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LA STRABICA PROMOZIONE TURISTICA tra privati di serie A e altri di nessuna serie

eatlakeloveLa promozione del Turismo sul nostro territorio, per le Istituzioni,non vede solo, giustamente, località di serie A e di serie B (Varenna non è Pasturo) ma vede anche attività commerciali di serie A e tutte le altre di nessuna serie.

La prova provata è, ancor una volta, l’uso disinvolto di denaro pubblico per sostenere operatori privati. Alcuni operatori privati. Più che il territorio. A discapito di altri. Privati, non territori.

Lo scorso anno, con soldi pubblici, sono stati creati 4 pacchetti turistici per la Città fatti da un operatore privato, iniziativa che ha trovato pure una copertura mediatica che nemmeno altre, pubbliche e ben più qualificanti e caratterizzanti, solitamente trovano.

Allora Comune e Regione avevano pagato ben 12.000 per far fare una cosa che l’Agenzia privata, chiunque essa fosse, già faceva e comunque aveva totale interesse a fare. Ossia fare accordi con strutture ricettive, alberghiere e commerciali private per indirizzare lì – e non altrove – il turista.

Oggi, per altro la stessa Agenzia privata, riceve oltre 60.000 euro pubblici per promuovere il Progetto i “Sapori” del lago #eatlakelove. Tale Progetto è stato presentato lunedì a Palazzo Falck con istituzioni e operatori con queste parole: “un modello di turismo esperienziale che unisce paesaggio, cultura ed enogastronomia… l’iniziativa raccoglie imprenditori legati al settore food e turismo che si sono alleati per realizzare un piano che dia impulso e luce alle iniziative gastronomiche che interessano un’ampia area geografica che abbraccia il Lago di Como, la Valsassina e la Brianza”.

E’ chiaro come continuiamo a spendere i soldi pubblici per il Turismo?

C’è un operatore turistico privato che ha interessi economici, di sinergia e, legittimamente, immagino anche di ristorni economici con i propri partner con cui ha costruito il Progetto che fa affari privati, ma è il pubblico – tutti noi – che paga per promuoverli.

La Pubblica Amministrazione – Regione e altri – non è che deve dare servizi efficienti che valgono in termini generali, informazioni turistiche di promozione territoriale per tutti e non solo per alcuni?

Lo dico senza scopo polemico ma 60.000 euro sono un botto. Che senso ha finanziare un’impresa privata per attività con così ampia e quasi unilaterale valenza economica per il soggetto privato? Se io fossi (non lo sono) un operatore turistico commerciale, un albergo, un altro servizio che non è inserito nel pacchetto turistico ect. mi sentirei beffato.

A questo punto perché non chiedere a tutte le aziende della Città e della Provincia che vendono in Italia e anche all’estero di mettere sui loro imballaggi e documenti comunicativi (lettere, fatture, sito web) il logo di Lecco o del Lago di Como e un indirizzo web istituzionale il quale rimanda alla promozione turistica (culturale, sportiva, paesaggistica) di Lecco e del Lago?

Secondo me lo fanno a gratis. Altro che 60.000 euro.

LA POLITICA E’ MEDIAZIONE NON CONCERTAZIONE. Tantomeno abdicazione

tore_rossiTore Rossi, la sua famiglia acquisita e d’origine, sono prezioso valore aggiunto e caratterizzante della Comunità lecchese.

La sua concretezza del “farsi prossimo” è esempio e, allo stesso tempo, imbarazzo di inadeguatezza per quelli come me. Pieni, ma manco bravi, soprattutto di parole.

Eppure non posso non esprimere la mia quasi totale contrarietà alla sua lunga Lettera/Appello. Pronti, inconsistenza, via.

Non ho intenzione di sminuire i suo impegno di ampliare il Bene Comune. Non ho ne autorevolezza ne ragioni. La lettera l’ho però letta, mi sono soffermato su più passaggi, ho provato a darle la forma e la forza di un invito, di vederla come un canovaccio in divenire per una costruzione comune più concreta, ma non ce l’ho fatta. Secondo me resta una lettera inconsistente, un’omelia, che lascia quella sensazione marziana di essere fuori dal mondo e dal tempo. E ingenerosa. Non solo i punti che tocca sono tra il libro dei sogni e responsabilità di decisioni più che altro sovracomunali. (terza corsia della 36, potenziamento treni e raddoppio binari, trasporto pubblico, ect)

Sono marziane perché Tore sembra non accorgersi che già diverse sono in costruzione o presenti, parlo del turismo, della Cultura, di sentieri e montagna, di sport, di Festival (più d’uno) altre perché non sembrano proprio priorità e non perché lo dico io, ma perché non ne ha mai parlato nessuno in questi anni. Per non dire, ma è giusto dirlo, dei soldi che servono a fare.
I libri dei sogni, le promesse che non diventano mai impegni, le stiamo già vedendo con il Governo centrale e oltre ai soldi, bisogna fare i conti coi vincoli a spenderli.

