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Khorakhanèhttp://www.esserevento.it a forza di essere ventoWed, 11 Apr 2018 10:45:19 +0000it-IThourly1https://wordpress.org/?v=4.4.15SOLO DECORO URBANO? quegli abitanti dei sotterranei sono solo da cacciare o possiamo chiederci chi sono?http://www.esserevento.it/?p=10835 http://www.esserevento.it/?p=10835#respondWed, 11 Apr 2018 10:45:19 +0000http://www.esserevento.it/?p=10835Continua la lettura di SOLO DECORO URBANO? quegli abitanti dei sotterranei sono solo da cacciare o possiamo chiederci chi sono? ]]>quarto-stato-di-spalle

Mi sono abituato a vedere le città partendo dalle periferie, dalla presenza di servizi e negozi, dalle informazioni offerte ai turisti e molto dalle persone che vi sostano/abitano.

Se una città ha a cuore la sua vita non cura solo il salotto buono, mettendo sotto il tappetino tutto quello che è residuo e periferico. Mi è capitato di entrare in case dove le famiglie hanno cellophanato i mobili del salotto perché non prendessero polvere; case da vedere e da ostentare ma non da vivere. Sono entrato in case povere, aperte e accoglienti.

Queste ed altre cose mi sono tornate in mente quando ho visto stra-rilanciate sui social, dopo quelle della spazzatura abbandonata volontariamente nei parchi (dalle persone non dai politici), le foto di sotterranei di complessi residenziali affollati dai segni del disagio.

Non mi interessa controbattere chi critica l’Amministrazione o l’elogia se, in entrambi i casi, è per partito preso.

La mia preoccupazione è quella di sollevare degli interrogativi attorno al nostro vivere di cittadini responsabili.

Capisco l’inquietudine a tenere in ordine gli spazi e che risultino godibili da parte di tutti, ma mi spaventa questa ricerca ostinata a tutti i costi del solo decoro urbano.

Mi nasce il dubbio se questo sguardo non riveli altro.

Non condivido molto, per questa ragione, le dichiarazioni dell’assessora Bonacina, e mi stupiscono perché è una persona sensibile e attenta, che nella vicenda di disagio emersa per i sotterranei del Broletto si affretta a dichiarare esclusivamente l’aspetto del decoro urbano: stiamo lavorando, coinvolgendo diversi settori della macchina comunale dato che è una problema trasversale e riguarda la sicurezza, il patrimonio, l’igiene pubblica…”. Sia ben chiaro è la stessa posizione tenuta da tutti quelli che  hanno commentato sui social e ho purtroppo paura che lo sia della stragrande maggioranza dei cittadini.

La mia domanda: per la nostra convivenza civile, che posto hanno le persone e i cittadini con delle difficoltà? Perché dentro quei sotterranei, intorno ai parcheggi pubblici, lungo le vie a fianco dei centri commerciali ci sono soprattutto, innanzitutto, persone..

Quali sono i valori condivisi nell’organizzare oggi la nostra vita? Quelli selettivi del denaro e dell’immagine? Come ci stiamo attrezzando culturalmente e politicamente per affrontare le sfide di queste presenze (di persone più fragili o di stranieri che arrivano)? Siamo in difesa o aperti all’ascolto?

E proprio quei giovani come si dice siano, quegli abitanti dei sotterranei sono solo da cacciare o possiamo chiederci chi sono? (Di cosa hanno bisogno? Cosa stanno chiedendoci? Cosa possono offrire?)

E’ la domanda che riformulo per me ancora oggi: chi sono le persone oggetto della nostra indignazione, paura, indifferenza, del nostro decoro urbano al primo posto, per noi?

Accettare di interrogarci è non chiudere il futuro.

Don Abramo Levi aveva una posizione bellissima: noi non dovremmo né cercare il consenso, né rincorrere il dissenso, ma essere cercatori di senso”.

