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PIZZE SOSPESE X IL PS: COME IL BACIO DELLA MAMMA SULLA BUA DEL BIMBO

PIZZADa settimane è attiva la campagna “Pizze sospese per il Pronto Soccorso”.  Sta funzionando.
Tantissimi cittadini, ben oltre 100, stanno donando. Oltre 250 sono le pizze consegnate. Ci si sta interponendo tra il forno e la cassa per tanti operatori sanitari che stanno dedicando anima, corpo, tempo e fatica alla cura dei pazienti.

Funziona. Tanto che diverse iniziative e gesti autonomi si stanno moltiplicando.

Per questo la portiamo ancora all’attenzione.

Quello delle “Pizze sospese al PS” che oggi è diventata anche colazioni e sushi é solo un piccolo gesto di minima restituzione di gratitudine al personale sanitario che ancora più di prima, in situazioni di difficoltà, rischio, fatica, sta lavorando per tutti noi.

La prima volta, quando una signora ha pagato le loro pizze ordinate, hanno detto che si erano commossi dal gesto. Per questo si era deciso di proseguire, di prolungare un gesto di un giorno in ogni giorno. E la campagna pizze, colazioni, sushi sospese è solo e nient’altro che questo.
È il bacio della mamma sulla bua del bimbo. Non serve a nulla ma serve a tutto.

E grazie al Ristorante SHABU, la Pizzeria RIDA, il Bar SIRIO dell’ospedale, a 1.2.3 Pronto, e agli altri che vorranno aderire possiamo continuare e ampliare l’iniziativa. Ora oltre al Personale del Pronto soccorso, raggiungiamo gli altri reparti e gli operatori della CRI San Nicolò.

Serve l’aiuto di tutto e di ognuno. Qui il link per poter donare o anche “solo” far girare e conoscere.

MAURO ROSTAGNO UN UOMO MERAVIGLIOSO COME LA VERITA’

Potremmo cominciare dal fondo, dall’ultimo atto.

Da venerdì 20 marzo 2020, ore 10, a Roma, quando la Corte di Cassazione, si pronuncerà, in maniera definitiva, sulla verità giudiziaria di Mauro Rostagno. Sull’omicidio di Mauro Rostagno.
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Quel giorno era lunedì 26 settembre 1988. Una sera buia.
Un buio che per tanti dura da 32 anni. Per altri era già stato squarciato, da subito, dalla verità, dalla luce limpida, delle molte vite di Mauro Rostagno.
Mauro Rostagno, quella sera, in quella stradina di Lenzi, frazione di Valderice, provincia di Trapani, a pochi metri dalla sua Comunità Saman, luogo che aveva creato per dare speranza, fiducia e recupero alle persone tossicodipendenti che volevano un futuro, una speranza e chiedevano fiducia, è stato ucciso dalla Mafia.
E’ quella giudiziaria la verità che si attende venerdì.
Una verità togata, in nome del popolo italiano, che è un diritto avere, è una verità doverosa, che è lì da pronunciare dopo tre decenni di depistaggi, omissioni, arresti indegni e vergognosi, omertà e interessi.
Una verità da mettere a fianco di quella nobile e quotidiana che si sa da sempre. Da subito.
Mauro Rostagno è stato ucciso dalla mafia. Su mandato, dovrà sigillare venerdì anche la Corte di Cassazione, di Vincenzo Virga, capomafia di Trapani, perché, come riassume limpidamente Maddalena, la sua figlia più piccola e così forte come quell’Hibiscus rosso nel sole di Trapani “stava facendo il terapeuta di una città”.
Mauro Rostagno da una tv locale, RTC, infatti, raccontava a una città, a un popolo trapanese e siciliano, che si fermava per ascoltarlo, i piccoli e grandi misfatti dei criminali comuni e degli alti papaveri che tenevano in pugno la loro città e, di fatto, le loro vite. E lo diceva e denunciava come nessuno.
Mauro Rostagno è stato anche per esempio, in una delle sue vite precedenti, una sorgente fondamentale per la consapevolezza di Peppino Impastato, il giovane de “i 100 passi”, “la mafia è una montagna di merda”, ed è stato soprattutto così tante altre cose luminose e splendide che la sola piccola consolazione di questa verità giudiziaria  – a 32 anni dal suo omicidio per mano della mafia – che si aspetta venerdì 20 marzo, ore 10, a Roma, in Corte di Cassazione, è che chi allora non c’era, i giovanissimi di oggi, gli uomini e le donne di domani, tutti quei petali ideali di Hibiscus rosso che oggi stanno fiorendo, ognuno alla propria maniera, e dove ovunque dicono a noi adulti con il loro alfabeto: “Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto”, avranno modo, possibilità così di conoscere ancora di più Mauro Rostagno.
Una persona di cui essere fieri e debitori.
Idealmente un loro nonno, un partigiano, che la mafia e i poteri che soffocano il futuro, pensavano di aver zittito, volevano zittire, si erano illusi di aver zittito.
Uno che “Ci spiegava le cose che facevamo in un modo così bello che noi non avremmo potuto accorgercene”, come dissero gli operai della Philips di Monza, in una serata dedicata al suo ricordo.
E quindi finiamo dall’inizio. Dal primo atto.
Mauro Rostagno è da scoprire e riscoprire perché è una bella persona. Meravigliosa.
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NON SO SE È UN APPELLO: BASTA PARLARE DI SALVINI

