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Khorakhanèhttp://www.esserevento.it a forza di essere ventoMon, 26 Jun 2017 09:55:00 +0000it-IThourly1https://wordpress.org/?v=4.4.10IL REFERENDUM DI MARONI E I SOLDI DI LECCHESI E LOMBARDIhttp://www.esserevento.it/?p=10432 http://www.esserevento.it/?p=10432#respondMon, 26 Jun 2017 09:55:00 +0000http://www.esserevento.it/?p=10432Continua la lettura di IL REFERENDUM DI MARONI E I SOLDI DI LECCHESI E LOMBARDI ]]>
imm-quesito-referendum-autonomia-2017_resized_1(1)In fondo bisogna essere indulgenti con  uno come Maroni.
Uno che come vertice massimo della sua opposizione al Potere annovera l’aver morsicato una gamba a un poliziotto; uno che è stato vent’anni al vertice della Lega ma non si è accorto mai di diamanti, bond della Tanzania, bancomat bossiani, finanziamenti farlocchi, banche padane che oggi somiglierebbero al Mps. E si potrebbe continuare quasi all’infinito…
Ecco a uno così come fai a provare a spiegargli cose che sono altrettanto evidenti ma le ha fatte lui direttamente?
Parlo del farlocco referendum lombardo del 22 ottobre, che nemmeno questo caldo da allucinazioni può farci credere sia una cosa concreta.
L’avete letto il quesito del referendum di Lega, centrodestra e grillini?
La concretezza non c’è nemmeno sottintesa, la presa in giro, invece, tutta.
Maroni e soci chiedono a noi lombardi se la Regione Lombardia può chiedere al Governo di sedersi e discutere con il Governo di una maggiore autonomia.
Ma sono seri?
Cioè non ci pensano minimamente a consultarci per l’aumento delle rette e dei ticket sanitari, per fare un’autostrada, la Brebemi che non usa nessuno a cui han dato ai privati 60 milioni di euro, idem per il taglio del trasporto pubblico e sti politici da strapazzo e con la coda di fans ancora più assurdi, ci consulta per chiedere se può chiedere di sedersi al tavolino di un bar con il Governo?
E tutta sta farloccatasenza nessuna valenza concreta che non si possa fare senza referendum, ci costa 45 milioni di euro.
Quarantacinquemilionidieuro.
Ma anche se costasse una cialda di gelato, é serio?
Spendono 45 milioni di euro per questo fumo inutile e non trovano 5 milioni per il Bione? o 4 per il trasporto pubblico; o 3 per ridurre i tempi e le spese sanitarie? O non dico 20 milioni per il tunnel della Lecco Bergamo, sia mai di grazia,  ma nemmeno 400 mila euro per mitigare i problemi del quartiere di Chiuso per quella non strada che ha valenza alemno regionale?
E poi gli stessi magari vengono a Lecco invitati dai compagni di partito di qui, per fare propaganda e passerella e li applaudiamo pure.
Tutti e due. I Maroni e i fans locali
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L’ASSESSORE VALSECCHI HA FATTO ACQUA (UN’ALTRA VOLTA)http://www.esserevento.it/?p=10424 http://www.esserevento.it/?p=10424#respondWed, 07 Jun 2017 10:13:51 +0000http://www.esserevento.it/?p=10424Continua la lettura di L’ASSESSORE VALSECCHI HA FATTO ACQUA (UN’ALTRA VOLTA) ]]>acqua e trafficoIeri è stato, come sappiamo, il delirio per le strade di Lecco, più che altrove.

 

