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proposta: PROMUOVERE LA VENDITA ONLINE DI TICKET BUS

LINEEPer le aziende private essere al passo delle modernità tecnologiche è ormai un aspetto non secondario per agevolare i propri clienti e stare sul mercato.

Stare al passo delle modernità tecnologiche per agevolare i propri utenti deve essere anche per le Aziende pubbliche uno sguardo doveroso, in questo caso per aumentare il grado di soddisfazione dell’utenza e dei cittadini.

E’ per questo che credo utile anche per LineeLecco e LeccoTrasporti dotarsi quanto prima della possibilità di rilascio di biglietti e abbonamenti – per studenti, ma non solo – tramite un canale di acquisto online.

E’ una proposta per il futuro, non una critica per il presente  

L’esperienza positiva dell’acquisto dei biglietti e abbonamenti già in uso da alcuni anni con il Teatro della Società e via via ampliata e migliorata ne è un esempio virtuoso, così come, finalmente, l’acquisto online dei buoni per la mensa scolastica.

Riduzione delle code agli sportelli, ampliamento dell’orario per il rilascio, comodità e agevolazione del servizio con liberazione di personale per consulenza e altro.

Perché non estendere questi benefici ad una platea ancor più ampia com’è quella del trasporto pubblico e penso in questi giorni degli studenti?

Oggi, infatti, pur avendo – per i primi 15 giorni di settembre – ampliato di un poco gli orari d’apertura dell’ufficio abbonamenti di LineeLecco – per parlare della sola Città, ma vale anche per le corse extraurbane – centinaia e centinaia di famiglie lecchesi hanno dovuto recarsi fisicamente fino agli uffici della sede della società.

L’ammodernamento tecnologico LineeLecco l’ha già messo in atto in questi anni, con le paline intelligenti che indicano gli orari reali di arrivo dei bus in città, gli orari completi delle corse di tutte le linee consultabili dal sito istituzionale ect.

La possibilità di acquisto di biglietti e abbonamenti online, potrebbe essere un ulteriore e importante passo avanti. Anche, perché no, ampliandone lofferta, in ottica non solo quotidiana ma anche turistica.

L’ASSESSORE VALSECCHI HA FATTO ACQUA (UN’ALTRA VOLTA)

acqua e trafficoIeri è stato, come sappiamo, il delirio per le strade di Lecco, più che altrove.

 

E il perché, è bene dirlo, non è paradossalmente perché ha piovuto da matti, ma perché, ahinoi anche questa volta.
L’Assessore Valsecchi non è stato in grado né di coordinare le azioni né di fare tesoro, ed esperienza, del passato e dei disagi successi precedentemente per le stesse cause.
Sta qui la delusione, la rabbia, e lo sconforto.
Non si sta infatti dicendo, e non si vuole dire, che l’Assessore Valsecchi doveva o anche solo poteva evitare i disagi,
ma si sta dicendo che poteva certamente limitarli, ridurli.
E così non è stato. Così non ha fatto.
Ancora una volta è stato una delusione. Ancora una volta, mi si permetta il gioco di parole, ha fatto acqua.
E leggere la sua lettera, piena di toni molesti, assente di scuse, e, sempre, maledettamente sempre, infarcita di questa auto-assoluzione, è francamente desolante.
I temporali, di questo livello di intensità erano ben previsti da giorni, tanto che “l’allarme meteo” era pure scritto sull’home page del sito istituzionale dello stesso Comune di Lecco.
E nella lettera dell’Assessore invece sembra (fa finta di) cadere dal pero, non una riga, come se fosse tutto imprevisto.
Invece domandiamoci: perché non c’è un Piano d’emergenza antitraffico? Se c’è non è stato, con evidenza, applicato.
Esiste un coordinamento con i Comandi di polizia municipale dei Comuni limitrofi? Anche qui, se c’è, non è stato applicato.
E l’Assessore Valsecchi è quello che organizza effimeri convegni sulla “Grande Lecco” e nel concreto invece si perde nel lavoro ordinario e non riesce a organizzare due telefonate agli altri assessori.
A quando poi una modalità di regolazione dei semafori in funzione dei flussi e delle direzioni del traffico?
E un senso unico alternato in caso di chiusura della 36dir si poteva istituire non dico prontamente ma almeno con moderata celerità?
Un raccordo organizzativo con l’Anas, i vigili del fuoco gli è mai venuto in mente? Perché se si, con evidenza, non è stato nemmeno questo applicato.
Per non parlare della pulizia dal fogliame e dallo sporco dei tombini che ogni volta si intasano e sono intasati, quando l’ultima pulizia? Anche questa è manutenzione, anche questo è Decoro Urbano.
Oramai fa l’Assessore alla viabilità da oltre due anni.
Perché qui non è che le colpe se le devono sorbire sempre i vigili, o tutto il Comune dal Sindaco all’usciere, o gli operai e i tecnici.
E no, bellezza mia, non c’entra una fava dire ironicamente  “Piove, Comune ladro”,  hai voluto fare l’Assessore alla Viabilità, pur non essendo in grado?
Insieme agli onori ci sono anche gli oneri.
Uno sconforto. Una slavina di incapacità nel vestito assessorile da festa.