Ma quello che mi lascia ancora più perplesso è questo “svuotamento” della politica che propone Tore. Il modello di Città, le politiche per farla, le priorità, la visione, i bisogni, il metodo, non sono uguali se a governare c’è uno schieramento piuttosto che un altro. Questa idea che tutti sono uguali, che tanto non c’è differenza, che non bisogna essere né di sinistra né di destra, è una cosa che fa più danni degli errori materiali. Come diceva anche don Milani. La politica è mediazione non concertazione. E tantomeno abdicazione. Lo stesso Tore, a suo tempo era candidato per una parte politica, non per entrambe. Pur essendo poi stato,nel caso, Sindaco di tutti.
Non facciamo finta, non per difendere il nostro orticello ma per un modello di Città, relazioni, cultura, che non possono essere neutri, che una Comunità non si misura solo e spero soprattutto dai chilometri d’asfalto.

Almeno la giunta Bivio – o meglio alcuni e alcune ben più di alcune e alcuni altri – ha messo mano, si è sporcata le mani si è scontrata con la realtà e le possibilità, negli errori, ovviamente. La destra – con modelli tra Formigoni e Berlusconi – si è limitata a fare le barricate per le strisce in centro. Dopo aver soffocato Lecco e l’Italia.
Io credo che sarebbe un buon passo avanti se militanti, simpatizzanti, del proprio schieramento possano partecipare, con pari dignità, alla costruzione del programma amministrativo. Che il promettere abbia le fondamenta dell’impegno e che sia chiaro non solo cosa si vuole fare ma soprattutto come e perché si vuole farlo.
Quindi oltre il pronti, inconsistenza, via, Tore cerchi, lui autorevole e prestigioso, di essere semina, sole e acqua per chi questa città la vuole bella, seria, aperta e solidale. Migliore. Per chi già c’è e per chi vorrà arrivare

NEL CARCERE DI PESCARENICO C’E’ UN SUPPLEMENTO DI PENA. SERVE AIUTO?

 

detenuti-carcere-lecco--510x543E’ notizia delle scorse settimane, dopo la pubblicazione dello studio del partito radicale sulle carceri lombarde, che il nostro di Pescarenico è, dopo Vigevano e Opera, il terzo per sovraffollamento.

A fronte di una capienza regolare di 53 posti vede presenti 76 persone detenute, con un’ulteriore aggravante, quella che la struttura dispone di 29 agenti penitenziari contro i 34 previsti, non bastasse, le patologie di tossicodipendenza interessano il 62% delle persone detenute.

Tutte queste gravità evidenziate mi pare non abbiano provocato  un dibattito che meriterebbero. Se in ogni dove chiusi si sta male, questi dati certificano una mancata dignità nei confronti delle persone detenute, in un ambiente carcerario, con evidenza, i soggetti più deboli.

Un sovraffollamento è mancanza di dignità perché ne riduce la disponibilità di spazi e vita, una carenza di guardie penitenziarie è mancanza di dignità perché ne riduce i diritti.

Un numero così elevato di tossicodipendenti, a fronte di un’assenza di adeguata supporto sanitario e assistenziale è mancanza di dignità perché il carcere non è una Comunità di recupero.

Tutto questo evidenzia implicitamente che le persone detenute non possono essere al centro di un percorso di attenzione e reinserimento nella società in maniera continuativa ed efficace.

Tradotto: è un supplemento di pena. E non è ne giusto, ne etico, ne umano.

Se non si ha personale, il grave non è prioritariamente che non si fanno delle cose. Il grave primo è che si riducano i diritti della persona detenuta.

Il rapporto di potere che vede il detenuto in una posizione già subalterna si acuisce in queste situazioni così estreme.

E’ necessario e urgente che in primis le Istituzioni, penitenziarie e civiche locali, diano risposte su come pensano, in tempi misurabili e verificabili, risolverle o, inizialmente, alleviarle.

Un continuativo sportello giuridico gratuito all’interno del Carcere, gestito da avvocati del territorio, in forma gratuita, è un modo molto concreto di provare a ampliare i diritti, e supportare il Difensore Civico.

