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CODA E CODE..ne parliamo?

La coda è sempre coda e il fatto di mettersi in fila per abiti griffati e scarpe di marca anziché per beni primari ci dovrebbe dire qualcosa sulla dignità di un popolo. Oggi assistiamo allo spettacolo desolante di questa libertà. Coda chiama coda: in un servizio del Tg abbiamo assistito ad un’intervista lunare da parte di un giornalista ad una signora in coda davanti a un negozio di via Montenapoleone. “Signora, ma qui fanno i saldi?” “No” “E allora perché siete in coda” “Per vedere”. Allucinante. Nemmeno Beckett ci sarebbe arrivato. C’è qualcosa di contorto, di perverso, io non mi capacito. Come cittadini democratici perchè non si sente il dovere di disertare queste adunate oceaniche e di disvelare e denunciare il fascismo in ogni sua subdola forma?

Torno quindi un attimo sulle code… Continua la lettura di CODA E CODE..ne parliamo?

L’acqua in bottiglie di plastica il Creato lo distrugge prima

Vangelo di Matteo 7,3 Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?

Vangelo di Luca 6,41 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?

Basterebbe leggere questi due passi per togliere senso a questa mio post. A qualsiasi critica che viene rivolta agli altri. Però è pur vero che farlo potrebbe essere un alibi per non porre sul tappeto, nessun tentativo di migliorare, interrogarsi, crescere. Elevarsi. Collettivamente.

E siccome la questione è politica ritengo corretto, doveroso, esporre la critica e sollecitare una soluzione.  Mercoledì 1 settembre, con ampio risalto si è svolta intono al lungolago di Lecco, alla presenza di circa 200 spettatori, la giornata per la Salvaguardia del creato. Attraverso una riflessione sul tema dell’acqua. Acqua come risorsa, responsabilità. Iniziativa promossa dal Decanato di Lecco con decine di associazioni del mondo cattolico. (Acli, Gaggio, Pax Christi, Azione Cattolica, Gruppo Ecumenismo, Centro Culturale S.Nicolò, Caritas, ed altre ancora.).

Ebbene, dopo questa serata, lascia perplessi trovare alla Festa dell’Oratorio San Francesco (ma vale anche per le altre feste in questo periodo operative) nel settore ristorazione l’uso dell’acqua in bottiglie di plastica, piatti e posate usa e getta in plastica.

Ecco, siccome è una questione politica, teniamo in secondo piano, ora, i due evangelisti. Basterebbe porsi una sola domanda: perché, in coerenza con l’iniziativa del 1 settembre non è sembrato naturale e non si è sfruttata l’idea di far passare un chiaro messaggio favorevole all’acqua pubblica alle centinaia e centinaia di persone che ogni giorno frequentano appunto la Festa dell’Oratorio?

L’acqua in bottiglie di plastica il Creato lo distrugge prima.

Ci si potrebbe spingere ad evidenziare che anche posate, bicchieri, piatti erano di plastica e un’alternativa era facilmente percorribile. Ceramica o mater bi/mais. Se nemmeno i soggetti apparentemente più sensibili riescono a fare conversioni e scelte più lunghe di un giorno, la giornata del Creato non mi pare, da fuori, così efficace.

Ed allora serve un gesto politico e amministrativo.

L’Amministrazione comunale, copiando anche Enti del nostro territorio (Osnago), dovrebbe porsi il problema e risolverlo con, ad esempio, un Regolamento per le (Eco)feste. Dove si sostengono ed indirizzano gli sforzi per salvaguardare più collettivamente ed efficacemente il creato o anche semplicemente la Città. Un atto necessario, culturale e politico appunto. Ecofeste, perché per divertirsi non occorre inquinare. Un’amministrazione locale attenta alla qualità della vita dei propri cittadini non dovrebbe trovare difficoltoso mutuare la metodologia e le buone pratiche che si possono attuare quando si promuovono e si organizzano le Feste della Città, dell’oratorio, delle Piazze. Quindi vale ripetersi, insieme alla Chiesa, se l’Amministrazione comunale c’è, batta un colpo.