RIAPRIRE PIAZZA GARIBALDI ALLE AUTO E’ CHIUDERLA AL FUTURO

piazzagaribaldiSeneca fu esiliato da Claudio, Ovidio da Augusto, Galileo dalla chiesa, Lorenzo Bodega è stato esiliato da Piazza Garibaldi e ci vuole tornare.

Non a piedi.
E non, magari, per assistere a spettacoli, a fiere, a mercati tradizionali, o per fare acquisti, per condivide tempo, relazioni, un aperitivo, un concerto, un cinema, un’esposizione. No, lui vuole tornare solo per passarci con l’auto.

E’ questa infatti la reiterata proposta fatta dall’ex Borgomastro e Senatore della Repubblica. “Riaprire Piazza Garibaldi al passaggio delle auto”.

Le ragioni sono ancora più allucinanti, dell’intuizione:Sarebbe un’ottima soluzione per valorizzare il centro cittadino”;Le auto passerebbero per la Piazza con uscita su Via Costituzione”, questo per puntare “alla valorizzazione di Lecco anche sotto il profilo turistico perché oggi la città è vuota, le attività chiudono e qui si pensa solo a fare interventi cher enderanno ancora più difficile la ripresa economica”.

Abbiamo capito bene?
Bodega vuol far passare le macchine da Piazza Garibaldi per valorizzare il centro cittadino, con una modalità che è un poco come suggerire di accendere più copertoni di auto sulla super così non si lascia incustodita la strada.
Ve li vedete gli automobilisti scendere da via Cavour o da via Roma, così da valorizzare il Centro cittadino sporgendosi, in transito, dal finestrino per guardare l’infinita luce poetica che picchia sulle facciate dei Palazzi di Piazza Garibaldi?

O ancor di più gli automobilisti, soprattutto turisti, che appositamente transitano per la Piazza Garibaldi finalmente riaperta grazie alla crociata di Bodega, che rallentano volontariamente, insensibili al suono stridulo dei clacson delle auto dietro, e per aumentare la ripresa economica farsi servire da commesse in pattini a rotelle che prendono le ordinazioni per l’acquisto di vestiti, tre collant 60 denari, un paio di scarpe, un prelievo bancomat e due lassativi dalla farmacia poco sopra?

