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UN GRAZIE (come gli antichi ananuensi) ALLA DIRETTRICE DELLA BIBLIOTECA

CroppedImage720439-targa-biblioteca-pozzoliQuesto vuol essere un piccolo ma doveroso elogio di una persona esemplare.

La biblioteca pubblica è per antonomasia “Medicina per l’anima”. Come riportava l’iscrizione sopra la porta di quella di Tebe.

Ieri, fortunosamente, ho avuto modo di salutare il primario di questo speciale Prontuario farmaceutico.

La dottoressa Maria Giovanna Ravasi che fra troppi pochi giorni va in pensione.

Mi piacerebbe tanto riuscire a spiegare a chi non ha avuto occasione di conoscerla in questo suo ruolo e agli incroci delle molteplici iniziative Culturali che sono nate, si sono svolte all’interno dei locali di via Bovara e quelli dove la Biblioteca è andata in Città: nei parchi, nelle casette del Bookcrossing nelle strade dei quartieri, negli incontri con gli autori, chi è e perché Maria Giovanna è stata ed è quella figura elegante e allo stesso tempo non formale, con le attenzioni e la sintassi sempre in ordine, e perché lei e la sua imminente pensione, destano malinconia ma anche una punta di audacia.

Audacia che trasforma la gratitudine in una lettera pubblica.

Per i primari, le direttrici, come Maria Giovanna la competenza, la discrezione e l’empatia tutte assieme sono state, anche da questo lato degli scaffali, non solo l’obiettivo professionale ma anche lo strumento per valorizzare un tesoro, il ricettario di cui ha tenuto le chiavi come fossero lo scalpello per la porta di Tebe.

Mettendosi a servizio di tutto quello che c’è oltre quella porta. Per aprirla sempre più. Raggiungendoli.

Quel modo di porsi che si trova nei libri con la brossura, nelle pagine naturali dei migliori scrittori, nei lavori fatti perché piacciono non perché costretti, quei modi che sono l’argine al baillame, agli striduli, alla volgarità sdoganata come segno di una società che sta diventando una società povera abitata da ricchi.

Ho avuto fortunosamente modo di salutarla. quando lei, ieri, in biblioteca ha salutato la compagnia con quella classe di lasciare le cose in ordine e non essere di impiccio a chi rimane e sostituisce.

Non è stata una festa, spero che per noi utenti della biblioteca, senza nulla togliere a chi arriverà, che Maria Giovanna possa esserci ancora in qualche forma, (come lettrice per nati per leggere, come volontaria, come utente e come portatrice contagiosa di Cultura) che possa anche restare un’incisione sulla porta del tuo ufficio, che ho saputo, ma già immaginavo, hai in realtà abitato poco perché ti piaceva più essere assieme agli altri, con gli altri, un poco come monito e moltissimo come stimolo, appunto a chi verrà.

Nella libertà che ognuno è giusto che si prenda, è giusto che trasmetta.

Buon tutto Maria Giovanna. Grazie.

Quel grazie come in alcuni dei libri più preziosi degli antichi amanuensi. Senza la parola fine.

Un utente della Biblioteca di Lecco

USCIRE DALLA MAGGIORANZA NON E’ LOGICO. CI SI STA PER IL RPOGRAMMA NON PER LA POLTRONA

laltra-via1E’ stato, alla fine, come tenere un discorso in pubblico ma con il pubblico portato da casa, l’intervento di ieri in Aula del consigliere di Vivere Lecco Dario Spreafico, dopo il rimpasto di Giunta. Difficile dire se la spinta prevalente sia stata di incoscienza-presunzione o di umiltà, visto che non sempre, nelle grandi occasioni, si è in grado di presentarsi in società con qualcosa di buono o utile da dire.

A volte, come a mio parere questa, capita di farlo con il pigiama stazzonato e gli occhi rossi di insonnia, perché tutti se lo aspettano e fino all’ultimo non eri pronto. E ti esce così, con la voce grossa ma lo sguardo sull’ombelico.

Il discorso fatto per comunicare l’uscita dalla maggioranza è stato, per me, legittimo ma non coerente.

