UN MARCHIO COMUNALE PER I COMMERCIANTI

Qualche tempo fa intervenivo sul tema dei venditori abusivi perché non comprendevo, e non comprendo, l’accanimento che i commercianti riversano, quotidianamente, su di loro.

Non condivido l’abusivismo sebbene lo comprendo e condividere e comprendere sono due vocaboli diversi.
Restavo e resto basito quando vogliono far passare – dicendolo esplicitamente – per concorrenti coloro che vendono collanine, cani di pezza che scodinzolano perché venderebbero, anche, sembrerebbe le stesse borse firmate, gli stessi maglioni di cashmire.
Facendo passare per bamboccioni – senza dirlo esplicitamente – quei consumatori che comprano i prodotti da questi venditori abusivi. Come se questi non sapessero che non è merce originale.
Quindi è una forzatura quella che ripetono come una litania i commercianti e con pacatezza il signor Negrini su queste pagine e cioè di una sleale concorrenza.
Però c’è di più, domenica sera, su Rai3 Report, è andato in onda l’indicibile.
La vergogna, sistematica, organizzata, conosciuta dello sfruttamento del mondo della moda, dell’abbigliamento che molte case produttrici di alta moda praticano.
Si è visto di come borsettine portasigarette o poco di più griffate passano dalla fabbrica, italiana, di produzione alla vetrina della Casa di moda da meno di 30€ agli oltre 400€.

E allora – se ce ne fosse ancora bisogno – le priorità cambiano, devono essere esplicitate diversamente e i commercianti, per essere credibili, sostenuti, capiti non devono vantarsi di avere come paladino il Sindaco Sceriffo di Lecco (le belle donne poi non dovrebbero mai perdere il controllo, ne risente il trucco) ma il consumatore.

 

E per averlo devono da subito esplicitare il “prezzo sorgente” cioè quel prezzo, come già dicevo in un’altra lettera, che mostra, con trasparenza e rispetto del (possibile) cliente quanto quel determinato prodotto è stato pagato al produttore. A chi l’ha materialmente confezionato.
Invece si svicola, si urla solo contro il venditore abusivo. E’ più comodo, ovvio. Così che a pagare continuerà ad essere un altro, il consumatore, e chi nella catena della produzione continuerà – come si è visto appunto anche a Report – ad essere sfruttato.

Mi permetto di chiedere anche al Sindaco (ed ai suoi assessorati di competenza) di farsi carico – durante la settimana – di promuovere un marchio locale ad hoc per quei negozianti della Città (ed al presidente Brivio per il territorio nprovinciale) che adotteranno questo strumento del prezzo “sorgente” trasparente.
Con incentivi per chi lo adotterà, ma pure disincentivi per chi non lo farà.
Visto che i commercianti da soli, a questa proposta, fanno orecchie da mercante.

Farà un servizio a tutta la collettività e non solo ad una categoria che sembra sempre più predicare bene ma razzolare male, molto male.