L’ex sindaco e senatore Bodega, nei momenti più rigidi e impensati, trova sempre il modo di farci ridere. Grazie

L’ANTILECCHESITA’ DENTRO UN’AUTO

pianoClima drammatico in città la scorsa settimana, più sui social, nei bar e pure nei luoghi di lavoro, per chi ce l’ha, che sulle strade. In auto non se n’è infatti quasi mai parlato anche perché, quasi tutte, avevano un solo passeggero.
Il clima era dovuto al tema caos traffico per la chiusura urgente di una corsia del Ponte Manzoni.
L’ex consigliere di maggioranza, Ivano Donato in un post su Fb prova a cavalcare la polemica, o almeno così crede. Scrive infatti (venerdì alle 22.36 ossia a cose finite) : “Faccio notare una cosa…..esiste un PIANO DI EMERGENZA DELLA SS36 in vigore dal 2014 (ero Assessore allora……..anche Valsecchi e Bonacina avrebbero dovuto saperlo…….. ) si può leggerlo se si vuole qui…consiglio la Lettura anche agli assessori di pagina 25 che dice cosa si sarebbe dovuto fare……”

Ecco, personalmente, devo ringraziare questo martire della viabilità, questo Jan Palach della carreggiata, per avermi nuovamente rivelato, nel breve volgere di una frase, l’essenza stessa di cosa non dovrebbe essere mai un consigliere comunale e più in generale l’animus senza tempo (e con molte bandiere) di quello che una volta si chiamava “parlare alla pancia della gente” che – prima – un vago sentimento di pudore, o di (provvidenziale) insicurezza culturale, vietava alle vittime dei sensi unici almeno di proferirlo sui social. Adesso, ahinoi, ci si sente finalmente liberi di giudicare la propria Città partendo dal Ponte Manzoni e, quel che è peggio, fermandosi lì.

L’accusa di questi tre giorni di caos automobilistico (che sia detto per inciso era meglio non ci fosse stato ma non è stata una vita e non è stato nemmeno per capriccio, ma per emergenza) è tutta rivolta al Comune e agli assessori Bonacina e Valsecchi.

Dare al Comune le colpe maggiori è l’obiettivo perché lo scopo non è risolvere i problemi, ma augurarsi che vada sempre peggio così da poter dire, ve l’avevo detto. Antilecchesità.

Certo, in questa vicenda è mancata la visione d’insieme e non ci si può limitare a ragionare sul senso unico di una via, di un rione, dimenticandosi il quadro globale, la mobilità territoriale.
Ma è proprio il Piano della Mobilità che identifica in caso di emergenza il grado di responsabilità totalmente capovolto.
E ci si chiede, ma il consigliere Donato l’ha veramente letto questo Piano che porta come prova? Lui che dice che lo conosceva ma, -va fatto notare- si è guardato bene dal segnalarlo durante i tre giorni di caos… dopo si sa è tutto figo, ma serve solo per far girare le giostre.

Lì si legge, perché va letto tutto, subito nelle pagine 3-4, che è la Prefettura, con la Polizia stradale a dare il là, è l’Anas a quantificare i tempi, è la Provincia ad attuare il Piano di Emergenza. Il Comune di Lecco, che non è esente da responsabilità, mi pare però, in questo caso, che queste siano da imputare più agli uffici che alla politica… cosa poteva fare se non è stato avvertito per tempo da Anas, Polizia Stradale, Prefettura e Provincia?

Certo poi le azioni alternative sono anche indicate, (a pag 26 però non 25, Consigliere Donato) ma vedo un accanimento quasi medico e personale per non vedere che il guaio è stata la filiera che è partita male.

Parafrasando: Non si può pensare di andare in giro con una benda in testa perché ci si può far male solo perché in ospedale si dice potrebbero non esserci bende e garze.

Mettiamoci al lavoro per un nuovo modello di Mobilità, dove con il Comune e gli altri Enti si prova a dare un contributo di idee non di frustrazione e farloccate (carpooling, parcheggi decentrati, mobilità dolce, incentivi e divieti, biglietti integrati di sosta, zone 30, telelavoro, coordinamento e software intelligenti, app e comunicazione)

mettiamo in divieto l’antilecchesità in auto

NON TUTTO IL CAOS AUTOMOBILISTICO VIEN PER NUOCERE: PIU SEDERI MENO AUTO

foto da lecconotizie.com
foto da lecconotizie.com

Non tutto il caos automobilistico vien per nuocere.

