Qui la mia bozza di #Manifesto che, a differenza degli scritti di Boscagli, Piazza e Minuzzo mera e funzionale retorica per il voto a loro, non chiede nulla ma spero offra spunti.
“GIUSTIZIA SOCIALE, VISIONE ECOLOGICA E PARTECIPAZIONE”
Cosa serve davvero a Lecco oggi? Quali strumenti e valori dobbiamo rimettere al centro per affrontare i prossimi dieci, vent’anni della nostra città ma anche i prossimi anni più vicini perché fra dieci e vent’anni dobbiamo arrivarci vivi e non arrancando di fatica, costi e difficoltà?
– E per avere risposte bisogna capire quali sono le domande.
I cittadini lo dicon cosa vogliono
Le risposte non possono venire da nostalgie, né da richiami, pur rispettabili, a un passato che non tornerà. E in alcuni casi meno male.
Il mondo è cambiato, e Lecco deve cambiare con esso: serve coraggio, serve visione.
– Serve tenere il buono fatto, da chiunque sia stato fatto, serve avere contezza degli errori, dei guasti fatti e di chi li ha fatti, nel passato più passato e nel presente che non è ancora passato.
– Serve forza, attenzione, resistenza e rigore, anche morale ed etico, serve scegliere da che parte stare, con chi stare a a servizio primario di chi stare.
– Si può e si deve essere Amministratori di tutti i cittadini ma le priorità, il servizio primo è essere al fianco, alla testa, lampadieri, confidenti, supporto, operai e dipendenti di chi innanzitutto ha più fragilità, ha meno risorse, ha meno scelte e meno soggetti a cui chiedere di portare assieme i pesi, di liberare e liberarsi dalle preoccupazioni, dalla burocrazia ed essere per tutti questi l’elastico della fionda per i propri desideri, impegni, quotidiano e visioni.
Tutto per migliorare la città e chi vi vive, stabilmente.
– Domandare, ascoltare e fare e lasciar fare. Le persone sanno, sanno fare e hanno idee.
Le persone, giovani di oggi e di ieri, di questo tempo e di questo spazio, non sono solo portatrici di bisogni sono portatrici di idee, di cultura, di saperi e anche di desideri, e la politica deve esserci. Presente sempre. Quotidianamente.
Abbiamo vissuto e stiamo vivendo anni difficili, tra pandemia, una forte crisi economica, emergenze climatiche, transizione digitale e quotidianità.
– In questo contesto, Lecco ha bisogno di una politica e politici che non si limitino a richiamare le glorie del passato, ma sappiano leggere i bisogni concreti del presente, parlando a tutte e tutti, senza esclusioni ideologiche o culturali.
– Lecco non è più la città industriale del dopoguerra ma è una Città viva, forte, ricca e con mille risorse, di uomini e donne, di natura ed economiche, di spirito e produttive, di spazi e idee
– Lecco è una città che in parte sta facendo i conti con la precarietà del lavoro, con una popolazione sempre più anziana, con giovani che se ne vanno e servizi che faticano a stare al passo con la realtà. Non possiamo accontentarci di riproporre modelli educativi e sociali radicati in una sola visione del mondo: servono pluralismo, inclusività, confronto vero.
– Il compito della politica oggi non è solo quello di “raccogliere l’eredità”, ma di costruire per consolidare nuove fondamenta.
E per farlo servono idee, non retorica. Servono politiche abitative serie per far fronte a un mercato immobiliare insostenibile per le famiglie e per i giovani.
– Serve investire con decisione nel trasporto pubblico, nella mobilità dolce, senza però condannare chi usa l’auto come se fosse il nemico, nella transizione energetica avendo però a cuore e presente che le bollette, troppo care, le pagano i cittadini.
– Serve una politica culturale che non sia ancella dell’identità ma motore di cambiamento, ponte tra generazioni e quartieri.
– Non servono cornamuse elettriche o palchi galleggianti, serve essere a disposizione di chi le idee anche nel privato le ha ma si scontra con le risorse e la burocrazia, serve offrire e promuovere cultura, attenzione non solo per il turista qualche mese all’anno ma avere come priorità il cittadino che qui vive, cresce, lavora, investe, produce, si diverte, può e vuole farlo stabilmente.
-Chi dice che Lecco non ha voce, spesso non ascolta
Non di solo Politecnico vive la città, Lecco vive di innovazione, di gruppi informali, di famiglie e associazioni, di impresa e volontariato, di cittadini volonterosi e innovativi, di piccoli negozi, di rioni e di relazioni
Tutto questo fermento va riconosciuto, non ignorato o sminuito solo perché non parla lo stesso linguaggio della politica di turno
– La vera comunità si costruisce non sulla fedeltà a un’unica matrice culturale e amicale, ma sulla capacità di convivere, di contaminarsi, di generare alleanze nuove
Che non possono essere buone solo quando c’è da tappare buchi, da fare lavori gratis, o perché come troppo mondo sociale, lo si paga poco, troppo poco
– La sicurezza di cui ha bisogno Lecco non è l’esercito in piazza col mitra ma è quella che nasce dalla giustizia sociale: servizi funzionanti, scuole inclusive, spazi pubblici curati, quartieri vivi.
Non serve alimentare allarmismi: serve presidiare il territorio con politiche sociali e urbanistiche che mettano al centro le persone.
Senza giustizia non c’è sicurezza, e senza equità non c’è comunità. Per questo bisogna proporre un’idea di città che non separi, ma unisca.
– Il sindaco che immagino non è né un “uomo solo al comando” né un “primo dei servitori” in chiave moralistica, ma un regista capace, competente, che sappia far funzionare, assieme agli altri, politici e dipendenti, la macchina comunale con trasparenza e responsabilità, che metta in campo politiche innovative con metodo e visione.
Che sappia valorizzare le professionalità e coinvolgere davvero cittadini, associazioni, imprese, scuole non per farsi pubblicità o quando fa comodo. Ma sempre. Come metodo e impegno.
Io credo in una Lecco che non guardi solo al passato, ma che abbia il coraggio di scommettere sul futuro. Che metta al centro le sfide ambientali, il diritto alla casa, la dignità del lavoro, l’accesso alla cultura e il protagonismo giovanile, la forza dell’economia industriale, artigianale e del commercio di Lecco.
Una Lecco capace di rispondere con intelligenza, non con nostalgia, ai cambiamenti in corso.
– Non servono eredi, servono costruttori. Non bastano richiami spirituali, servono politiche concrete.
– È il tempo di una nuova generazione di amministratori, sì, ma che parli il linguaggio del presente, e sia capace di immaginare un domani più giusto, più equo, più verde, più solidale, più partecipativo e non competitivo. Più aperto. Insieme.
Per poter costruire una città che sia davvero di tutte e di tutti. Avendo forte lo sguardo non per trovare un posto in questa città ma per creare una città in cui valga la pena trovare un posto.
