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USCIRE DALLA MAGGIORANZA NON E’ LOGICO. CI SI STA PER IL RPOGRAMMA NON PER LA POLTRONA

laltra-via1E’ stato, alla fine, come tenere un discorso in pubblico ma con il pubblico portato da casa, l’intervento di ieri in Aula del consigliere di Vivere Lecco Dario Spreafico, dopo il rimpasto di Giunta. Difficile dire se la spinta prevalente sia stata di incoscienza-presunzione o di umiltà, visto che non sempre, nelle grandi occasioni, si è in grado di presentarsi in società con qualcosa di buono o utile da dire.

A volte, come a mio parere questa, capita di farlo con il pigiama stazzonato e gli occhi rossi di insonnia, perché tutti se lo aspettano e fino all’ultimo non eri pronto. E ti esce così, con la voce grossa ma lo sguardo sull’ombelico.

Il discorso fatto per comunicare l’uscita dalla maggioranza è stato, per me, legittimo ma non coerente.

Perché la fatica di questo proclama aveva come uno scopo: quello di lavare l’onta di una non digerita sostituzione in Giunta del proprio assessore di riferimento, Ezio Venturini, qui visto come un fratello e compianto come una vittima.

Il cittadino elettore o solo spettatore sarà avvantaggiato nella comprensione della cronaca, dal fatto che ogni discorso – anche questa lettera – nasce e muore come un discorsetto a se stante e che gli eventi superano sempre i latori.

Son infatti cambiati più spesso i politici che i programmi.

Per questo ieri sera ho trovato legittimo ma non logico il discorso sentimentale del consigliere di Vivere Lecco, Dario Spreafico.

Perché, a parte lo spettacolo un bel po’ surreale di aver portato tra il pubblico, da parte dell’ex assessore Venturini, per la sola la lettura della lettera, plaudenti alcuni candidati della lista, alcuni amici stretti e un paio di parenti e famigliari, andarsene dalla maggioranza sbattendo la porta non è logico.

Tutto questo che senso ha?

 La Lista civica Vivere Lecco ha chiesto i voti per un Programma non per una poltrona. Capisco il bisogno di visibilità e di riconoscimento ma si esce dalla maggioranza, dove gli elettori li hanno messi, se il programma viene cambiato o disatteso non perché chi lo deve applicare viene cambiato o cambia.

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Questo, ci piaccia o no, fa una differenza. Anzi, fa la differenza.

Parlare di questa differenza è difficile – soprattutto a caldo di una relazione che non si è, forse, potuto perfettamente gestire – perché si ricade nella vecchia categoria del militante saccente.

Non parlarne è forse anche peggio: si ricade nella decrepita categoria del militante ipocrita.

Io questi politici – e politica – che gli obiettivi del Bene Comune, del migliorare il “Vivere a Lecco” o li fanno loro in prima persona o non vale e non valgono, faccio fatica a comprenderla

 

LA STRABICA PROMOZIONE TURISTICA tra privati di serie A e altri di nessuna serie

eatlakeloveLa promozione del Turismo sul nostro territorio, per le Istituzioni,non vede solo, giustamente, località di serie A e di serie B (Varenna non è Pasturo) ma vede anche attività commerciali di serie A e tutte le altre di nessuna serie.

La prova provata è, ancor una volta, l’uso disinvolto di denaro pubblico per sostenere operatori privati. Alcuni operatori privati. Più che il territorio. A discapito di altri. Privati, non territori.

Lo scorso anno, con soldi pubblici, sono stati creati 4 pacchetti turistici per la Città fatti da un operatore privato, iniziativa che ha trovato pure una copertura mediatica che nemmeno altre, pubbliche e ben più qualificanti e caratterizzanti, solitamente trovano.

Allora Comune e Regione avevano pagato ben 12.000 per far fare una cosa che l’Agenzia privata, chiunque essa fosse, già faceva e comunque aveva totale interesse a fare. Ossia fare accordi con strutture ricettive, alberghiere e commerciali private per indirizzare lì – e non altrove – il turista.

Oggi, per altro la stessa Agenzia privata, riceve oltre 60.000 euro pubblici per promuovere il Progetto i “Sapori” del lago #eatlakelove. Tale Progetto è stato presentato lunedì a Palazzo Falck con istituzioni e operatori con queste parole: “un modello di turismo esperienziale che unisce paesaggio, cultura ed enogastronomia… l’iniziativa raccoglie imprenditori legati al settore food e turismo che si sono alleati per realizzare un piano che dia impulso e luce alle iniziative gastronomiche che interessano un’ampia area geografica che abbraccia il Lago di Como, la Valsassina e la Brianza”.

