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CHE SI COMINCI A FARLE ASSAGGIARE L’ASPREZZA DELLO SCONTRO

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Sono personalmente convinto che l’esito di queste elezioni è stato determinato dal successo di quella tattica che prevede di interpellare la pancia degli italiani più che la loro testa.

Si tratta di quel richiamo alla parte più retriva della società, meno acculturata e sapientemente ‘educata’ dai mass media ad aver paura del ‘diverso’ nelle sue varie accezioni (extracomunitario, gay, rom, comunista, ecc.) e che coltiva come progetto di vita, senza ritenersi conformista, il rifugio nell’ordinarietà, nella normalità, nell’usualità…

L’enfatizzazione massmediatica di crimini commessi dai ‘diversi’ raggiunge l’obiettivo di spaventare strati sempre più larghi della società che si aspettano dalla politica risposte in termini di sgomberi, muri eretti, repressione poliziesca.

Una parte di società sapientemente gonfiata dai mass media fino a diventare maggioranza e che si esprime politicamente come una vecchina spaventata che si stringe al petto il borsellino. Borsellino, fra l’altro, sempre più vuoto in seguito al processo di distribuzione del reddito al rovescio, vale a dire dalle fasce meno abbienti a quelle già privilegiate. Tuttavia questo processo non è in cima alle preoccupazioni di questa parte di società poichè il privilegio viene ideologicamente elevato come valore in sé, a prescindere dal merito che lo ha originato (a proposito di meritocrazia …).

Il privilegio di essere nati in una zona geografica anziché in un’altra.

Il privilegio di appartenere ad una certa etnia. Il privilegio di essere nati in una famiglia benestante. Il privilegio di poter uscire da una situazione di precarietà sposando il figlio di un milionario… Era scontato che rispondere ad un’offensiva di questo genere scimmiottando sul piano culturale la destra e candidando prefetti, generali, imprenditori, avrebbe condotto ad una Waterloo poiché la gente preferisce l’originale alla fotocopia.

Ci sarebbe da riflettere poi, ma con chi ne mastica di politica e non chi la vede solo attraverso la dimensione virtuale dei talk show televisivi, se la sinistra, quella vera, quella credibile cioè lontana da questa classe dirigente (locale e nazionale), quella che non si propone di insediarsi in questa società ma che si propone di cambiarla, venga messa definitivamente fuori gioco dall’esito di queste elezioni o piuttosto se non esca rafforzata.

Forse è giunto il momento che si smetta di inseguire e assecondare, sperando di mitigarne la perniciosità, quella parte di società che ama la ricchezza e il privilegio e che si cominci a farle assaggiare l’asprezza dello scontro.

L’ABUSO DEL QUESTORE IL 25 APRILE anno zero A LECCO

11-bella-ciao

caro Direttore,
forse è necessario metterla così.

Le scrivo perchè bisogna precisare meglio la cronaca riporata nell’articolo sulla Provincia del 26 aprile in merito all'”attrito” avvenuto nella manifestazione del 25 aprile a Lecco, tra alcuni cittadini e il Signor Questore.
Lo spazio nel pezzo non ha potuto forse esprimere compiutamente i fatti, così da rendere la mia dichiarazioneseppur  riportata fedelmente, non chiarificatrice dei fatti.
Quindi, mi permetta di togliere ogni dubbio al lettore.

Denuncio pubblicamente l’abuso messo in pratica, immotivatamente – da qui l’abuso – dal Signor Questore che preventivamente e non invece “invitando al silenzio per rispettare educatamente il programma della cerimonia” ha zittito e costretto cittadini a non cantare i canti partigiani e, apice del fatto spiacevole ed offensivo, a non sventolare bandiere (della pace, del sindacato, degli eredi dei partigiani)
Il fatto inaspettato è stato messo in atto all’interno, per giunta, del Palazzo Comunale, la Casa di tutti i Cittadini.

Imporre, come ha fatto il Signor Questore senza nessun potere e Diritto, a dei ragazzi, dei genitori e persino ad un bimbo, di sventolare delle innocue e semplici bandiere non aveva nessuna scusante.
E nessuna ce n’è. Non disturbavano, non impedivano la vista ne l’ascolto ma, casomai, rafforzavano la speranza, la democrazia, i Valori per cui si era, tutti, lì.