E il perché, è bene dirlo, non è paradossalmente perché ha piovuto da matti, ma perché, ahinoi anche questa volta.
L’Assessore Valsecchi non è stato in grado né di coordinare le azioni né di fare tesoro, ed esperienza, del passato e dei disagi successi precedentemente per le stesse cause.
Sta qui la delusione, la rabbia, e lo sconforto.
Non si sta infatti dicendo, e non si vuole dire, che l’Assessore Valsecchi doveva o anche solo poteva evitare i disagi,
ma si sta dicendo che poteva certamente limitarli, ridurli.
E così non è stato. Così non ha fatto.
Ancora una volta è stato una delusione. Ancora una volta, mi si permetta il gioco di parole, ha fatto acqua.
E leggere la sua lettera, piena di toni molesti, assente di scuse, e, sempre, maledettamente sempre, infarcita di questa auto-assoluzione, è francamente desolante.
I temporali, di questo livello di intensità erano ben previsti da giorni, tanto che “l’allarme meteo” era pure scritto sull’home page del sito istituzionale dello stesso Comune di Lecco.
E nella lettera dell’Assessore invece sembra (fa finta di) cadere dal pero, non una riga, come se fosse tutto imprevisto.
Invece domandiamoci: perché non c’è un Piano d’emergenza antitraffico? Se c’è non è stato, con evidenza, applicato.
Esiste un coordinamento con i Comandi di polizia municipale dei Comuni limitrofi? Anche qui, se c’è, non è stato applicato.
E l’Assessore Valsecchi è quello che organizza effimeri convegni sulla “Grande Lecco” e nel concreto invece si perde nel lavoro ordinario e non riesce a organizzare due telefonate agli altri assessori.
A quando poi una modalità di regolazione dei semafori in funzione dei flussi e delle direzioni del traffico?
E un senso unico alternato in caso di chiusura della 36dir si poteva istituire non dico prontamente ma almeno con moderata celerità?
Un raccordo organizzativo con l’Anas, i vigili del fuoco gli è mai venuto in mente? Perché se si, con evidenza, non è stato nemmeno questo applicato.
Per non parlare della pulizia dal fogliame e dallo sporco dei tombini che ogni volta si intasano e sono intasati, quando l’ultima pulizia? Anche questa è manutenzione, anche questo è Decoro Urbano.
Oramai fa l’Assessore alla viabilità da oltre due anni.
Perché qui non è che le colpe se le devono sorbire sempre i vigili, o tutto il Comune dal Sindaco all’usciere, o gli operai e i tecnici.
E no, bellezza mia, non c’entra una fava dire ironicamente  “Piove, Comune ladro”,  hai voluto fare l’Assessore alla Viabilità, pur non essendo in grado?
Insieme agli onori ci sono anche gli oneri.
Uno sconforto. Una slavina di incapacità nel vestito assessorile da festa.
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LA CULTURA A LECCO E LA MOSTRA DI TINO STEFANONI: SINERGIE E FINESTRE MENTALI APERTEhttp://www.esserevento.it/?p=10415 http://www.esserevento.it/?p=10415#respondSat, 27 May 2017 19:43:52 +0000http://www.esserevento.it/?p=10415Continua la lettura di LA CULTURA A LECCO E LA MOSTRA DI TINO STEFANONI: SINERGIE E FINESTRE MENTALI APERTE ]]>volantino stefanonill Palazzo delle Paure è la Casa delle Culture della città di Lecco.
Una finestra aperta dove Lecco può guardare e accogliere l’orizzonte, il mondo fuori per gettare, ogni volta, un baccello di condivisione e contaminazione culturale, che è, in fondo, lo scopo vero di aprire le porte, le finestre allo sconosciuto, allo straniero, all’altro sguardo sulle cose.
Ma è anche una finestra aperta dove Lecco e i suoi cittadini possono vedere e far vedere Lecco, se stessi, il bello che possono offrire e che hanno offerto nell’arte, nelle Culture; dai propri artisti, su su fino all’ultimo piano, i propri storici alpinisti.

E quindi chi da queste finestre aperte si è lasciato invadere dalla luce o ha scelto di andarla a vedere, ha potuto ammirare la Galleria d’Arte contemporanea e la Mostra su don Lorenzo Milani; le fotografie in bianco e nero di Giuseppe Pessina, o la collezione “Immagini dai Promessi Sposi nelle collezioni della Fototeca dei Musei civici”, solo per citare solo alcuni di questi numerosi lampi di luce.

Insieme a questo poi, come oggi, con un’affollata e preziosa inaugurazione, si concretizzano oltre a questo anche quei doveri morali e di divulgazione che sono tratti essenziali, puliti di una Cultura d’identità che ci permette di amarci ancora un poco di più. Volerci più bene e essere fieri della nostra lecchesità.

Promuovere come è avvenuto oggi, la Mostra Antologica di Tino Stefanoni, il più importante artista lecchese vivente, è un segno, una luce di tutto questo.

Lo diceva Claudio Magris il valore della Cultura: “Un’onesta e fedele divulgazione è la base di ogni seria cultura, perché nessuno può conoscere di prima mano tutto ciò che sarebbe, anzi è necessario conoscere” e indubbiamente poter vedere, opere inedite di un artista è un dono che è necessario conoscere.

