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LA FANTAECONOMIA E LA FANTAREALTÀ DEL GRILLINO BOSISIO

evasione-fiscaleAl netto di tutta la militanza di Germano Bosisio, c’è da chiedersi: ma è mai possibile che l’unico modo per manifestarla sia punire la verità e la logica?
Maneggiare l’economia e le sue regole come fossero il Fantacalcio per giustificare cose altrimenti non giustificabili è veramente desolante.
E per quanto spiacevole sia giudicare un cittadino che esprime le sue opinioni convinto che siano fatti, sarebbe molto più spiacevole e grave rinunciare a giudicarlo.
Gli si esprima a Bosisio solidarietà e comprensione, poi però lo si giudichi in base alle Leggi dell’economia che lui invece pasticcia e del buonsenso che lui soffoca per poter giustificare cose altrimenti non giustificabili.

Come si fa a dire che un Condono fiscale, che peraltro per pura vigliaccheria del Governo viene chiamato “pace fiscale” sia minimalista, quando si condonano ladri che hanno omesso di pagare le tasse per decine e decine di migliaia di euro e addirittura ritenere una manovra economica che lo contiene “un indicatore reale di cambiamento della riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali”?

Come si fa a ritenere la “flat tax” di qualsiasivoglia entità e proporzione non una tassa alla Robin hood all’incontrario, ossia dai poveri ai ricchi, ma “un quasi condivisibile aiuto ai più piccoli strapazzati operatori economici?

Non serve una laurea in economia ma semplicemente un Abaco da elementari per vedere come tutte le flat tax, e quindi anche questa grilloleghista, minime briciole a veri poveri e falsi compilatori di isee col suv e vagonate di risparmi, anche di decine di migliaia di euro per i redditi più alti?
Come può Bosisio addirittura ritenere una manovra economica che la contiene “un indicatore reale di cambiamento della riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali”?
Altro che Halloween, è il carnevale del ridicolo.

E per finire come ritenere il “sussidio di cittadinanza” una manovra che viene finanziata a debito, cioè pagata, con gli interessi da chi paga le tasse, una forma di equità è paradossale.

Bastava aumentare “progressivamente” le tasse ai redditi più alti, promuovere una lotta all’evasione con il controllo dei flussi e le registrazioni alla fonte, ridurre del 2% le spese militari per evitare di alzare il rapporto deficit/pil e così davvero ridurre le diseguaglianze economiche e sociali e non solo lasciarle pure sulle spalle dei figli e delle nuove generazioni.

Ma si sa, pur di giustificare l’ingiustificabile, più che cambiare il paradigma Bosisio cambia la realtà.

Non che la politica pregoverno grilloleghista, dalla sua, non abbia qualcosa di cupo e barbogio, per carità.
Ma come abbiamo fatto, in neanche sei mesi, leggendo Bosisio e vedendo le azioni e piroette tra promesse e impegni del Governo, a passare da quella cupezza all’attuale inverosimile sbraco? 

USCIRE DALLA MAGGIORANZA NON E’ LOGICO. CI SI STA PER IL RPOGRAMMA NON PER LA POLTRONA

laltra-via1E’ stato, alla fine, come tenere un discorso in pubblico ma con il pubblico portato da casa, l’intervento di ieri in Aula del consigliere di Vivere Lecco Dario Spreafico, dopo il rimpasto di Giunta. Difficile dire se la spinta prevalente sia stata di incoscienza-presunzione o di umiltà, visto che non sempre, nelle grandi occasioni, si è in grado di presentarsi in società con qualcosa di buono o utile da dire.

A volte, come a mio parere questa, capita di farlo con il pigiama stazzonato e gli occhi rossi di insonnia, perché tutti se lo aspettano e fino all’ultimo non eri pronto. E ti esce così, con la voce grossa ma lo sguardo sull’ombelico.

Il discorso fatto per comunicare l’uscita dalla maggioranza è stato, per me, legittimo ma non coerente.

Perché la fatica di questo proclama aveva come uno scopo: quello di lavare l’onta di una non digerita sostituzione in Giunta del proprio assessore di riferimento, Ezio Venturini, qui visto come un fratello e compianto come una vittima.

Il cittadino elettore o solo spettatore sarà avvantaggiato nella comprensione della cronaca, dal fatto che ogni discorso – anche questa lettera – nasce e muore come un discorsetto a se stante e che gli eventi superano sempre i latori.