Ma è evidentemente facile farsi forza soprattutto davanti a dei ragazzi con il loro solo torto di avere barbieri diversi da quelli esercitanti in centro città.

E’ stato impedito, nei fatti, a dei cittadini di partecipare ad una manifestazione e io lo denuncio pubblicamente.
Da parte mia, tranne poca cosa, ho mancato – e questa è la mia responsabilità – un sussulto di dignità.
Intervenire durante la cerimonia pubblica per costringere gli astanti, le autorità ad un sussulto di Diritto.
Da qui, parzialmente, mi sia permesso, rimedio almeno con la cronaca, con la denuncia pubblica.

Paolo Trezzi

IL DIRETTORE DI UNIMONDO CI RISPONDE SU UNICREDIT

A seguito della pubblicazione della pubblicità della Carta etica di credito “GeniusONE” sul nostro portale ci sono giunte diverse lettere. Tra le prime quella di Paolo Trezzi alla quale, anche tenendo conto di lettere successive, risponde il direttore di Unimondo, Fabio Pipinato.Risposta del direttore di Unimondo Gentile Paolo Trezzi,
La ringrazio per la Sua lettera alla quale non mi attardo a rispondere. Unimondo ha già fatto pubblicità ed è la prima volta che pubblicizza una “Carta” di un Istituto di credito. Trattasi di una decisione di cui, in qualità di direttore del portale, mi assumo la responsabilità. Ho discusso della Sua lettera e della mia scelta con il CdA della Fondazione e la redazione. Le confesso che abbiamo opinioni divergenti. Come CdA non abbiamo la certezza di aver scelto bene, ma vorremmo aprirci al dialogo anche verso realtà che rimangono interlocutori importanti per il sociale www.unicreditfoundation.org.

Provo ad interloquire per punti:

1) Da dieci anni Unimondo offre un’informazione puntuale e gratuita sulle banche armate e, per fortuna, non solo su quelle. Più volte ha denunciato le modalità di costruzione, traffico, smercio, responsabilità economiche, politiche e finanziarie del commercio di armi. Vorrebbe continuare a farlo.

2) Conosco il coinvolgimento di numerosi gruppi bancari nell’industria armiera. Tuttavia, pur non condividendo la linea di sostegno all’industria bellica, mi è sembrato di poter valorizzare l’attenzione al sociale che Unicredit sta compiendo. Forse vale la pena concentrarsi anche sulle “buone pratiche” degli istituti finanziari e non solo sui danni da essi compiuti. Come da sempre fatto.

3) Il portale non gode di contributi né statali e né di enti locali. Alla fine del mese deve comunque quadrare i conti per garantire la retribuzione ai collaboratori. È legittimo il richiamo ai principi, ma la sostenibilità economica non può essere accantonata come un fattore irrilevante. Un’agenzia che offre un’informazione gratuita ha bisogno di entrate che ne garantiscano il funzionamento.

4) Come direttore devo tener conto anche delle risorse presenti nel CC di Banca Popolare Etica che il lettore responsabile potrà trovare in Home Page sotto la dicitura: “dona ad Unimondo”. Se vi sono riserve sufficienti possiamo agire senza pubblicità alcuna ma se non ve ne sono dovremo accogliere alcune delle offerte che ci giungono. All’aumento progressivo dei lettori negli anni non è sempre corrisposto un aumento delle donazioni.

5) Sto ricevendo molte lettere piccate, deluse, dubbiose ed arrendevoli. Alcune da parte di organizzazioni per noi importanti come Pax Christi. Chiederò alla redazione di pubblicarle. Siamo per il dialogo. Non è un caso che abbiamo un’intensa attività culturale, nei territori ove abbiamo sede, poco propensa alla contrapposizione. Ed è forse per questo che vorremmo sopravvivere al mercato che ha costi sempre più importanti, con il sostegno del mercato, per non sottrarci nel denunciare le storture del mercato stesso. So che si tratta di abitare una contraddizione ma per questo ho deciso di aprire un dialogo con i lettori meno arrabbiati come lei. Mi piacerebbe coinvolgere nel dialogo anche i funzionari di Unicredit ai quali girerò, con il Suo permesso, la Sua lettera e le lettere che giungono in redazione. Credo possa essere anche questa un’occasione d’interloquire in modo costruttivo, al di là delle categorie della guerra, che ci ha visto per un decennio o di qua o di là del muro.