Questi tre giorni di passione dolorosa per quasi ogni strada di Lecco ha fatto emergere certamente il forte disagio per gli automobilisti che indifesi han dovuto subire una manutenzione straordinaria di un’arteria fondamentale come lo è il Ponte Manzoni, ma tralasciando le polemiche e gli isterirmi accusatori – soprattutto dei partiti – buttati così in mezzo alla strada investendo a caso più il Comune che i reali artefici del disagio, l’Anas, per altro parrebbe proprio un disagio senza possibilità di alternativa.

Cosa che credo, sia un aspetto da tenere presente in un ragionamento serio.

Ossia il Comune ha avuto delle evidenti pecche che vanno sotto il nome di mancata comunicazione – qualche comunicato stampa e cartello segnaletico avrebbe senz’altro aiutato a non far sentire abbandonati gli automobilisti ma certamente, va riconosciuto, non sarebbe servito moltissimo per ridurre il disagio e le code – un attenuante per il Comune, non secondaria è che Anas non ha comunicato a nessuno l’inizio dei lavori.

Qui il Comune deve, con le altre Istituzioni, prendere provvedimenti e rispondere con forza e obbligare Anas ad ogni informazione preventiva per il futuro.

I fatti reali poi fanno emergere, scendendo dall’auto e tornando ad essere prima cittadini che automobilisti, visto che purtroppo le due cose parrebbero non riuscire ad andare di pari passo, che se sul ponte c’è il restringimento di una corsia causa lavori improcrastinabili e da quell’unica corsia devono passare 10000 auto in 3 ore, non serve nessun vigile per salvarci e, tantomeno, come può risolvere?

Se tutti devono andare in direzione di Milano cosa potrebbe suggerire un vigile se l’unica via per andarci è funzionante a metà?

Certo poi se l’assessore alla viabilità evita di dirci di prendere il treno che può essere pure un suggerimento ma nella fattispecie suona più come una presa in giro è ancora meglio.

Ma passati questi tre giorni di caos automobilistico credo che sia occasione da non lasciarci sfuggire quella di:

  • obbligare Anas a comunicare con congruo anticipo e comunque in tempo per predisporre almeno comunicati informativi da parte di Comune e altri Enti per gli automobilisti,
  • credo sia occasione anche per mettere mano ad un Piano della Mobilità ormai vecchio di decenni e costruito con i diversi stockholder. E credo sia utile
  • comprendere che i mezzi pubblici sono la salvezza e il benessere di una Comunità, anche a vantaggio degli stessi automobilisti privati.

Sarebbe buona cosa che a partire dagli Enti, dalle grandi fabbriche, dall’Ospedale e dalle aziende più evolute e vicino ai dipendenti, ma anche attraverso un auto-organizzazione degli automobilisti stessi, che si promuova il car-pooling cioè l’autocondivisa. Era evidente soprattutto in questi giorni che la coda era formata da 3000 auto e ognuna aveva un sedere solo dentro.

Forse è il caso di provare a fare in modo che aumentino i sederi e diminuiscano le auto.

Se questo caos dell’Anas può potare in questa direzione forse possiamo vedere del bene anche in questi avvenimenti e non limitarci per frustrazione a dare la colpa al Governo ladro.

Ognuno deve mettersi in moto, per il suo pezzo di strada

I PISTOLERI DEL BUS. Ho visto cose che voi automobilisti….

LINEE-LECCOMetti che… Scusi ma quando arriva l’otto? … dopo il sette, figliolo! oppure ma l’uno è già passato?
Quanti aneddoti più o meno simpatici abbiamo sentito noi utilizzatori finali degli autobus di LineeLecco.
Da qualche settimana chi frequenta i bus non solo dai marciapiedi ma anche dal dentro degli stessi, stessi inteso come bus non come marciapiedi, – lo dico per l’Assessore Venturini – deve fare i conti con la Legge, la legge della pistola sul fianco di due uomini bardati in divisa.