Perché la fatica di questo proclama aveva come uno scopo: quello di lavare l’onta di una non digerita sostituzione in Giunta del proprio assessore di riferimento, Ezio Venturini, qui visto come un fratello e compianto come una vittima.

Il cittadino elettore o solo spettatore sarà avvantaggiato nella comprensione della cronaca, dal fatto che ogni discorso – anche questa lettera – nasce e muore come un discorsetto a se stante e che gli eventi superano sempre i latori.

Son infatti cambiati più spesso i politici che i programmi.

Per questo ieri sera ho trovato legittimo ma non logico il discorso sentimentale del consigliere di Vivere Lecco, Dario Spreafico.

Perché, a parte lo spettacolo un bel po’ surreale di aver portato tra il pubblico, da parte dell’ex assessore Venturini, per la sola la lettura della lettera, plaudenti alcuni candidati della lista, alcuni amici stretti e un paio di parenti e famigliari, andarsene dalla maggioranza sbattendo la porta non è logico.

Tutto questo che senso ha?

 La Lista civica Vivere Lecco ha chiesto i voti per un Programma non per una poltrona. Capisco il bisogno di visibilità e di riconoscimento ma si esce dalla maggioranza, dove gli elettori li hanno messi, se il programma viene cambiato o disatteso non perché chi lo deve applicare viene cambiato o cambia.

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Questo, ci piaccia o no, fa una differenza. Anzi, fa la differenza.

Parlare di questa differenza è difficile – soprattutto a caldo di una relazione che non si è, forse, potuto perfettamente gestire – perché si ricade nella vecchia categoria del militante saccente.

Non parlarne è forse anche peggio: si ricade nella decrepita categoria del militante ipocrita.

Io questi politici – e politica – che gli obiettivi del Bene Comune, del migliorare il “Vivere a Lecco” o li fanno loro in prima persona o non vale e non valgono, faccio fatica a comprenderla

 

LA STRABICA PROMOZIONE TURISTICA tra privati di serie A e altri di nessuna serie

eatlakeloveLa promozione del Turismo sul nostro territorio, per le Istituzioni,non vede solo, giustamente, località di serie A e di serie B (Varenna non è Pasturo) ma vede anche attività commerciali di serie A e tutte le altre di nessuna serie.

La prova provata è, ancor una volta, l’uso disinvolto di denaro pubblico per sostenere operatori privati. Alcuni operatori privati. Più che il territorio. A discapito di altri. Privati, non territori.

Lo scorso anno, con soldi pubblici, sono stati creati 4 pacchetti turistici per la Città fatti da un operatore privato, iniziativa che ha trovato pure una copertura mediatica che nemmeno altre, pubbliche e ben più qualificanti e caratterizzanti, solitamente trovano.

Allora Comune e Regione avevano pagato ben 12.000 per far fare una cosa che l’Agenzia privata, chiunque essa fosse, già faceva e comunque aveva totale interesse a fare. Ossia fare accordi con strutture ricettive, alberghiere e commerciali private per indirizzare lì – e non altrove – il turista.

Oggi, per altro la stessa Agenzia privata, riceve oltre 60.000 euro pubblici per promuovere il Progetto i “Sapori” del lago #eatlakelove. Tale Progetto è stato presentato lunedì a Palazzo Falck con istituzioni e operatori con queste parole: “un modello di turismo esperienziale che unisce paesaggio, cultura ed enogastronomia… l’iniziativa raccoglie imprenditori legati al settore food e turismo che si sono alleati per realizzare un piano che dia impulso e luce alle iniziative gastronomiche che interessano un’ampia area geografica che abbraccia il Lago di Como, la Valsassina e la Brianza”.

E’ chiaro come continuiamo a spendere i soldi pubblici per il Turismo?

C’è un operatore turistico privato che ha interessi economici, di sinergia e, legittimamente, immagino anche di ristorni economici con i propri partner con cui ha costruito il Progetto che fa affari privati, ma è il pubblico – tutti noi – che paga per promuoverli.