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IL PONZIO PILATO DI AUGIAS ERA UN INETTO. MA NON E’ VEROhttp://www.esserevento.it/?p=10821 http://www.esserevento.it/?p=10821#respondSat, 07 Apr 2018 08:06:41 +0000http://www.esserevento.it/?p=10821Continua la lettura di IL PONZIO PILATO DI AUGIAS ERA UN INETTO. MA NON E’ VERO ]]>ecce_homoDissento, sebbene solo parzialmente, dalla recensione del critico culturale de La Provincia di Lecco, Claudio Scaccabarozzi, in merito alla conferenza spettacolo di Corrado Augias, sulle ultime ore di Gesù: “Ecce Homo, anatomia di una condanna”,  andata in scena mercoledì scorso nell’ambito della bella stagione di Prosa del Comune.

Sono convinto che uno dei diversi meriti di questo cartellone sia proprio, permettere e stimolare differenti punti di vista al termine delle rappresentazioni per altro sempre di qualità.

 A me, per venire al punto, lo spettacolo seppur volutamente in bilico tra divulgazione storica e romanzo, ha lasciato una sensazione mal stirata di precaria soddisfazione.

Uno spettacolo che certamente è stato buona cosa proporre e vedere – la sala era pressoché tutta esaurita – ma che a me è parso, in diversi quadri, davvero troppo sbrigativo nel racconto, non così coinvolgenti, stimolanti nell’invito ad approfondire.

Le riflessioni più irradianti di tutto questo le ho infatti personalmente ricevute e raccolte, da parte di Augias,  quasi fuori racconto: la forza soverchiante e intensa del Calvario e della croce e il Valore della Resurrezione come elaborazione e moto intimo della coscienza, personale e per nulla simbolico, teologico e tribuno.

Totalmente deludente invece, a mio parere, il modo e la rappresentazione che ha scelto di dare di Ponzio Pilato. Mostratoci, e rimarcandolo, come un inetto, un ignorante, un mediocre, una figura incolore

Perplime che una persona con la storia, la militanza, il percorso di Corrado Augias non abbia letto o più probabilmente tratto forza e ragioni per una diversa valutazione di Ponzio Pilato, dalle argomentazioni di Antonio Gramsci e il suo “Elogio al Giudice, il procuratore romano Pilato”.

Ove con più forza, fascino e credibilità mi sia permesso, lo evidenzia come giudice eroico. Seppur persuaso della innocenza di Gesù la qualità giuridica di cui era investito ha fatto tacere la coscienza dell’individuo, del privato cittadino. Eseguendo la sentenza per il rispetto delle autonomie locali che la legge romana imponeva ai magistrati romani.

Dovremmo esaltare Ponzio Pilato. L’indipendenza del potere giudiziario è stata una delle più grandi garanzie di giustizia che l’uomo moderno, grazie ai Romani,  sia riuscito a conquistare.

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CERCATORI DI SENSO, OLTRE I SOTTERRANEI DEL DECOROhttp://www.esserevento.it/?p=10817 http://www.esserevento.it/?p=10817#respondWed, 04 Apr 2018 13:13:56 +0000http://www.esserevento.it/?p=10817Continua la lettura di CERCATORI DI SENSO, OLTRE I SOTTERRANEI DEL DECORO ]]>democraziaMi sono abituato a vedere le città partendo dalle periferie, dalla presenza di servizi e negozi, dalle informazioni offerte ai turisti e molto dalle persone che vi sostano/abitano.

Se una città ha a cuore la sua vita non cura solo il salotto buono, mettendo sotto il tappetino tutto quello che è residuo e periferico. Mi è capitato di entrare in case dove le famiglie hanno cellophanato i mobili del salotto perché non prendessero polvere; case da vedere e da ostentare ma non da vivere. Sono entrato in case povere, aperte e accoglienti.

Queste ed altre cose mi sono tornate in mente quando ho visto sui social e online le foto di androni e cestini colmi di spazzatura lasciata volontariamente senza rispetto, le recenti immagini di sotterranei privati in complessi residenziali, piazze pedonali, parcheggi pubblici e vie laterali a centri commerciali affollate dai segni del disagio.