Son infatti cambiati più spesso i politici che i programmi.

Per questo ieri sera ho trovato legittimo ma non logico il discorso sentimentale del consigliere di Vivere Lecco, Dario Spreafico.

Perché, a parte lo spettacolo un bel po’ surreale di aver portato tra il pubblico, da parte dell’ex assessore Venturini, per la sola la lettura della lettera, plaudenti alcuni candidati della lista, alcuni amici stretti e un paio di parenti e famigliari, andarsene dalla maggioranza sbattendo la porta non è logico.

Tutto questo che senso ha?

 La Lista civica Vivere Lecco ha chiesto i voti per un Programma non per una poltrona. Capisco il bisogno di visibilità e di riconoscimento ma si esce dalla maggioranza, dove gli elettori li hanno messi, se il programma viene cambiato o disatteso non perché chi lo deve applicare viene cambiato o cambia.

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Questo, ci piaccia o no, fa una differenza. Anzi, fa la differenza.

Parlare di questa differenza è difficile – soprattutto a caldo di una relazione che non si è, forse, potuto perfettamente gestire – perché si ricade nella vecchia categoria del militante saccente.

Non parlarne è forse anche peggio: si ricade nella decrepita categoria del militante ipocrita.

Io questi politici – e politica – che gli obiettivi del Bene Comune, del migliorare il “Vivere a Lecco” o li fanno loro in prima persona o non vale e non valgono, faccio fatica a comprenderla

 

LA SUPERBIA, LE NON RISPOSTE E IL PRECIPITARE DEI TEMPI

pataccadelresoleNon è stato un battibecco.
No, non lo è stato per nulla quello tra il consigliere PD Alberto Colombo e l’assessore Corrado Valsecchi, a cui pubblico e stampa hanno assistito ieri in aula consigliare al termine delle domande di attualità che i consiglieri rivolgono alla Giunta.

È stato un irrispettoso arrogante atto di fifa, totalmente malcelato da parte dell’assessore.

Rivolgersi al consigliere che ne sottolinea l’ennesima non risposta a precise domande: “assessore perché svia e non mi risponde mai?”, chiedendosene una ragione, con un perentorio: “si interroghi”, è un comportamento che non ha nessuna etica, ancor meno serietà e denota arroganza e assenza di rispetto anche per ciò che rappresenta l’aula. La casa dei Lecchesi.

Fino a prova contraria, in democrazia e nelle dinamiche amministrative, è proprio prerogativa e dovere del consigliere domandare e chiedere conto, in quel consesso, alla Giunta e al singolo Assessore, sull’operato o specifiche questioni cittadine.

È proprio il consigliere che “interroga” non che deve “interrogarsi”.

La fifa blu di Valsecchi, tanto da confermare lui stesso con quel “si interroghi” , la propria incapacità di rispondere alle domande del consigliere, è l’ennesima dimostrazione di almeno due evidenze.

L’assessore Valsecchi non è in grado di svolgere il suo ruolo. Sia nel continuo fare proclami, annunci, dichiarazioni, promesse immancabilmente smentite dai fatti, sia nel non essere in grado di dare risposte (credibili) quando interrogato.

La seconda evidenza è che inspiegabilmente, pur avendo più potere di quanto datogli dagli elettori, e nel medesimo tempo avendone molto meno di quanto creda di averne, la stampa e troppi altri han sempre o troppo occhio di riguardo nei suoi confronti, lasciandogliene scivolare troppe.

Anche ieri, inspiegabilmente non è stato rimesso nei ranghi ne dal Presidente Gualzetti né da altri consiglieri.
Con questi atteggiamenti, non nuovi fa venir ancora una volta in mente la strofa della canzone di De Gregori sui politici per nulla modelli positivi quando canta: “ha gli occhi dello schiavo, lo sguardo del padrone, si atteggia a Mitterand è peggio di Nerone”.

Lui parlava di Craxi, oggi la decadenza precipitata dei tempi ci costringe a parlare di Valsecchi.

Paolo Trezzi

PARCHEGGI, GOETHE E VALSECCHI

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Quando leggo le dichiarazioni dell’assessore Valsecchi, mi viene spesso in mente Goethe.