La Pubblica Amministrazione – Regione e altri – non è che deve dare servizi efficienti che valgono in termini generali, informazioni turistiche di promozione territoriale per tutti e non solo per alcuni?

Lo dico senza scopo polemico ma 60.000 euro sono un botto. Che senso ha finanziare un’impresa privata per attività con così ampia e quasi unilaterale valenza economica per il soggetto privato? Se io fossi (non lo sono) un operatore turistico commerciale, un albergo, un altro servizio che non è inserito nel pacchetto turistico ect. mi sentirei beffato.

A questo punto perché non chiedere a tutte le aziende della Città e della Provincia che vendono in Italia e anche all’estero di mettere sui loro imballaggi e documenti comunicativi (lettere, fatture, sito web) il logo di Lecco o del Lago di Como e un indirizzo web istituzionale il quale rimanda alla promozione turistica (culturale, sportiva, paesaggistica) di Lecco e del Lago?

Secondo me lo fanno a gratis. Altro che 60.000 euro.

IL NUOVO PREVOSTO E LE NOSTRE TASCHE PIENE DI VUOTO

Ieri pomeriggio sono passato dal centro Città e ho assistito alla bellissima cerimonia d’ingresso in Basilica – e in città – della nuova guida pastorale don Davide Milani.

imagePosso permettermi di esprimere un particolare disagio che mi è cresciuto pensando alle parole che avevo letto la mattina in merito alla persona senza fissa dimora che, da qualche tempo, vediamo davanti Teatro della Società?
Quel “Barbone” detto dalla consigliera comunale Bettega?

Ho trovato una dissonanza, tra la Comunità che faceva da ali a don Davide e quella Comunità che, evidentemente, vuole rappresentare e essere rappresentata dalla politica Cinzia Bettega.

Leggere che c’è ancora qualcuno, addirittura un proprio rappresentante, che apostrofa un uomo con il termine “barbone”, questo per creare una distanza, un invalicabile muro simbolico tra lui e gli altri. Tra lui e noi. Tra lui e il rispettabile, è l’inferno del presente.

Ho sentito una distanza ben oltre l’inciampo tra il dire e il fare.
Mi sono detto innanzitutto che la Comunità che abbracciava con entusiasmo e fede il proprio nuovo Prevosto non può essere la stessa che con spregio permette ad una propria rappresentante di etichettare una persona, un mendicante alle porte del tempio del benessere quale è il Centro città, con il termine di “barbone”.

Non può essere la stessa se come ha detto chiaramente nella sua prima omelia il nuovo Prevosto, che è ministro della misericordia, “agli occhi di Dio siamo importanti perché esistiamo” .

E allora unisco al mio disagio una preghiera.
Un’accorata e patetica supplica a voi giornalisti e a tutti noi, cittadini e fedeli.

Chiedo di non usare a nessun costo il termine “barbone”.
E a chi lo usa di dirgli e dirle, esplicitamente, che non può farlo, ad iniziare da quella volontà dispregiativa che ho appunto letto ieri della consigliera Bettega.

Perché le parole sbagliate, inserite nel pigro e indifeso sistema immunitario dei nostri cervelli, lavorano come subdoli virus: divorano le parole giuste, ce le fanno dimenticare e infine diventano, per assuefazione, parole neutre, di uso comune.
E parliamo da ammalati senza neppure rendercene conto.
Barbone, come il vecchio “vu cumprà”, è una parola comoda e stupida.
Non vorrei che diventassimo, se non lo siamo già, assuefatti alla malattia, un contagio così leggero e condiviso che passa, ormai, per benigno. E invece lascia, dove passa, il vuoto: un vuoto per giunta diffusamente apprezzato.  Come i buchi nelle caramelle.
Invece che crearci un buco alla bocca dello stomaco.

Abbiamo bisogno, ognuno alla propria maniera, fedeli e no, di una guida che sappia ancora farci mettere una mano per toccarci l’anima ben più di chi vuole farcela mettere per toccare se abbiamo ancora il portafoglio.