quarto-stato-di-spalleNon so se è un appello.
Ho però la netta convinzione che dovremmo, tutti quanti, soprattutto sui social dove non si riesce a fare un più che minimo ragionamento articolato, spazzato via da facili slogan o dal mantra: “si vabbè ma gli altri?”, smettere di riportare, rilanciare, commentare, scimmiottare ogni giorno, ogni stramaladettissimo giorno, ciò che dice, fa, posta, dichiara, quella slavina umana di propaganda e vergogna che è il Ministro della Paura Salvini?
Riteniamo davvero che sia utile, che sia controinformazione, quella di farci dettare l’agenda, l’ordine del giorno da lui e alleati e di giocare di rimessa sul terreno scelto da lui e dai suoi esperti di comunicazione?
Oggi non credo sia il problema dei problemi convincere il cittadino per chi o per chi non votare, tantopiù che c’è più autoreferenzialità sparpagliata a “sinistra”, che stelle in cielo.
Muoiono e nascono partiti, liste elettorali, associazioni pseudoculturali (anche localmente) con dentro sempre gli stessi politici che cambiano sedia, selfie o partito pur di restare in cima anche se oggi questa cima è il nulla, e che continueranno ad essere perdenti e di reale scarso interesse per chi non vive di pane e politica.
A me, invece, sembra più importante ora ricostruire relazioni, luoghi, spostare altrove il discorso politico, praticare stili di vita e di pensieri, continuare a vivere, piantare semi, come è stata, almeno in parte, la giornata del Rifugiato lungo l’Adda a Pescarenico, questa Domenica. Come lo sono, da sempre, gli incontri pubblici e questi si di informazione, altrinformazione e formazione di Qui Lecco Libera. Come il prossimo, questo venerdì sera in Sala Ticozzi.
Fare cioè almeno questo, che non è nulla di originale, ma è anche togliere importanza all’idea che ciò che conta è solo vincere sul piano elettorale se poi la società rimane quello che è… 
Ho la convinzione che dobbiamo ricreare spazi e parlare degli argomenti reali, quelli veri, per una società che rispetta gli adulti ma creda soprattutto nei giovanissimi, che non ha paura di crescere, di essere sé stessa e che contemporaneamente, concepisca la diversità, i confini, l’altro e non abbia paura.
Una società di uomini e donne che (ri)conosca i ricchi e gli impoveriti, gli onesti e i disonesti, il bene e il male, la guerra e la pace, il lavoro e lo sfruttamento, i diritti e i privilegi, i doveri e le imposizioni, la nazionalità e la cittadinanza, e che sappia scegliere da che parte stare.
Ho la convinzione che dobbiamo smetterla insomma di discutere tutto il santo giorno e tutti i santi giorni, ciò che fa e dice il Ministro della Paura Salvini e non rincorrere il consenso per il consenso.
Non bisogna rassegnarsi e non bisogna credere che quest’enorme consenso  sia sinonimo di ragione; ci vorranno anni perché la ragione diventi consenso, perché il consenso torni alla ragione.
Ma la primavera o la facciamo arrivare noi, assieme, o non arriva.

I PATELLI CHE NON SI LAVANO E SI DIMENTICANO INSIEME AI CITTADINI

pannolino Se c’è una cosa che allontana i cittadini dalla politica questa è il mancato rispetto delle promesse, degli impegni.

Ieri, lunedì, mentre era in corso il consiglio comunale e la tv (Report) trasmetteva l’esperienza esaltante e virtuosa della raccolta differenziata nel Trevigiano impegnato nel rendere riciclabili perfino i pannolini, a me tornava in mente il consigliere e capogruppo di Appello, Gianluca Cine Corti e la sua esperienza per nulla esaltante e nulla di virtuosità.

Era lunedì 28 settembre 2015, erano le 19 e anche allora era in corso il consiglio comunale quando ascoltai una proposta che stava – secondo lui – fortemente a cuore al consigliere Corti che l’aveva annunciata in pompa magna sui social.