Non mi interessa controbattere chi critica l’Amministrazione o l’elogia se, in entrambi i casi, è per partito preso. La mia preoccupazione è quella di continuare a sollevare degli interrogativi attorno al nostro vivere di cittadini responsabili.

Capisco l’inquietudine a tenere in ordine gli spazi e che risultino godibili da parte di tutti, ma mi spaventa questa ricerca ostinata a tutti i costi del solo decoro urbano

Mi nasce il dubbio se questo sguardo non riveli altro. A tutti noi sarà capitato, di fronte ad alcune emergenze familiari, di riorganizzare la propria casa, dicendoci che chi arriva è più importante del nostro ordine.

La mia domanda: per la nostra convivenza civile, che posto hanno le persone e i cittadini con delle difficoltà? Perché dentro quei sotterranei, lungo quelle vie, dentro quelle piazze pedonali ci sono soprattutto, innanzitutto persone.

Quali sono i valori condivisi nell’organizzare oggi la nostra vita? Quelli selettivi del denaro e dell’immagine? Come ci stiamo attrezzando culturalmente e politicamente per affrontare le sfide delle nuove presenze (di persone più fragili o di stranieri che arrivano)? Siamo in difesa o aperti alle integrazioni reciproche? Il bene è più da esportare in altre regioni del mondo e meno da condividere per la crescita della bellezza umana della nostra città?

Siamo una città accogliente o questo aggettivo è rimandato al volontariato che deve essere accogliente mentre politica, finanza, interessi, giocano con altri registri?

E oltre l’accoglienza quali investimenti facciamo per il futuro? Cosa chiediamo a queste persone che qui sono di passaggio, riconoscendo competenze di umanità e tecniche; Cosa chiediamo e offriamo in modo particolare per i giovani che vivono e abitano la nostra città? Abbiamo fiducia nelle loro presenze?

E proprio quei giovani, quegli abitanti dei sotterranei sono solo da cacciare o possiamo chiederci chi sono? E in generale chi sono e cosa rappresentano i giovani per questa città? E’ la domanda che riformulo per me ancora oggi: chi sono le persone oggetto della nostra indignazione, paura, indifferenza, del nostro decoro urbano al primo posto, per noi? Accettare di interrogarci è non chiudere il futuro.

Don Abramo Levi aveva una posizione bellissima: noi non dovremmo né cercare il consenso, né rincorrere il dissenso, ma essere cercatori di senso”.

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I PATELLI CHE NON SI LAVANO E SI DIMENTICANO INSIEME AI CITTADINIhttp://www.esserevento.it/?p=10813 http://www.esserevento.it/?p=10813#respondTue, 27 Mar 2018 13:03:44 +0000http://www.esserevento.it/?p=10813Continua la lettura di I PATELLI CHE NON SI LAVANO E SI DIMENTICANO INSIEME AI CITTADINI ]]>pannolino Se c’è una cosa che allontana i cittadini dalla politica questa è il mancato rispetto delle promesse, degli impegni.

Ieri, lunedì, mentre era in corso il consiglio comunale e la tv (Report) trasmetteva l’esperienza esaltante e virtuosa della raccolta differenziata nel Trevigiano impegnato nel rendere riciclabili perfino i pannolini, a me tornava in mente il consigliere e capogruppo di Appello, Gianluca Cine Corti e la sua esperienza per nulla esaltante e nulla di virtuosità.

Era lunedì 28 settembre 2015, erano le 19 e anche allora era in corso il consiglio comunale quando ascoltai una proposta che stava – secondo lui – fortemente a cuore al consigliere Corti che l’aveva annunciata in pompa magna sui social.

Incentivi per l’uso dei pannolini lavabili per le famiglie lecchesi. “Il Comune promuova l’uso dei pannolini lavabili, con campagne di informazioni, prodotti omaggio o con la riduzione della tassa sui rifiuti”, aveva detto

Il giorno dopo, già alle prime luci si poteva leggere su tutti i giornali il comunicato stampa della proposta e le infinite condivisioni. Se li usi sconto sulle tasse”.