Tino Stefanoni, per la sua grandezza e fama, che in questo caso sono sinonimi, non aveva e non ha certamente bisogno di una Mostra nella sua città per accrescere grandezza e fama. Così come le Gallerie d’arte che in sinergia con il Comune di Lecco, il Coe di Barzio, e gli sponsor, l’hanno resa meritoriamente possibile.

Una Mostra come quella inaugurata oggi – da vedere assolutamente – a Palazzo delle Paure a Lecco (a fine anno sarà poi alla maestosa Reggia di Caserta) è un dono, doveroso, di stima, riconoscenza e vanto di una città verso chi, come Tino Stefanoni, ha messo il suo talento, il suo sguardo, attraverso il suo tratto, anche per far conoscere indirettamente Lecco e per donare a Lecco un altro pezzo di bellezza.

E’anche un riconoscimento doveroso perché se a Lecco abbiamo una Sezione di Arte contemporanea della Galleria Comunale d’Arte con opere di notevole qualità, questo è frutto della sua intuizione, del suo amore per la Città, fu lui infatti a inventarsi l’iniziativa negli anni 1991 e 1994 “Città di Lecco per l’Arte” che permise donazioni  di opere che oggi, appunto, fan parte del Patrimonio artistico dei Musei cittadini.

stefanoni inaugurazione 1 Ottima è stata la scelta da parte del Comune di Lecco, dell’Assessorato alla Cultura Simona Piazza, e in primis delle curatrici della Mostra, Barbara Cattaneo dei Musei civici e Sabina Melesi della Galleria Melesi, da sempre, entrambe, a fianco dell’Artista Tino Stefanoni, di scegliere d’offrire ai visitatori, lecchesi e turisti che non mancheranno di visitare, di conoscere o riammirare la cifra stilistica, il tratto pulito, ricco ed evocativo – lungo 50 anni – di un artista di livello mondiale, la bellezza di opere solo di collezionisti privati di Lecco e Provincia.
La grandezza e fama di Tino Stefanoni avrebbero permesso loro, senza fatica, di portare a Lecco opere oggi esposte in ogni capo del mondo, negli sguardi quotidiani di cittadini stranieri.
Aver scelto quelle presenti ancora qui sul territorio, seppur sulle pareti private di case dei nostri concittadini è, per usare le stesse loro parole scritte per il Catalogo che accompagna la Mostra: “Tino Stefanoni: pittura oltre la pittura” e ricordate anche a voce all’inaugurazione di oggi: “con l’intento di rafforzare l’omaggio e l’abbraccio della sua Lecco”.
stefanoni inaugurazione
Questo omaggio, questo dono, questa finestra aperta, di luce e aria pulita, che la collaborazione tra pubblico e privato ha permesso di concretizzare (metodo che, è bene dire e augurasi va ripetuto e sostenuto), illumina il percorso che ci deve tutti, lecchesi e turisti, spingere a percorrere: non si può tutelare e valorizzare  quello che non si ama.
E noi grazie anche a Tino Stefanoni, a questa sua Mostra, alla sua sensibilità, al suo sguardo e al suo tratto, amiamo ancor di più la nostra Cultura, la nostra Città.CATALOGO
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LA FIONDA E L’ELASTICOhttp://www.esserevento.it/?p=10403 http://www.esserevento.it/?p=10403#respondFri, 05 May 2017 09:26:16 +0000http://www.esserevento.it/?p=10403Continua la lettura di LA FIONDA E L’ELASTICO ]]>fiondaUn amico sul treno diceva che ogni sacrificio che facciamo è un risparmio, nel senso che sottraiamo qualcosa all’adesso in nome del nostro futuro, e si chiedeva quanto questo fosse giusto.

In realtà, sono convinto, che non si tratta di sottrarre ma di: moltiplicare.

Funziona come tendere l’elastico di una fionda.

Nel tempo della tensione si percepisce solo la fatica muscolare, sognando il rilassamento del rilascio. Ma è proprio lì, nell’accumulo potenziale dell’energia, durante la concentrazione del lavoro, che siamo davvero padroni del nostro tempo e del nostro destino e possiamo ancora direzionare il lancio. Dopo, potremo solo stare a guardare e pregare che la mira fosse giusta. Per questo il presente è l’unico modo di operare nel mondo, la sola maniera di viaggiare nel tempo possibile, perché è il timone che imposta la rotta per ogni domani. Non voltarsi indietro a rimirare i passi e a rimpiangerli nostalgici, ma provare ad avere, come diceva Bradbury, “nostalgia del futuro”.
Perché nel futuro che sogniamo per noi, ci siamo già stati.