Incentivi per l’uso dei pannolini lavabili per le famiglie lecchesi. “Il Comune promuova l’uso dei pannolini lavabili, con campagne di informazioni, prodotti omaggio o con la riduzione della tassa sui rifiuti”, aveva detto

Il giorno dopo, già alle prime luci si poteva leggere su tutti i giornali il comunicato stampa della proposta e le infinite condivisioni. Se li usi sconto sulle tasse”.

Quello che non erano riusciti a fare nella passata legislatura diversi cittadini che lo avevano proposto a tutti i consiglieri, il 28 settembre 2015, finalmente, grazie ad Appello che – diceva – di aver preso a cuore la vicenda, si sentiva aria di sapone e primavera. Era solo questione di crederci, di attenzione e di stare con il fiato sul collo all’Amministrazione, se questo lo faceva un consigliere, per giunta di maggioranza, il risultato doveva essere garantito.

Poi però il sole cala, la notte prende tutto il cielo e la stampa non può seguire tutto, così le stagioni passano e ti accorgi che son passati mesi, mesi e mesi.

Di questo se ne accorge un cittadino che sui social usati a più non posso dai politici del far credere per magnificare le loro opere seppur incompiute, così, inopportunamente, osa porre al promotore dell’iniziativa dei patelli lavabili, del “se li usi sconto sulle tasse”, la domanda delle domande: “a che punto sta?”

E Gianluca Corti, per nulla abbagliato da tanta velocità, non può far altro che scrivere: “Mi impegnerò a ri-sollecitare la cosa…”. Ebbene si, di grazia, ben 7 mesi dopo. 7mesi dopo!! Si impegnerà.

Una proposta quasi morta per abbandono dello stesso proponente. In un’azienda privata era giusta causa di sanzione. Qui a Lecco basta l’annuncio per prendere applausi cosa che, da tempo, sembra lo scopo unico di troppi consiglieri e qualche assessore autoinvestitosi da prossimo candidato Sindaco.

Richiedo, oggi…visto che nel frattempo, passati già quei primi 7 mesi, ne son passati altri 20 di mesi e il consigliere degli impegni farlocchi e quindi irrispettoso verso i cittadini, non ha mosso un dito, non si è impegnato, che si fa?

Perché mentre altrove stanno sperimentando il riciclo addirittura dei pannolini usa e getta per antonomasia, qui da noi, non siamo nemmeno in grado di fare promozione su quelli almeno lavabili…

Ma si sa in alcuni partiti più di altri è pieno di politici del far credere. Forse bisogna suggerire alla stampa una rubrica del: “che fine ha fatto?” E a Cine Corti un sussulto di dignità, quello di dimettersi.

ESSERE, SENTIRSI, RICONOSCERSI

promessi sposiSono le azioni che avvicinano il reale all’ideale. 
Per questo è importante agire guardando la bellezza di esempi e proposte.

Una di queste azioni è, senza dubbio, la proposta di sostegno economico popolare, per recupere a pieno splendore la Cappella interna della nostra Villa Manzoni, promossa da Comune, Assocultura, Avis e studenti di Lecco.

Per due motivi, a parer mio.
Il primo è che questo strumento può diventare esempio, per altre opportunità  di affiancamento a sostegno del nostro Patrimonio culturale e identitario

La seconda é il senso, la scintilla, il Valore aggiunto di questa iniziativa. Ossia che così articolata (bastano donazioni a partire da 10 euro) contribuisce ipso facto alla diffusione di una sensibilità diffusa nei confronti della Cultura che si ripercuote positivamente su molti aspetti della stessa, dalla motivazione della partecipazione, al sostegno sociale alle iniziative, al rafforzamento del tessuto comunitario.

La forza di questa copartecipazione cittadina al sostegno del nostro patrimonio culturale, non è infatti da vedere come un neutro “nobile gesto”, ma come un modo concreto di partecipare ad un progetto nel quale ci si riconosce, e nel quale essere coinvolti.

Dove e perché si riconosce, pur nelle difficoltà contingenti, anche l’impegno del settore pubblico. Che si estende a un’offerta che in questi anni ha promosso una rinnovata attenzione per una cultura più inclusiva, vissuta e partecipata che, con le azioni, avvicina il reale all’ideale.

Per questo trovo intelligente raccogliere l’invito di #Leggermente e sostenere  insieme ad altri cittadini e invitare a farlo, il recupero a pieno splendore della Cappella di Villa Manzoni. 
Raccogliere questo segnale vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini.
Vuol dire riconoscersi. Lecchesi. Anche se,  eventualmente Lecchesi non si è ma grazie a Manzoni – e a queste iniziative – ci si sente 

Lo si può fare da questo link. QUI

https://mobile.ulule.com/leggermente_2018/?lang=

https://www.ulule.com/discover/?q=Leggermente

EX LEUCI: LA GRATUITA CRITICA AL SINDACO E LE LACUNE DEL COMITATO

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Posso rimaner sconcertato dall’ennesima lettera fotocopia del Comitato CittadellaLuce indirizzata al Sindaco Brivio?