Quello che non erano riusciti a fare nella passata legislatura diversi cittadini che lo avevano proposto a tutti i consiglieri, il 28 settembre 2015, finalmente, grazie ad Appello che – diceva – di aver preso a cuore la vicenda, si sentiva aria di sapone e primavera. Era solo questione di crederci, di attenzione e di stare con il fiato sul collo all’Amministrazione, se questo lo faceva un consigliere, per giunta di maggioranza, il risultato doveva essere garantito.

Poi però il sole cala, la notte prende tutto il cielo e la stampa non può seguire tutto, così le stagioni passano e ti accorgi che son passati mesi, mesi e mesi.

Di questo se ne accorge un cittadino che sui social usati a più non posso dai politici del far credere per magnificare le loro opere seppur incompiute, così, inopportunamente, osa porre al promotore dell’iniziativa dei patelli lavabili, del “se li usi sconto sulle tasse”, la domanda delle domande: “a che punto sta?”

E Gianluca Corti, per nulla abbagliato da tanta velocità, non può far altro che scrivere: “Mi impegnerò a ri-sollecitare la cosa…”. Ebbene si, di grazia, ben 7 mesi dopo. 7mesi dopo!! Si impegnerà.

Una proposta quasi morta per abbandono dello stesso proponente. In un’azienda privata era giusta causa di sanzione. Qui a Lecco basta l’annuncio per prendere applausi cosa che, da tempo, sembra lo scopo unico di troppi consiglieri e qualche assessore autoinvestitosi da prossimo candidato Sindaco.

Richiedo, oggi…visto che nel frattempo, passati già quei primi 7 mesi, ne son passati altri 20 di mesi e il consigliere degli impegni farlocchi e quindi irrispettoso verso i cittadini, non ha mosso un dito, non si è impegnato, che si fa?

Perché mentre altrove stanno sperimentando il riciclo addirittura dei pannolini usa e getta per antonomasia, qui da noi, non siamo nemmeno in grado di fare promozione su quelli almeno lavabili…

Ma si sa in alcuni partiti più di altri è pieno di politici del far credere. Forse bisogna suggerire alla stampa una rubrica del: “che fine ha fatto?” E a Cine Corti un sussulto di dignità, quello di dimettersi.

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ESSERE, SENTIRSI, RICONOSCERSIhttp://www.esserevento.it/?p=10803 http://www.esserevento.it/?p=10803#respondSun, 25 Mar 2018 10:35:29 +0000http://www.esserevento.it/?p=10803Continua la lettura di ESSERE, SENTIRSI, RICONOSCERSI ]]>

promessi sposiSono le azioni che avvicinano il reale all’ideale. 
Per questo è importante agire guardando la bellezza di esempi e proposte.

Una di queste azioni è, senza dubbio, la proposta di sostegno economico popolare, per recupere a pieno splendore la Cappella interna della nostra Villa Manzoni, promossa da Comune, Assocultura, Avis e studenti di Lecco.

Per due motivi, a parer mio.
Il primo è che questo strumento può diventare esempio, per altre opportunità  di affiancamento a sostegno del nostro Patrimonio culturale e identitario

La seconda é il senso, la scintilla, il Valore aggiunto di questa iniziativa. Ossia che così articolata (bastano donazioni a partire da 10 euro) contribuisce ipso facto alla diffusione di una sensibilità diffusa nei confronti della Cultura che si ripercuote positivamente su molti aspetti della stessa, dalla motivazione della partecipazione, al sostegno sociale alle iniziative, al rafforzamento del tessuto comunitario.

La forza di questa copartecipazione cittadina al sostegno del nostro patrimonio culturale, non è infatti da vedere come un neutro “nobile gesto”, ma come un modo concreto di partecipare ad un progetto nel quale ci si riconosce, e nel quale essere coinvolti.

Dove e perché si riconosce, pur nelle difficoltà contingenti, anche l’impegno del settore pubblico. Che si estende a un’offerta che in questi anni ha promosso una rinnovata attenzione per una cultura più inclusiva, vissuta e partecipata che, con le azioni, avvicina il reale all’ideale.

