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ATLETI POLITICI ED OLIMPIADI

Innanzitutto è bene ribadirlo: la Cina è un Pease che viola i diritti umani (con o senza Tibet).
Non è l’unica ma questo non la scagiona.
In questi giorni a livello pubblico si sta dibattendo sulla stampa ed nei Palazzi del potere perchè gli ateleti boicottino l’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino o che gli stessi atleti facciano gesti e passi simbolici durante i Giochi.

Lo sta chiedendo anche la politica con alcuni ministri italiani in pole position.    
Noi crediamo che non si possa chiedere agli atleti di supplire all’ipocrisia della politica e dei politici chiedendo di boicottare o manifestare contro la Cina. ( I politici non hanno fatto mezzo passo in questa direzione richiesta agli atleti, anzi da anni vedono nella Cina una salvezza commerciale ed un partner da non contraddire, nei fatti)

Siamo però convinti che questi atleti, molti dei quali hanno solo questa vetrina per compensare gli sforzi, totali, di 4 anni di preparazione ed allenamenti, oltre ad essere appunto atleti (con il loro carisma ed ascendente sul pubblico) sono anche e soprattutto uomini e donne, cittadini.

E forse è qui che si deve chiede al rispettabilissimo e orgoglio locale e nazionale Antonio Rossi, – portabandiaera azzurro – per fare un esempio, di cogliere l’occasione.

Non per supplire alla politica ma per esaltare valori che non si misurano con i cronometri ed i giudici di gara.  

 

IL GIUSTO POSTO PER I VALORI RELIGIOSI

Un milione. Anzi no, un milione e mezzo. Comunwue stavolta erano davvero in tanti, nelle strade e nelle piazze: con le loor bandiere al vento. con i loro cappellini colorati: Con i loro slogan taglienti, sarcastici, eppure pieni di orgoglio della propria identità di liberi cittadini, slogan che spandevano allegria e coraggio nel cuore della folla. Certo, ce l’avevano con il governo, ma era ovvio che fosse così: i cortei a favore del governo non riescono mai così bene, lo sanno tuttti.

Chi c’era è rimasto impressionato, perchè era davvero da un pezzo che non si vedeva un simile fiume di gente scendere in piazza, rinunciando a una scampagnata o alla pirima gita la mare, in nome di un ideale limpido e pulito: il giusto posto per i valori religiosi.

Era una richiesta sbagliata? Io dico di no. Ogni sincero democratico dovrebbe approvarla. Anzi. se avessi potuto ci sarei andato anch’io, a quella manifestazione storica. ma bisognava prendere due aerei e un treno, e alla fine ho lasciato perdere. peccato, perchè mi sarebbe piaciuto, essere ieri a Smirne, tra quel milione e mezzo di turchi che marciavano per difendere una causa sacrosanta: la separazione delle leggi dello Stato da quelle della religione.

S. Messina “Bonsai” 

   

AI SILVII E AI WALTERII

 

AI SOSTENITORI DELLE IMPRONTE ED AGLI ELETTORI DI WALTER E SILVIO

Ho l’impressione che abbiate girato poco il mondo.
Perchè vedete, gli stranieri non esistono più, siamo tutti cittadini del mondo,
di questo piccolo mondo che ti porta in Kenya per il safari in business class in qualche ora
e che ti porta a Lampedusa in qualche mese, un po’ a piedi attraverso il deserto, un po’ in gommone attraverso il mare della speranza…se ci arrivi vivo. Può non piacere, ma è così e indietro non si può tornare o forse bisogna aspettare che la “delocalizzazione” trovi finalmente il posto che uno vale l’altro…..
Certo era bello quando si potevano comperare le ragazze dell’est con quattro biro od un collant, quando bastava spostare la fabbrichetta di qualche centinaio di km per pagare gli operai un decimo di quello che si pagano qui, quando il petrolio era tutto per noi “occidentali” e i nostri Suv. Che vuoi farci, le cose cambiano, bisogna sapersi adeguare senza rincorrere sogni impossibili, come ridare Milano ai milanesi…..a proposito, ce ne sono ancora? E siccome è palese – lo dice ora la Banca d’Italia e da tempo i lavoratori – che i salari sono ai livelli di 15anni fa a differenza di profitto e rendita che sono sempre più alte, con una redistribuzione all’incontrario della ricchezza, io tenderei ad invitare i seguaci di maroni a focalizzare le priorità di allarme sociale in direzioni più efficaci, vicine e risolutive. (se vuoi leggere anche il resto, continua qui)

GIU LE MANI DA QUESTE MANI

Dedicata a chi non c’è spiegazione che gli possa far intendere che è sbagliato, che è solo l’inizio di una brutta storia, la solita, fatta di uomini che pretendono di essere migliori di altri uomini con le conseguenze tragiche che già mille volte si sono compiute.

Ma davvero possiamo credere che archiviando i segni delle mani dei bambini figli di chi non ci piace, macchiandole con inchiostro rubato ai calamai, potremo vivere meglio e sentirci più sicuri?

Non verrebbe da sé un mondo migliore e giusto da una società che fosse in grado di legiferare a beneficio di tutti gli uomini sapendo poi farle rispettare quelle stesse leggi?

