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ELUANA: PER NON PIANTARE UN ALTRO CHIODO SULLA CROCE DI PAPÀ ENGLARO

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Come hanno riportato i giornali è andato in scena sabato il rituale annuale che i “padroni” della morale chiamano “la giornata degli stati vegetativi (pro-life).” 
Il 9 febbraio, perché è la stessa data in cui morì Eluana Englaro.

Dolente da guardare ma pure assai istruttivo.
Gli integralisti da volantinaggio che fanno i gradassi sulla vita e sulla morte (degli altri), ci danno preciso il ritratto di quel che sono, e di come vorrebbero questo Paese: arretratezza, malafede e dogma.

Falsa coscienza, ma vera cattiveria.

Non ce n’è uno, di questi soldatini della fede, che piantando un altro chiodo sulla croce di papà Englaro non gli dica “poverino”, “gli siamo vicini”. E giù un altro chiodo. Ma poi si svelano. Dicono, come ha detto il loro coordinatore della manifestazione lecchese, Giorgio Celsi, che Eluana è stata ammazzata.
Che Eluana voleva vivere. Che se fosse rimasta dalle suore sarebbe ancora viva e magari avrebbe potuto addirittura svegliarsi.

Una violenza e falsa testimonianza da rimanerci ogni volta male.
Perché è proprio sull’odio per chi reclama diritti che gli integralisti religiosi di pronto intervento sguainano la spada.

Eluana è stato un puledro di libertà ed il Padre ha combattuto, alla luce del sole, non contro qualcuno ma solo per Eluana. Ha chiesto solo la libertà, il diritto, di scelta per lei, non l’obbligo per tutti e su tutti a mettere fine alla sua non vita.

QUELLE LORO E QUINDI ANCHE NOSTRE STORIE

fascismo baniIeri sera, insieme ad altri, per la Giornata della Memoria, dopo la posa delle Pietre d’inciampo alla mattina ad Acquate a ricordo di Pietro e Lino Ciceri, ho assistito ad un convincente reading musicale in sala don Ticoczzi, a cura di Federico Bario.
Ognuno di noi, con il suo volto e le sue esperienze, nuovo a questi temi o consapevole da tempo, ne è uscito arricchito.

Ne sono convinto.

Dalla serata ci si è portati a casa la memoria per ricordare e elementi in più per capire. Incontri così sono necessari, oggi, perché il fine è capire non solo ricordare.

Capire che dietro quei nomi che ieri sono stati citati, quelle loro e quindi nostre storie, non ci sono palcoscenici e sipari che finito si chiudono, ma ci sono volti e vite che, sovrapponibili, dobbiamo portare dentro per vederle ancora adesso, nel quotidiano del nostro tempo.
L’Assedio di Sarajevo, il Ghetto di Varsavia, il Rwanda, Portopalo ect ect,
Perché la Giornata della Memoria non sono solo giornate.

PS: venerdì 8 febbraio per “Il Percorso della Memoria”  all’Istituto Musicale Zelioli dalle 17.30

sempre Federico Bario in “Leggere in Ebraico” e Concerto “Dio delle Ceneri – la voce dei sommersi

“Crotto del Brick”: spazi vuoti e occupazione

nasce-villa-brick-anarchica-1Leggo dall‘articolo di cronaca di oggi, dell’avvenuto sgombero del Crotto del Brick”, da un paio di mesi occupato, in maniera non concordata, da un gruppo di militanti anarchici.

Ora qui non voglio soffermarmi sulla condivisione o meno di entrambi gli interventi. Quello dell’occupazione dei ragazzi né dello sgombero delle Forze dell’Ordine.

Credo sia invece utile andare al cuore del tempo e quindi a un passaggio dell’articolo.

Questo: “Abbiamo occupato – avevano spiegato in un volantino – per riempire questi spazi vuoti con socialità, condivisione e nuove sperimentazioni di rapporti umani liberi e orizzontali, senza gerarchie e autorità. Lasciare all’abbandono uno spazio (…) , lo riteniamo un insulto a quanti non hanno un tetto sulla testa o che faticano a sopravvivere con affitti da record (…)  Non chiederemo il permesso a nessuno per far rivivere un posto morto da decenni”

Mi sembra questa un’attenzione che i ragazzi anarchici ci offrono e che ci interroga.