Uno sportello infermieristico e medico, gestito da personale sanitario del territorio, in forma gratuita, è un ampliamento dei diritti.

Pensare e realizzare percorsi che portano all’esterno, dentro la città e fuori le mura, credo sia auspicabile, fondamentale e prioritario, anche a beneficio dei cittadini.

La certezza della pena non del carcere è un tema che deve essere affrontato, anche per queste lacune. Siccome in ogni dove chiusi si sta male l’obiettivo civile, prioritario, culturale e di dignità è quello di togliere i detenuti dal carcere non di fargli fare qualche lavoretto gratuito dentro.

Non è una questione di buoni sentimenti, utile a rafforzare il comun sentire della pietas ma quello della Giustizia.

Sono richieste che come cittadini e società civile dobbiamo fare e dire forte. Da subito. E, ove necessario, in base alle competenze, mettersi a disposizione.

Io ci sono.

LA PULIZIA DELLE STATUE È UNA BELLA COSA, MA È ANCHE UNA BUONA COSA?

sfinge-copertinaPosso essere (forse) impopolare?
Trovo questa continua rincorsa alla pulizia delle statue e monumenti, una quantità ripetuta di occasioni perse.

A caval donato non si guarda in bocca, si dice, ed è anche giusto. Vorrei qui evidenziare un possibile punto alternativo.
Gli sponsor che permettono questi lavori, mi paiono tutti sollecitati e a invito.
Sono convinto che si potrebbe e dovrebbe indirizzare queste adesioni e le relative risorse, anche se private, verso un progetto o progetti più valorizzanti e di utilità, direi prioritari.

La pulizia delle statue è una bella cosa, ma è anche una buona cosa?

Statua di S.Nicoló, Monumento a Stoppani, a Manzoni, ai Caduti sul Lungolago, la via al Torchio e ora Cermenati, Ghislanzoni, Mazzini e i monumenti ai caduti di Castello, S. Giovanni e Maggianico. Sono una lunga serie che non credo si amplierà di altrettanti esempi.

Abbiamo comunque provato a mettere in fila i denari spesi, direttamente e indirettamente, complessivamente per queste pulizie e restauri, in cambio di spazi pubblicitari delle società che hanno sponsorizzato pulizia e restauro?

Sono centinaia e centinaia di migliaia di euro.
Credo che si arrivi anche a un controvalore di mezzo milione di euro.

So che è più facile a dirlo che a farlo, che ogni singolo Progetto ha tempi diversi, che la visibilità per ogni sponsor è più immediata ed efficace ma canalizzarli in un uno Progetto, che sia scelto dall’Amministrazione o suggerito dalla cittadinanza, con una maggiore ricaduta in efficacia non è da auspicare, senza per questo criticare totalmente queste pulizie e restauri?

Con queste risorse (soldi, materiali ect) non era altrettanto e più utile la riapertura del Teatro della Società?
Ampliare il restauro di Villa Manzoni? Che per giunta produrrebbero un ritorno economico per il Comune che si potrebbe utilizzare per altri sostegni minori?

O sostenere se non il restauro di edifici pubblici simbolo come Villa Manzoni e Teatro, che trovo prioritario, programmi e cartelloni di attività turistiche e culturali nel solco del già importante e riuscito impegno e calendario comunale che da tempo viene proposto con eccellenti risultati di qualità e pubblico.

Non vuole essere una gratuita critica alle scelte attuali ma continuo a ritenerle ancora occasioni perse nel rapporto spesa-resa pubblica

UNA MOSTRA, UNA LEICA E NOI

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A volte incroci persone che pur essendo dentro le pagine di un libro ti danno la possibilità di vedere sotto ulteriori luci esperienze e percorsi che hai già vissuto.

Mi è successo, e seppur precariamente, lo racconto come possibile ulteriore stimolo e contributo, a chi andrà a vedere – o come ho fatto io – a rivedere, la Mostra “Pescatore d’immagini” di Robert Doisneau a Palazzo delle Paure.

Una mostra fotografica di eccezionale bellezza, del grandissimo fotografo francese.

Ulteriori luci si illumineranno leggendo prima – o dopo- la visita alla Mostra, il libro “La ragazza con la Laica” di Helena Janeczek, ed. Guanda, fresco vincitore del Premio Strega:
La biografia, con robusti documenti ma sotto forma di romanza, di Gerda Taro.

Una giovanissima fotografa, splendida e libera. La prima caduta su un campo di battaglia, nella guerra di Spagna, nel 1937.
Allieva, sodale, complice di Robert Capa, lasciò nelle sue foto testimonianza dell’enorme delitto che era stata la guerra.