Il lavoro che facciamo oggi, qui, proprio adesso, tutto l’amore che investiamo, sono solo una maniera per ritrovare la strada.

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l’educazione SENTIMENTALE E CULTURALE CHE ANCORA CI MANCAhttp://www.esserevento.it/?p=10387 http://www.esserevento.it/?p=10387#respondThu, 04 May 2017 14:26:18 +0000http://www.esserevento.it/?p=10387Continua la lettura di l’educazione SENTIMENTALE E CULTURALE CHE ANCORA CI MANCA ]]>TRIBUNALINon ho levigati strumenti intellettuali e lessicali per argomentare meglio e sono così inadeguato che non vorrei banalizzare una vicenda che ferisce nel profondo. Ma la recentissima sentenza di assoluzione dall’accusa di violenza sessuale emessa da un Tribunale di Torino con, tra le varie motivazioni, quella: “perché non ha urlato”, è di una sofferenza gigantesca che non riesco a tacere.

É un’umiliazione da vedere e sentire, che parla, a ognuno di noi. Dire, come si sta facendo spesso, che questa sentenza umilia la vittima è però aggiungere violenza, supplemento di dolore e inoltre, mica poi tanto sottilmente, è anche attribuire responsabilità, colpe che non ha e non può avere chi questa violenza ha subito.

Io credo che sempre più debba emergere lo sguardo collettivo sia di indignazione che di sofferenza che ognuno di noi deve coltivare per le ingiustizie in quanto tali, sguardo a partire dall’aspetto culturale. Ben prima di Leggi più severe, ben oltre poi dal chiederle perché la donna sarebbe un soggetto debole, fragile che la società deve mettere sotto tutela, (non ho mai creduto alla donna da vedere come soggetto fragile in quanto donna, ma credo all’uomo violento) penso che ben prima o certamente di pari passo all’aspetto legislativo – anche perché vediamo che le Leggi possono venir indecentemente interpretate – il nocciolo del tutto stia nella questione culturale che come società non abbiamo ancora elaborato.

La violenza è il volto di una questione di linguaggio, di atteggiamento, culturale dentro la disuguaglianza dei ruoli di potere ancora incentrati in una visione maschilista. E di educazione sentimentale.

Penso e sono fortemente convinto che qui il problema non è che chi ha subito una violenza sessuale non ha urlato o doveva urlare. Ma capire che non c’era bisogno di nessuna parola, di nessun no urlato o sussurrato flebilmente. Perché le violenze verso l’altro sono già da ritenersi tali nel momento del pensiero di compierle. Non serve per forza la benzina per rendere una persona vittima.

Bastano e servono semplicemente la volontà di farle male, ancor prima di farglielo. Basta il pensiero, l’intenzione.

E quindi quell’uomo andato assolto dal Tribunale come tutti non doveva attendere nessun no, urlato o sussurrato più o meno flebilmente, per non compierla.

Per capire che era e resta una violenza la sua. A prescindere e ben oltre da qualsivoglia sentenza, qualsivoglia assoluzione. Perché è una crescita culturale e sentimentale individuale e collettiva che finalmente dovrebbe dirlo.

Inappellabilmente.

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OMG: UN CONTAINER DI AIUTI O PIU D’ESEMPIO?http://www.esserevento.it/?p=10382 http://www.esserevento.it/?p=10382#respondThu, 04 May 2017 14:12:02 +0000http://www.esserevento.it/?p=10382Continua la lettura di OMG: UN CONTAINER DI AIUTI O PIU D’ESEMPIO? ]]>

mato-grosso-volantinoQuesta mia vuole essere una riflessione, un possibile spunto civile di discussione, non certo una polemica.

Solo pochi giorni fa si è conclusa con enorme e meritato successo la raccolta viveri a Lecco per una mensa dei poveri in Perù ad opera dell’Operazione Mato Grosso.
Centinaia e centinaia di ragazzi dietro il motto: “Oggi lotto per la carità” hanno girato per le case dei lecchesi,volantinato, raccolto viveri, smistato alimenti, impacchettato cibo, impilato scatoloni, riempito all’inverosimile un mega container che troneggiava in Piazza Garibaldi.
250 quintali di alimenti, pasta, riso, tonno, zucchero, sale, biscotti, farina ect.