Spero che singolarmente e poi assieme, cittadini,  Istituzioni, intellettuali, mondo associativo, colgano questa occasione e aprano una riflessione pubblica perché a me pare evidente che, anche se ci crediamo assolti siamo lo stesso coinvolti.

IL GUSTO DI PEDALARE A VUOTO CONTRO LECCO.

 

Caro Direttore de La Provincia, volevo farvi dei semplici ringraziamenti per l’articolo sul Festival e.bike delle biciclette elettriche che si trasferisce a Bergamo, dopo un lustro a Lecco dove è nato ed è potuto crescere.

Il grazie non tanto e prioritariamente perché avete difeso Lecco, (un po’ di sano campanilismo non farebbe certo nemmeno male) ma perché avete fatto quello che banalmente ci si aspetta da un giornale: andare alle fonti e verificare la notizia. Facendo questo, come conseguenza e non come fine, avete (anche) difeso la Città.

Lo scrivo perché sulla stessa notizia, questa appunto del Festival delle e.bike, non è stato così da altre parti e tantomeno sui social.

Questo altrove ha messo in moto, sui gruppi social senza freni, una discesa a capofitto di commenti e accuse con curve e volate preconfezionate, utili solo a perpetuare un pretesto di traguardo dopato: accusare la Città e l’Amministrazione.

Andiamo dai capitani turistici, come l’(ex) politico Fabio Dadati che, seppur pacatamente insinua e accusa la Città di aver perso questo Festival non possiamo perdere manifestazioni importanti di carattere internazionale” Se non possiamo perderlo, chi l’ha perso? Di chi sarà la colpa?

A ruota e a volte pure prima, più scompostamente è un attimo leggere commenti tipo “grazie Brivio”, “questa Giunta sta spegnendo Lecco”, addirittura c’è chi scrive pedalando faticosamente in salita che la colpa è “perché ci sono le righe della ztl in via Cavour”. E si potrebbe proseguire.

Poi, e torno all’origine di questa lettera, se si ha la serietà di andare alla fonte, o almeno porsi il dubbio, si legge, grazie a voi, che invece è stata una scelta imprenditoriale, degli organizzatori: “il pubblico lecchese aveva già conosciuto l’evento e gli espositori volevano promuovere le loro attività altrove. Per ampliare la loro proposta ad altri territori”. E ancora: “con Lecco ci siamo trovati molto bene e la Giunta del Comune ci ha sempre supportati attivamente nell’organizzazione dell’evento. Non abbiamo mai avuto motivo di critica verso l’Amministrazione ne abbiamo ricevute da parte loro”.

A volte è così semplice uscire dal gruppo. Un gruppo che preferisce pedalare a vuoto contro Lecco che non alza lo sguardo dai propri pedali, che si accontenta di piccoli strilli e sgonfi sfoghi, lasciando al sostegno il lustro delle occasioni speciali che però non ci aggradano mai se non sono le nostre.

Grazie ancora, quindi, direttore.

Paolo Trezzi

La pulizia delle statue è una bella cosa, ma è anche una buona cosa?

da "La provincia di Lecco"
da “La provincia di Lecco”

Posso essere (forse) impopolare?
Trovo questa continua rincorsa alla pulizia di statue e monumenti, una quantità ripetuta di occasioni perse.

A caval donato non si guarda in bocca, si dice, ed è anche giusto.
Vorrei qui evidenziare un possibile punto alternativo.
Gli sponsor che permettono questi lavori sono tutti sollecitati e a invito. Sono convinto che si potrebbero e dovrebbero indirizzare queste adesioni e relative risorse verso un Progetto o progetti più valorizzanti e di utilità, direi prioritari.

Statua di S.Nicoló, Monumento a Stoppani, a Manzoni, ai Caduti sul Lungolago, la via al Torchio e ora Cermenati, Ghislanzoni, Mazzini e i monumenti ai caduti di Castello, S. Giovanni e Maggianico, ect. ect. Una lunga serie.