6) I lettori più affezionati si ricorderanno della polemica nell’anno del giubileo in occasione del Festival di San Remo. Ebbene, dopo pochi giorni è stata varata la legge per la cancellazione del debito estero dei paesi più poveri. La Campagna sdebitarsi ha voluto condividere anche con noi il successo. Sarebbe una vittoria di tutti se riuscissimo a trovare una via per un disimpegno formale dell’Istituto di Credito (al quale stiamo dando noi credito) dal finanziare l’export di armi a favore di un impegno graduale e fattivo per il sociale.

7) Iniziamo subito. Osserviamo che altri Istituti di credito riportano chiaramente il Bilancio Sociale, il Codice etico e ambientale e anche la loro policy in materia di “armamenti”. Non ci dispiacerebbe ottenere la stessa trasparenza da Unicredit con i quali stiamo tentando di andare oltre la contrapposizione.

Cordialità,
Fabio Pipinato
(Direttore di Unimondo)
 

E DALLO STESSO SITO DI UNIMONDO:
il dibattito che ne sta seguendo

CARTE FALSE DI UNICREDIT su Unimondo.org lettera di protesta

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Cara Redazione di Unimondo, unimondo.org

Buongiorno, anzi no.

Non vorrei sembrare sarcastico, ma la pubblicità di Genius la Carta di credito “etica” di Unicredit, la Banca armata principe della Lista delle Banche Armate di quest’anno,

sul vostro sito, non mi sembra una genialata. Anzi.

Sono un assiduo frequentatore del vostro sito e non ricordo di aver visto mai nessuna pubblicità. Iniziamo bene. Potete solo migliorare a questo punto. Vi scrivo perché non mi spiego come sia possibile scivolare su queste cose così palesi. Ho la sensazione che anche per un sussulto di dignità riceverete molte lettere su questa vicenda, piccate, deluse, dubbiose, arrendevoli. E saranno gli stessi visitatori che navigando in Rete volendo trovare informazioni sui danni degli istituti finanziari, ed in particolare sulle loro esposizioni nel facilitare e rendere possibile le transazioni e i pagamenti nel commercio di armamenti in giro per il mondo. Visitando il vostro sito.

Questa non è un’attenuante è, per parte mia, un’aggravante.

Le notizie le sapete e quindi la conseguenza dovrebbe, doveva (sic!) essere automatica. Mi sfogo, dunque, con voi, segnalandovi che Unimondo con la pubblicità delle Banche Armate è come l’Europa senza Illuminismo: inservibile.

Vi chiedo pertanto di provare a motivare questa scelta, mi riservo il diritto di rendere pubblica la vostra risposta, o non risposta perché voglio sapere chi è che, ha deciso di rovinarvi/ci la reputazione Perché, e concludo, vedere Unimondo.org sito parlare di Banche Armate e di fianco la pubblicità della Carta di credito “moschicida” di Unicredit, cioè una di queste, è come vedere una partita di calcio tra due squadre in finale. Quando l’arbitro fischia la fine della partita può non essermi chiaro se abbia vinto la cronaca delle banche armate o la Banca armata.

Escludo, però, che possiate aver vinto entrambi.

In attesa di risposta saluto,

Paolo Trezzi Centro Khorakhanè Lecco

(aderente campagna banche armate)

archivio:L’on.RUSCONI TRA ARMI E TORTELLI DI ZUCCA

Se mi avanzassero dei soldi comprerei degli spazi sugli organi di informazione perché sarò insistente e pure uno afflitto da persecuzioni maniacali, ma finché vedrò comportamenti che rasentano il ridicolo mi permetterò segnalarveli ed a oggi chiedere ospitalità.

E’ notizia di questi giorni, letta sul vostro sito (merateonline.it), che il deputato e coordinatore lecchese della Margherita, Rusconi, ha preso parte ad una conferenza stampa per presentare il disegno di legge, che lo vede tra i primi firmatari, per richiedere la costituzione di una Commissione d’inchiesta per stabilire dove si trovino le armi di distruzione di massa che secondo gli Usa, ma anche secondo Blair e Berlusconi, venivano nascoste dall’Iraq e che sono state alla base dell’attacco di Bush a Saddam.