La presenza oltre dei cittadini anche dell’Amministrazione ha creato un legame e una valenza ancora più solidale, c’era così tutta la città simbolicamente in Piazza. A riempire quel container.

“Mettere il container in piazza mi è da subito sembrata una bella idea – ha detto giustamente il Sindaco Brivio – al centro di ogni città dovrebbe essere costruita la giustizia”

Mi chiedo, da qui la riflessione, se tali raccolte però poggino in egual modo sui due piatti della bilancia: Quello della Giustizia e quello dell’Esempio e testimonianza.

Mi spiego.
Il Piatto della Giustizia, non dovrebbe vedere più proficuamente il sostegno dei poveri in Perù, e in generale nei Paesi impoveriti, attraverso l’acquisto dei beni di consumo e di sostentamento là negli stessi luoghi di vita?

Questo non aumenterebbe il benessere e anche l’economia locale e le micro imprese, ben più che acquistare qui da noi cibo e alimenti da inviare con ulteriori costi?
Un poco come è nella filosofia del commercio equo e solidale: Insegno a pescare oltre che dare il pesce.Il Piatto dell’Esempio e della testimonianza, viene invece rafforzato e alimentato più efficacemente dalla scelta di raccolta qui a Lecco. Le persone, studenti e in generale cittadini, quando qui vanno a volantinare, raccogliere, inscatolare, organizzare la spedizione si danno da fare, lavorano e utilizzano il loro tempo per gli altri, non mandano semplicemente dei soldi, e poi il lavoro è visibile e diventa testimonianza del “farsi prossimo” che sta alla base del generare e promuovere esempio.

E ’un cattivo dilemma, inutile, il mio o un possibile spunto civile di discussione?

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IL SALUMIERE DEL dr. PUCCIO è strabicohttp://www.esserevento.it/?p=10371 http://www.esserevento.it/?p=10371#respondThu, 04 May 2017 13:52:20 +0000http://www.esserevento.it/?p=10371Continua la lettura di IL SALUMIERE DEL dr. PUCCIO è strabico ]]>puccio articolo 2742017Ho letto l’intervento del dott. Puccio di giovedì scorso sul quotidiano La Provincia di Lecco : la semplice aritmetica del debito pubblico” e la disaffezione politica del suo “alter-ego” salumiere. Trovo molto riduttiva l’analisi.
Il dott. Puccio è convinto, con il gioco del farsi una domanda e darsi una risposta, che ci siano solo 3 strade per risolvere il problema del debito pubblico che ci soffoca.
Aumentare le tasse, tagliare stipendi pensioni e sanità, e/o continuare ad operare a deficit.
Tutte e tre le soluzioni indignano, giustamente, il suo alter ego.

Mi permetto suggerirne una quarta che il dott. Puccio, ahinoi, nemmeno minimamente accenna. La lotta all’evasione e il cambio delle poste di spesa.
Ogni anno, a seconda delle fonti, l’ammontare delle imposte dovute ma non pagate allo Stato (ossia a tutti noi) è mediamente di oltre 150 miliardi di euro, per spingersi nell’ultimo Rapporto sull’evasione fiscale a cura del Ministero dell’Economia a 255.
Perché non sono intercettabili nemmeno una parte di questi nostri soldi? Non è qui che bisogna indirizzare le attenzioni?
Credo sia già grave il non pensarla come soluzione. Grave perché non può essere che figlia di una mentalità dove lo Stato è il cattivo e noi cittadini i buoni.

La lotta all’evasione si fa in tanti modi. Culturali ed etici che evidentemente mancano, e operativi.
Investendo in semplificazione burocratica e in maggiori controlli.
Tutte le operazioni bancarie, per fare un esempio, sono tracciate da un codice anagrafico che si basa su quello fiscale, quanto ci vuole a incrociarli con il fisco?
Proporre un uso obbligatorio e gratuito delle carte di credito/bancomat sopra una determinata cifra è complicato? L’uso delle carte elettroniche permetterebbe anche, visto l’abbattimento automatico dell’evasione al dettaglio, di restituire nel 730  parte dell’Iva pagata dal cliente.
Inasprire le norme sulla chiusura degli esercizi che non rilasciano ricevute? E il credito d’imposta come oggi avviene per ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico, è complicato?