E’ chiaro come continuiamo a spendere i soldi pubblici per il Turismo?

C’è un operatore turistico privato che ha interessi economici, di sinergia e, legittimamente, immagino anche di ristorni economici con i propri partner con cui ha costruito il Progetto che fa affari privati, ma è il pubblico – tutti noi – che paga per promuoverli.

La Pubblica Amministrazione – Regione e altri – non è che deve dare servizi efficienti che valgono in termini generali, informazioni turistiche di promozione territoriale per tutti e non solo per alcuni?

Lo dico senza scopo polemico ma 60.000 euro sono un botto. Che senso ha finanziare un’impresa privata per attività con così ampia e quasi unilaterale valenza economica per il soggetto privato? Se io fossi (non lo sono) un operatore turistico commerciale, un albergo, un altro servizio che non è inserito nel pacchetto turistico ect. mi sentirei beffato.

A questo punto perché non chiedere a tutte le aziende della Città e della Provincia che vendono in Italia e anche all’estero di mettere sui loro imballaggi e documenti comunicativi (lettere, fatture, sito web) il logo di Lecco o del Lago di Como e un indirizzo web istituzionale il quale rimanda alla promozione turistica (culturale, sportiva, paesaggistica) di Lecco e del Lago?

Secondo me lo fanno a gratis. Altro che 60.000 euro.

IL NUOVO PREVOSTO E LE NOSTRE TASCHE PIENE DI VUOTO

Ieri pomeriggio sono passato dal centro Città e ho assistito alla bellissima cerimonia d’ingresso in Basilica – e in città – della nuova guida pastorale don Davide Milani.

imagePosso permettermi di esprimere un particolare disagio che mi è cresciuto pensando alle parole che avevo letto la mattina in merito alla persona senza fissa dimora che, da qualche tempo, vediamo davanti Teatro della Società?
Quel “Barbone” detto dalla consigliera comunale Bettega?

Ho trovato una dissonanza, tra la Comunità che faceva da ali a don Davide e quella Comunità che, evidentemente, vuole rappresentare e essere rappresentata dalla politica Cinzia Bettega.

Leggere che c’è ancora qualcuno, addirittura un proprio rappresentante, che apostrofa un uomo con il termine “barbone”, questo per creare una distanza, un invalicabile muro simbolico tra lui e gli altri. Tra lui e noi. Tra lui e il rispettabile, è l’inferno del presente.

Ho sentito una distanza ben oltre l’inciampo tra il dire e il fare.
Mi sono detto innanzitutto che la Comunità che abbracciava con entusiasmo e fede il proprio nuovo Prevosto non può essere la stessa che con spregio permette ad una propria rappresentante di etichettare una persona, un mendicante alle porte del tempio del benessere quale è il Centro città, con il termine di “barbone”.

Non può essere la stessa se come ha detto chiaramente nella sua prima omelia il nuovo Prevosto, che è ministro della misericordia, “agli occhi di Dio siamo importanti perché esistiamo” .

E allora unisco al mio disagio una preghiera.
Un’accorata e patetica supplica a voi giornalisti e a tutti noi, cittadini e fedeli.

Chiedo di non usare a nessun costo il termine “barbone”.
E a chi lo usa di dirgli e dirle, esplicitamente, che non può farlo, ad iniziare da quella volontà dispregiativa che ho appunto letto ieri della consigliera Bettega.

Perché le parole sbagliate, inserite nel pigro e indifeso sistema immunitario dei nostri cervelli, lavorano come subdoli virus: divorano le parole giuste, ce le fanno dimenticare e infine diventano, per assuefazione, parole neutre, di uso comune.
E parliamo da ammalati senza neppure rendercene conto.
Barbone, come il vecchio “vu cumprà”, è una parola comoda e stupida.
Non vorrei che diventassimo, se non lo siamo già, assuefatti alla malattia, un contagio così leggero e condiviso che passa, ormai, per benigno. E invece lascia, dove passa, il vuoto: un vuoto per giunta diffusamente apprezzato.  Come i buchi nelle caramelle.
Invece che crearci un buco alla bocca dello stomaco.

Abbiamo bisogno, ognuno alla propria maniera, fedeli e no, di una guida che sappia ancora farci mettere una mano per toccarci l’anima ben più di chi vuole farcela mettere per toccare se abbiamo ancora il portafoglio.