Per questo trovo intelligente raccogliere l’invito di #Leggermente e sostenere  insieme ad altri cittadini e invitare a farlo, il recupero a pieno splendore della Cappella di Villa Manzoni. 
Raccogliere questo segnale vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini.
Vuol dire riconoscersi. Lecchesi. Anche se,  eventualmente Lecchesi non si è ma grazie a Manzoni – e a queste iniziative – ci si sente 

Lo si può fare da questo link. QUI

https://mobile.ulule.com/leggermente_2018/?lang=

https://www.ulule.com/discover/?q=Leggermente

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Fiore un errore così bello che sarebbe stato uno sbaglio non commetterlohttp://www.esserevento.it/?p=10796 http://www.esserevento.it/?p=10796#respondFri, 23 Mar 2018 09:10:32 +0000http://www.esserevento.it/?p=10796Continua la lettura di Fiore un errore così bello che sarebbe stato uno sbaglio non commetterlo ]]>le-pareti-e-le-lampade

Una pizzeria che è nata inizialmente più come spilla per il bavero di pochi che stella per la navigazione di molti.

È stata questa, per me, la gestazione di quel Progetto, di quella Pizzeria che dal nome Wall Street oggi, da un anno, ci siamo abituati a chiamare Fiore.

Oggi, possiamo e dobbiamo domandarci se, per la Città, è positivo o negativo che ci sia, a Lecco, una “Pizzeria della Legalità”. E, se proprio si vuole, anche domandarci se una Pizzeria della legalità come Fiore, favorisce o non favorisce l’amministrazione Comunale che in quella spilla sul bavero, anche in modo pasticciato ha contribuito che si concretizzasse.

Mi sono risposto perché non credo ci si possa accontentare di ritenerle un arrocco di opposti estremismi, i complottisti e i giustizialisti.

Rispondersi è innanzitutto un invito alla temperanza, al ragionamento riflessivo e pacato, evitando accuratamente di ritenersi depositari di giudizi, di verità immodificabili con obbligo di accettazione per gli altri.
Sono fermamente convinto che oggi, a un anno di distanza dall’inaugurazione, piuttosto che raccontarci solo come si è arrivati a questo Progetto e restare attaccati al passato è meglio entrare nella sostanza della questione, della reale valenza di una risposta e della crescita e futuro di un Progetto come quello della Pizzeria della Legalità, visto che la questione è sostanziosissima e dovrebbe costringere ogni Lecchese a chiedersi: “da che parte stare?”.

Dove la parte non è dove sta o non sta il sindaco e la sua Giunta, ma dove sta la Pizzeria, dove stiamo noi.

Anche ora che i numeri economici e di fiducia sono molto positivi, che lavoratori con abilità diverse sono stati assunti, ora che si fa formazione e si lavora con il reparto di Salute Mentale dell’Ospedale, ora che le iniziative culturali stanno iniziando ad essere promosse, conosciute e frequentate, che la Legalità per alcuni è ancora più una spilla per il bavero che una stella per la navigazione, la risposta che mi sono dato alla prima domanda: “Oggi, per la Città, è positivo o negativo che ci sia una “Pizzeria della Legalità” a Lecco?” E’ totalmente e convintamente positiva.

Ad un anno di distanza è molto meglio aperta che ancora chiusa.

E quindi è bene sostenerla, viverla, promuoverla e pure animarla, per chi può. Cultura, gioco, ricerca, interazioni. Questo per aumentare gli incontri, i confronti più che gli scontri.  Anche dagli impasti sbagliati possono nascere ricette di qualità. A volte è una questione di lieviti, il più delle volte, però, di cuochi.

La Pizzeria Fiore è un errore così bello che sarebbe stato uno sbaglio non commetterlo.

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L’ASSESSORE VALSECCHI DA I NUMERI DELLA TOMBOLAhttp://www.esserevento.it/?p=10790 http://www.esserevento.it/?p=10790#respondSun, 18 Mar 2018 14:17:17 +0000http://www.esserevento.it/?p=10790Continua la lettura di L’ASSESSORE VALSECCHI DA I NUMERI DELLA TOMBOLA ]]>pataccadelresoleAscolto le nuove dichiarazioni dell’assessore ai Lavori Pubblici Corrado Valsecchi sul Teatro della Società ormai chiuso da quasi un anno e mi rendo conto di essermi sbagliato su di lui.