Ma poi, aumentare le tasse, a transazioni finanziarie, assoggettare all’Irpef le rendite finanziarie oggi al 26%, sui profitti dei beni di lusso, eliminando la cedolare secca sugli affitti a canone libero; o con una tassa di proprietà per gli immobili vuoti, una maggior tassazione su voli, auto aziendali e di lusso, sul gioco d’azzardo ect, è veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?  

E ancora, perché il dott. Puccio si limita a parlare di ridurre le spese, dello Stato, attraverso stipendi, pensioni e sanità e non invece con le spese militari, grandi opere, disincentivi per i pensionati che lavorano, blocco dei medici che esercitano professione pubblica e privata, l’abrogazione dell’inutile Bonus Cultura, con la sostituzione dell’ora di religione nelle scuole pubbliche? Sono, queste, veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?

Ovviamente questi risparmi nella loro totalità o anche parzialmente, comportano una riduzione del debito pubblico e, se reinvestiti a sostegno delle famiglie, dell’innovazione tecnologica, per una sanità pubblica più efficiente q riduzione dei tempi di attesa, nell’incentivo alla mobilità sostenibile, ai negozi di vicinato, al reddito da lavoro, all’accesso alla cultura e alla formazione, all’allargamento delle tutele per anziani e disabilità, per il sostegno alle pensioni minime, a supporto delle potenzialità giovanili, a parità di risparmi insomma, sono veramente un danno per il salumiere del dott. Puccio?

Un conto è andare a debito per sostenere le famiglie e le imprese un conto per sostenere la rendita finanziaria, non siete d’accordo? Ovviamente son tutte cose – insieme a molte altre – che si possono fare, oggi, anche se non le ha dette il dott. Puccio.
C’è gente talmente povera che non ha nient’altro che il denaro, il guaio è che  governa, fa il commercialista o il salumiere

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NO, NON FA RIDEREhttp://www.esserevento.it/?p=10363 http://www.esserevento.it/?p=10363#respondThu, 04 May 2017 07:12:04 +0000http://www.esserevento.it/?p=10363Continua la lettura di NO, NON FA RIDERE ]]>
www.youtube.com/watch?v=ptUVucqib4Y QUI IL VIDEO

NO!!!, NON FA RIDERE.

Non so se in questi casi bisogna tenere un profilo basso e non dargli rilevanza e vergognarsi ed indignarsi in silenzio oppure, come credo, segnalarlo e farlo conoscere augurandosi un’indignazione personale e collettiva pubblica.

La gravità immensa e potenziata di quanto è successo in questa occasione, all’interno di uno studio televisivo e in un programma giovanile e di successo è dolorosa: Bisogna ridere davanti a una molestia, una violenza, sessuale normalizzata, travestita da scherzo dove, tutti e tutte, infatti, ridono in un’autoassoluzione che indigna, sconforta e preoccupa.

Abbiamo, uomini e donne, molta strada da fare.

https://www.youtube.com/watch?v=ptUVucqib4Y

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MOSTRA ARTEMIGRANTE: Imparare a guardare l’Altro come guardiamo noi stessihttp://www.esserevento.it/?p=10390 http://www.esserevento.it/?p=10390#respondSat, 01 Apr 2017 06:54:12 +0000http://www.esserevento.it/?p=10390Continua la lettura di MOSTRA ARTEMIGRANTE: Imparare a guardare l’Altro come guardiamo noi stessi ]]>migernateIeri, venerdì 31 marzo, in Torre Viscontea si è inaugurata la Mostra “ArteMigrante”, una collettiva di artisti, ben 16, diversi facenti parte dell’esperienza ormai pluridecennale di Pittura Uno nata sul territorio, in questa occasione allargatasi e condivisa con artisti di diverse parti del Mondo.

Obiettivo mescolare le loro diverse e personali sensibilità elaborando a volte assieme a volte in solitaria, l’arte che comunica,
che mostra ancor prima di dimostrare, che le frontiere da abbattere sono quelle nella mente dell’uomo.
Attorno infatti al filo rosso della Cultura come ponte fra i popoli, come conoscenza, dialogo, mescolanza appunto,
ogni artista ha comunicato il suo io, la sua visione, il suo essere uguale nelle diversità.
E, quindi, con tecniche, espressioni e materiali diversi ognuno a così permettesso di rendere ricca e originale la Mostra che da oggi,  1 aprile e per tutto il mese, è visitabile ad ingresso libero.
migra
L’Assessore alla Cultura, Simona Piazza, tagliando simbolicamente il Nastro, il Confine, ha ben espresso il valore e la ragione di questa Mostra.