PARCHEGGI, GOETHE E VALSECCHI

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Quando leggo le dichiarazioni dell’assessore Valsecchi, mi viene spesso in mente Goethe.

L’illustre tedesco ebbe a dire:“L’uomo si trova nel bel mezzo degli effetti e non può astenersi dal ricercarne le cause. Da quell’essere comodo che è, si appiglia alla prima che trova come alla migliore e così si tranquillizza”.

Valsecchi ha sempre una scusa. Non quella buona, ma la prima che trova. Oggi per tranquillizzarsi e tranquilizzarci parla dei ritardi sulla ripromessa riapertura del parcheggio di via Sassi, a causa della fornitura di materiali diversi dopo la “battaglia cittadina dell’Olmo”.

È successo così altre cento volte per i ritardi, per dichiarazioni affrettate, per date date a caso.

Possiamo ricordare quelle dell’imminente apertura del multisala a Lecco, della nuova Piazza degli Affari come polo per attività attrattive, ludiche e di spettacoli, delle continue diverse date di inizio lavori e riapertura del Teatro della Società, della apertura del parcheggio la Ventina o di quello in ritardo, di via Parini, delle date più volte slittate per la riapertura del parco del Belgiojoso, per non parlare del Cinema Lariano e di Villa Ponchielli.

Annunci e retromarce. A volte nemmeno quelle. Certamente sempre poco rispetto per i cittadini, riempiti di dichiarazioni farlocche, che sfiduciano.

Oggi per il “parcheggio dell’Olmo” è lo stesso. Il ritardo nel termine oggi annunciato dall’assessore per “speriamo il 20-30 ottobre” a suo dire per colpa del cambio del progetto dovuto appunto alla battaglia per salvare l’Olmo, da parte dei “ragazzi di Buizza” pare davvero una scusa, la prima maldestra venutagli in mente.

Questo perché l’8 agosto, a lavori già iniziati due giorni prima, con il programma già modificato, disse testuali parole : L’obiettivo è riconsegnare l’area sosta di via Sassi alla città per la prima decade di settembre, in questo modo pendolari e studenti che riprenderanno a frequentare la città e soprattutto la zona della stazione avranno a disposizione lo spazio”.

Nessun minimo accenno alla problematica di forniture, di tempi allungati per il cambio del Progetto. Ad essere cattivi comunque gli si potrebbe ricordare che comunque, ha sbagliato di nuovo, oggi dicendo che questo cambio “ci è costato un mesetto buono di ritardo sui lavori” avrebbe dovuto portare il termine dei lavori entro la prima decade di ottobre, non il 20- 30 ottobre, come si augura e non è nemmeno certo. Perché così siam più vicini ai due mesi che uno, di ritardo.

Forse è davvero il caso di parcheggiare l’assessore, più che le auto

L’ENNESIMA CUCINA AUTOREFERENZIALE DI MARIANI (Sconfinamenti) prepara cibi scotti.

altan rottamazioneSono andato martedì sera, in Cgil, alla serata “Quale futuro per il centrosinistra?” organizzata dall’associazione Sconfinamenti, la formazione politico culturale della diaspora di sinistra voluta dai fuoriusciti locali da Sel, Sinistra italiana, PD, ArticolouUno, Rifondazione, Possibile, Liberi e Uguali.

L’hanno chiamata Sconfinamenti ma devono aver sconfinato già altrove perché si era là così in pochi – se togliamo sindacalisti, invitati e iscritti di altri partiti e organizzatori, eravamo in 5 con loro 20 – che si poteva organizzare il tutto sul sedile dietro di un auto.

Visti volti presenti e loro storie, chi già alleati, chi compagni di partito, chi sindacalisti, mi è subito venuta in mente la battuta di un film di Nanni Moretti: “apritevi ma senza squartarvi”.

Io credo che il problema di fondo, che dovrebbe ridimensionare questi autoreferenziali gruppi per un posto al sole di leaderini per tutte le stagioni e le correnti, sia di credibilità ancora prima che di ingredienti. Di chi, in altre parole, cucina, o vuole cucinare.

Gli ingredienti, che in politica sono i temi sociali, i bisogni dei cittadini, i diritti, i Valori, che poi messi insieme, diventano ricette, risposte possibili, hanno la necessità di avere una cucina all’altezza.

Non basta essere dei portapiatti o parlare forbiti come avvocati.
Sotto i denti, e in politica sotto agli occhi, serve sostanza e coerenza.