Gli estensori imputano al Sindaco una lacuna che, a me, con tutta evidenza, pare proprio non esserci. Credo sia, anzi, tutta loro, a monte, la lacuna.

Ossia trovo gratuito chiedere quelle risposte al Sindaco, ulteriori sostegni concreti dopo che lo stesso ha preso in mano la questione amianto (date, documenti e richieste di inizio lavori per la bonifica, dimostrano che tutto è partito ben prima della manifestazione di sabato, usata da qualche assessore e altri per farsi campagna elettorale, e così i tavoli di lavoro Brivio li ha convocati).

Eppure il Comitato scrive: “l’ingrediente imprescindibile è quello della volontà politica di assumersi il ruolo di motore-volano che possa poi trascinare le altre componenti del cosiddetto Sistema Lecco, a partire dalle Associazioni Imprenditoriali”; quando è proprio il Progetto CittàdellaLuce ad essere così aleatorio, mero esercizio accademico che proprio la concretezza è il suo primo ingrediente lacunoso, anzi che manca proprio.

E prima era quello dei cosmetici, e ancora prima quello di un hub per diverse ipotetiche startup innovative, con 60/80 aziende, 20 centri ricerca integrati, 50-100 ricercatori a regime, e, prima di ancora prima, quella di una macchina taglia laser in fibra, e prima di prima di ancora prima, quello dei Pali d’illuminazione autopulenti. Che si fatica a stargli dietro.

Non ci sono imprenditori. Non ci sono abbastanza soldi per iniziare. Anzi non ce ne sono per nulla. Sono 27 associazioni e realtà del territorio ma i soldi devono metterceli gli altri. Il rischio di impresa è in capo a tutti gli altri cittadini, Enti e vattelapesca. C’è solo l’area (in realtà manco quella) come in Provincia ce ne sono da tirartele dietro. A Lecco forse 500.000 metri quadrati.

Non è il caso di dire, a malincuore ma onestamente, che prima di pretendere e cercare risposte, soldi e portatori d’acqua fuori dal Comitato bisognerebbe cercarli nel Comitato?

È onesto dire che i soldi pubblici che si dovrebbero investire lì, in quell’area privata per arricchire chi si è già dimostrato in realtà più speculatore che imprenditore, verrebbero sottratti ad altro? Possiamo almeno chiederci cosa ci si potrebbe fare d’altro con quei soldi a beneficio della città? Possiamo dire che bussare al Sindaco o a un altro Ente è l’ultima delle porte e non la prima?Qual è il Piano industriale, un Progetto concreto economico e finanziario, un reale orizzonte di concretezza e verità?

E invece fa figo, è facile criticare il pubblico, crea consenso, si scrivono lettere fotocopia dove si alternano “si potrebbe” “la città merita”, “sistema Lecco” “Paradigmaticità della nostra vicenda” “laboratorio di idee”….Da anni.

E Siamo ancora qui. Dentro capannoni dismessi della Leuci di 80 anni fa che paion l’unica area dismessa di tutta la Padania ed invece così non è.

Ma se non partono lì dentro i progetti, questi non possano partire altrove?

Buttare la croce sul Sindaco oggi mi pare più l’ennesimo trucco per spostare l’attenzione su un ricetta che non c’è. Non c’è mai stata. E farsi un po’ di pubblicità, alcuni pure elettorale. Perché come cittadino ti accorgi che non sai nulla. Non si sa nulla. Nulla di quello che servirebbe sapere. In tutti questi anni nulla di più della forma. Precaria pure quella.

Il Piano economico di sostenibilità di un’azienda, di una potenziale start-up, di quell’economia circolare usata come mantra, sono ben più di un’idea di progetto…sono le fondamenta della fattibilità. Io, ma credo nessuno al di fuori degli attori più stretti ora in campo, l’han visto. (non che dovevo vederlo, sia chiaro) però giusto per esprime una solidarietà non di maniera.

Se fosse stato pubblico e in continuo progress intendo era più bello, più partecipato, più sostenibile. Viva la trasparenza, viva la partecipazione però zero strumenti di comunicazione, che non siano lettere fotocopia. Un sito internet con progetti, proposte, comunicati, archivio ecc. nulla. Ed ora gridano alle istituzioni. Basta, basta chiedere agli altri di compensare le proprie lacune. Rimboccatevi le maniche, siate voi il cambiamento che volete vedere solo negli altri.