L’illustre tedesco ebbe a dire:“L’uomo si trova nel bel mezzo degli effetti e non può astenersi dal ricercarne le cause. Da quell’essere comodo che è, si appiglia alla prima che trova come alla migliore e così si tranquillizza”.

Valsecchi ha sempre una scusa. Non quella buona, ma la prima che trova. Oggi per tranquillizzarsi e tranquilizzarci parla dei ritardi sulla ripromessa riapertura del parcheggio di via Sassi, a causa della fornitura di materiali diversi dopo la “battaglia cittadina dell’Olmo”.

È successo così altre cento volte per i ritardi, per dichiarazioni affrettate, per date date a caso.

Possiamo ricordare quelle dell’imminente apertura del multisala a Lecco, della nuova Piazza degli Affari come polo per attività attrattive, ludiche e di spettacoli, delle continue diverse date di inizio lavori e riapertura del Teatro della Società, della apertura del parcheggio la Ventina o di quello in ritardo, di via Parini, delle date più volte slittate per la riapertura del parco del Belgiojoso, per non parlare del Cinema Lariano e di Villa Ponchielli.

Annunci e retromarce. A volte nemmeno quelle. Certamente sempre poco rispetto per i cittadini, riempiti di dichiarazioni farlocche, che sfiduciano.

Oggi per il “parcheggio dell’Olmo” è lo stesso. Il ritardo nel termine oggi annunciato dall’assessore per “speriamo il 20-30 ottobre” a suo dire per colpa del cambio del progetto dovuto appunto alla battaglia per salvare l’Olmo, da parte dei “ragazzi di Buizza” pare davvero una scusa, la prima maldestra venutagli in mente.

Questo perché l’8 agosto, a lavori già iniziati due giorni prima, con il programma già modificato, disse testuali parole : L’obiettivo è riconsegnare l’area sosta di via Sassi alla città per la prima decade di settembre, in questo modo pendolari e studenti che riprenderanno a frequentare la città e soprattutto la zona della stazione avranno a disposizione lo spazio”.

Nessun minimo accenno alla problematica di forniture, di tempi allungati per il cambio del Progetto. Ad essere cattivi comunque gli si potrebbe ricordare che comunque, ha sbagliato di nuovo, oggi dicendo che questo cambio “ci è costato un mesetto buono di ritardo sui lavori” avrebbe dovuto portare il termine dei lavori entro la prima decade di ottobre, non il 20- 30 ottobre, come si augura e non è nemmeno certo. Perché così siam più vicini ai due mesi che uno, di ritardo.

Forse è davvero il caso di parcheggiare l’assessore, più che le auto

L’ENNESIMA CUCINA AUTOREFERENZIALE DI MARIANI (Sconfinamenti) prepara cibi scotti.

altan rottamazioneSono andato martedì sera, in Cgil, alla serata “Quale futuro per il centrosinistra?” organizzata dall’associazione Sconfinamenti, la formazione politico culturale della diaspora di sinistra voluta dai fuoriusciti locali da Sel, Sinistra italiana, PD, ArticolouUno, Rifondazione, Possibile, Liberi e Uguali.

L’hanno chiamata Sconfinamenti ma devono aver sconfinato già altrove perché si era là così in pochi – se togliamo sindacalisti, invitati e iscritti di altri partiti e organizzatori, eravamo in 5 con loro 20 – che si poteva organizzare il tutto sul sedile dietro di un auto.

Visti volti presenti e loro storie, chi già alleati, chi compagni di partito, chi sindacalisti, mi è subito venuta in mente la battuta di un film di Nanni Moretti: “apritevi ma senza squartarvi”.

Io credo che il problema di fondo, che dovrebbe ridimensionare questi autoreferenziali gruppi per un posto al sole di leaderini per tutte le stagioni e le correnti, sia di credibilità ancora prima che di ingredienti. Di chi, in altre parole, cucina, o vuole cucinare.

Gli ingredienti, che in politica sono i temi sociali, i bisogni dei cittadini, i diritti, i Valori, che poi messi insieme, diventano ricette, risposte possibili, hanno la necessità di avere una cucina all’altezza.

Non basta essere dei portapiatti o parlare forbiti come avvocati.
Sotto i denti, e in politica sotto agli occhi, serve sostanza e coerenza.