IL PROBLEMA oltre Esselunga VS Coop

A me ne Coop ne Esselunga stanno simpatiche, i modelli della GDO ritengo non siano sostenibili in termini di benessere collettivo, basterebbe conoscere un poco i Gas, i gruppi di acquisto, per averne, ulteriore, conferma. (altre si possono avere in termine di urbanistica, distruzione del territorio, sviluppo autocentrico ecc).  Però approfitto di un fatto recente che li riguarda per provare a fare un passo oltre, o almeno di lato.

Innanzitutto la premessa. Credo che leggendo un qualunque quotidiano di domenica 18 luglio non poteva sfuggire la storia pubblicata su 2 pagine intere di Esselunga che a Modena sarebbe costretta a cedere il suo grande lotto di terreno (44820 mq) dove doveva sorgere un nuovo supermercato, alla Coop Estense, proprietaria di un piccolissimo terreno confinante (8834mq) acquistato successivamente ad un’asta molto cara, perché quest’ultima sarebbe spalleggiata dal Comune. Pare che la lite tra le 2 vada avanti da una decina d’anni.

Un poco di polverone, ovviamente, si è sollevato. Continua la lettura di IL PROBLEMA oltre Esselunga VS Coop

Le E.S.CO per la macchina comunale

I Comuni, come quello di Lecco, hanno sempre più problemi finanziari. Cattiva gestione negli anni passati a cui va ad aggiungersi, oggi, una crudele ed irresponsabile riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato creando, inevitabilmente, da qui l’irresponsabilità, probabili riduzioni e carenze nell’erogazione di servizi ai cittadini, nonché debiti e conti che non quadrano.  E’ una situazione irrimediabile? Si leggono sempre più spesso, infatti, anche per Lecco, che i Comuni non hanno nemmeno i soldi per pagare il riscaldamento, per le bollette della luce, per gli affitti.  Figuriamoci per il resto Continua la lettura di Le E.S.CO per la macchina comunale

CODE & SALDI

 

codaLe cronache italiane di questo inizio anno narrano di code inquietanti fuori da negozi e outlet di abbigliamento e calzature per i tanto agognati saldi. Adunate oceaniche convocate dai tam tam mediatici, che ricordano famigerate adunate oceaniche di tempi andati. Oppure ricordano le code per il pane di sovietica memoria. La coda è sempre coda e il fatto di mettersi in fila per abiti griffati e scarpe di marca anziché per beni primari ci dovrebbe dire qualcosa sulla dignità di un popolo. E’ questa la libertà per la quale hanno combattuto e sono morti i nostri padri? Oggi assistiamo allo spettacolo desolante di questa libertà. Coda chiama coda: in un servizio del Tg abbiamo assistito ad un’intervista lunare da parte di un giornalista ad una signora in coda davanti a un negozio di via Montenapoleone. “Signora, ma qui fanno i saldi?” “No” “E allora perché siete in coda” “Per vedere”. Allucinante. Nemmeno Beckett ci sarebbe arrivato. C’è qualcosa di contorto, di perverso, io non mi capacito. Come cittadini democratici perchè non si sente il dovere di disertare queste adunate oceaniche e di disvelare e denunciare il fascismo in ogni sua subdola forma?

LIBERAZIONE DAL LAVORO

helmetPer una volta non vorrei fare il saputello che esprime certezze granitiche ma vorrei condividere alcune mie perplessità sul tema del lavoro. Sembra che volga a positiva conclusione la vicenda Innse, mentre altre lotte operaie sorgono altrove in Italia (es. la Cim di Marcellina).

Il caso della tentata chiusura della Innse era reso ancora più paradossale dalla presenza di ordinativi, insomma non era un’azienda in crisi. Si voleva esclusivamente realizzare un’operazione di speculazione edilizia, che sembra fortunatamente scongiurata grazie alla tenacia della lotta di quei lavoratori.

Gli operai chiedono il lavoro, il mantenimento in vita della fabbrica. Su youtube un operaio della Innse si mostrava critico nei confronti di forme di autogestione della fabbrica, poiché, diceva, per far rispettare i tempi di consegna di una commessa, occorreva un padrone che controllasse. E dato che in caso di un’autogestione i controllori sarebbero dovuti essere più numerosi, tanto valeva avere un padrone unico, preferendo evidentemente lo sfruttamento all’autosfruttamento. Insomma volevano, vogliono il padrone.

Sembra ancora lontana, complice un certa sinistra operaista nostalgica, Continua la lettura di LIBERAZIONE DAL LAVORO