Mi spiego.

Sebbene non ci si può che augurare che il suo amico Giorgio Gori, insista per fargli fare l’assessore a Bergamo – va bene anche ovunque, pur che Valsecchi la smetta di continuare a non farlo a Lecco – la messa in scena delle sue dichiarazioni sul Teatro e sui tempi della riapertura sono davvero indecenti, una farsa che tende al dramma e soprattutto un improvvisare, ahinoi, senza arte ne parte.

Basta ricordarsi lo yo-yo delle sue altre dichiarazioni sui tempi di riapertura: alcuni mesi, sei mesi e ora, come se fosse un’altra cosa, due anni, forse. 

Il ridicolo è che sono sempre date tutte buttate lì, con amara evidenza, checché ne dica l’assessore, a caso, come se fosse il bimbo bendato davanti alla tombola coi fagioli.

Date dette in realtà senza nessuna certezza, senza nessuna cognizione di causa e soprattutto, proprio per questo, senza nessun rispetto per i cittadini. Rispetto che invece – è già paradossale doverlo ribadire – deve essere una precondizione, perché i cittadini non sono né marionette, né tanto meno stupidi.

Perché è anche questo un aspetto grave della vicenda. Dire le cose tanto per dirle.

Non c’è un programma dei lavori, non c’è un bando, non c’è neppure un’indagine effettuata, eppure si fanno date smentibili alla prima verifica. 

Un comportamento così arrogante e irrispettoso verso i cittadini – per sorvolare il suo screditare gli stessi suoi uffici e tecnici, che è di un infantilismo da asilo mariuccia più che da manager – é davvero deleterio e imbarazzante.

E lo è sia verso l’Amministrazione – e potremmo anche dire chissenefrega – sia, innanzitutto, verso la Città perché contribuisce a far perdere fiducia, stimoli e senso di appartenenza.

È per questo che oggi mi rendo conto d’essermi sbagliato su Valsecchi.

Ho sempre pensato, infatti, che fosse solo un po’ come il bullo della giostra, solo l’assessore del far credere, vedasi: Parco Belgioioso, Piazza Affari utile per opere e spettacoli senza accorgersi di quei 4 pali eppur enormi al centro, il PalaLecco, il parcheggio della Ventina, il ritorno dei Cinema (che se fosse stato vero ogni volta che l’ha detto, adesso saremmo Hollywood per numero di sale) ect.

Oggi, con tutta evidenza, Valsecchi si dimostra invece soprattutto e ancora più gravemente, non essere all’altezza, di non essere capace.

Sarebbe quindi ora che anche chi di dovere se ne rendesse conto.

Paolo Trezzi

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DADATI, LE SCORIE E IL MORALISMO DA LIKEhttp://www.esserevento.it/?p=10782 http://www.esserevento.it/?p=10782#respondFri, 16 Mar 2018 19:05:54 +0000http://www.esserevento.it/?p=10782Continua la lettura di DADATI, LE SCORIE E IL MORALISMO DA LIKE ]]>IMG_20180316_194611IMG_20180316_194534Dovrei seguire il suggerimento di un’amica intelligente e perspicace a cui piace chi sceglie con cura le parole da non dire.

Evidentemente non lo stiamo facendo entrambi. Leggere un post così reazionario e fintamente di buon senso, però è veramente urticante.

Davvero semplificazioni e distorsioni che non solo lasciano il tempo che trovano ma banalizzano la Storia.

Perché è precondizione di correttezza, in un giudizio, in un’analisi, mettere l’aspetto personale umano come opinione e non come sentenza, come fatto. Di fan e Stati teocratici ed etici non ne abbiamo bisogno.