La fotografia raccontata da chi l’ha vissuta come testimone, in un crescendo di interesse, sorpresa, commozione. L’arte della fotografia che parla della passione, del grande fatto, dell’amore e del risultato di quanto si possa raccontare compiutamente e perfettamente una vita di un tempo, senza usare parole.

In un click.

La carismatica e giovanissima Gerda Taro che centellinella gli scatti nella carenza della guerra, per raccontare un mondo.

E così, sempre dentro il suono della pellicola che scorre sotto il movimento di pollice e indice sulla leva della macchina fotografica, senti la stessa cosa guardando nella teca bianca della sala in fondo al corridoio a Palazzo delle Paure, con la Leica e le parole di Robert Doisneau, riportate sulla parete della sua Mostra in corso a Lecco.

Quelle foto in bianco e nero posate sulle pareti, nelle varie sale, raccontano anch’esse un mondo, più piccolo e così altrettanto enorme.
Singoli attimi, dettagli, che la loro già enorme bellezza, grazie a questo libro, che pur non parlando degli stessi tempi, luoghi e dello stesso artista fotografo, ne fanno emergere affiorare, una luce nuova, già dentro la fotografia di Robert Doisneau, un modo che così diventa anche nostro, da visitatori, di essere “Pescatore d’immagini”.

Il linguaggio universale delle immagini è una vita raccontata. Andate a vederla la Mostra, dentro ognuna delle 70 fotografie, da quella famosissima a quelle che lo diventeranno per voi. E ritrovate quel singolo click, quel suono, dentro le pagine di uno splendido libro.

Ognuno così incornicerà le sue fotografia, soprattutto quelle, che sono le più importanti che scatterà nella vita reale, come hanno fatto, Gerda Taro e Robert Doisneau, loro con la propria macchina fotografica.

OLTRE L’OLMO: IL BISOGNO DI ECOLOGIA CIVICA E NON SOLO AMBIENTALE

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Sono favorevole alla salvaguardia dell’Olmo di Piazza Sassi minacciato d’abbattimento da un discutibile progetto di riqualificazione dei relativi parcheggi.

Apprezzo quindi l’azione di difesa ecologica di cittadini e politici e sono fiducioso nel fatto che il Sindaco Brivio trovi una reale soluzione alternativa.

Vorrei però evidenziare un comportamento buffonesco altrettanto poco ecologico, che continuo a leggere ahimè da chi, come me, vuole salvare l’Olmo, ma non per questo va taciuto. Anzi dovremmo essere i primi a dare un esempio di educazione civica e non solo ambientale.

Parto da qui:
“Spengano le motoseghe e accendano il cervello”.

Dalla frase usata a ogni post sui social, ormai uno slogan per consensi facili e nessuna volontà di ascolto. Una frase da piedistallo.

Ecco, io una frase così più la leggo e più mi disturba. Sia la frase che l’autore perché nel suo piccolo é uomo delle istituzioni. È un consigliere comunale.

Penso che primariamente per chi ricopre un ruolo pubblico e tantopiù rappresentante di cittadini, la forma è (deve essere) anche sostanza. Qui non c’entra ne la gogliardia, ne l’essere o meno bacchettoni.

Una frase così, detta ad ogni intervento sul tema della riqualificazione dei parcheggi e della controversia sull’Olmo, è imbarazzante.

Perché sega alla base, non accetta, la volontà di ascolto, liquida tutti, tutti gli altri, dall’alto del proprio piedistallo: consiglieri, istituzioni, gli stessi cittadini con un’idea diversa dalla propria, o con anche solo la volontà di ascolto e approfondimento, come degli ignoranti, dei deficienti, dei cretini che non usano il cervello. Che lo tengono spento.

Io sono per salvare l’Olmo ma non penso che chi ha altri argomenti sia uno con il cervello spento.
Con chi ha il cervello spento non discuto, con chi ha altre argomentazioni, si.

Ecco una frase così, frasi così, dette in primis dagli uomini delle Istituzioni, che inquinano ben oltre la vicenda dell’Olmo, sono frasi violente.

È violenta e deve essere ritenuta per quello che è anche da chi è a difesa dell’Olmo.
Perché la violenza di quella frase lo è a prescindere dalle ragioni della lotta.

Spegniamo sul nascere frasi come questa del consigliere del M5S Massimo Riva.
C’è bisogno di nuova educazione civica, non di bullismo politico. 
Anche se farlo fa perdere voti o facile visibilità.

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