Gli stessi che oggi vogliono riempire il frigorifero, o meglio ancora, la credenza, del proprio movimento dicendo che bisogna cambiare modo di fare politica, che sentono la necessità di un rinnovamento delle forme della partecipazione e della cittadinanza attiva sia su temi politici locali che nazionali, per far argine allo tsunami che alle prossime elezioni del 2019 e 2020 sono certi arriverà (se non ci saranno loro) sono gli stessi, ma proprio gli stessi, che sono proprio perfettamente la causa della necessità di questa rivendicata necessità.

Non è questione di voler essere più a sinistra dell’altro. È una questione di credibilità e coerenza.

La pappa dell’altra sera, è stata un’inutile prenotazione al tavolo di un ristorante dove i potenziali commensali sono al servizio del cuoco della brigata di cucina e dei camerieri e non, come dovrebbe essere, viceversa.

Cambiare l’immaginario comune è più importante che strappare un inutile 5% alle elezioni. Anche se il 5% porta a una o più poltrone.

Si è sentito “Il tuo compito è spiegare le tue proposte. Di conseguenza le persone capiranno (da sole) il tuo valore.” Bello, romantico.  Ma se le proposte che fai, o che (forse) vorresti fare, sono le stesse che non hai fatto, che hai già disatteso, a cui ti sei opposto in questi anni perché eri e sostenevi l’opposto….

Le persone, gli elettori non ti daranno ascolto.
Non ci saranno.
Proprio come l’altra sera.

(Nella fragilità delle cose terrene) APPELLO E’ MEGLIO NON DIA LEZIONI SUI POSTI IN GIUNTA

annarivNella fragilità delle cose terrene ci sono dei temi che alcune forze politiche non dovrebbero toccare, per decenza, per etica, pur avendone formalmente titolo.

Uno di questi temi è il rimpasto di Giunta, una di queste forze politiche è Appello per Lecco.

Nessuno sa dire con certezza se le bizzarrie degli interventi in Consiglio Comunale di questa forza politica – che in qualunque altra parte del mondo conterebbe, visti i voti, meno di una polisportiva – siano davvero dovuti alla scellerata azione degli uomini (o delle donne, in questo caso) o dipendano da cicli climatici ricorrenti.

La sola cosa certa è che l’esposizione dei presenti a tali interventi è pericolosissima. Potrebbero ricordarsi quello che Appello per Lecco fa finta di dimenticare.

Ossia che l’unico membro della Giunta che ancor prima che per le farloccate operative, per etica, dichiarazioni, rispetto dei cittadini e degli elettori, per serietà e coerenza non dovrebbe stare lì, e quindi sostituito, è proprio l’esponente di Appello per Lecco, Corrado Valsecchi.

La consigliera comunale Anna Riva che ieri sera, risoluta e dispotica sottolineava il ritardato rimpasto come elemento che genera confusione e mancanza di chiarezza (in realtà è più probabile che sia solo per avere altri posti in Giunta) infatti non ricorda, o non l’hanno istruita, che proprio Valsecchi disse, in campagna elettorale testuali parole:se prendiamo il 10% e almeno 2500 voti chiederò a Brivio di fare il Vicesindaco, altrimenti non sarò in Giunta” . Aggiungendo in più:“Se ne facciano una ragione ci saremo anche nel 2015, ma di sicuro non alleati con il consigliere Venturini”. Ha preso il 6,6% e la metà dei voti, 1312.

Sappiamo come è finita.

Ogni ambiente, ormai, riproduce al proprio interno i segni del disastro. Presto ci si scannerà alle riunioni del giovedì del Rotary, verranno proclamate secessioni di condominio, scoppieranno faide negli oratori. Ma sentendo ieri sera queste incoerenti reprimende non è più in forse l’unità della maggioranza: è in forse, addirittura, l’unità di Anna Riva.

Appello per Lecco manca di credibilità. Per dare lezioni. Un filo di etica politica e rispetto per i cittadini non stonerebbe.

Torna in mente il vecchio Gaber: “La strada è l’unica salvezza”. Poi, maledizione, subito dopo, ci si ricorda che anche le strade sono di competenza dell’Assessore Valsecchi, e allora non c’è davvero più salvezza.

Contiamo quindi che, prima delle lezioncine, la stessa esponente di Appello ne chieda, per coerenza, le dimissioni.

Con la compagna Anna Riva, fino alla vittoria.