Gli stessi che oggi vogliono riempire il frigorifero, o meglio ancora, la credenza, del proprio movimento dicendo che bisogna cambiare modo di fare politica, che sentono la necessità di un rinnovamento delle forme della partecipazione e della cittadinanza attiva sia su temi politici locali che nazionali, per far argine allo tsunami che alle prossime elezioni del 2019 e 2020 sono certi arriverà (se non ci saranno loro) sono gli stessi, ma proprio gli stessi, che sono proprio perfettamente la causa della necessità di questa rivendicata necessità.

Non è questione di voler essere più a sinistra dell’altro. È una questione di credibilità e coerenza.

La pappa dell’altra sera, è stata un’inutile prenotazione al tavolo di un ristorante dove i potenziali commensali sono al servizio del cuoco della brigata di cucina e dei camerieri e non, come dovrebbe essere, viceversa.

Cambiare l’immaginario comune è più importante che strappare un inutile 5% alle elezioni. Anche se il 5% porta a una o più poltrone.

Si è sentito “Il tuo compito è spiegare le tue proposte. Di conseguenza le persone capiranno (da sole) il tuo valore.” Bello, romantico.  Ma se le proposte che fai, o che (forse) vorresti fare, sono le stesse che non hai fatto, che hai già disatteso, a cui ti sei opposto in questi anni perché eri e sostenevi l’opposto….

Le persone, gli elettori non ti daranno ascolto.
Non ci saranno.
Proprio come l’altra sera.

(Nella fragilità delle cose terrene) APPELLO E’ MEGLIO NON DIA LEZIONI SUI POSTI IN GIUNTA

annarivNella fragilità delle cose terrene ci sono dei temi che alcune forze politiche non dovrebbero toccare, per decenza, per etica, pur avendone formalmente titolo.

Uno di questi temi è il rimpasto di Giunta, una di queste forze politiche è Appello per Lecco.

Nessuno sa dire con certezza se le bizzarrie degli interventi in Consiglio Comunale di questa forza politica – che in qualunque altra parte del mondo conterebbe, visti i voti, meno di una polisportiva – siano davvero dovuti alla scellerata azione degli uomini (o delle donne, in questo caso) o dipendano da cicli climatici ricorrenti.

La sola cosa certa è che l’esposizione dei presenti a tali interventi è pericolosissima. Potrebbero ricordarsi quello che Appello per Lecco fa finta di dimenticare.

Ossia che l’unico membro della Giunta che ancor prima che per le farloccate operative, per etica, dichiarazioni, rispetto dei cittadini e degli elettori, per serietà e coerenza non dovrebbe stare lì, e quindi sostituito, è proprio l’esponente di Appello per Lecco, Corrado Valsecchi.

La consigliera comunale Anna Riva che ieri sera, risoluta e dispotica sottolineava il ritardato rimpasto come elemento che genera confusione e mancanza di chiarezza (in realtà è più probabile che sia solo per avere altri posti in Giunta) infatti non ricorda, o non l’hanno istruita, che proprio Valsecchi disse, in campagna elettorale testuali parole:se prendiamo il 10% e almeno 2500 voti chiederò a Brivio di fare il Vicesindaco, altrimenti non sarò in Giunta” . Aggiungendo in più:“Se ne facciano una ragione ci saremo anche nel 2015, ma di sicuro non alleati con il consigliere Venturini”. Ha preso il 6,6% e la metà dei voti, 1312.

Sappiamo come è finita.

Ogni ambiente, ormai, riproduce al proprio interno i segni del disastro. Presto ci si scannerà alle riunioni del giovedì del Rotary, verranno proclamate secessioni di condominio, scoppieranno faide negli oratori. Ma sentendo ieri sera queste incoerenti reprimende non è più in forse l’unità della maggioranza: è in forse, addirittura, l’unità di Anna Riva.

Appello per Lecco manca di credibilità. Per dare lezioni. Un filo di etica politica e rispetto per i cittadini non stonerebbe.

Torna in mente il vecchio Gaber: “La strada è l’unica salvezza”. Poi, maledizione, subito dopo, ci si ricorda che anche le strade sono di competenza dell’Assessore Valsecchi, e allora non c’è davvero più salvezza.

Contiamo quindi che, prima delle lezioncine, la stessa esponente di Appello ne chieda, per coerenza, le dimissioni.

Con la compagna Anna Riva, fino alla vittoria.