La Mostra, tramite l’espressione artistica di Pittura Uno, ha colto quella che è l’essenza contemporanea della nostra società, una società multietnica, che sempre più spesso e soprattutto in un mondo occidentale si tenta di chiudere in barriere sociali, ma che fortunatamente la forza dell’uomo, la propria passione e le proprie idee tentano costantemente di abbattere questi muri. L’arte diventa, in questa mostra, un linguaggio, uno strumento di comunicazione universale dove l’artista, sia esso italiano, straniero, non è importante, diventano strumento di comunicazione di un vissuto personale, di una storia di un io che porta con sé una storia di un popolo, di una tradizione e si un paese di provenienza, sia che sia un paese alle porte di Lecco o a 10.000 km di distanza“.

E soprattutto, ha concluso: “L’Arte diviene, e la cultura in un senso più esteso, un momento di condivisione, un gettare un ponte verso l’altro.”

Ed è per questo che ancor prima di leggere le didascalie alle opere esposte è suggeribile guardarle così come il contenuto del bagaglio di viaggio di un artista in quanto tale. Un bagaglio di viaggio senza valigia, ma con la propria anima. Che, nel momento dello sguardo, diventa anima anche di chi l’osserva, la vive, con le sue sensibilità.
Perché, ed è un segno distintivo, prezioso e nuovo che attraversa tutte le Mostre finora proposte e offerte qui come a Palazzo delle Paure, dall’Amministrazione Comunale: Servono Mostre con l’Anima. Di Arte bisogna innamorarsi.

E tra grandi eventi o identità del territorio, c’è anche, appunto, una terza via, uno sguardo più alto, quella finora riuscita e promossa, ossia quella delle idee.
Il fine dell’Arte è la meraviglia, – come scriveva Giovan Battista Marino, il massimo poeta e teorico del Barocco.
E’ far interrogare il visitatore, colui che davanti ad un Opera d’arte ci entra dentro, ben oltre il nome dell’artista, ben al di là, per nulla necessario, del valore economico dell’Opera al mercato dell’arte, ma dentro quel dirompente alfabeto che parla all’Anima.

Il gruppo di 16 artisti che partecipa a questa mostra, coem ci ricorda l’opuscolo che accompagna la Mostra, cerca affinità, consonanze e feconde dissonanze e, pur mantenendo linguaggi distinti e personali – il fuoco dirompente, intenso e dinamico del Rosso in uno dei quadri di Federico Bario è diverso dal segno a matita e china minuzioso e leggero delle Opere di Luisa Rota Sperti, così come dalle figure evocative, sensuali e poetiche emerse con l’inchiostro su carta, di Raouf Gharbia – propone il cammino del confronto e dell’incontro con l’Altro, attraverso il linguaggio universale dell’Arte.

Perché come ricordato ancora dall’Assessore alla Cultura, su stimolo dei saluti calorosi e coinvolgenti del Prevosto mons. Franco Cecchin:
“le persone che si avvicinano alle nostre coste, o che tentano di varcare i nostri confini, sono delle persone, non sono stranieri e non sono migranti, sono essere umani come noi, che hanno la stessa dignità, lo stesso valore e la stessa importanza. Imparare a guardare l’Altro come guardiamo noi stessi o qualcuno della nostra famiglia o qualcuno che ci sta caro, ci aiuta a costruire un futuro e una società migliore. Questa Mostra ci aiuta anche a fare questo perché ci porta la testimonianza di quello che è il vissuto delle persone in viaggio con loro percorso”

Una Mostra che, soprattutto, dovrebbero vedere tanti giovani perché se qualche sguardo sarà diverso nel futuro sarà grazie ai tanti giovani che si faranno curiosi e consapevoli del mondo
Un passaggio, un sentiero, questa Mostra, che prende il testimone della Rassegna Leggermente che si è appena conclusa in città e che aveva, non a caso, come tema guida: il Confine.