Il frequentatore si è accorto che tra quelli che come lui si sedevano e quelli come lui che rimanevano senza il tanto agognato posto a sedere, una sostanziosa parte era solita viaggiare aggratis.
Almeno così dice il Comune e la Direzione di LineeLecco.

Ma quale biglietto! Ma cosa importa se per 90 minuti bisogna pagare 2 euri, tanto a Lecco si sa che non è che ti pizzichino sull’autobus. Pizzicavano.
Allora cosa fare?
Riunioni, summit e cene varie dei vertici di Comune e LineeLecco, e dopo essersi alzato il capo di turno esclama: “ Metti che… li facciamo salire solo da davanti? Può essere che iniziano a pagare tutti? Poi metti che… ci collochiamo pure uno sceriffo che ti controlla all’entrata, non può sgarrare più nessuno “.

Il risultato?
Da qualche settimana sugli autobus si sale solo dalle porte in testa, quella di fianco all’autista, per intenderci; un pistolero controlla che ognuno obliteri il suo biglietto e… per salire sul bus ci vogliono almeno dieci minuti.

Non si spiega altrimenti l’aumento dei ritardi dei passaggi alle pensiline.
Ritardi su ritardi, che chi frequenta il bus preferisce frequentare tutto il marciapiede e andare a piedi. E così risparmia pure i soldi dei biglietto, e il Comune perde il mancato incasso

Ho visto scene che voi automobilisti non potete nemmeno immaginare.

Un tizio sale, oblitera e si ferma dopo dieci centimetri, a seguire la signora piena di sacchetti del mercato che a stento mostra il suo biglietto al controllore e gli chiede:“ Che fa, me lo può timbra lei, che sono piena di sacchetti?“.

Si ferma dietro il signore di prima, sale il giovanotto che prende il bus al volo perché noi a Lecco siamo una città universitaria e turistica, se si perde quel bus il prossimo lo prendi dopo mezzora, ritardo escluso, ma, il giovine, appena vede il controllore in divisa e pistola, fa finta di aver dimenticato chissà che cosa e scende come una saetta. Dopo aver scansato il giovanotto che rinculava indietro, entra un anziano signore che prontamente mostra il tesserino di abbonamento con la foto di 10 anni prima, perché sul bus ci sono le nonnine che si tornano dalla spesa ma le più vanno al cimitero a trovare il consorte, che, si sa, le precede sempre per galanteria; l’anziano signore comincia a borbottare contro il Sindaco che “non c’ha messo le palanche, nemmeno per noi anziani“; nel frattempo si chiudono le bussole e già si è creato il “ tappo“.

La signora inizia a dare segni di insofferenza e lancia delle occhiate all’anziano dietro di lei.

Quando non ne può più, con la delicatezza che contraddistingue un lord inglese, esclama “lui che fa caldo, lei che spinge “, e il gentile signore “mi scusa ma il largo è stretto“.

E così continua la corsa, la stessa farsa si ripete quasi ad ogni fermata, e chi era seduto all’inizio del “ viaggio” non ha nessuna intenzione di schiodarsi dal suo sedile.

Metti che… forse la soluzione escogitata dopo riunioni, summit e cene dei vertici LineeLecco non è quella adatta, che si fa?

Io propongo di sponsorizzare non tanto e solo i “ricercatissimi biglietti ” – trasformandoli in buoni sconto nei negozi e super convenzionati – ma addirittura le Pensiline delle fermate

Ossia per un reperimento di risorse alternative, aggiungendo al nome tradizionale della fermata anche quello dello sponsor (avviene in molti comuni) fosse anche solo per pagarci i pistoleri in divisa e far tornare puntuali i bus.