Abbiamo provato a mettere in fila i denari spesi complessivamente per queste pulizie e restauri, in cambio di spazi pubblicitari delle società che hanno sponsorizzato l’iniziativa?
L’assessore parla di un controvalore, ad oggi, di un milione di euro (due miliardi di lire)

So che è più facile a dirlo che a farlo, che ogni singolo Progetto ha tempi diversi, che la visibilità per ogni sponsor è più immediata ma canalizzarli in un Progetto – che sia scelto dall’Amministrazione o suggerito dalla cittadinanza – con una maggiore ricaduta in efficacia non è da auspicare, senza per questo criticare totalmente queste pulizie e restauri?

Con queste risorse (soldi, materiali ect) non era altrettanto e più utile la riapertura più rapida del Teatro della Società?
Ampliare il restauro di Villa Manzoni in corso?

Scelte che inoltre produrrebbero un ritorno economico immediato per il Comune che lo potrebbe utilizzare per altri sostegni minori, pure la stessa pulizia delle statue?

E se non si può sostenere il restauro di edifici pubblici simbolo come Villa Manzoni e Teatro, che trovo comunque prioritario, perché almeno non farlo su scelte e cartelloni di attività turistiche, ricreative, sportive, giovanili e culturali nel solco del già riuscito impegno e programma comunale?
Anche qui generando un immediato ritorno economico re-investibile.

Non vuole essere una gratuita critica alle scelte attuali ma continuo a ritenerle ancora evidenti occasioni perse nel rapporto spesa-resa pubblica.

STASERA VADO A TEATRO. (Perchè non è un telecomando, è un’Enciclopedia)

Domani, martedì, inizia teatrofinalmente la nuova stagione teatrale di Lecco. (“Il ritorno di Casanova” regia del grande Federico Tiezzi; Palladium ore 21).

Anche per questa stagione il palco va in Città, al Palladium, per la temporanea chiusura del Teatro della Società per ristrutturazione.

Siccome non si giudica uno spettacolo dal colore del sipario, io e la mia famiglia, abbiamo rinnovato l’abbonamento.

Federico Tiezzi, Paolo Rossi, Elio de Capitani; Serena Sinigalia, Marina Massironi, Debora Villa, Elio delle Storie tese, per citarne solo alcuni protagonisti dei 10 spettacoli in cartellone, sono la passione e la qualità che con questa Stagione, possiamo fortunatamente condividere senza dover andare a Milano o Como.

Ci può capitare spesso di leggere o incontrare – qui e altrove – chi ci domanda: Perché dovrei andare a Teatro?palladiumi

Siccome non si può dire che cosa sia il Teatro; nel ricco e qualitativo cartellone di Lecco – davvero importante – per esempio troviamo commedie, risate, drammi, ironia, classici, rivisitazioni, sentimenti e musica, possiamo rispondere in più modi.

Innanzitutto proprio perché, in un unico posto, su un unico palco, possiamo trovare tutte queste “forme del Teatro”. Non è però come avere in mano un anonimo telecomando è più come sfogliare una sontuosa enciclopedia.

Con gli occhi, il cuore e i pensieri.

E’ aprire finestre nella casa che abbiamo dentro.

E’ far entrare il fresco, che può essere spensieratezza, riflessione, stimolo, condivisione.

Le forme di teatro che, da domani, sono in cartellone a Lecco, possono essere, sono, la fiammella che porta con sé già il pretesto alla miccia per bruciare fino a raggiungere a volte, la roboante e portentosa diffusione sonora del tuono, ed è davvero un peccato fermarsi dentro punti ciechi, elettroni impazziti che ci fanno sfuggire alla curiosità, al bello, per giunta ad un passo da casa, di una delle più antiche forme d’arte che ha attraversato con protervia e decisione secoli e millenni.

Un’arte che mettendo in scena il falso ha sempre trovato la cometa, nel buio della sala, per raccontare il reale, la realtà. A volte, anticipandola.

Dove si può tornare bambini ma restare svegli fino a tardi

Dove ognuno, contempla e non solo guarda, riconosce e non solo scopre. Partecipa e non solo assiste.

Lecco e ovunque ci sia un palco, ci dà la possibilità di essere come nell’antica Grecia dove non era l’elite a recarsi a teatro, i ricchi, bensì ogni strato della popolazione.

Perché dove c’è teatro c’è popolo. Comunità

Andare a teatro, a Lecco, è anche un modo fisico per dire che lo ri-vogliamo aperto il Teatro della Società. A prescindere dal colore del sipario.

I biglietti si possono, ho visto, acquistare anche online. Per essere protagonisti