 

Rusconi afferma: “In Inghilterra e negli Usa sono aperte discussioni a tutti i livelli per stabilire dove siano finite queste armi. Bush e Blair hanno giurato sulla loro esistenza e hanno trascinato l’opinione pubblica convincendola della pericolosità di Saddam. Anche Berlusconi si era espresso in questa direzione. Ma a guerra conclusa non c’è traccia di queste armi di distruzione di massa”.

E aggiunge: “Chiediamo a Berlusconi di venire a riferire in aula. Il premier ha «carpito» la buona fede anche dei parlamentari di centrodestra. Ha condotto una politica estera folle e ha preso in giro deputati e cittadini. Vogliamo che sia stabilita la verità”.

 

Non chiedo ad un vostro editorialista politico di scomodarsi a fare un articolo per queste affermazioni ma sarebbe interessante provare a rifletterci un minuto.

Partendo da un piccolo ma significativo particolare, che, sia nel mio piccolo che in quello più importante ed autorevole di don Marco Tenderini di Merate, permette di vedere questo ed altri comportamenti dell’onorevole in questione, sotto la giusta luce.

(Il 3) reiterando un comportamento assunto anche mesi prima, Rusconi non fece argine, anzi si spostò per lasciar passare, astenendosi, la modifica peggiorativa della Legge 185/90 sul transito e commercio di armi.

 

E cosa dice di nuovo questa Legge, dopo le modifiche?

“Con le nuove norme purtroppo non si conosce quale sia il valore finale del materiale di armamento esportato, ma soprattutto è stato eliminato il certificato di uso finale. In definitiva non si sa a chi serviranno le armi prodotte e commercializzate”. …Con questo tipo di ratifica abbiamo purtroppo perso un`importante occasione perché resteranno soprattutto irrisolti alcuni problemi sotto l`aspetto del controllo… l`incertezza sulla destinazione degli armamenti in relazione al riconoscimento e alla tutela dei diritti umani nei paesi verso i quali sono rivolte eventuali esportazioni degli armamenti…”

Parole mie? No di tale on. Giuseppe Molinari, componente la IV commissione Difesa della Camera, che ha preso la parola durante la discussione del ddl. 1972-b, nella seduta 317. Partito di appartenenza Margherita. (anche lui astenuto).

Ed ora l’On Rusconi che ha creduto che in Iraq c’erano le armi di distruzione di massa e quindi era giusto fargli la guerra, si sente preso in giro dal Governo e per ripicca, forse, chiede a gran voce “l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del conflitto in Iraq nell`anno 2003” (atto parlamentare 4054).

Non capendo, ancora, che grazie al suo voto di inizio giugno, è molto più probabile trovarle oggi le armi di distruzione di massa in paesi che non rispettano i diritti umani.

 Dovrebbe dimettersi.

Ma solo 7 mesi fa (28/11) ha firmato una proposta di Legge ai fini di dare: “Disposizioni per la valorizzazione del “tortello di zucca” e istituzione del relativo distretto di ristorazione (atto parlamentare c.3435). E quindi non può farlo. Sta ancora lavorando per noi.

 

27 giugno 2003 a merateonline.it (lui e la politica alta)

essere di sinistra dopo la sua scomparsa

Sinistra significa esercitare il pensiero critico e adoperarsi per cambiare la società, non scalare banche … (quanto al patetismo che gli uomini PD/PDL rivolgono a sinsistra lo riserverei per la vicenda Credieuronord-Unipol). Veltroni, D’Alema and co. sono talmente di sinistra che si sono affrettati a cancellare quel termine anche dalla loro ragione sociale. Nello specifico italiano essere di sinistra significa fare una legge sul conflitto di interessi, superare la legge 30, superare lo ‘scalone’, una legge per la pluralità effettiva della comunicazione e dell’informazione, tassare le rendite al 20% (badate che non sto parlando di ‘dittatura del proletariato’ ma del rispetto del programma dl fu governo Prodi) e poi applicare realmente la Costituzione, il codice penale, il codice civile (che parla fra l’altro di “funzione sociale della proprietà privata) mettendo la magistratura in condizione di fare il proprio lavoro (io sono per la via giudiziaria al socialismo) Abbiamo pagato la fedeltà al Governo invece che al programma. Ma che percaso aveva ragione Turigliatto?

a forza di essere vento