Ed è anche fortemente ridicolo che il disgusto che uno legittimamente uno può provare venga usato per avvalorare scorie di fascismo edulcorando quest’ultimo come fattore secondario nella storia nazionale

E vivaddio con gli ex militanti armati ci parlano, ci scrivono libri i famigliari delle vittime dell’Omicidio Moro, compresa la famiglia, da decenni, e arriva un Dadati qualsiasi nel suo moralismo da like a indignarsi per una trasmissione.

Dove, in aggiunta, sconfessa pure lo Stato che invece vuole difendere, dimentico che sono liberi diversi, ma non tutti, i detenuti dei tempi della Lotta armata non perché sono fuggiti o buon cuore, ma perché la Legge dello Stato lo ha deciso.
E’ così democratico, ha così forte il senso dello Stato, che è per le pene aggiuntive.
Per murarli vivi e tenerli in silenzio.

C’è un problema di fondo che con gente come Dadati rimarremo sempre arretrati in un discorso di civiltà e di convivenza civile.
Perché se non arriva nemmeno a comprendere che è necessario, doveroso, dopo 40 anni, un passare dalla cronaca alla Storia, di un movimento, di un fenomeno collettivo che ha interessato centinaia di migliaia di persone come per altro avvenuto in Germania per gli stessi fenomeni – perché la Germania non va guardata solo per le fiere e la gestione della sicurezza percepita, ecchecazzo – non dico di vederla come il Terzo Risorgimento ma nemmeno fare il moralista.

Non sa nulla di pietas,  Costituzione, Giustizia Riparativa, di ascolto, di Lotta Partigiana che è stata di più, di meglio e soprattutto diverso che Porzus, e di quello che lui vuol far credere Citando lo, e oserei dire che sa ben poco anche di realtà.

Ma devono essere le scorie della sua militanza per decenni e decenni in un partito postafascista e neofascista (si quello che è stato di Almirante, Rauti, Fini, Matteoli, Storace, Buonanno, Alemanno, Nava) quell’ideologia che non è stata secondaria nella strategia della tensione, delle bombe nelle piazze e sui treni, di servizi deviati, che gli fa distorcere la Storia, la Verità.

Ma si sa la violenza di Stato ha sempre trovato più moralisti che rivoluzionari. Ancora oggi.

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OGNUNO SI CHIEDA QUESTO QUALCUNO CHI È…http://www.esserevento.it/?p=10780 http://www.esserevento.it/?p=10780#respondThu, 15 Mar 2018 17:29:53 +0000http://www.esserevento.it/?p=10780Continua la lettura di OGNUNO SI CHIEDA QUESTO QUALCUNO CHI È… ]]>imageSi leggono fuochi d’artificio e nessuna critica, nemmeno un piccolo dubbio, sul modello di Welfare aziendale che sta prendendo sempre più piede, come dimostra la presentazione di quello annunciato ieri in pompa magna dall’API Lecco per le sue centinaia di aziende associate.

Eppure soprattutto i lavoratori almeno qualche dubbio dovrebbero porselo. Purtroppo, come per la previdenza integrativa, non supportati dai sindacati.

Per welfare aziendale si intende quell’insieme di servizi che l’azienda offre ai propri dipendenti teoricamente “in aggiunta” o, a volte, in sostituzione del pagamento monetario del premio di produzione e salario.

La forza di questo continuo avanzamento è dovuta alla Legge finanziaria del 2016 che ne ha incentivato la crescita, come? (A prima vista) il Governo defiscalizza, il lavoratore incassa, l’azienda concede. In realtà oltre ad essere una tappa ulteriore nello smantellamento dello stato sociale, basta vedere da dove provengono i fondi che defiscalizzano il welfare e chi ci guadagna, davvero. Il danno è pure una beffa

Il governo Renzi ha eliminato infatti tutte le tasse previste sui fondi destinati a questo tipo di benefit, rinunciando ad un notevole introito fiscale. Stiamo parlando di un risparmio che per il dipendente si aggira, apparentemente, intorno al 10%, ma si tratta solo di una partita di giro, ma per il datore di lavoro oltrepassa il 40%.