LA MISURA DEL CIOCCOLATO (della Lega)

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In ogni dramma che si rispetti qualche goccia di ridicolo, come l’arresto per chi ruba il pane e l’elezione a senatore per chi ruba 49 milioni di euro, deve pure esserci.

La consigliera comunale Cinzia Bettega della Lega, che oggi con presunta solennità affianca un dramma personale come un senza dimora davanti al Teatro della Società con il decoro per la Festa del Cioccolato, si è incaricata, per l’occasione, di fornire questo prezioso ingrediente.

Qualcuno potrebbe pensare – equivocando – che l’animosa leghista, intendesse tutelare l’uomo, che lei chiama, con intento dispregiativo, “barbone”, in realtà stava come sempre esaltando sé stessa.
Trarre profitto dalle difficoltà, ove possibile pure dalle disgrazie altrui.

Ci sono persone (quasi sempre uomini e donne adulte e pubbliche: il che, se ci pensiamo bene, rende ancora più penosa la situazione) per i quali l’ego e l’interesse personale e di partito sono la sola cosa che conta. Magari fino al punto di gongolare di fronte alla trasformazione della cronaca politica in cronaca nera perché questi politici son gente che si diverte solo se alla fine arriva la polizia o almeno i vigili urbani.

Ma quella del decoro urbano, francamente, non è una buona giustificazione. Una tavoletta di cioccolato non può essere un ingrediente accettabile neppure nelle innominabili alchimie del consenso elettorale.

Il cioccolato è prezioso perché mette in moto le endorfine e il piacere, ma il senso della misura è molto più importante perché differenzia le persone dagli sciacalli politici

LA SUPERBIA, LE NON RISPOSTE E IL PRECIPITARE DEI TEMPI

pataccadelresoleNon è stato un battibecco.
No, non lo è stato per nulla quello tra il consigliere PD Alberto Colombo e l’assessore Corrado Valsecchi, a cui pubblico e stampa hanno assistito ieri in aula consigliare al termine delle domande di attualità che i consiglieri rivolgono alla Giunta.

È stato un irrispettoso arrogante atto di fifa, totalmente malcelato da parte dell’assessore.

Rivolgersi al consigliere che ne sottolinea l’ennesima non risposta a precise domande: “assessore perché svia e non mi risponde mai?”, chiedendosene una ragione, con un perentorio: “si interroghi”, è un comportamento che non ha nessuna etica, ancor meno serietà e denota arroganza e assenza di rispetto anche per ciò che rappresenta l’aula. La casa dei Lecchesi.

Fino a prova contraria, in democrazia e nelle dinamiche amministrative, è proprio prerogativa e dovere del consigliere domandare e chiedere conto, in quel consesso, alla Giunta e al singolo Assessore, sull’operato o specifiche questioni cittadine.

È proprio il consigliere che “interroga” non che deve “interrogarsi”.

La fifa blu di Valsecchi, tanto da confermare lui stesso con quel “si interroghi” , la propria incapacità di rispondere alle domande del consigliere, è l’ennesima dimostrazione di almeno due evidenze.

L’assessore Valsecchi non è in grado di svolgere il suo ruolo. Sia nel continuo fare proclami, annunci, dichiarazioni, promesse immancabilmente smentite dai fatti, sia nel non essere in grado di dare risposte (credibili) quando interrogato.

La seconda evidenza è che inspiegabilmente, pur avendo più potere di quanto datogli dagli elettori, e nel medesimo tempo avendone molto meno di quanto creda di averne, la stampa e troppi altri han sempre o troppo occhio di riguardo nei suoi confronti, lasciandogliene scivolare troppe.

Anche ieri, inspiegabilmente non è stato rimesso nei ranghi ne dal Presidente Gualzetti né da altri consiglieri.
Con questi atteggiamenti, non nuovi fa venir ancora una volta in mente la strofa della canzone di De Gregori sui politici per nulla modelli positivi quando canta: “ha gli occhi dello schiavo, lo sguardo del padrone, si atteggia a Mitterand è peggio di Nerone”.

Lui parlava di Craxi, oggi la decadenza precipitata dei tempi ci costringe a parlare di Valsecchi.

Paolo Trezzi

a forza di essere vento