E ora, qui, per tutto il mese di aprile, se ne prosegue il pensiero, la riflessione.
L’idea di stare sul confine, di oltrepassare questo sbarramento da una parte all’altra. Perché questa osmosi crea ricchezza. Ricchezza nelle persone, crea ricchezza a livello sociale, e crea anche ricchezza a livello culturale ed economico.
Le frontiere da abbattere, reatano e sono quelle nella mente dell’uomo.
Il sogno di uno spazio totalmente attraversabile, senza confini, oggi è un’utopia. Ma l’arte ha anche il compito di aprire varchi, delineare scenari futuri, superare frontiere, generare e coltivare utopie… con lo sguardo rivolto all’orizzonte, che è ben più di un confine.

Gli orari della Mostra “ArteMigrante”Alla Torre Viscontea sono:
Martedi e mercoledi 9.30-14
Giovedi, Venerdi, Sabato e Domenica 15 -18
Chiuso tutti i Lunedì e Pasqua
Apertura straordinaria Lunedì 17 aprile e Martedì25 aprile

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“DET” ALIPPI: UNA MONTAGNA DI VITAhttp://www.esserevento.it/?p=10355 http://www.esserevento.it/?p=10355#respondFri, 31 Mar 2017 09:35:07 +0000http://www.esserevento.it/?p=10355Continua la lettura di “DET” ALIPPI: UNA MONTAGNA DI VITA ]]>
detalippiE ti ritrovi li dentro Palazzo delle Paure perché la tua Amica Artista, Luisa Rota Sperti, ti ha chiesto di esserci oggi, il giorno che dona alla città e quindi ai cittadini, una sua Opera. 
Il frutto del suo talento, che riesce a declinare, con tratti leggeri di matita, in forza della natura.
Un dare natura alla natura.
L’occasione, la presentazione del libro “il grande Det” Giuseppe Alippi alpinista e contadino: una storia italiana”, sulla  sua vita e la libertà voluta e lottata, scritto da Giovanni Capra.
La Sala è così piena di così tanta gente che molti si son dovuti fermare sulle scale.

E lì, dopo le parole come corde a cui legarsi di Alberto Pirovano presidente del Cai Lecco sez. Cassin e quelle molto più di un semplice benvenuto di circostanza dell’Assessore alla Cultura, Simona Piazza, ricche invece di impegno civico, attenzione alla città, un puzzle per crescere assieme in un  riattivato impegno dei cittadini, questo alpinista contadino racconta di tanta bellezza che si fa man mano sempre più grande, maestosa come le pareti delle sue montagne.

Ed è così maestosa perché è raccontata e, si capisce, vissuta, con modestia. Come fosse così naturale fare quello che ha fatto lui.

Una montagna di ricordi, ironia, famiglia. Caccia, corde, fucili. Dialetto. Patagonia, Grignetta. Compagni di vita.
E tanta, tanta, tanta passione.
E tu ascolti, e pur essendo palesemente l’unico a occhio li dentro che non sa nulla di cime, corde, vie e pochissimo dei nomi di alpinisti con cui il Det ha diviso giornate, mito e vita, ti senti, seppur inadeguato, con lo zaino in spalla e dentro i racconti.
E ti senti della famiglia.
Tu che non hai mai salito una montagna
Dentro quei racconti che sta facendo, mischiando battute in dialetto e poesia di colori per descrivere la Patagonia e le sue montagne qui intorno. E lo senti parlare della fatica della vita, della libertà che è faticosa e costa prezzi alti.

E tutta questa vita avvolge ognuno dei 200 dentro la sala.

Perché il Det e la sua notorietà non han nulla a che fare col motivo dei soldi, ma con una questione più sottile chiamata: dignità. 

Dignità da persona semplice. Da persona di una volta che insegna a esserlo più facilmente a chi lo conosce a chi ha la fortuna di sentirlo raccoltare.

Perché lui, come Alberto Pirovano e l’assessore Simona Piazza, parlano di montagna ma è chiaramente da leggere vita.

Il Det parla di scalate, successo, vie nuove, lui che è il capocordata fin da sempre, ma non si gonfia il petto di meriti e tantomeno di medaglie; perché per lui lì, su ogni montagna che ha scalato con gli amici di una vita, non c’è il mio bene davanti al tuo, ma il mio bene più il tuo, ovvero il nostro.

Che bella la gente di montagna.
Questa montagna che è una vita interadet

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