Già qui un lavoratore dovrebbe domandarsi perché questo squilibrio? Già, perché? E si potrebbe continuare con i dubbiPoi, dato che non si vuole far emergere è che col premio di produzione nel welfare, il datore di lavoro non versa più la sua parte di contributi previdenziali. Quindi il lavoratore che inizialmente risparmia il 10% d’imposta, perde i versamenti previdenziali dell’azienda a suo favore, in misura di regola superiore al 20%.

La convenienza così follemente sbandierata non c’è o, meglio, non c’è per il lavoratore. Per l’azienda certo che c’è! I contributi previdenziali, è bene ricordarcelo, fanno maturare una pensione più alta.

Infine il welfare aziendale è un vero e proprio mercato dove operano grandi aziende, assicurazioni, una serie di soggetti che riescono a guadagnare da servizi come sanità, scuola, assistenza agli anziani ect. Com’è possibile che forme di stato sociale diventino improvvisamente così profittevoli?

La risposta è semplice. Se c’è qualcuno che riesce a lucrare su queste voci, c’è qualcuno che ci perde.

Ognuno si chieda questo qualcuno chi è.

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http://www.esserevento.it/?feed=rss2&p=107800
Sostenere un argine democratico è fare una scelta dentro la realtàhttp://www.esserevento.it/?p=10774 http://www.esserevento.it/?p=10774#respondFri, 02 Mar 2018 10:03:09 +0000http://www.esserevento.it/?p=10774Continua la lettura di Sostenere un argine democratico è fare una scelta dentro la realtà ]]>altan indifferenzaNel degrado quasi generale della politica (come in quello sociale) per preparare tempi migliori, se non si può fare il bene bisogna almeno non collaborare con il male.

Oggi il rischio di una vittoria delle destre (in politica e nella società) è reale. Sostenere chi può fare argine all’estremismo razzista e populista che si appella alla paura e amplia le disuguaglianze è quindi una precondizione indispensabile. Serve una “riduzione del danno“.

Messe in sicurezza le Istituzioni, poi si potrà puntare nuovamente al meglio. All’ideale.

Nell’emergenza democratica che stiamo attraversando bisogna guardare alle priorità, ai punti comuni più che a quello che divide.

Le elezioni del 4 marzo sia per la Regione Lombardia sia per il Parlamento presentano una prospettiva drammatica: la possibilità reale di un Governo dichiaratamente di destra, con Salvini Ministro o addirittura peggio, con il fiancheggiamento dichiarato di Casapound e le facce e azioni di Brunetta, La Russa, Meloni, Bossi in giro per ministeri.

Non si tratta però del rifugiarsi “nel meno peggio” ma di valutare attentamente le priorità e la realtà,  attraverso le valore delle proprie scelte e sapere bene chi sono gli avversari e quali possono essere gli alleati per contrastarli insieme con più forza. Oggi i miei avversari sono il centrodestra, la destra, i leghisti a guida Berlusconi e Salvini.

Certo c’è anche Liberi e Uguali, ma sono ininfluenti nel futuro del Paese e addirittura facilitanti della possibile vittoria della destra in Lombardia. Preferisco quindi la difficoltà di stare con gli alleati del centrosinistra, dai quali tante cose mi dividono, ma ce ne sono altrettante su cui si possono trovare convergenze e buoni compromessi.

Dal 5 marzo preferisco continuare ad avere a che fare con un Gori piuttosto che con gli eredi di Formigoni e Bossi, con Gentiloni piuttosto che con Berlusconi o Salvini.

Allearsi oggi con gli avversari di domani, per contrastare assieme un avversario peggiore, è una strategia seria. Basta farlo alla luce del sole.

Saper vedere la differenza di un governo Gori e del centrosinistra dai governi delle precedenti legislature, quelli berlusconiani leghisti è non girarsi dall’altra parte.

Sostenere un argine e vedere i rischi è fare una scelta dentro la realtà.

Anch’io vorrei un Governo che mi assomigliasse perfettamente, anzi vorrei essere io il Governo. Ma non si può. La realtà è questa

E’ con questo che abbiamo a che fare.

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