8° del S. Maria della Pietà di Roma, La Tinaia di Firenze, i laboratori nati presso i Dipartimenti di salute mentale di Ischia (NA), Ponticelli (Na), Giugliano (Na), Castelnuovo nei monti (RE); il laboratorio del Progetto Ulisse, nato all’interno della Casa di Reclusione di Rebibbia, l’atelier dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mn). Altri materiali sono stati raccolti dalla comunità di S. Benedetto al Porto di Genova, dal Ser.T. di Maglie (Le), dai laboratori di creatività dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di S. Eframo (Na).

Così è nata una raccolta che oggi ospita circa un migliaio opere – dipinti, disegni, scritture, diari, quaderni, quadri, scarabocchi – tracciate sui più diversi supporti.

Si tratta di opere che parlano della sofferenza della reclusione – carceri, manicomi, opg, bracci della morte – ma anche del malessere della normalità – scuola, mondo del lavoro, ambienti giovanili, strada. Questi linguaggi espressivi sono accompagnati da schede che illustrano il percorso istituzionale e creativo dei loro autori e delle loro autrici.

Fin qui abbiamo valorizzato queste opere con mostre itineranti. Siamo anche stati ospiti di Dora Garcia nel Padiglione spagnolo della Biennale di Venezia 2011 e abbiamo recentemente esposto una selezione di opere presso l’Ambasciata svizzera a Roma. Nel 2016 parteciperemo all’esposizione mondiale “Donostia-San Sebastian Capitale della cultura 2016”.

Il progetto

Crediamo che queste opere debbano essere un patrimonio comune, che debbano essere visibili da chiunque lo desideri, in qualsiasi parte del mondo. Perciò vogliamo aprire una galleria online che consenta a tutti di conoscere queste potenti espressioni di creatività.

A tal fine chiediamo il vostro contributo. Per realizzarla, infatti, dobbiamo sostenere dei costi che ci permettano di catalogare e fotografare le differenti opere, scannerizzare i manoscritti, sostenere le spese relative alla digitalizzazione dei documenti e alla realizzazione del sito ospite, nonché tradurre i testi in inglese.

Non abbiamo fissato un budget e non prevediamo ricompense, se non un ringraziamento a ciascun sostenitore, che apparirà in una pagina dedicata della galleria virtuale. La quantità di opere che pubblicheremo sarà commisurata all’entità dei fondi raccolti.

Gli autori di queste opere hanno riposto la loro fiducia in noi. Ci hanno chiesto di portare le loro espressioni creative in tutto il mondo e permettere loro di incontrare la società che un tempo ha rifiutato i loro creatori. Chiedono una possibilità, per una volta nella loro vita, di essere accettati, e guardati come qualcosa di più che persone malate di mente, prigionieri, senzatetto, gente di strada. Questo glielo vorremmo garantire, se ci aiutate, unendo le forze, e aprendo questa galleria online che non conosce confini né esclusioni.

Identità creatrici: i nostri autori e le loro opere

La creatività ha molte facce: può presentarsi come un improvviso bisogno di disegnare o dipingere o come un’idea inaspettata che chiede di essere scolpita o scritta. È un impulso che non possiamo controllare, ma possiamo accettare il dono che porta: la libertà. Se scegliamo di seguire il percorso della creatività siamo liberi da tutti i confini, siano essi fisici o mentali, da tutti gli stereotipi e i pregiudizi. A volte la creatività si presenta più prepotentemente nell’ora più buia, quando tutto il resto sembra essere perso, offre un’ancora, qualcosa a cui aggrapparci, una risorsa vitale che ci può salvare da morte e follia.

I nostri autori lo hanno scoperto nel corso delle loro vite, mentre si trovavano confrontati a limitazioni, esclusioni, solitudini e altre sofferenze. La creatività li ha aiutati a superare questi momenti difficili, permettendo loro di crearsi un’identità che vivesse in altri mondi e altre situazioni attraverso diversi stati di coscienza. Alcuni di essi hanno scelto di continuare a dipingere e sono diventati artisti riconosciuti, come Domenico Giglio e Tonino Loris Paroli, altri, tra i quali Franca Settembrini, Giordano Gelli e Marco Raugei – internati per molto tempo in ospedali psichiatrici giudiziari o in manicomio – sono presenti in importanti gallerie d’arte, come il Museo Aracine di Parigi e il Museo dell’Art Brut di Losanna. Alcuni, invece, hanno semplicemente cessato la loro attività creativa una volta superato il momento della difficoltà. Il valore che attribuiamo alle opere raccolte non è tuttavia quello puramente artistico: ci interessa prima di tutto il messaggio che esse portano, il significato che queste persone dimenticate hanno scelto di dare ai loro lavori.

Crediamo che questo debba diventare un patrimonio comune, valorizzato e aperto al mondo, anche virtualmente.

Vi ringraziamo per la donazione che vorrete farci.

www.sensibiliallefoglie.it