Senza magari sospendere processi in corso che danno fastidio a chi non ha bisogno di sporcarsi le mani per rubare la democrazia e la dignità?

O è meglio forse mettere avanti le mani sporcando piccole mani innocenti ree unicamente di aver preso forma dentro una roulotte o sotto ad un ponte?

Giù le mani da queste mani!

LA SANITA’ E’ MERCIFICATA: E ALLORA PERCHE’ STUPIRSI?

Il recente caso della “clinica degli orrori” a Milano a riportato alla luce il grave problema legato all’attività privata nel campo della sanità. Le raccapriccianti intercettazioni che hanno incriminato i medici della clinica Santa Rita (che, se passerà la Legge proposta dal Governo, non potranno più essere fatte) hanno portato a galla una realtà inevitabile, un binomio (quello tra sanità e capitale) che per natura non può coesistere.

Qui sotto riportiamo una lettera pubblicata su la provincia di lecco  di mercoledi 18 giugno che nella sua pacatezza è molto “inchiodante” (se ti poni le domande o sei fottuto o sono fottuti)

Caro Direttore,                                                                                                                                           Lo scandalo della clinica di Santa Rita provoca indignazione. Dinnanzi a notizie di questo genere, la coscienza avverte quello che Montanelli descriveva come un sussulto, aggiungendo, in un suo scritto lucidissimo come sempre, che la vita nazionale procede con sussulti delle coscienze e rinvii della giustizia, ma che in fondo, a parte qualche piccola increspatura tutto poi si appiattisce nell’indifferenza più totale.
Ed anche in questo caso probabilmente le vicende si avvieranno su questa strada. Tuttavia quanto lascia perplessi è il finto stupore di taluni.

Quando sentiamo che la salute non deve essere mercificata fingiamo di non sapere che il legislatore ha denominato gli enti ospedalieri Aziende Sanitarie. L’azienda, nella sua specie, è una entità che genera profitto e quindi fingere scandalo ora perché questo profitto è cercato spesso al limite, ed oltre forse, del lecito e dell’etica lascia perplessi.
Non si giustifica nulla. Ma quanti esami clinici inutili vengono fatti effettuare da sanitari sempre pronti all’inchino dinnanzi all’amministrativo che osserva con compiacimento i numeri se sono alti o con disapprovazione quando seguono una curva discendente? Timore di perdere il posto, desiderio di mettersi in mostra:chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Però in tutto questo c’è qualcosa che non funziona: pubblico e privato si equivalgono nell’inseguire obiettivi che poco hanno a che vedere con quello che dovrebbe essere il principio base.
E cioè :l’uomo sofferente non dovrebbe essere fonte di lucro. (se vuoi leggere anche il resto, continua qui)

RAZZISTI? UN MANUALE PER PROVARE A SMETTERE

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe successo così in fretta. I campi rom incendiati, il reato di immigrazione illegale, le espulsioni per i richiedenti asilo, le ronde. E quest’aria avvelenata che ha prima suscitato allarme dei nostri vicini spagnoli, poi quello di Amnesty International, dell’Onu e, infine, anche del Vaticano. Troppe cose e troppo in fretta per attribuirne la responsabilità al risultato elettorale. Il nuovo clima politico può aver contribuito a far cadere certi pudori, può aver fatto sentire legittimati i vari giustizieri fai-da-te, ma un paese non cambia da un momento all’altro. Il fatto è che, come spesso “glialtrinoi” ha sottolineato, siamo il paese dei “norapperi”, i “non razzisti però…”. La novità è che negli ultimi mesi quel “però” è diventato enorme perché ognuno l’ha nutrito col proprio malessere.

Un libro appena uscito per Laterza, fin dal titolo – “Sono razzista ma sto cercando di smettere” – enuncia il problema e, nel contempo, suggerisce un percorso per uscirne. I due autori, Guido Barbujani e Pietro Cheli, sono rispettivamente un docente di genetica e un giornalista. Hanno messo assieme le loro competenze per svolgere una pacata riflessione sul “però” e hanno raggiunto una conclusione spietata: non basta aver ragione, non bastano i buoni argomenti.

Per esempio, la ragione (la scienza) ha da tempo escluso la possibilità di dividere l’umanità in razze. Quelli che negli ultimi tre secoli ci hanno provato, da Linneo alla polizia inglese, passando per il nostro Biasutti, hanno proposto una tale varietà di classificazioni (da tre diverse razze fino a più di cinquanta) da aver ottenuto il solo risultato di dimostrare l’impossibilità dell’impresa. Verrebbe da sorridere nel leggere dei “negroidi” e dei “tartari”, dei “caucasici” e degli “australoidi”, dei “melanesiani” e dei “lapponi”, se dopo non si scoprisse che il pregiudizio razzista resiste a dispetto di tutto. E non solo tra le reclute delle ronde anti-immigrati ma anche nel mondo scientifico. E’ di pochi mesi fa l’intervista al “Sunday Times” del premio Nobel James Watson che (salvo poi, come un qualunque politico italiano, sostenere di essere stato frainteso) si è detto pessimista sul futuro dell’Africa per via della “dimostrata” minore intelligenza dei neri. (se vuoi leggere anche il resto, continua qui)